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Lavoro: viola la privacy rivelare l’assenza del dipendente per malattia o una causa in corso

9 Agosto 2013
Lavoro: viola la privacy rivelare l’assenza del dipendente per malattia o una causa in corso

Il datore di lavoro risarcisce i danni da privacy violata se rende noto che il dipendente è assente per malattia o se rivela l’esistenza di una causa in corso con quest’ultimo.

Rendere nota l’assenza dal lavoro di un dipendente “per malattia” costituisce diffusione di un dato personale sensibile (quello, appunto, della condizione di salute/malattia), attività che è espressamente vietata dal codice privacy.

La stessa cosa dicasi nel caso di diffusione dei dati giudiziari se, per esempio, il datore di lavoro rivela di avere una causa con il proprio dipendente.

Ancor più grave è rivelare entrambe le circostanze contemporaneamente, come nell’ipotesi di un giudizio per mobbing che, come noto, rimanda alla salute dell’interessato: affinché, infatti, vi possa essere una condotta persecutoria è necessario accertare la lesione all’integrità psico-fisica del lavoratore e il nesso fra la condotta del datore (o del superiore) e il pregiudizio patito dal dipendente (o sottoposto).

Il datore di lavoro, in questi casi, è tenuto a risarcire il danno non patrimoniale chiesto dall’interessato per lesione della propria privacy.

È quanto recentemente stabilito dalla Cassazione con una sentenza pubblicata ieri [1].

Nel caso deciso dalla Corte, il datore era per giunta un Comune e, dunque, trova applicazione la disciplina sul trattamento dei dati sensibili da parte dei soggetti pubblici: questi ultimi, per legge, possono infatti trattare solo i dati sensibili indispensabili per svolgere attività istituzionali che non possono essere adempiute, caso per caso, mediante il trattamento di dati anonimi o di dati personali di natura diversa.


note

[1] Cass. sent. n. 18980/13 dell’8.08.2013.


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