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Tensioni nel Governo: spunta Draghi e le larghe intese

17 Dicembre 2019
Tensioni nel Governo: spunta Draghi e le larghe intese

Un governo di unità nazionale sostenuto dai principali partiti al cui capo ci sarà Draghi: le voci di corridoio si accompagnano agli scricchiolii della maggioranza. 

Ieri, è stata approvata la legge di bilancio. Poche volte, nella recente storia della Repubblica, si è assistito a un restyling talmente profondo rispetto all’iniziale bozza tanto da aversi un testo definitivo del tutto diverso. Un vero e proprio calvario per il Governo, iniziato con i nuovi tetti all’uso del contante e proseguito nella plastic tax, nella Robin Tax e nelle sanzioni al Pos (che sono state cancellate).

Ora, è tempo di una verifica di Governo, verifica che si è già tenuta, in prima istanza, ieri notte. Conte fa sapere che il Cdm si è occupato solo del tema (peraltro anche questo particolarmente scottante) delle autonomie locali, ma c’è chi enfatizza i numerosi cigolii. Cigolii ben rappresentati dall’immagine dei tre senatori del M5S passati alla Lega e dall’espulsione di Gianluigi Paragone, che ieri ha votato no alla manovra. Altri quattro M5S non hanno partecipato al voto: Mininno, Di Nicola, Giarrusso e Ciampolillo.

«Il Governo ora deve decidere cosa fare da grande», afferma Renzi, per come riportato questa mattina da Il Sole 24 Ore. Il leader di Italia Viva invoca un «cambio di passo»: «Il 2020 è l’anno delle scelte: o si fa sul serio o la crescita zero inghiottirà tutti». Ma a preoccupare di più gli alleati sono le sue aperture a Matteo Salvini, che chiede un confronto bipartisan su cinque priorità del Paese (risparmio, politiche di crescita, giustizia, infrastrutture e salute), a dispetto della contrarietà di Giorgia Meloni. Renzi prima lo sfida a votare il suo «piano shock per le infrastrutture», poi definisce una «simpatica tarantella da approfondite» la proposta di «un Governo di unità nazionale guidato da Mario Draghi». E su quel «da approfondire» si scatenano i sospetti di un suo accordo con i leghisti. Per tentare di minare in qualche modo una candidatura così importante, i detrattori di Draghi lo mettono proprio sullo stesso piano di Monti sottolineando i modesti risultati (o presunti tali) ottenuti da quel governo guidato dall’economista in loden. 

Per Di Maio le cose non vanno meglio: le tensioni nei suoi confronti sono sempre più elevate tant’è che per oggi è atteso un intervento di Grillo a Roma, si spera a ricomporre le file – ormai sempre più numerose – dei dissidenti interni. 

Sempre sulle pagine del Sole 24 Ore si legge «Da Palazzo Chigi nessun commento né sulle parole di Salvini né sulla situazione nel quadripartito che sostiene il Governo. Ma certamente ad agitare il sonno di Conte ci sono le nuove defezioni M5S nel voto di fiducia sulla manovra, che disegnano i contorni di una maggioranza in via di preoccupante assottigliamento al Senato».

Da oggi a venerdì ci saranno altri due voti di fiducia, sul decreto fiscale e sul Dl scuola: situazione che potrebbe riservare altre sorprese. E su tutto grava ancora la spada di Damocle della riforma della prescrizione – su cui il mondo dell’avvocatura ha giurato guerra – e quella sulla riforma elettorale.

Insomma, i primi mesi del 2020, saranno una cartina di tornasole per capire se il Governo si avvia verso la fine o meno. Intanto, resta aperta la carta di Draghi, anche se l’ex presidente della Banca Centrale Europea non si è mai espresso sulle voci di corridoio che lo vorrebbero, in parte, futuro Presidente della Repubblica e, in parte, nuovo Presidente del Consiglio a capo di un esecutivo di larghe intese che possa mettere d’accordo tutti i partiti e rilanciare l’economia nazionale.



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