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Pensione, contributi minimi e massimi 2020

15 Dicembre 2019 | Autore:
Pensione, contributi minimi e massimi 2020

Minimali e massimali di retribuzione per l’accredito dei contributi, nuova integrazione al trattamento minimo: gli importi 2020.

Cambiano, per il 2020, i minimali di contribuzione e la retribuzione minima per l’accredito di un anno di contributi, a seguito dell’aumento dell’integrazione al trattamento minimo: a seguito della pubblicazione del decreto del ministero dell’Economia [1], che fissa il tasso effettivo di rivalutazione delle pensioni erogate dall’Inps a partire dal 1° gennaio 2020, l’istituto ha operato un nuovo aumento delle pensioni nel 2020 [2]. Secondo quanto rilevato dall’Istat, nel dettaglio, l’aumento spettante sulle pensioni in base alla perequazione, cioè all’adeguamento degli assegni all’inflazione, sarà pari allo 0,40% (l’incremento dovrà comunque essere confermato alla fine del 2020).

In sostanza, dal 2020, per effetto della perequazione delle pensioni, cioè dell’adeguamento al costo della vita dei trattamenti erogati dall’Inps, le prestazioni economiche aumentano in misura pari allo 0,4% (ad eccezione di quelle che superano di 3 volte il trattamento minimo; in base a una nuova disposizione presente nella legge di bilancio 2020, attualmente in corso di approvazione, potrebbero essere incrementate in misura piena anche le prestazioni sino a 4 volte il trattamento minimo).

Facciamo allora il punto sulle principali novità in merito alla pensione: contributi minimi e massimi 2020, nuova integrazione al trattamento minimo, qual è la nuova retribuzione minima per l’accredito di un anno intero di contributi.

Su quali trattamenti operano i nuovi aumenti? Gli incrementi operano sulle prestazioni economiche riconosciute dall’Inps, anche se in modo differente, in base alla tipologia di trattamento: gli aumenti, peraltro, hanno anche effetto sulle soglie di reddito da non oltrepassare per aver diritto a determinate prestazioni (ne abbiamo parlato in: Invalidità 2020, tutti gli importi delle pensioni).

Per effetto della rivalutazione, poi, vengono incrementati i minimali di contribuzione e la retribuzione minima per l’accredito integrale ai fini della pensione. Sono anche stati rivalutati i massimali contributivi, la quota di retribuzione soggetta al contributo aggiuntivo dell’1%, il valore di alcuni fringe benefits, i limiti per l’accredito dei contributi obbligatori e figurativi e, in generale, tutti i valori utili al calcolo delle contribuzioni dovute in materia di previdenza e assistenza sociale.

Ma procediamo con ordine.

Trattamento minimo 2020

In base alla perequazione, per il 2020 l’integrazione al trattamento minimo aumenta da 513,01 euro mensili a 515,07 euro. Ricordiamo che l’integrazione al trattamento minimo è una prestazione economica che l’Inps riconosce a chi ha una pensione molto bassa, al di sotto del cosiddetto minimo vitale, pari appunto, per il 2019, a 513,01 euro mensili, e per il 2020 a 515,07 euro.

Per saperne di più: Guida al trattamento minimo 2020.

Minimali di retribuzione 2020

Esiste un valore minimo sul quale devono essere calcolati i contributi previdenziali, sotto il quale non si può scendere anche se la paga è molto bassa? La risposta è affermativa: questo valore minimo esiste, e si chiama minimale di retribuzione (chiamato anche minimale contributivo, o minimale retributivo).

In parole semplici, il minimale retributivo è la paga minima sulla quale vengono calcolati i contributi dovuti all’Inps, sotto la quale non si può scendere anche se il lavoratore ha una retribuzione esigua. Per quanto riguarda i dipendenti a tempo parziale, però, il minimale viene riproporzionato su base oraria.

In altre parole, il minimale retributivo consiste nella retribuzione minima sulla cui base devono essere calcolati i contributi che il datore di lavoro deve versare all’Inps, cioè i contributi di previdenza e assistenza dovuti per l’attività lavorativa svolta dal dipendente.

Normalmente, questo minimale è stabilito dal contratto collettivo nazionale di lavoro (Ccnl): gli accordi di secondo livello, territoriali e aziendali, e il contratto individuale, difatti, possono stabilire il minimale retributivo solo se l’importo è maggiore di quello indicato nel Ccnl.

La legge [3], in ogni caso, stabilisce un minimale giornaliero inderogabile, cioè sotto il quale nessun minimale previsto dalla contrattazione collettiva può scendere. Questo minimale corrisponde, per la generalità dei dipendenti, al 9,50% dell’importo del trattamento minimo mensile di pensione.

Considerando che l’importo del trattamento minimo presso il Fondo pensione lavoratori dipendenti (Fpld) per il 2020, ammonta a 515,07 euro mensili, il minimale giornaliero inderogabile è pari a 48,93 euro [2]. In pratica, se il contratto collettivo riconosce una retribuzione giornaliera inferiore a questo valore, il datore di lavoro è comunque obbligato a pagare i contributi su un reddito minimo giornaliero di 48,93 euro.

L’obbligo di osservare il minimale di retribuzione ai fini contributivi non è previsto, se il datore di lavoro versa trattamenti integrativi di prestazioni mutualistiche d’importo inferiore al limite minimo. Il minimale deve essere rispettato anche per i lavoratori di società ed organismi cooperativi, e per i lavoratori soci delle cooperative sociali e di altre cooperative.

Minimali differenti sono previsti per categorie particolari (lavoratori della pesca, lavoratori assoggettati alle retribuzioni convenzionali…).

Minimali giornalieri 2020 per i lavoratori part time

Per i lavoratori part time non deve essere applicato il minimale giornaliero “intero”, ma, considerando che l’orario è ridotto, il minimale deve essere riproporzionato in base all’orario di lavoro normale e sulle giornate lavorative settimanali (di norma 6 giornate, 5 per la settimana corta).

Ipotizzando, ad esempio, un orario ordinario di 40 ore settimanali su 6 giorni, si deve calcolare il minimale orario in questo modo: 48,93 x 6 /40. Il risultato, pari a 7,34 euro, corrisponde al minimale orario che il datore deve rispettare per il calcolo dei contributi.

Ipotizzando, invece, un orario normale contrattuale di 36 ore settimanali su cinque giorni, il calcolo è: 48,93 x 5 /36, con un minimale orario, dunque, pari a 6,80 euro.

Retribuzione minima 2020 per l’accredito di un anno di contributi

Il minimale retributivo, o contributivo, non deve essere confuso con la retribuzione minima per l’accredito di un anno intero di contributi presso l’Inps. Questa retribuzione, difatti, corrisponde all’imponibile minimo da raggiungere perché tutte le 52 settimane dell’anno siano riconosciute ai fini del diritto alla pensione: il limite settimanale per l’accredito dei contributi  è pari al 40% del trattamento minimo mensile.

Per il 2020, il valore della retribuzione minima per la rilevanza integrale dei contributi ai fini del diritto alla pensione è pari, dunque, a 206,03 euro a settimana (515,07 x 40%); in un anno, è necessario raggiungere uno stipendio, al lordo dei contributi, almeno pari a 10.713,56 euro.

Questo comporta che i contributi versati (considerando l’aliquota pari al 33%, valida per la generalità dei dipendenti) debbano corrispondere ad almeno 67,99 euro alla settimana ed a 3.535,47 euro all’anno: in caso contrario, l’anno lavorato non vale per intero ai fini del diritto alla pensione (come se il lavoratore non avesse svolto la propria attività per tutto l’anno).

Ma i contributi calcolati su questa retribuzione minima devono essere versati obbligatoriamente dal datore di lavoro?

Purtroppo, il datore di lavoro è soltanto obbligato al calcolo dei contributi sul minimale giornaliero (o sul minimale orario per i lavoratori part time), ma non è obbligato anche a calcolarli sulla retribuzione minima per l’accredito di un anno di contribuzione.

Se il lavoratore svolge la propria attività a tempo pieno il problema non si pone, perché il rispetto del minimale contributivo giornaliero garantisce sempre l’accredito di una settimana di contribuzione sulla base della retribuzione minima.

Se il rapporto è part time, invece, considerando che il minimale contributivo è su base oraria, può accadere che non si raggiunga l’accredito di un’intera settimana di contributi. La contribuzione utile al diritto alla pensione, in questo caso, viene calcolata in proporzione a quanto versato, e il dipendente potrebbe vedersi riconosciute meno di 52 settimane nell’anno, pur avendo lavorato continuativamente per 12 mesi.

Il lavoratore può comunque integrare la contribuzione versando i contributi volontari sulle settimane scoperte, o chiedendone il riscatto.

A chi non si applicano i minimali 2020

Il minimale contributivo e la retribuzione minima per l’accredito di un anno di contributi non si applicano, in ogni caso, nei confronti di:

  • lavoratori domestici;
  • operai agricoli;
  • apprendisti.

La discontinuità di questi lavori, difatti, precluderebbe l’accesso alla pensione alla generalità degli appartenenti a queste categorie.

Aliquota aggiuntiva dell’1% per il 2020

È dovuta un’aliquota aggiuntiva per i lavoratori dipendenti pubblici, o dipendenti di aziende del settore privato, i cui imponibili previdenziali superano la prima fascia di retribuzione pensionabile, e che subiscono le trattenute Inps in base a un’aliquota inferiore al 10%. L’aliquota è pari all’1%, e si applica sulle quote di retribuzione eccedenti il valore della prima fascia di retribuzione pensionabile.

Per il 2020, il limite per rientrare nella prima fascia di retribuzione pensionabile è pari a 47.332 euro annui; l’aliquota aggiuntiva dell’1% deve essere quindi applicata sulla quota di retribuzione eccedente questo tetto retributivo che, rapportato a dodici mesi, è pari a 3.944,33 euro, da arrotondare a 3.944.

Aliquota aggiuntiva dell’1%: istruzioni per i datori di lavoro

La quota di retribuzione eccedente la fascia e i contributi aggiuntivi devono essere riportati dai datori di lavoro che utilizzano la sezione “PosContributiva” del flusso Uniemens, a livello individuale, nell’elemento <Denuncia Individuale>, <DatiRetributivi>, <ContribuzioneAggiuntiva>, <Contrib1PerCento>, <ImponibileCtrAgg>, <ContribAggCorrente>. L’imponibile della contribuzione aggiuntiva fa parte dell’elemento <Imponibile> di <Dati Retributivi>.

Per i datori di lavoro pubblici, che utilizzano la sezione Lista Pos Pa il valore del contributo relativo alla contribuzione aggiuntiva deve essere riportato nell’elemento <Contrib1PerCento>. Il valore indicato in tale elemento non è compreso nell’elemento <Contributo>.

Massimali annui 2020

Il massimale annuo della base contributiva e pensionabile, previsto dalla Legge Dini [4] per i lavoratori iscritti successivamente al 31 dicembre 1995 a forme pensionistiche obbligatorie, e per coloro che optano per la pensione con il sistema contributivo, rappresenta la retribuzione massima al di sopra della quale non sono dovuti contributi.

In base all’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati calcolato dall’Istat, il massimale è pari, per l’anno 2020, a 102.953 euro, arrotondato all’unità di euro.

In pratica, per chi possiede una retribuzione elevata, al di sopra di 102.953 euro annui non sono dovuti contributi, e l’imponibile in eccedenza non influisce sul calcolo della pensione, ma solo se l’interessato è assoggettato al calcolo integralmente contributivo della pensione.

Massimali contributivi: istruzioni per il datore di lavoro

La quota di retribuzione eccedente il massimale e le relative contribuzioni devono essere riportate specificamente nella denuncia mensile Uniemens da invaire all’Inps. Nel dettaglio, i datori di lavoro che utilizzano la sezione posizione contributiva (<Pos Contributiva>) del flusso Uniemens, a livello individuale, devono riportare la retribuzione e la contribuzione eccedente il massimale nell’elemento: <Denuncia Individuale>, <DatiRetributivi>, <DatiParticolari>, <EccedenzaMassimale>, <ImponibileEccMass>,  <ContributoEccMass> (regole differenti sono previste in merito alle denunce dei lavoratori dello spettacolo e sportivi e per i lavoratori appartenenti a categorie particolari).

L‘imponibile eccedente il massimale non deve essere incluso nell’elemento <Imponibile> di <Dati Retributivi>.

Per i datori di lavoro pubblici, che utilizzano la sezione Lista Pos Pa nel mese in cui si verifica il superamento del massimale, l’elemento <Imponibile> della gestione pensionistica e della gestione credito dell’elemento E0 deve essere valorizzato nel limite del massimale stesso, mentre la parte eccedente deve essere indicata nell’elemento <ImponibileEccMass> della gestione pensionistica e della gestione credito.

Nell’elemento <Contributo> deve essere indicato il solo valore dei contributi da versare, in riferimento al valore indicato nell’elemento <Imponibile> della gestione pensionistica e della gestione credito.

Nei mesi successivi al superamento del massimale, l’imponibile deve risultare pari a zero, mentre deve continuare ad essere valorizzato l’elemento <ImponibileEccMass>.


note

[1] Decreto Mef 15/11/2019.

[2] Inps Circ. 147/2019.

[3] Art. 7, Co. 1, L. 638 /1983;
Art.1, Co. 2, L. 389/1989.

[4] Art.2, Co.18, L. 335/1995.


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