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Carburante sporco e risarcimento

15 Dicembre 2019
Carburante sporco e risarcimento

Come inviare la lettera raccomanda a.r. di contestazione per le impurità nel rifornimento del gasolio o della benzina: le prove a carico dell’automobilista. 

Non è raro che un rifornimento di carburante danneggi un motore: oltre ai classici casi di chi sbaglia a scegliere l’erogatore, ci sono problemi causati da impurità nel combustibile. Si teme che la loro incidenza sia cresciuta: colpa non solo della maggiore sofisticazione dei propulsori, ma anche dei prezzi alti dei carburanti, che incentivano le frodi, e dei bassi margini di guadagno per i gestori che sono quindi spinti a risparmiare sulla manutenzione degli impianti.

Cosa può fare chi si accorge di aver fatto rifornimento a una pompa di benzina e di aver pagato carburante sporco può chiedere il risarcimento. Ma come e in che modo?

Chi sbaglia erogatore non ha speranze di essere risarcito. Negli altri casi, invece, il risarcimento è possibile, ma solo a condizione – ed è questa la parte più difficile – che si dimostri la responsabilità del gestore. Come? Documentando che il danno è imputabile al carburante sporco, ossia alla benzina o al diesel inidoneo o impuro. Insomma, è necessario escludere che il guasto al motore o alle altre parti della macchina non dipende da altre cause preesistenti o sopravvenute. 

Cerchiamo di capire, nel dettaglio come dimostrare di aver ricevuto carburante sporco e come ottenere il risarcimento.

Innanzitutto, occorre una dichiarazione scritta rilasciata da parte dell’officina che ha riparato il mezzo o una specifica attestazione emessa da un centro di analisi specializzato. 

Bisogna poi provare che l’immissione di quel carburante è avvenuta esattamente in quel momento in quel distributore: è la prova più difficile, perché spesso gli effetti di un carburante “sporco” o “annacquato” si manifestano dopo diversi chilometri e non sempre si ha o si conserva lo scontrino del rifornimento. Pagare con bancomat o carta di credito aiuta. Il Codice civile consente anche la prova testimoniale, ma a discrezione del giudice in tutti quei casi – come questo – in cui la pratica commerciale esclude la sussistenza di contratti scritti. Dunque, ben potrebbe avvenire che, per dimostrare il carburante sporco, si chiami a testimoniare un passeggero che era dentro l’auto al momento del rifornimento. 

Con le prove in mano, non resta che quantificare la richiesta di risarcimento in base al preventivo delle riparazioni o alla fattura degli interventi già effettuati, fatta salva la dimostrazione di eventuali ulteriori danni documentati o documentabili. Si pensi al caso di un agente di commercio che è rimasto senza auto per una settimana e non ha potuto così lavorare. 

La richiesta di risarcimento per carburante sporco andrà spedita con raccomandata a.r. alla società che gestisce la pompa di benzina. Attenzione all’esatta intestazione: un minimo errore nell’indicazione della stessa nell’intestazione della lettera potrà pregiudicarne la consegna da parte del postino. Per evitare rischi si potrebbe ritornare, con una qualsiasi scusa, presso il distributore e, per esempio, farsi rilasciare uno scontrino per un caffè. 

Nel caso in cui l’automobilista riesca a dimostrare tutti tali elementi, tocca al gestore dell’impianto provare l’assenza di una colpa a lui imputabile, invocando, ad esempio, la sussistenza di cause fortuite o di forza maggiore oppure la responsabilità di terzi estranei nella provocazione del danno.

A tal proposito, merita ricordare che la giurisprudenza, in diverse occasioni, ha stabilito a carico dei gestori degli impianti di distribuzione un vero e proprio obbligo contrattuale di fornire carburante privo di impurità o sostanze estranee, ponendo a carico dei medesimi anche l’onere di provare di aver correttamente adempiuto a tale obbligo.

Ciò che di fatto viene imputato a carico dei gestori è la tipica responsabilità che il legislatore pone in capo ai venditori di beni di consumo, i quali sono tenuti a consegnare al consumatore dei beni che siano «conformi» al contratto di vendita. 

Il richiamo al Codice del consumo, peraltro, determina anche che l’automobilista-consumatore dovrà provvedere a denunciare il danno subìto entro due mesi dalla scoperta, a pena di veder decaduto il proprio diritto “di garanzia”.



1 Commento

  1. Voglio raccontarvi la mia vicenda… Mia madre non sa fare benzina all’automatico. Un bel giorno, era senza benzina ed ha chiesto aiuto ad una signora che l’ha aiutata a riempire il serbatorio.. peccato che la signora, penso anche più imbranata di mia mamma, ha fatto diesel e non benzina. Immaginate com’è tornata a casa mia madre. Abbiamo dovuto sistemare il motore. Una spesa non prevista e semplicemente evitabile se solo lei avesse imparato a fare benzina. Ecco, ad oggi, lei sa fare benzina, ma per sicurezza le lascio sempre il pieno all’auto.

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