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I diritti del nonno nella riforma del diritto di famiglia

14 Agosto 2013
I diritti del nonno nella riforma del diritto di famiglia

Anche i nonni potranno far valere i propri diritti sul minore davanti al giudice: riconosciuto il diritto a mantenere rapporti significativi con i nipoti.

Con la recente riforma del diritto di famiglia [1], è stata eliminata la distinzione tra “figli legittimi” e “figli naturali”. D’ora in poi, si parlerà solo di figli. È stata così abolita così, ogni diseguaglianza tra i bimbi, nati da coppie sposate o da coppie di fatto. Soppressa anche qualsiasi discriminazione anche tra figli adottivi, se minorenni, i quali, con l’adozione, oggi non acquisiscono più lo stato di figlio “legittimo”, ma di figlio “nato nel matrimonio”.

Più tutela e garanzie per i nonni, che, grazie alla riforma, potranno vantare – e far valere in giudizio – il diritto di mantenere rapporti significativi con i nipoti, ferma la valutazione sulla compatibilità delle loro richieste, con il superiore interesse del minore. Difatti, il codice civile [2] dispone oggi che “gli ascendenti hanno diritto di mantenere rapporti significativi con i nipoti minorenni”.

Non solo. Il nonno, paterno o materno, cui sia impedito l’esercizio di tale diritto, potrà ricorrere al giudice del luogo di residenza abituale del nipote, al fine di ottenere l’emissione dei provvedimenti più idonei per soddisfare le esigenze dei minori, quali il diritto a conservare e mantenere rapporti significativi con gli ascendenti.

I nonni entrano così tra i soggetti legittimati dalla legge a far valere, innanzi ad un’aula di tribunale, i propri diritti nei confronti del minore. Perché se è vero che la legge ha così voluto istituire una sorta di diritto ad avere un nipote, dall’altro lato – e forse a maggior ragione – ha creato le basi al diritto dei minori ad avere un nonno.

note

[1] Legge n. 219/12.

[2] Nuovo articolo 317 bis cod. civ.


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