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Apprezzamenti sessuali a minorenni: è reato?

16 Dicembre 2019
Apprezzamenti sessuali a minorenni: è reato?

Quando scatta il reato di adescamento di minori: l’età del consenso e le lusinghe. 

Un’auto accosta a lato del marciapiede. Si abbassa un finestrino. Un giovane di circa 20 anni, seduto sul sedile del passeggero, fa un fischio in direzione di una adolescente che cammina lungo il marciapiedi, la borsa a tracolla e il rossetto vivo stampato sulle labbra. Sembra una bambina che gioca a truccarsi da donna. Poi le parole, pronunciate dal ragazzo con una forte cadenza locale: «Ciao… Vieni qui, che bella bambolina che sei… (…) Hai anche un bel culetto». Lei ha lo sguardo ingenuo, privo di qualsiasi malizia nonostante l’abbigliamento che evidenzia le giovani forme. Si vede, dall’espressione che fa in viso, che non è per niente abituata a quel tipo di “complimenti”. Tant’è che, turbata, accelera il passo, forse col timore di essere raggiunta e importunata. 

In una scena di questo tipo si possono ravvisare dei comportamenti vietati dalla legge? In caso di apprezzamenti sessuali a minorenni c’è reato?

Il caso che abbiamo descritto è proprio quello che la Cassazione ha deciso con una sentenza di questi giorni [1]. Ecco cosa la Corte ha ritenuto in tale occasione. 

Atti sessuali con minorenne

Il Codice penale, all’articolo 609 quater, sanziona gli atti sessuali compiuti con persona che non ha compiuto ancora 14 anni. Questo significa che avere un rapporto con una ragazza di 13 anni è reato, mentre non lo è se questa ha già 14 anni. Il limite di età passa a 16 anni se il colpevole è il genitore (anche adottivo), il tutore, l’insegnante o qualsiasi altra persona che, per ragioni di cura, educazione, istruzione, vigilanza o custodia ha in affidamento il minore o convive con questi.

Nel caso di specie, non essendo stato commesso alcun atto sessuale, non può ravvisarsi il delitto in questione. 

Adescamento nei confronti di minorenni

Il Codice penale prevede poi il reato di adescamento nei confronti di un/a minore  che non ha ancora compiuto 16 anni, ma solo se vi è l’intenzione precisa (che, in termini tecnici, si dice «dolo specifico») di voler commettere con lui/lei «atti sessuali». 

Per adescamento si intende qualsiasi atto volto a carpire la fiducia del minore attraverso artifici, lusinghe o minacce posti anche tramite internet o i social.

Il paradosso

A confrontare le due nome sembra esserci un paradosso. Chi, infatti, “ci prova” – ossia tenta di adescare un minore allo scopo di avere un rapporto sessuale con lui – commette reato se quest’ultimo ha 14 o 15 anni (mentre da 16 anni in poi il comportamento non è più punibile), mentre chi “passa ai fatti” – nel senso che consuma il rapporto sessuale – commette reato solo se la vittima non ha ancora compiuto 14 anni. In buona sostanza, la semplice “intenzione” di agire nei confronti di un minore tra 14 e 15 anni costituisce reato, mentre l’atto in sé – che dovrebbe essere più grave – non è reato. 

Il legislatore non si è accorto, insomma, di aver fissato un limite di età diverso in due norme che presuppongono lo stesso comportamento: la volontà di compiere atti sessuali con minore, con la differenza che in un caso (adescamento: limite di età 16 anni) viene punito il semplice tentativo di carpire la fiducia del minore, mentre in un altro (gli atti sessuali: limite di età 14 anni) viene punito il risultato. 

La soluzione

In verità, a leggere bene le norme, nel reato di adescamento la legge chiede qualcosa in più che il semplice tentativo di compiere l’atto sessuale: un atteggiamento di “furbizia”. Tale furbizia è volta a far cadere nella rete delle lusinghe il giovane, ancora inesperto e perciò portato a credere ai complimenti e alle promesse amorose che gli vengono rivolti pur di consumare il rapporto. 

Dunque, una cosa è manifestare in modo diretto la volontà di avere un rapporto sessuale con un minore, cosa che un quattordicenne ben potrebbe capire; un’altra, invece, è prendere la questione “alla larga”, tentando di raggiungere il proprio scopo con raggiri (ad esempio, il fingersi innamorato e il promettere un amore eterno). Ecco perché, in questo secondo caso, la vittima deve essere più grande, in modo da comprendere lo scopo dell’altro soggetto.

Nel caso di specie, fare dei semplici apprezzamenti – magari anche volgari – in mezzo a una strada non può certo integrare quelle lusinghe dalle quali il Codice penale vuol tutelare chi ha un’età compresa tra 15 e 16 anni. Ragion per cui, non è reato fare apprezzamenti sessuali per strada a minorenni se questi hanno già compiuto 14 anni.  


note

[1] Cass. sent. n. 50339/2019 del 12.12.2019.

Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 18 ottobre – 12 dicembre 2019, n. 50339

Presidente Andreazza – Relatore Noviello

Ritenuto in fatto e considerato in diritto

1. Con sentenza del 7 maggio 2018 la Corte di Appello di Trieste confermava la sentenza del 31 marzo 2016 emessa dal Tribunale di Pordenone nei confronti di Mi. Ca., con cui il medesimo era stato condannato alla pena di mesi otto di reclusione per il reato di cui all’art. 609 undecies cod. pen. perché allo scopo di commettere atti sessuali con una minorenne, adescava una minore infraquattordicenne affiancando la bambina a bordo di una autovettura dicendole “vieni qui che bella bambolina che sei ..e hai anche un bel caletto…”. In Pordenone il 25/01/2015.

2. Contro la predetta sentenza ha proposto ricorso, mediante i suoi due difensori, Mi. Ca., proponendo con il proprio difensore tre motivi di impugnazione, che si riportano in forma riassuntiva ai sensi dell’art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

3. Con il primo motivo ha dedotto il vizio di cui all’art. 606 comma 1 lett. b) cod. proc. pen. per inosservanza o erronea applicazione dell’art. 609 undecies cod. pen. per difetto dell’elemento oggettivo, non essendo stata posta in concreto alcuna condotta adescatrice. In particolare, le frasi formulate dal ricorrente non avrebbero alcuna portata lusinghiera ai sensi dell’art. 609 undecies cod. pen., come tale idonea a carpire concretamente e subdolamente la fiducia della minore, come confermato dalla circostanza di avere sortito l’opposto effetto di farla allontanare.

4. Con il secondo motivo ha dedotto il vizio di cui all’art. 606 comma 1 lett. e) cod. proc. pen. per contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione laddove la corte di appello, dopo avere premesso che perchè si possa parlare di lusinghe penalmente rilevanti ai sensi dell’art. 609 undecies cod. pen. si debba essere in presenza di una condotta protratta da parte dell’agente, si da riuscire a carpire la fiducia della minore, avrebbe contraddittoriamente e illogicamente ritenuto integrato il reato in presenza di una sola e breve condotta.

5. Con il terzo motivo, ha dedotto il vizio di cui all’art. 606 comma 1 lett. b) cod. proc. pen. per inosservanza o erronea applicazione dell’art. 609 undecies cod. pen. in ragione del difetto dell’elemento soggettivo del reato. I giudici non avrebbero svolto alcun accertamento teso ad individuare lo scopo dell’agente, stante l’assenza di qualsiasi dato obiettivo idoneo a rivelare con certezza che la finalità del ricorrente fosse quella di commettere uno dei reati richiamati dall’art. 609 undecies cod. pen. Né alcun rilievo può assumere ai suddetti fini – come invece ritenuto dai giudici di merito – l’ulteriore incontro verificatosi due giorni dopo il fatto, perché oggettivamente neutro e come tale penalmente irrilevante. Tanto più nel quadro nella commissione di una condotta unisussistente e svoltasi in pochi secondi ed a fronte di precedenti penali dell’imputato estranei a reati coinvolgenti la sfera sessuale.

6. Il ricorso è fondato nei termini di seguito indicati.

7. Procedendo all’esame del terzo motivo di impugnazione, che appare assorbente per la sua rilevanza rispetto ai precedenti, va premesso che l’art. 609 undecies cod. pen. nel ritenere punibile la condotta di adescamento in danno di un’infrasedicenne vuole che essa sia sorretta dal dolo specifico di commettere uno dei reati precisamente richiamati dalla norma, tra cui rientra, per quanto qui interessa alla luce della contestazione formulata, anche quello di cui all’art. 609 quater cod. pen. Occorre tuttavia precisare che con riguardo ad atti sessuali nei confronti di minorenni essi integrano il predetto ultimo reato – al di fuori della particolare ipotesi, qui non ricorrente, di cui al comma 1 n. 2 del medesimo articolo 609 quater cod. pen. – solo allorquando la persona offesa non abbia compiuto i quattordici anni di età. Consegue, come ha già precisato questa Corte e tenendo conto del principio di legalità nonché dell’interpretazione finalistica della norma, la quale mira ad anticipare la tutela degli stessi beni protetti dalle fattispecie richiamate, che una condotta pur eventualmente riconducibile al concetto di adescamento di cui all’art. 609 undecies cod. pen. commessa al fine, che non è illecito al di fuori delle ipotesi considerate dall’art. 609 quater primo comma n. 2 cod. pen., di avere rapporti sessuali con minore di età compresa tra i 14 e i 16 anni (quale è la ritenuta persona offesa nel caso in esame) non integra gli estremi del delitto in esame (cfr. in motivazione Sez. 3, n. 23173 del 15/02/2018 Rv. 273153 – 01 T.).

7.1. Sul punto, pur a fronte di una deduzione critica non particolarmente articolata, ma comunque riferita alla assenza della finalità di perseguire «uno dei reati sessuali espressamente richiamati dall’art. 609 undecies cod. pen.» la corte non ha rilevato la peculiarità del caso concreto alla luce della suesposta portata della norma incriminatrice di riferimento, limitandosi a sostenere una indistinta finalizzazione verso reati sessuali con la persona offesa, rispetto alla quale, per quanto detto e tenuto conto che al momento del fatto la stessa aveva già compiuto i 14 anni, essendo nata il 29/05/2000, lo scopo della realizzazione del reato ex art. 609 quater cod. pen., come contestato nel capo di imputazione, non è all’evidenza concretamente evincibile. Deve quindi rilevarsi il dedotto vizio di violazione di legge ex art. 606 comma 1 lett. b) cod. proc. pen.

7.2. Con conseguente annullamento della sentenza impugnata senza rinvio ai sensi dell’art. 620 comma 1 lett. a) cod. proc. pen. , non essendo il fatto previsto dalla legge come reato.

P.Q.M.

annulla la sentenza impugnata senza rinvio perché il fatto non è previsto dalla legge come reato.

 


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