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Flat tax 2020

16 Dicembre 2019 | Autore:
Flat tax 2020

Con la legge di Bilancio 2020 la flat tax esiste ancora, ma cambia molto rispetto al 2019: ecco i nuovi requisiti e le condizioni per accedervi.

La flat tax, la tassa piatta con aliquota fissa stabilita al 15% (5% per le start up), ci sarà anche nel 2020, ma a condizioni molto diverse rispetto a quelle del 2019. La nuova legge di Bilancio ha inciso profondamente su questa agevolazione, che consente un notevole risparmio d’imposta: evita, infatti, la progressività che incrementa il prelievo fiscale all’aumentare dei ricavi imponibili e così fa risparmiare parecchio.

La flat tax, alla quale possono accedere imprenditori e professionisti o altri lavoratori autonomi, presenta anche altri benefici, tra i quali una notevole semplificazione degli adempimenti fiscali e di quelli contabili. E’ un regime di favore, destinato ai piccoli ma non troppo, perchè la condizione base è quella di non superare i 65 mila euro di ricavi annui.

Nel 2019, c’era stata un’estensione del suo ambito di applicazione rispetto agli anni precedenti e si era anche parlato di estenderla a tutti i soggetti Iva fino a 100 mila euro di ricavi, ma poi, con il cambio di Governo e la presentazione della nuova manovra finanziaria, si è deciso di fare retromarcia, anche per evitare alcuni abusi che si erano verificati. Così alcune barriere all’accesso sono state reintrodotte e adesso il regime della nuova flat tax 2020 risulta cambiato di molto.

Esaminiamo, dunque, come funziona la nuova flat tax 2020, come vi si accede, come funziona e quali benefici comporta.

Flat tax: cos’è

La flat tax (letteralmente, tassa piatta) è una tassa a percentuale costante, non variabile e progressiva, come le imposte sui redditi che crescono più che proporzionalmente all’aumentare della base imponibile su cui si applicano.

Nel nostro caso, l’aliquota è del 15%; molto più bassa di quella che si pagherebbe per fasce di ricavi che oltrepassano, ad esempio, i 30 mila euro, dove l’aliquota Irpef – che parte già dal 23% come aliquota base per i redditi fino a 15 mila euro – sale al 27% per quelli tra i 15 mila ed i 28 mila euro ed arriva al 38% per la parte eccedente questa cifra.

La flat tax sostituisce interamente l’Irpef e le sue addizionali e l’Irap: una volta pagata, non c’è più da preoccuparsi di nulla e, come vedremo, anche il modo di determinarla è più semplice di quello previsto per le imposte ordinarie; non c’è neppure l’Iva da dover calcolare ed applicare.

Inoltre, le nuove imprese ed i professionisti beneficiano, nei primi 5 anni di attività, di un’aliquota ulteriormente ridotta, pari al 5%, una sorta di super flat tax che tende ad agevolare chi intraprende una nuova attività economica.

Flat tax: i requisiti per accedere

Con la nuova legge di Bilancio 2020 le condizioni per accedere alla flat tax sono cambiate e sono molto più restrittive rispetto a quelle in vigore fino al 31 dicembre 2019. Il legislatore ha voluto introdurre dei vincoli per evitare che beneficiassero di questo incentivo anche coloro che, in realtà, non ne avevano diritto e mascheravano attività svolte in altre forme.

Il limite dei ricavi o compensi

Il requisito base è rimasto invariato: si tratta della soglia di 65 mila euro di ricavi o compensi conseguiti nell’anno precedente. Coloro che, invece, hanno ottenuto cifre superiori restano fuori: la flat tax per la fascia compresa tra i 65 mila ed i 100 mila euro, inizialmente prevista, è scomparsa dalla manovra finanziaria e per loro – salvi improbabili ripensamenti del Governo o del Parlamento – la possibilità di entrare nel regime agevolato è definitivamente tramontata.

Se rientri nella fascia di ricavi o compensi inferiore a 65 mila euro, devi sapere che per il 2020 sono previsti altri parametri da rispettare per entrare nella flat tax, alcuni dei quali erano presenti negli anni precedenti al 2019, in cui erano stati aboliti, ma ora sono stati reintrodotti nell’ultima versione della legge di Bilancio. Eccoli spiegati di seguito.

Il limite dei redditi

Per poter rientrare nel regime forfettario è necessario non aver conseguito nell’anno precedente redditi di lavoro dipendente, o ad essi assimilati [1], per importi complessivi superiori a 30 mila euro.

Nel 2019, l’abolizione di questo limite aveva consentito l’ingresso a molti pensionati o lavoratori dipendenti che, in aggiunta alle fonti di reddito di cui beneficiavano, avevano aperto una partita Iva in regime agevolato. Nel 2020 questa stretta glielo impedisce, come già accadeva fino al 2018 compreso.

Questo requisito è richiesto tranne che nel caso in cui il rapporto di lavoro dal quale derivavano questi redditi è cessato: si fa, però, sempre riferimento al limite di 30 mila euro conseguiti nell’anno precedente, il cui superamento impedisce l’accesso alla flat tax, quindi ad esempio chi è andato in pensione e con essa supera quella cifra non potrà entrare nel regime agevolato.

Il limite dei dipendenti

Per entrare nel regime di flat tax 2020 non c’è un limite al numero di dipendenti o collaboratori che è possibile assumere, ma c’è una soglia precisa di spese per queste prestazioni: non deve superare i 20 mila euro annui.

Anche in questo caso, si tratta di un limite che era stato abolito nel 2019 ed ora è stato nuovamente reintrodotto. L’obiettivo dichiarato dal Governo è quello di impedire aggiramenti, consentendo l’ingresso al regime di tassazione agevolata a imprese o professionisti di grosse dimensioni; ma, a conti fatti, tenendo conto degli stipendi contrattuali vigenti e delle misure dei compensi stabilite per i collaboratori, il paletto costituisce un grosso ostacolo.

Il limite dei 20 mila euro annui che non bisogna superare è riferito ai costi lordi, dunque comprensivi anche degli oneri previdenziali a carico del datore di lavoro, e riguarda non solo il personale assunto assunto alle dipendenze a tempo indeterminato o parziale, ma anche quello in forma di collaborazione a progetto o occasionale.

Tenuto conto di tutto questo, sarà quindi molto difficile, se si vuole rientrare nel regime forfettario, assumere più di un dipendente a tempo pieno o due collaboratori part time. Ad esempio, una piccola impresa o un professionista che ha già alle dipendenze un lavoratore che percepisce, poniamo, 18 mila euro annui lordi non potrà assumerne un altro, a pena di perdere il beneficio della flat tax.

I beni strumentali

Qui, c’è una buona notizia: nella versione iniziale della manovra finanziaria, era prevista una soglia anche per la quota di beni strumentali, quelli necessari all’esercizio dell’attività: il limite stabilito era di 20 mila euro nell’anno, al lordo degli ammortamenti, ma poi questo requisito è scomparso nel prosieguo dei lavori parlamentari che hanno portato all’approvazione del disegno di legge con modifiche rispetto a quanto era stato proposto dal Governo.

Si potrà, dunque, aprire un’impresa o un’attività professionale o di lavoro autonomo con partita Iva acquistando i beni strumentali (impianti, macchinari, attrezzature, arredi e materiali) occorrenti per poter esercitare la propria attività senza essere condizionati da questo pesante limite all’accesso, che avrebbe penalizzato oltremodo gli investimenti occorrenti.

Flat tax: i benefici

Chi si trova in regime di flat tax gode di una serie di benefici rispetto ai contribuenti in regime ordinario. Il vantaggio più evidente – oltre a quello della riduzione dell’importo delle tasse da pagare sui redditi prodotti – riguarda le semplificazioni degli adempimenti fiscali e delle scritture contabili da tenere.

Semplificazioni fiscali e contabili

I contribuenti che si trovano in regime forfettario non applicano l’Iva in fattura ai propri clienti, non devono detrarla analiticamente quando riguarda gli acquisti perchè le percentuali sono forfettizzate in base all’attività economica esercitata e sono esonerati da numerosi obblighi contabili, come la liquidazione periodica dell’Iva, la registrazione delle fatture e la tenuta dei registri corrispettivi ed acquisti. Deve, però, numerare le fatture emesse e conservarle, come anche quelle ricevute per gli acquisti effettuati di beni o servizi.

Chi si trova in flat tax non deve neppure fare la fattura elettronica (a meno che non debba fatturare nei confronti di una Pubblica Amministrazione, perchè in tali casi questa modalità è sempre obbligatoria) e può continuare a redigerla in maniera tradizionale; tuttavia, il Governo sta pensando a degli incentivi che prevedono un “premio” a chi sceglierà la fattura elettronica, riducendo per loro di un anno il termine per gli accertamenti, che ordinariamente è di 5 anni e così scenderà a soli 4 anni.

Criteri di determinazione del reddito

Nella flat tax, il reddito tassabile non si determina con il metodo analitico, come avviene per le normali attività, ma con il metodo dei costi a forfait. Il monte dei ricavi viene decurtato da un coefficiente di redditività prestabilito, la cui percentuale varia, a seconda dell’attività svolta, dall’86% al 40%.

Gli unici costi che è possibile dedurre a parte sono i contributi previdenziali pagati. I coefficienti applicabili variano in base al codice Ateco nel quale è inquadrata l’attività svolta; riassumendo i principali, sono:

  • il 40% per il commercio al dettaglio e all’ingrosso e per i servizi di alloggio o di ristorazione;
  • il 54% per il commercio ambulante (non alimentare);
  • il 78% per i professionisti;
  • l’86% per le costruzioni e le attività immobiliari.

Ad esempio, un professionista con 10 mila euro di compensi fatturati avrà un reddito imponibile di 7.800 euro (10.000 meno il 22% su tale cifra), mentre un commerciante con gli stessi ricavi avrà un imponibile di soli 4.000 euro, perchè il suo coefficiente di redditività è il 40% ed i suoi costi forfettizzati ammontano al 60%. Leggi anche come funziona la flat tax: esempi.

Flat tax: quale convenienza?

Tutto questo conta molto per verificare la convenienza: in linea di massima, la flat tax conviene nella maggior parte dei casi, a meno che i costi effettivi per la specifica attività esercitata non superino di parecchio le percentuali stabilite, perchè in questi casi operando nel regime ordinario si avrebbe diritto ad una deduzione maggiore.

Non è, quindi, facile stabilire in linea generale chi risparmia con la flat tax perchè molto dipende dai livelli di reddito, dalla tipologia dell’attività commerciale o professionale svolta e dai casi concreti.

C’è poi da considerare che fuori dalla flat tax, le tasse verrebbero pagate in base alle normali e ben più elevate aliquote Irpef ed Irap (la flat tax le sostituisce interamente) e che occorrerebbe tenere la contabilità secondo le regole previste per il regime ordinario o semplificato anzichè con quelle, molto più ridotte, previste per chi è in regime di flat tax.

Sono, dunque, molti i fattori che incidono nella scelta di convenienza. Tieni presente che tutto questo potrebbe cambiare se e quando saranno riformate le aliquote Irpef, accorpandole in un minor numero di scaglioni e magari diminuendone l’importo; ma per il momento si tratta solo di ipotesi a malapena annunciate e che ancora non hanno preso forma concreta.

Per approfondire leggi anche flat tax: nuovi minimi 2020 e il regime forfettario.

La super flat tax

Ti abbiamo anticipato che per le nuove attività, sia imprenditoriali e commerciali che professionali ed autonome in genere, c’è una riduzione d’imposta molto maggiore rispetto a quella della normale flat tax: la tassazione scende, infatti, al 5% per tutti i primi 5 anni di attività.

Trattandosi di un regime super agevolato, i requisiti sono più stringenti: occorre che il contribuente non abbia esercitato, nel triennio precedente a quello dell’inizio dell’attività, un’altra attività imprenditoriale (anche in forma associata o familiare) o professionale ed artistica.

Inoltre, la nuova attività non deve essere una mera prosecuzione di un’altra attività che prima veniva esercitata in forma di lavoro dipendente o autonomo, tranne nel caso dei professionisti iscritti ad un albo e che, in precedenza, avevano svolto il periodo di pratica obbligatoria necessario per poter esercitare.

Il reddito imponibile su cui applicare l’aliquota del 5% si applica secondo i medesimi criteri e coefficienti di redditività che abbiamo indicato.

A parte la tassazione ridotta, rimangono, anche per queste start up, i limiti generali di accesso che abbiamo già esaminato, a partire dai 65 mila euro massimi di ricavi o compensi fino a quello dei 30 mila euro di redditi conseguiti per lavoro dipendente o assimilato e dei 20 mila euro delle spese per i dipendenti dell’attività.


note

[1] Art. 49 e 50 D. P. R. n.917/1986, Testo Unico delle Imposte sui Redditi.


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1 Commento

  1. Ho sentito le polemiche di alcuni sulle tasse alla plastica, io avrei proposto invece di tassare quelle aziende che negano le voci retributive che non hanno pagato; si intende con questo, voci come le “indennità” ai propri lavoratori, per poi nascondere il bilancio e non ammettere il buon andamento sui premi di risultato, magari finanziando poi con fondi neri, terrorismo internazionale…

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