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Pedana mobile per disabili in condominio

15 Dicembre 2019
Pedana mobile per disabili in condominio

Abbattimento delle barriere architettoniche: maggioranza, ripartizione della spesa, bonus fiscali. 

Nel tuo condominio, ci sono diverse persone anziane che non riescono a fare le scale. Per raggiungere l’ascensore c’è da salire, rispetto al piano stradale, alcuni gradini posti subito dopo il portone d’ingresso. In assemblea, è stata esposta più volte la necessità di realizzare una pedana mobile per disabili, la quale però ha un costo piuttosto rilevante. Di qui, una serie di domande: la spesa va a carico del condominio e del solo condomino che ne ha fatto richiesta? Nel primo caso, come va ripartita detta spesa? Uno o più condòmini possono esimersi dal pagamento? C’è un’agevolazione fiscale?  

Le regole sulla pedona mobile per disabili in condominio sono cambiate a seguito della riforma introdotta nel 2012 che ha reso più facile l’approvazione delle opere in favore dei portatori di handicap. Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Maggioranze per pedana mobile

Il nuovo articolo 1120 del Codice civile stabilisce ora che, in caso di opere o interventi per l’abbattimento di barriere architettoniche, l’assemblea delibera con la maggioranza degli intervenuti e almeno metà del valore dell’edificio. Si tratta, quindi, di un quorum agevolato rispetto a quello precedente. Con la “doppia maggioranza”, infatti, l’assemblea di condominio può approvare la realizzazione di opere anche particolarmente costose come ascensori per disabili, pedane mobili, ecc. 

La delibera, ovviamente, vincola tutti i condomini, anche i dissenzienti o gli assenti. Non c’è, quindi, possibilità di sottrarsi alla spesa. Risultato: ciascun condomino, anche quelli che non fanno uso della pedona mobile, dovranno contribuire all’esborso.

Se, tuttavia, l’assemblea non riesce a raggiungere la maggioranza richiesta per l’approvazione dei lavori, il disabile è libero di realizzare l’opera a proprie spese, escludendo dall’utilizzo tutti i condomini che non hanno voluto partecipare. Né il resto del condominio potrà vietargli di eseguire i lavori sulle parti comuni: si tratta, infatti, di un interesse “meritevole di tutela” secondo il nostro ordinamento. È del resto la stessa Costituzione a correre in soccorso dei meno fortunati e di coloro che hanno una disabilità. Insomma, anche laddove la pedana dovesse ridurre lo spazio dell’androne, se ciò nonostante viene garantito l’accesso e il passaggio degli altri condomini, è impossibile negare la realizzazione dell’opera.  

Quindi, come più volte chiarito dalla giurisprudenza della Cassazione [1], il singolo condomino in materia di abbattimento delle barriere architettoniche potrà assumersi l’intera spesa e sarà a lui solo dato l’uso.

Ripartizione spesa pedana mobile

La spesa per la realizzazione della pedana mobile deve essere ripartita secondo i millesimi di proprietà. Ciascun condomino, quindi, dovrà contribuire in relazione al valore della propria unità immobiliare, a prescindere dal non-uso che faccia di tale dispositivo.

Come non partecipare alla spesa per la pedana mobile

Ciò nonostante, il Codice civile prevede la possibilità di sottrarsi alla spesa della pedana mobile per chi non ne faccia uso. Tale opera, infatti, rientra tra le cosiddette innovazioni, cioè un’opera completamente nuova e gravosa, suscettibile di utilizzazione separata. Quindi, i condòmini non interessati potranno essere esonerati dalla spesa e anche dall’uso.

In buona sostanza, chi non vuole partecipare all’esborso dovrà farne comunicazione all’amministratore. Egli, però, non potrà usare l’opera, salva la possibilità in futuro di partecipare all’innovazione, contribuendo alle spese di esecuzione. 

Pedana mobile: detrazioni

Le spese sostenute per la pedana, come spese condominiali, sono detraibili ai fini del 50% [2]. La ripartizione dell’importo detraibile avviene tra i condòmini che partecipano alle spese sulla base della tabella millesimale. Tuttavia, come chiarito dall’Agenzia delle Entrate [3], la detrazione viene ripartita solo tra i condòmini che partecipano alla spesa sulla base della tabella millesimale; e se le spese sono sostenute da uno solo dei condòmini per intero, questo ha diritto all’intera detrazione.

Quindi, in presenza di spese sostenute da uno solo dei condòmini, è applicabile il beneficio per l’intero ammontare delle spese sostenute dal condomino, e non solo sull’importo a lui riferibile in base alla tabella millesimale. Tale importo, specifica l’amministrazione finanziaria, deve riferirsi unicamente all’unità immobiliare posseduta dal condomino, non essendo applicabili, nel caso di specie, gli ulteriori limiti di spesa attribuibili alle altre unità che compongono l’edificio.

In sostanza, la detrazione viene ripartita solo tra i condòmini che partecipano alla spesa sulla base della tabella millesimale; e se le spese sono sostenute da uno solo dei condòmini per intero, questo ha diritto all’intera detrazione.


note

[1] Cass. sent. n. 31462/2018.

[2] Art. 16-bis del Tuir, Dpr 917/1986, e articolo 1, comma 67 della legge 145/2018, di Bilancio per il 2019.

[3] Ag. Entrate risposta n. 213/19 del 27.06.2019.


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