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Donazione di denaro tra coniugi

15 Dicembre 2019
Donazione di denaro tra coniugi

Come si fa una donazione: regole sul bonifico o sulla consegna del denaro in contanti. Come evitare problemi col fisco e come impedire la richiesta di restituzione. 

Si possono fare donazioni di denaro tra coniugi e, in tal caso, come procedere per non destare sospetti nell’Agenzia delle Entrate? Come evitare che il donante possa rimangiarsi la parola e chiedere la restituzione del denaro sostenendo che si è trattato di un prestito? In caso di separazione e divorzio, i soldi regalati alla moglie o al marito vanno restituiti o no?

Ci sono una serie di semplici regole da seguire nel momento in cui si decide di eseguire una donazione di denaro tra coniugi, regole che servono per evitare equivoci futuri o di trovarsi impelagati in un accertamento fiscale. Ma procediamo con ordine. 

Sono lecite le donazioni di denaro tra coniugi?

In linea generale, non esiste alcun divieto alle donazioni tra coniugi, anche se hanno ad oggetto denaro. Se così non fosse, si avrebbe la paradossale conseguenza di rendere illegali i regali proprio nei confronti dei soggetti legati da un vincolo di solidarietà. Del resto, è lo stesso Codice civile che obbliga i coniugi ad assistersi reciprocamente, non solo moralmente, ma anche materialmente. Possiamo quindi dire che le donazioni di denaro possono diventare addirittura obbligatorie quando uno dei due coniugi non guadagna e si trova in difficoltà economica. 

Quando sono illecite le donazioni di denaro tra coniugi?

Naturalmente, dietro la donazione non deve sussistere uno scopo illecito. Ad esempio, il conto corrente intestato alla moglie non deve essere un semplice appoggio per i redditi in nero del marito. Sicché, in tale ipotesi, il bonifico proveniente dal conto della prima, rivolto al conto del secondo, sarebbe illegittimo se anche giustificato dalla causale “donazione”. 

Filiberto ha un’attività nell’ambito della quale fa del nero. Non sapendo dove depositare i soldi sottratti al fisco, fa aprire un conto corrente alla moglie disoccupata, presumendo che, su di lei, l’Agenzia delle Entrate non faccia controlli. Su tale conto si fa rilasciare una delega alle operazioni. Poi, di tanto in tanto, bonifica parte di questi soldi sul proprio conto corrente, in modo da recuperare il denaro. 

La Corte di Cassazione [1] ha di recente detto che è giustificabile l’accertamento fiscale sul conto del coniuge quando su quest’ultimo sono registrate operazioni sospette e ingiustificate. In pratica, deve risultare che gli scambi di denaro, fatti con i giroconti, siano il frutto di evasione fiscale, cosa che può avvenire quando non si riesce a giustificare la provenienza del denaro accreditato su uno dei due conti. Leggi Il Fisco può controllare il conto di mia moglie?

Come si fa una donazione di denaro tra coniugi?

Le regole da rispettare per trasferire il denaro tra coniugi sono semplici.

Se si tratta di cifre di piccolo importo, queste possono avvenire anche a mani. Fino a 1.999,99 euro si può procedere con la consegna in contanti. Dopo questo importo, si deve per forza eseguire la donazione con bonifico bancario. 

Se la donazione ha ad oggetto un importo rilevante – ad esempio, diverse decine di migliaia di euro – bisogna andare dal notaio con due testimoni. È cioè necessario rispettare la forma del cosiddetto «atto pubblico». La legge non dice l’esatto limite a partire dal quale scatta l’obbligo di tale procedura: tutto va rapportato alle condizioni economiche del donante. 

Se però il denaro, anche cospicuo, viene elargito per l’acquisto di un bene specifico – ad esempio, per un gioiello, un’auto, ecc. – non c’è bisogno del notaio. La Cassazione ha, infatti, spiegato che in questi casi – che vanno sotto il nome di donazione indiretta – non c’è bisogno dell’atto pubblico se il successivo atto di acquisto specifica la provenienza del denaro. 

Donazione tra coniugi: vanno dichiarate all’Agenzia delle Entrate?

Sulle donazioni di denaro tra marito e moglie non si pagano le tasse fino a un importo massimo di 1 milione di euro. Oltre questa cifra, andranno riportate nella dichiarazione dei redditi e bisognerà versare un’imposta pari al 4%. L’imposta è calcolata, però, solo sul valore della donazione che supera il milione. Quindi, su una donazione di 1,5 milioni, si versa l’imposta pari al 4% di 500mila euro.

Donazione tra coniugi: quale causale?

Se si opta per un bonifico – cosa del tutto legittima e tutt’altro che rischiosa – bisognerà adottare una specifica causale. Seppure questa non è obbligatoria e non fa prova nei confronti del fisco, essa può servire, a distanza di tempo, a ricordare lo scopo dell’accredito. Come causale basterà indicare solo “donazione” o “regalia” o ancora “contributo per acquisto di…” ecc. La forma è insomma libera.

Regali tra coniugi: vanno restituiti alla fine del matrimonio?

Se la coppia si separa, le donazioni non vanno restituite anche se hanno ad oggetto somme ingenti di denaro a meno che non sia stata rispettata la forma dell’atto notarile, quando richiesto (v. sopra). In quel caso, infatti, anche il donante può richiedere la restituzione del denaro in qualsiasi momento, senza limiti di tempo, quindi anche a distanza di numerosi anni. 

La revoca della donazione non può scattare neanche in caso di tradimento o altri comportamenti illeciti del coniuge che comportino il cosiddetto addebito nella separazione e divorzio. Resta escluso il caso di indegnità che, tuttavia, scatta solo in presenza di gravissimi reati (trovi l’elenco in una donazione può essere annullata?).

Scambio di denaro tra coniugi: è donazione o prestito?

Cosa succede se il coniuge che ti ha regalato dei soldi, dopo un po’, ne pretendesse la restituzione sostenendo che non si è trattato di donazione, ma di un prestito? Se non c’è un contratto scritto, come si dirime la controversia? L’aspetto è stato già affrontato dalla Cassazione secondo cui [2], nel dubbio tra mutuo e donazione si deve optare per quest’ultima soluzione. Insomma, chi ti chiede indietro i soldi deve dimostrare – con testimoni o, meglio, con un documento scritto – che si è trattato di un prestito. Altrimenti, non devi ridargli i soldi. Abbiamo approfondito la questione nell’articolo devo restituire i soldi ricevuti senza un atto scritto?


note

[1] Cass. sent. n. 32427 dell’11.12.2019.

[2] Cass. sent. n. 180/18 dell’8.01.2018.


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