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Pensione a 62 anni

18 Dicembre 2019 | Autore:
Pensione a 62 anni

Chi può uscire dal lavoro a 62 anni di età: pensionamento con quota 100, opzione donna, pensione anticipata ordinaria e precoci, lavori usuranti e notturni.

Hai compiuto 62 anni e pensi di essere ancora lontano dalla pensione? Se hai alle spalle parecchi anni di contributi, forse potresti aver già diritto ad un trattamento da parte dell’Inps.

L’istituto, difatti, riconosce differenti tipologie di pensione a 62 anni di età, purché risultino accreditate diverse annualità di contribuzione.

Quali sono questi trattamenti?

Si parte con la pensione anticipata quota 100, riconosciuta con un minimo di 62 anni di età e 38 anni di contributi, per continuare con la pensione anticipata ordinaria, per la quale sono necessari 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, un anno in meno per le donne, a prescindere dall’età. Bastano solo 41 anni di contributi per ottenere la pensione anticipata in qualità di lavoratori precoci appartenenti a specifiche categorie tutelate.

La pensione con opzione donna, poi, può essere ottenuta dalle lavoratrici con un minimo di 58 anni di età e 35 anni di contributi, in cambio del ricalcolo contributivo dell’assegno.

Gli addetti a mansioni usuranti o a turni notturni possono pensionarsi con un minimo di 61 anni e 7 mesi di età, 35 anni di contributi ed una quota (somma di età e contribuzione) pari ad almeno 97,6.

Senza contare la possibilità, per i lavoratori di specifiche aziende, di accedere ai trattamenti di prepensionamento, che consentono di anticipare la pensione sino ad un massimo di 7 anni rispetto ai requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata (qui la Guida allo scivolo per la pensione); infine, sussiste la possibilità, per gli inabili e per gli invalidi, di ottenere trattamenti pensionistici, a seconda dei requisiti sanitari e contributivi posseduti, a prescindere dall’età.

Ma procediamo con ordine e facciamo il punto della situazione sulla possibilità di pensionarsi con soli 62 anni di età.

Pensione quota 100

Con un minimo di 62 anni di età e di 38 anni di contribuzione, anche cumulati tra diverse gestioni previdenziali amministrate dall’Inps, lavoratori e lavoratrici, sia del settore privato che pubblico, possono uscire dal lavoro grazie alla cosiddetta pensione quota 100.

Di che cosa si tratta? La pensione quota 100 è una tipologia di pensione anticipata, che non comporta ricalcoli oppure penalizzazioni dell’assegno, nonostante la possibilità di uscire dal lavoro con requisiti agevolati.

Chi esce con quota 100, però, non può lavorare sino al compimento dell’età per la pensione di vecchiaia ordinaria, pari a 67 anni sino al 31 dicembre 2022. Gli unici redditi cumulabili con la pensione sono quelli derivanti da attività di lavoro autonomo occasionale, nei limiti di 5mila euro annui, più alcuni redditi espressamente indicati dall’Inps come non influenti [1].

È importante ricordare che, per gli iscritti all’assicurazione generale obbligatoria dell’Inps (Ago), oltre al possesso di 38 anni di contribuzione è necessario avere alle spalle 35 anni di contributi al netto di eventuali periodi di disoccupazione indennizzata, o di malattia o infortunio non integrati.

A partire dalla data di maturazione dei requisiti, per la liquidazione della pensione quota 100 è necessaria l’attesa di un periodo, detto periodo di finestra, pari a tre mesi per la generalità dei lavoratori, ed a sei mesi per i dipendenti pubblici. Al personale della scuola si applica la cosiddetta finestra annuale, come avviene per la generalità delle pensioni.

Pensione anticipata ordinaria

La pensione anticipata ordinaria, disciplinata dalla legge Fornero [2], consente di uscire dal lavoro a prescindere dall’età, ai lavoratori che possiedono almeno 42 anni e 10 mesi di contribuzione, ed alle lavoratrici che possiedono almeno 41 anni e 10 mesi di contribuzione.

Una volta maturati i requisiti contributivi, per la liquidazione della pensione è necessaria l’attesa di un periodo di finestra pari a 3 mesi. La pensione anticipata ordinaria può essere raggiunta anche attraverso il cumulo, ossia sommando la contribuzione accreditata presso gestioni diverse, comprese le casse dei liberi professionisti.

Pensione anticipata precoci

La pensione anticipata può essere ottenuta con soli 41 anni di contributi, per coloro che sono considerati lavoratori precoci, cioè che possiedono almeno 12 mesi di contributi da effettivo lavoro accreditati prima del compimento del 19º anno di età.

Non basta, però, essere lavoratori precoci per beneficiare del trattamento, ma bisogna anche essere iscritti alla previdenza obbligatoria precedentemente al 1996 ed appartenere a specifiche categorie tutelate: disoccupati di lungo corso, caregiver, invalidi civili dal 74%, addetti ai lavori usuranti e gravosi.

Per ottenere il trattamento, oltre all’attesa di 3 mesi di finestra, è necessario presentare all’Inps domanda di certificazione dei requisiti entro il 1° marzo di ogni anno. Per approfondire leggi la nostra guida alla pensione anticipata precoci.

Pensione con opzione donna

Le sole lavoratrici, sia dipendenti che autonome, possono ottenere una particolare pensione di anzianità, detta opzione donna, con i seguenti requisiti:

  • 58 anni di età al 31 dicembre 2019, più il possesso di 35 anni di contribuzione alla stessa data, per le lavoratrici dipendenti;
  • 59 anni di età il 31 dicembre 2019, più il possesso di 35 anni di contribuzione alla stessa data, per le lavoratrici autonome.

I seguenti requisiti sono stabiliti dalla legge di bilancio 2020, attualmente in corso di approvazione.

Ad oggi, in attesa delle nuove disposizioni, possono richiedere l’opzione donna soltanto coloro che possiedono i requisiti esposti alla data del 31 dicembre 2018. La proroga, in ogni caso, è praticamente certa.

A partire dalla data di maturazione dei requisiti per la pensione, sino alla liquidazione del trattamento, è necessario attendere un periodo di finestra pari a 12 mesi per le dipendenti ed a 18 mesi per le autonome. In cambio del significativo anticipo nell’uscita dal lavoro, il trattamento di pensione con opzione donna è calcolato col solo sistema contributivo, normalmente penalizzante.

Pensione per gli addetti ai lavori usuranti e notturni

Coloro che sono adibiti a mansioni particolarmente usuranti, come individuati dal decreto in materia [3], oppure ai turni notturni, possono ottenere la pensione di anzianità con un minimo di 61 anni e 7 mesi di età e 35 anni di contribuzione, e con una quota minima pari a 97,6.

I requisiti sono aumentati di un anno per chi possiede anche contributi da lavoro autonomo, e per chi è adibito a turni notturni per meno di 78 notti l’anno. Per approfondire leggi il nostro articolo sulla pensione addetti ai lavori usuranti e notturni.


note

[1] Circ. Inps 117/2019.

[2] D.L. 201/2011.

[3] D.lgs. 67/2011.


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2 Commenti

  1. Buongiorno vorrei solo sapere se esiste differenza tra una lavoratrice addetta vendita e magazzino in un centro commerciale e addetta vendita di un negozio perché i posso dire che dopo 30 anni di servizio la mia schiena sta riportando notevoli danni

    1. Ti consigliamo la lettura dei seguenti articoli:
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