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Come avere la cittadinanza italiana

17 Dicembre 2019 | Autore: Fabio Giudice
Come avere la cittadinanza italiana

In che modo può essere acquistata la cittadinanza italiana in base alla normativa attuale, di recente modificata con il “Decreto Sicurezza”. 

Come avere la cittadinanza italiana? Per la legge italiana esiste un principio generale, lo ius sanguinis: si diventa cittadini italiani per la sola circostanza di essere figli di almeno un genitore italiano. Ma non è questo l’unico caso previsto. Andiamo con ordine.

Si può diventare cittadini italiani per: acquisto automatico; matrimonio; naturalizzazione; beneficio di legge o meriti speciali; casi particolari.

L’acquisto della cittadinanza in modo automatico

L’acquisto della cittadinanza è anzitutto previsto per chi [1]:

  • è figlio di padre o madre cittadini italiani;
  • è nato in Italia se entrambi i genitori sono ignoti o apolidi (cioè senza alcuna cittadinanza);
  • è nato in Italia da genitori che abbiano la cittadinanza di un altro Stato la cui legge vieti di trasmetterla al figlio se è nato fuori da quello Stato (e quindi il figlio nato in Italia se non acquistasse la cittadinanza italiana resterebbe apolide).

Inoltre, è considerato cittadino italiano per nascita il figlio di genitori ignoti che sia stato trovato nel territorio italiano e che non abbia un’altra cittadinanza [2].

Ancora, acquista la cittadinanza anche il minore che sia stato riconosciuto da un cittadino italiano; se manca tale riconoscimento spontaneo, il minore può fare causa al cittadino italiano e, se è accertato il legame di sangue, ottenere una sentenza che gli consentirà di acquistare la cittadinanza [3].

Infine, acquista la cittadinanza italiana il minore straniero adottato da un cittadino italiano [4].

In tutti questi casi, l’acquisto della cittadinanza avviene in modo automatico: lo Stato la attribuisce a chi è discendente di cittadini italiani (o adottato) o è nato nel territorio italiano. Nella prima ipotesi, la legge considera fondamentale il legame di sangue o quello adottivo; nella seconda, tutela chi è nato in Italia ma i suoi genitori sono ignoti o apolidi (si pensi a dei profughi in fuga da uno Stato in guerra) o non possono trasmettergli la propria cittadinanza perché la legge del loro Stato non lo consente proprio a causa del fatto che egli non è nato in quello Stato.

Caso particolare è quello di chi viene trovato in Italia anche se non vi è nato: se si tratta di una persona i cui genitori siano ignoti e non abbia un’altra cittadinanza lo Stato italiano la considera nata in Italia e le attribuisce la cittadinanza italiana.

L’acquisto della cittadinanza per matrimonio

La cittadinanza italiana può essere poi acquistata a seguito di matrimonio con cittadino italiano.

Secondo la legge, il coniuge straniero o apolide di cittadino italiano può acquistare la cittadinanza italiana dopo due anni di residenza legale in Italia oppure, se residente all’estero, dopo tre anni dalla data del matrimonio, se non vi è stato scioglimento, annullamento o cessazione degli effetti civili e se non c’è separazione legale. Questi termini sono ridotti alla metà se ci sono figli nati o adottati dai coniugi [5].

L’acquisto della cittadinanza non è però possibile nei seguenti casi:

  • aver commesso reati contro la personalità dello Stato, contro la personalità internazionale e interna dello Stato e contro i diritti politici dei cittadini (si tratta di reati politici molto gravi: ad esempio una persona che compia atti di guerra con uno Stato straniero contro lo Stato italiano);
  • condanna per reati che richiedono il dolo, cioè la volontà di commettere il crimine, per i quali la legge prevede una pena massima che non sia inferiore a tre anni di reclusione (ad esempio il furto, punito con la reclusione da sei mesi a tre anni, o la resistenza a pubblico ufficiale, per la quale il periodo previsto va da sei mesi a cinque anni);
  • condanna per reati non politici alla pena della reclusione superiore ad un anno da parte di un giudice straniero, quando la sua sentenza sia stata riconosciuta in Italia (non politici per distinguerli da quelli politici di cui abbiamo parlato sopra);
  • per motivi relativi alla sicurezza della Repubblica di cui ci sia la prova [6].

In caso di riabilitazione del condannato, è di nuovo possibile acquistare la cittadinanza [7].

Chi può presentare la domanda?

Se lo straniero si è sposato con un cittadino italiano deve presentare una specifica domanda e deve anche avere la residenza legale in Italia. Residenza legale vuol dire che l’interessato deve essere iscritto all’anagrafe di un Comune italiano e avere un permesso di soggiorno valido [8].

Nel caso in cui il coniuge di un cittadino italiano abbia trascorso i primi tre anni di matrimonio all’estero e poi si sia trasferito in Italia per presentare l’istanza sarà sufficiente che egli abbia la residenza legale.

Altro requisito fondamentale è che il matrimonio non deve essere sciolto, cessato o annullato alla data del decreto con cui l’interessato ottiene la cittadinanza. Non ci deve essere neanche separazione personale, ma è invece ammessa la separazione “di fatto” perché per la legge non ha rilevanza e, quindi, il coniuge separato “di fatto” (che, ad esempio, abbia solo lasciato la casa coniugale) può ottenere la cittadinanza per matrimonio.

A chi va presentata la domanda?

Per presentare la domanda, i casi sono due:

  •  in caso di residenza in Italia va presentata al Prefetto della provincia in cui l’interessato risiede.
  •  in caso di residenza all’estero la competenza è del Consolato.

Come si compila la domanda?

La domanda può essere presentata esclusivamente in via telematica: occorre registrarsi sul servizio di inoltro telematico del ministero dell’Interno e compilarla. La domanda va quindi trasmessa alla Prefettura o al Consolato a seconda se il richiedente risieda in Italia o all’estero. Tutta la procedura si svolge on-line: lo straniero potrà anche essere convocato in ufficio ma tutte le comunicazioni gli verranno inviate sul portale in cui si è registrato, nel quale egli potrà anche controllare a che punto è la sua pratica.

Quali documenti vanno allegati?

Alla domanda, l’interessato deve allegare i seguenti documenti:

  • estratto in originale dell’atto di nascita, tradotto e legalizzato, anche in autocertificazione [9];
  • certificato penale del Paese d’origine e/o di altri Paesi ove l’interessato sia stato residente, tradotto e legalizzato;
  • attestazione di versamento del contributo di euro 250,00 da effettuarsi su conto corrente postale n. 809020 intestato al Ministero dell’Interno-DLCI (causale:Cittadinanza-contributo art. 9-bis, comma 2- legge n. 91/92);
  • fotocopia documento di riconoscimento in corso di validità;
  • 1 Marca da bollo da €. 16,00

Il rifugiato politico e l’apolide,in sostituzione del certificato di nascita, possono presentare un atto notorio, fatto in tribunale, con l’indicazione delle proprie generalità e di quelle dei genitori. Inoltre, al posto del certificato penale possono allegare un’autocertificazione in cui dichiarino, sotto la propria responsabilità, di non avere riportato condanne penali né di avere procedimenti penali in corso nel proprio Paese di origine e negli eventuali altri Paesi in cui abbiano trasferito la residenza.

Chi emette il decreto che attribuisce o nega la cittadinanza?

Il decreto che attribuisce o nega la cittadinanza è emesso [10]:

  • dal Prefetto, che accoglie la domanda presentata dal coniuge straniero legalmente residente in Italia e respinge quella di chi sia stato condannato per uno dei reati previsti dalla legge di cui abbiamo parlato prima;
  • dal Capo del Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’Interno, che ha la stessa competenza del Prefetto riguardo alle domande del coniuge straniero residente all’estero.
  • dal ministro dell’Interno, se vi siano ragioni riguardanti la sicurezza della Repubblica.

In quest’ultimo caso, è necessaria una delicata valutazione della situazione complessiva: gli atti e i comportamenti dello straniero che chiede la cittadinanza non devono mettere in pericolo la sicurezza nazionale (possiamo pensare a uno straniero sospettato di terrorismo).

La domanda respinta può essere riproposta dopo cinque anni dall’emissione del decreto di rigetto [11].

La notifica del decreto e il giuramento

In caso di conclusione positiva, il decreto è inviato al Comune di residenza perché sia notificato. L’interessato dovrà quindi, entro 6 mesi dalla notifica, sempre presso lo stesso Comune, prestare giuramento “di essere fedele alla Repubblica e di osservare la Costituzione e le leggi dello Stato”. Il decreto produce i suoi effetti dal giorno successivo al giuramento [12].

L’acquisto della cittadinanza per residenza (naturalizzazione)

La cittadinanza italiana può essere concessa su richiesta anche in caso di residenza dello straniero che sia durata per un determinato periodo.

Chi può presentare la domanda?

Vediamo allora nel dettaglio chi può presentare la domanda (sempre in via telematica):

  • lo straniero di cui il padre o la madre o uno dei nonni sono stati cittadini per nascita o nato in territorio italiano e, in entrambi i casi, vi risiede legalmente da almeno tre anni [13];
  • lo straniero maggiorenne adottato da cittadino italiano che risiede legalmente in Italia da almeno cinque anni dopo l’adozione [14];
  • lo straniero che ha prestato servizio, anche all’estero, per almeno cinque anni alle dipendenze dello Stato italiano (in questo caso non si considera la residenza) [15];
  • il cittadino di uno Stato dell’Unione Europea se risiede legalmente in Italia da almeno quattro anni [16];
  • l’apolide o il rifugiato, dopo essere stato riconosciuto tale, che risiede legalmente in Italia da almeno cinque anni [17];
  • Lo straniero extracomunitario che risiede legalmente in Italia da almeno dieci anni [18].

A chi va presentata la domanda?

La domanda va presentata al Prefetto della provincia di residenza dello straniero.

Quali documenti vanno allegati?

Alla domanda telematica l’interessato deve allegare i seguenti documenti:

  • estratto in originale dell’atto di nascita, tradotto e legalizzato, anche in autocertificazione;
  • certificato penale del Paese d’origine e/o di altri Paesi ove l’interessato sia stato residente, tradotto e legalizzato;
  • attestazione di versamento del contributo di euro 250,00 da effettuarsi su conto corrente postale n. 809020 intestato al ministero dell’Interno-DLCI (causale:Cittadinanza-contributo art. 9- bis, comma 2- legge n. 91/92);
  • fotocopia documento di riconoscimento in corso di validità;
  • 1 Marca da bollo da €. 16,00.

Lo straniero che abbia fatto ingresso in Italia prima del compimento del 14° anno di età e sia stato residente per dieci anni senza interruzione nel territorio nazionale, se non può presentare un certificato penale del Paese di origine e degli eventuali altri Paesi di residenza,può allegare una autocertificazione o un certificato storico di residenza che cioè indichi tutti i posti in cui egli sia stato residente nel corso del tempo.

Per quanto riguarda i rifugiati politici e gli apolidi, vale quanto abbiamo detto a proposito delle istanze di cittadinanza per matrimonio.

La cittadinanza per residenza è una concessione: cosa vuol dire?

C’è un aspetto molto importante da sottolineare: nel caso di acquisto della cittadinanza per residenza, chiamata anche naturalizzazione, la legge usa il termine “concessione”, a differenza dell’acquisto per matrimonio, per evidenziare che averla non è un diritto dell’interessato il quale può ottenerla solo se lo Stato ritiene che non ci sia pericolo per la comunità nazionale.

Per questo motivo, la situazione personale dello straniero è valutata con grande attenzione: egli deve risultare idoneo dal punto di vista dei precedenti penali, ma anche dimostrare di avere un reddito che gli garantisca l’autosufficienza economica. Infatti, con l’acquisto della cittadinanza lo straniero diventa titolare di diritti ma anche destinatario di obblighi fra cui quelli di solidarietà economica e di partecipazione alla spesa pubblica, previsti dalla Costituzione italiana [19].

Qual è il reddito minimo richiesto?

Il reddito minimo richiesto dalla legge è diverso in base alla situazione familiare dell’interessato. Vediamo i vari casi [20]:

  • €. 8.263,31 per il richiedente che non abbia familiari a carico;
  • €. 11.362,05 se invece vi sia il coniuge a carico, aumentato di €. 516,46 per ogni figlio o altro familiare a carico.

I redditi da considerare sono solo quelli imponibili IRPEF, cioè quelli che possono essere tassati, riguardanti i tre anni precedenti la data di presentazione della domanda.

Dato che accade spesso che tra la presentazione della domanda e la risposta dell’amministrazione passi molto tempo, l’interessato può comunicare eventuali miglioramenti della sua situazione economica (ad esempio, la moglie o il figlio che abbiano trovato un lavoro).

Il ministero dell’Interno ha previsto che il richiedente, sprovvisto di reddito proprio, può presentare la domanda allegando le dichiarazioni dei redditi del familiare di cui è a carico (ad es. figlio a carico del padre, moglie del marito) [21].

In generale è stato precisato che il reddito da considerare è quello dell’intero nucleo familiare del richiedente: ciò vuol dire che se, ad esempio, in una famiglia lavorano il padre (che ha chiesto la cittadinanza) e un figlio dovrà essere fatta la somma del reddito di entrambi [22].

Casi di rigetto della domanda di cittadinanza per residenza

La domanda di cittadinanza potrà essere rigettata nei seguenti casi:

  • presenza di precedenti penali (vale quanto abbiamo detto in tema di cittadinanza per matrimonio);
  • mancanza del periodo di residenza legale;
  • insufficienza dei redditi;
  • pericoli per la sicurezza della Repubblica.

Se la domanda viene rifiutata perché incompleta è necessario presentarne un’altra. In questo caso sarà possibile riutilizzare la ricevuta del pagamento del contributo di € 250 già versato. Ciò non è possibile, invece, per il certificato penale del Paese di origine che dura sei mesi dalla data di rilascio e quindi, se scaduto, non potrà essere riutilizzato.

Chi emette il decreto che attribuisce o nega la cittadinanza per residenza?

La cittadinanza per residenza viene attribuita o negata con un Decreto del Presidente della Repubblica [23].

La notifica del decreto e il giuramento

In caso di esito positivo, anche in questo caso il decreto di concessione della cittadinanza viene inviato al Comune di residenza per la notifica e il giuramento.

Decreto Sicurezza: cosa cambia per l’acquisto della cittadinanza italiana?

Un paragrafo a parte merita la recente riforma in materia di acquisto della cittadinanza per matrimonio e per naturalizzazione: si tratta del “Decreto Sicurezza” [24]. Le nuove norme sono entrate in vigore il 5 ottobre del 2018. Vediamo quali novità hanno previsto.

Elevato da 24 a 48 mesi il termine entro cui va conclusa la pratica

Viene elevato da 24 a 48 mesi (4 anni) il termine entro cui deve essere conclusa la pratica di riconoscimento della cittadinanza per matrimonio o per naturalizzazione.

Importante sottolineare che il nuovo termine va applicato non solo alle nuove domande, cioè quelle presentate dopo l’entrata in vigore della legge, ma anche a quelle presentate prima il cui procedimento non sia ancora concluso; il termine va calcolato a partire dalla data di presentazione della domanda [25].

Domanda di cittadinanza per matrimonio: novità

Prima della riforma la domanda di cittadinanza per matrimonio che non avesse avuto risposta dopo due anni da quando era stata presentata non poteva più essere respinta. Il “Decreto Sicurezza”, oltre a elevare il termine da due a quattro anni, ha abrogato questa norma [26].

Obbligo di dimostrare un’adeguata conoscenza della lingua italiana

Altra importantissima modifica è costituita dalla previsione dell’obbligo di dimostrare una adeguata conoscenza della lingua italiana: il livello di conoscenza non deve essere inferiore al B1 del Quadro Comune Europeo di Riferimento per le Lingue (QCER). Quest’ultimo è un sistema di giudizio riconosciuto come il più completo a livello internazionale per valutare le capacità linguistiche di una persona. Esso è basato su sei livelli, tra i quali il B1 ha carattere intermedio.

La conoscenza adeguata della lingua italiana che è richiesta deve essere quindi di livello medio. In pratica questo vuol dire che è necessario:

  • essere in grado di capire le parti essenziali di dialoghi che riguardano o situazioni di tipo personale e familiare come, ad esempio, quelle che si verificano a scuola o durante il tempo libero o anche quelle che possono verificarsi mentre si viaggia per l’Italia, ad esempio in albergo;
  • essere capaci di esprimere esperienze ed avvenimenti, sogni, speranze e ambizioni e saper spiegare in breve  i motivi delle proprie opinioni e dei propri progetti (perché sono in Italia? cosa voglio fare?);
  • saper scrivere un testo semplice relativo ad argomenti di tipo familiare o di interesse personale.

Pertanto i richiedenti, al momento della presentazione della domanda, oltre alla documentazione richiesta, devono anche presentare un titolo di studio rilasciato da un istituto di istruzione pubblico o paritario riconosciuto dal ministero degli Affari Esteri o dal ministero dell’Istruzione, dell’Università e della ricerca. Possono anche presentare un certificato di un ente certificatore riconosciuto dai suddetti ministeri; ad oggi gli enti riconosciuti sono soltanto quattro: l’Università degli Studi Roma Tre, l’Università per Stranieri di Siena, l’Università per Stranieri di Perugia e la Società Dante Alighieri, ente il cui scopo è quello di tutelare e diffondere la lingua e la cultura italiane nel mondo.

Gli stranieri che abbiano sottoscritto l’Accordo di Integrazione o che siano titolari di un permesso di soggiorno di lungo periodo non devono presentare nulla poiché in questi due casi la valutazione sulla adeguata conoscenza della lingua italiana è già stata fatta [27].

Revoca della cittadinanza per reati di terrorismo ed eversione

La riforma ha poi aggiunto l’ipotesi di revoca della cittadinanza per matrimonio, residenza e figlio di stranieri nato in Italia che abbia acquisito la cittadinanza dopo i 18 anni, in caso di condanna definitiva per i reati di terrorismo ed eversione [28]. Tuttavia la cittadinanza non può essere revocata in qualsiasi momento perchè esiste un limite di tempo e cioè tre anni da quando la sentenza di condanna per tali reati sia diventata definitiva.

Aumento del contributo richiesto 

Altra importante modifica riguarda l’aumento del contributo richiesto, che passa da 200 a 250 euro.

Nuovo termine per il rilascio di estratti e certificati di stato civile

Infine, il termine per il rilascio degli estratti e dei certificati di stato civile occorrenti per il riconoscimento della cittadinanza italiana è fissato in 6 mesi dalla data di presentazione della richiesta [29].

La cittadinanza per beneficio di legge

Si può diventare cittadini italiani anche per beneficio di legge.

I casi in cui ciò avviene sono, innanzitutto, quelli in cui l’interessato sia discendente in linea retta fino al secondo grado da cittadino italiano per nascita (nonno e nipote) e possieda anche uno dei seguenti requisiti [30]:

  • presta servizio militare per lo Stato italiano dopo aver dichiarato di voler acquistare la cittadinanza italiana;
  • svolge un impiego pubblico alle dipendenze dello Stato italiano, anche all’estero, e dichiara di voler acquistare la cittadinanza italiana;
  • al raggiungimento dei 18 anni risiede legalmente in Italia da almeno due anni e dichiara, entro un anno dal compimento della maggiore età, di voler acquistare la cittadinanza italiana.

Altro caso è quello dello straniero nato in Italia e che vi abbia risieduto legalmente e senza interruzioni fino al compimento della maggiore età. Egli diventa cittadino italiano se dichiara di volerlo entro un anno da tale data [31].

Vi è poi l’ipotesi del figlio maggiorenne straniero che sia stato riconosciuto, o sia stato dichiarato tale da un giudice, anche straniero. Egli conserva la propria cittadinanza ma può, entro un anno dal riconoscimento o dalla dichiarazione del giudice, dichiarare di scegliere la cittadinanza italiana [32].

In ciascuno di questi casi di acquisto della cittadinanza per beneficio di legge la dichiarazione deve essere rilasciata davanti all’Ufficiale di Stato civile del Comune di residenza.

La cittadinanza per meriti speciali

La cittadinanza per meriti speciali [33], invece, è concessa agli stranieri che hanno reso servizi eminenti all’Italia o quando vi è un interesse eccezionale dello Stato.

Un esempio può essere quello del campione di atletica che dichiara di voler gareggiare e vincere per l’Italia (meriti sportivi); o quello del cittadino straniero che salva la vita a un bambino che rischia di cadere da un balcone (meriti sociali, la cronaca presenta spesso episodi come questo). In questi casi è interesse dello Stato premiare lo straniero perchè ha compuito un gesto con il quale ha dimostrato di condividere i valori fondamentali della comunità nazionale.

La cittadinanza per meriti speciali è concessa con Decreto del Presidente della Repubblica.

La cittadinanza e le leggi speciali

Ci sono poi alcune leggi speciali che permettono di acquisire la cittadinanza italiana a persone che si sono trovate in situazioni di particolare sofferenza e disagio, legate più che altro ad eventi delle due guerre mondiali.

E così abbiamo il riconoscimento della cittadinanza a favore delle persone nate e già residenti nei territori appartenuti all’Impero austro-ungarico e ai loro discendenti [34] e ai connazionali dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia e ai loro discendenti [35].

Cenni sulla cittadinanza europea

Un accenno al concetto di cittadinanza europea è certamente opportuno. Essa spetta a chiunque abbia la cittadinanza di uno Stato dell’Unione Europea [36]. Questo vuol dire che essa si aggiunge alle varie cittadinanze nazionali.

La cittadinanza europea permette di godere di una serie di diritti:

  • la libertà di circolazione e di soggiorno su tutto il territorio dell’Unione;
  • se ci si trova in un Paese nel quale il proprio Stato non ha rappresentanza diplomatica si può essere tutelati dalla Ambasciata o dal Consolato di un altro Stato membro;
  • il diritto di votare e di essere eletti alle elezioni comunali e a quelle del Parlamento Europeo nello Stato membro in cui si risiede;
  • il diritto per ogni cittadino dell’Unione Europea di presentare petizioni al Parlamento europeo e ricorsi al Mediatore europeo.

Giurisprudenza

L’amministrazione non può, nel denegare il riconoscimento della cittadinanza per naturalizzazione richiesto ai sensi dell’art. 9 della l. n. 92 del 1991, fondare il proprio giudizio di mancato inserimento sociale sull’astratta tipologia del reato e sulla sua pericolosità, astratta o presunta, senza apprezzare tutte le circostanze del fatto concreto e, benché la sua valutazione sia finalizzata a scopi autonomi e diversi da quella del giudice penale che ha concesso l’estinzione del reato, esimersi da una considerazione in concreto della condotta sanzionata, delle sue modalità, del suo effettivo disvalore come anche della personalità del soggetto.

In sostanza, il portato di discrezionalità che connota l’atto in questione comporta accurati apprezzamenti da parte dell’amministrazione sulla personalità e sulla condotta di vita dell’interessato e si esplica in un potere valutativo circa l’avvenuta integrazione dello straniero nella comunità nazionale sotto i molteplici profili della sua condizione lavorativa, economica, familiare e di irreprensibilità della condotta.

(Consiglio di Stato, sez. III, 14/05/2019, n. 3121; 06/09/2018 n. 5262 e 12/11/2014, n. 5571; sez. VI, 09/11/2011, n. 5913, 10/01/2011, n. 52 e 26/01/2010, n. 282)

Il tempo trascorso e l’assenza di altri reati, che ha condotto alla estinzione dei reati per i quali è intervenuta condanna, non appare argomento idoneo a ritenere manifestamente illogica la valutazione effettuata dalla Pubblica Amministrazione in ordine al fatto che il richiedente dello status di cittadino non presentasse una piena idoneità all’inserimento stabile nella comunità italiana, tanto più se le condotte di che trattasi rientrano tra i delitti che generano allarme sociale e che denotano scarso rispetto per l’ordinamento e la comunità dello Stato ospitante. Inoltre, il presupposto per la declaratoria di estinzione dei reati si fonda sulla mera verifica della reiterazione di reati nel quinquennio successivo e non preclude di porre le condotte oggetto di procedimento penale a base del giudizio prognostico, che compete all’Amministrazione, sulla idoneità del ricorrente ad assumere i doveri e ad aderire alle regole del paese ospitante così da far coincidere l’interesse dello Stato con quello del ricorrente in ordine alla concessione dello status.

(T.A.R. Lazio Roma, Sez. I ter, 18/04/2019, n. 5057)

In materia di concessione della cittadinanza italiana, trattandosi di esercizio di potere discrezionale da parte dell’amministrazione, il sindacato sulla valutazione compiuta dall’amministrazione, non può che essere di natura estrinseca e formale; non può spingersi, quindi, al di là della verifica della ricorrenza di un sufficiente supporto istruttorio, della veridicità dei fatti posti a fondamento della decisione e dell’esistenza di una giustificazione motivazionale che appaia logica, coerente e ragionevole.

(T.A.R. Lazio Roma, Sez. I ter, 28/03/2019, n. 4161; Cons.Stato, sez. VI, 09/11/2011, n. 5913; Tar Lazio, seconda – quater, 19/06/2012, n. 5665)

L’interesse pubblico sotteso al provvedimento di concessione della particolare capacità giuridica, connessa allo status di cittadino, impone che si valutino, anche sotto il profilo indiziario, le prospettive di ottimale inserimento del soggetto interessato nel contesto sociale del Paese ospitante.

(T.A.R. Lazio Roma, Sez. I ter, 04/03/2019, n. 2743; 28/03/2019, n. 4161; 27/02/2017, n. 2883)

L’articolo 20 TFUE, letto alla luce degli articoli 7 e 24 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, deve essere interpretato nel senso che esso non osta a una normativa di uno Stato membro, come quella di cui al procedimento principale (Paesi Bassi), che prevede, a determinate condizioni, la perdita ipso iure della cittadinanza di tale Stato membro comportando, nel caso di persone che non sono in possesso anche della cittadinanza di un altro Stato membro, la perdita del loro status di cittadino dell’Unione europea e dei diritti ad esso correlati, a condizione che le autorità nazionali competenti, inclusi, se del caso, gli organi giurisdizionali nazionali, possano esaminare, in via incidentale, le conseguenze di tale perdita della cittadinanza e, eventualmente, far riacquistare ex tunc la cittadinanza agli interessati, in occasione della domanda, da parte dei medesimi, di un documento di viaggio o di qualsiasi altro documento comprovante la loro cittadinanza. Nell’ambito di siffatto esame, tali autorità e organi giurisdizionali devono verificare se la perdita della cittadinanza dello Stato membro interessato, che comporta quella dello status di cittadino dell’Unione, rispetti il principio di proporzionalità con riferimento alle conseguenze che essa determina sulla situazione di ogni interessato e, se del caso, dei suoi familiari, sotto il profilo del diritto dell’Unione.

(Corte di giustizia dell’Unione Europea, Grande sezione, sent.causa C-221/17 del 12/03/2019)

La domanda di risarcimento danni maturati a seguito del silenzio serbato sull’istanza di concessione della cittadinanza italiana ai sensi dell’art. 9, l. n. 91 del 1992, va respinta quando il decreto di conferimento sia stato inviato alla firma entro il nuovo termine di 48 mesi ora previsto dall’art. 14 del decreto legge n. 113 del 2018 (convertito in legge 132/2018) che, ai sensi del comma 2 si applica “ai procedimenti di conferimento della cittadinanza in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto”.

(TAR Lazio, sez. I-ter, 14/02/2019, n. 2008)

L’acquisto della cittadinanza per matrimonio esclude un potere discrezionale da parte dell’Amministrazione nel valutare le condizioni che osterebbero a tale concessione. Infatti, dinanzi a tale situazione, l’unico motivo su cui potrebbe basare il diniego alla concessione della cittadinanza italiana è quello che attiene la sicurezza della Repubblica, esistendo un vero e proprio diritto soggettivo in favore del richiedente all’acquisto della cittadinanza per matrimonio.

(TAR Toscana, sez. II, 09/01/2019, n. 25)

Nessuna delle disposizioni del Testo unico immigrazione relative alle facoltà connesse alle varie tipologie di permesso di soggiorno si occupa del permesso per attesa cittadinanza italiana iure sanguinis di cui alla legge n. 379 del 2000. Quindi, come più volte precisato dalla giurisprudenza del Consiglio di Stato (sez. III, 12 ottobre 2017, n. 4738), l’ordinamento giuridico italiano non conosce alcun principio di generale convertibilità delle varie tipologie di titolo di soggiorno, che va considerata piuttosto come eccezione alla regola, applicabile nei soli casi tassativamente previsti, che costituiscono un numero chiuso. E d’altra parte l’applicazione dell’analogia nella determinazione dello status dei cittadini extracomunitari si risolverebbe in una innovazione del sistema, non consentita al Giudice (Corte costituzionale, sentenza 12 dicembre 2014, n. 277). Non si rinviene, pertanto, nel sistema alcuna norma che consenta lo svolgimento di attività lavorativa ai soggetti in attesa di cittadinanza iure sanguinis.

Accertato  lo “schema legale” attualmente vigente, il T.r.g.a. dubita tuttavia della sua legittimità costituzionale, ed ha ritenuto rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 1 della legge 14 dicembre 2000, n. 379 e dell’art. 6 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, in relazione all’art. 3 della Costituzione e del principio di ragionevolezza, con riferimento alla situazione di quei soggetti che, per essere discendenti di persone nate e già residenti nei territori che sono appartenuti all’Impero austro-ungarico prima del 16 luglio 1920, emigrate all’estero, possono ottenere la cittadinanza ai sensi della normativa speciale di cui alla menzionata legge n. 379 del 2000, senza che tale riconoscimento risulti subordinato al possesso di un titolo di soggiorno, e che, tuttavia, proprio perché privi di un permesso di soggiorno (diverso da quello per “attesa cittadinanza” di cui all’art. 11, comma 1, lett. c), del d.P.R. n. 394 del 1999 che non è convertibile in permesso per lavoro), non possono svolgere attività lavorativa nell’attesa di ottenere la cittadinanza italiana.

(TRGA Trento, ordin. 09/10/2018, n. 211)

La scarsa conoscenza della lingua italiana, orale e scritta, costituisce un elemento determinante nella valutazione della non ancora sufficiente integrazione dello straniero nel tessuto sociale e nella comunità nazionale. Non è, pertanto, irragionevole il diniego della cittadinanza disposta dall’Amministrazione sulla base della non completa integrazione nella collettività nazionale dell’interessato in relazione alla non piena conoscenza della lingua, presupposto fondamentale della integrazione.

(Tar Lazio, sez. I, 23/07/2018, n. 8318)

In tema di istanza per la concessione della cittadinanza italiana, l’art. 9 lett. f) della l. 91 del 1992 va interpretato nel senso che il requisito della residenza decennale nel territorio della Repubblica italiana deve essere posseduto attualmente ed ininterrottamente alla data di presentazione della domanda, non essendo possibile cumulare periodi diversi né avvalersi del suddetto requisito maturato in passato ove, poi la continuità della residenza sia venuta a mancare.

(Tar Lazio, sez. I ter, 19/02/2018, n. 1887)

La Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale  dell’art.  10  della legge 5 febbraio 1992, n. 91 nella parte in cui non prevede che sia esonerata dal giuramento la persona incapace di soddisfare  tale  adempimento  in  ragione  di  grave  e accertata condizione di disabilità.

(Corte Cost., 08/11/2017, n. 258)

Fra le condizioni ostative all’acquisto della cittadinanza italiana, tanto ai sensi dell’art. 5 della l. 91 del 1992, quanto in ordine alle più rigorose condizioni contenute nella novella introdotta dalla l. n. 94 del 2009, non può individuarsi la “separazione di fatto” dei coniugi, poiché le predette condizioni ostative non possono essere fondate su clausole elastiche, ma su requisiti di natura esclusivamente giuridica, predeterminati e non rimessi ad un accertamento di fatto dell’autorità amministrativa. Al momento dell’adozione del decreto di cittadinanza non devono essere intervenute condizioni ostative quali la separazione personale, ma da tale fattispecie differisce la separazione di fatto, che, pertanto, non impedisce il riconoscimento della cittadinanza. La cittadina straniera sposata con un italiano, pertanto, acquisisce la cittadinanza italiana anche se nei due anni successivi al matrimonio sia intervenuta una separazione di fatto.

(Corte di Cass., sez I, 17/01/2017, n. 969)

Va accolto il ricorso avverso il diniego del rilascio di cittadinanza italiana, diniego motivato dalla scarsa conoscenza della lingua italiana e dall’insufficiente inserimento dell’interessato nel contesto sociale nazionale. Infatti, per essere impeditiva al rilascio della cittadinanza, la carenza dell’italiano nello straniero, tale da dimostrare il non completo inserimento nel contesto sociale del territorio nel quale vive, deve poter essere verificata con adeguatezza in sede di istruttoria e accompagnata, in caso di diniego, da congrua motivazione.

(Tar Lazio, sez. II- Quater, 02/08/2016, n. 8967)

Ha diritto all’acquisto della cittadinanza italiana lo straniero nato in Italia i cui genitori non avevano al momento della nascita la residenza anagrafica in Italia (residenza ottenuta solo 11 mesi dopo).
Nella legislazione nazionale e sopranazionale, cosi come pure nella giurisprudenza europea e nazionale, il concetto di residenza legale “non coincide con la residenza anagrafica né con la regolare residenza in Italia dei genitori”.   Pertanto  le norme secondarie (D.P.R. n. 572/93 e le circolari ministeriali) che richiedono ai fini dell’acquisto della cittadinanza italiana, residenza anagrafica e permesso di soggiorno dei genitori, sono in contrasto con la fonte primaria (legge n. 91/92) che richiede la sola residenza legale ininterrotta, e possono, di conseguenza, essere disapplicate dal giudice.

(Tribunale di Roma, 25/06/2013, n. 9315)

Illegittimo negare la cittadinanza se il richiedente non dimostra il reddito richiesto in modo autonomo ma lo raggiunge grazie alle condizioni economiche della famiglia nel suo complesso.

(Consiglio di Stato, 02/03/2009 n. 1175; sez. III, 05/06/2012, n. 3306)



Di Fabio Giudice

note

[1] Art. 1 co. 1 L. n. 91 del 05.02.1992. e s.m.i.

[2] Art. 1 co. 2 L. n. 91 del 05.02.1992.

[3] Art. 2, co. 1 L. n. 91 del 05.02.1992.

[4] Art. 3 co. 1 L. n. 91 del 05.02.1992.

[5] Art. 5 L. n. 91 del 05.02.1992.

[6] Art. 6 co. 1 L. n. 91 del 05.02.1992.

[7] Art. 6, co. 3 L. n. 91 del 05.02.1992. La riabilitazione, prevista dall’art. 178 del codice penale, è una procedura che permette a chi sia stato condannato con sentenza o decreto definitivi di chiedere e ottenere, se in possesso dei requisiti, la cancellazione dei reati dal casellario giudiziario.

[8] Art. 1 D.P.R. n. 572 del 12.10.1993.

[9] Artt. 46 e 47 del D.P.R. 445/2000.

[10] Direttiva ministro dell’Interno 07/03/2012 (trasferimento ai Prefetti della competenza ad emanare i provvedimenti di acquisto della cittadinanza per matrimonio)

[11] Art. 8 l. 05/02/1992 n. 91

[12] Art. 10 l. 05/02/1992 n. 91

[13] Art. 9 co. 1, lett. a) L. n. 91 del 05.02.1992.

[14] Art. 9 co. 1, lett. b) L. n. 91 del 05.02.1992.

[15] Art.9 co. 1, lett. c) L. n. 91 del 05.02.1992.

[16] Art. 9 co. 1 lett. d) L. n. 91 del 05.02.1992.

[17] Art. 9 co. 1, lett. e) L. n. 91 del 05.02.1992. Ai sensi del successivo art.16, lo straniero, riconosciuto rifugiato dallo Stato italiano è equiparato all’apolide ai fini della concessione della cittadinanza. Disposizione conforme agli impegni assunti dall’Italia con la sottoscrizione delle Convenzioni di Ginevra del 28 luglio 1951 per i rifugiati e di New York del 28 settembre 1954 per gli apolidi, in base alle quali il nostro Paese si è impegnato, con gli altri Stati contraenti, a facilitare l’integrazione e la naturalizzazione di tali soggetti, deboli in quanto in fuga ad esempio da guerre o perché privi di cittadinanza.

[18] Art. 9 co. 1 lett. f) L. n. 91 del 05.02.1992.

[19] Art. 53 Cost.

[20] Art. 3 D.L. n. 382 del 25/11/1989, conv. con l. 25/01/1990 n. 8; parametri dettati ai fini di esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria da parte dei titolari di pensione di vecchiaia

[21] Circolare ministero dell’Interno K.60.1 del 5.01.2007.

[22] Cons. Stato n. 1175 del 02.03.2009;  n. 3306 del 05.06.2012.

[23] Art. 9, comma 1 l. 91/92: “ La cittadinanza italiana può essere concessa con decreto del Presidente della Repubblica, sentito il Consiglio di Stato, su proposta del Ministro dell’Interno”

[24] D.L. n. 113 del 4.10.2018 conv. con L. n. 132 del 01.12.2018.

[25] Art. 9ter L. 91/92 introdotto dal D.L. 113/2018.

[26] Art. 8 co. 2 L. 91/92, abrogato dal D.L.113/2018.

[27] Art. 9.1 l. 91/92; per l’Accordo di integrazione e il permesso di soggiorno di lungo periodo sono previsti rispettivamente dall’art. 4bis e dall’art. 9 del D.Lgs. 286/98.

[28] Art. 10bis l. 91/92 che si riferisce ai reati previsti dall’articolo 407, comma 2, lettera a), n. 4), del cod. proc. pen., nonché per i reati di cui agli articoli 270-ter e 270-quinquies.2 cod. pen.

[29] Disposizione introdotta dall’art. 14, comma 2-bis del D.L. 113/2018

[30] Art. 4 co. 1 L. 91/92.

[31] Art. 4 co. 2 L. 91/92.

[32] Art. 2 co. 2 L. 91/92.

[33] Art. 9 co. 2 L. 91/92.

[34] L. n. 379 del 14.12.2000.

[35] L. n. 124 dell’8.03.2006 che ha introdotto gli articoli 17bis e 17ter nella legge 91/92; circ. ministero dell’Interno K60.1 del 22 maggio 2006.

[36] Artt. 20-25 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE).


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1 Commento

  1. Salve,
    mia moglia si è trovata nella seguente situazione:
    ricevuto il decreto, il comune ha fissato la data del giuramento (11/03/2020) ma oggi il 10/03/2020 improvvisamente ci chiede un certificato dal consolato del paese di provenienza (Moldavo) che attesti il nostro matrimonio e che non ci sono stati divorzi, in quanto la richiesta di cittadinanza è stata fatta sulla base del matrimonio.
    Lo possono fare?
    NB: I atti del matrimonio sono stati debitamente trascriti in ufficio anagrafe del comune, noi ormai da 5 anni non torniamo in paese. Quando abbiamo fatto la richiesta per la cittadinanza abbiamo presentato tutti i atti necessari (atto di matrimonio dal comune italiano ed altro).

    In atesa di un gentile riscontro,
    Cordiali salut,
    Denis

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