Cartelle esattoriali cancellate con la prescrizione

16 Dicembre 2019 | Autore:
Cartelle esattoriali cancellate con la prescrizione

Irpef, Iva, Irap, Ires: si allarga l’orientamento dei giudici secondo cui la prescrizione delle cartelle per questi tributi si compie in 5 anni e non in 10.

Si estende in giurisprudenza l’orientamento che stabilisce la prescrizione delle cartelle esattoriali in cinque anni anziché in dieci. È un altro punto a favore dei contribuenti: riguarda le cartelle dei tributi erariali, come le imposte sui redditi (Irpef, Irap, Ires), e l’Iva, per le quali una larga corrente continua a ritenere che quando non vengono impugnate soggiacciono al termine decennale ordinario.

Ora, alla “storica” sentenza della Cassazione di qualche mese fa secondo cui la prescrizione delle cartelle esattoriali è sempre di cinque anni si aggiunge anche quella della Commissione tributaria regionale Toscana [1]. Si tratta di cartelle dell’Agenzia Entrate Riscossione, per le quali l’ex Equitalia aveva inviato al contribuente delle intimazioni di pagamento, ma per i giudici ormai troppo tardi: erano trascorsi, infatti, più di cinque anni.

Il contribuente le aveva impugnate e l’Agente di riscossione aveva cercato di salvarle (le intimazioni erano state notificate entro i dieci anni), ma i giudici tributari hanno ritenuto che la prescrizione decennale riguarda soltanto i titoli di accertamento divenuti definitivi, come quelli delle sentenze, ma non le cartelle esattoriali, anche quando riguardano i tributi erariali (per i tributi locali, come Imu, Tasi e Tari, è pacifico che la prescrizione è di cinque anni).

Se questo principio dovesse estendersi a macchia d’olio, come sembra che stia iniziando ad accadere, i contribuenti saranno facilitati nei ricorsi per ottenere l’annullamento: si dovrà controllare se la prescrizione – calcolata su 5 anni – è maturata prima di un eventuale atto di interruzione, che fa ricominciare i termini da capo, come un’intimazione di pagamento o l’iscrizione di un fermo amministrativo o di ipoteca (atti che vanno preavvisati al contribuente); se questi atti fossero arrivati dopo, non avrebbero più efficacia interruttiva, perché la prescrizione si sarebbe già definitivamente compiuta.

Spesso accade – come nel caso deciso dai giudici toscani – che l’Agente di riscossione notifica questi atti oltre i cinque anni, confidando che la prescrizione sia decennale, ma come abbiamo visto questa tesi sta perdendo terreno. Così anche per le cartelle più recenti, quelle per le quali il quinquennio sta per scadere, l’Agenzia Entrate Riscossione dovrà sbrigarsi a interrompere i termini che stanno maturando, altrimenti ci sarebbe il serio rischio di perdere i suoi crediti, se il contribuente dovesse opporsi facendo valere appunto l’intervenuta prescrizione. Per sapere come regolarti in questi casi, leggi anche Irpef, Iva, Irap, Ires: quando vanno in prescrizione.


note

[1] Ctr Toscana, sent. n. 1573/6/2019.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube