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Morso di cane: denuncia e concorso di colpa

17 Dicembre 2019
Morso di cane: denuncia e concorso di colpa

Si può denunciare il padrone del cane se il morso è avvenuto subito dopo che la bicicletta ha schiacciato la coda all’animale?

In presenza di un morso di cane e di denuncia al pronto soccorso, ci si chiede spesso se sia possibile ravvisare un concorso di colpa in capo al danneggiato per aver questi provocato l’animale, ad esempio accarezzandolo contropelo, facendogli male o spaventandolo con un gesto inconsulto. 

Una recente sentenza della Cassazione si occupa di tale argomento [1]. Alla Corte è stato chiesto: si può denunciare, e quindi punire penalmente, il padrone del cane se il morso al polpaccio è avvenuto subito dopo che una bicicletta gli ha schiacciato la coda? La questione, ovviamente, è ricalcata sulla vicenda concreta, ma da questa è possibile tracciare una regola di carattere generale. Quando scatta la responsabilità del proprietario dell’animale e quando, invece, quest’ultima è esclusa dal comportamento del danneggiato? 

Bilanciare i due interessi non è facile. Per questo, è necessario valutare, concretamente, come si è svolta la vicenda. Ciò nonostante, in tema di denuncia e concorso di colpa per morso di cane è possibile delineare le seguenti regole.

Morso di cane: responsabilità del padrone

Il padrone del cane è responsabile per le ferite procurate dall’animale a terzi, anche quando il comportamento di quest’ultimo è imprevedibile. Gli animali sono, per loro natura, istintivi e, pertanto, spetta al proprietario evitare che uno scatto fulmineo e inaspettato del quadrupede possa costituire un pericolo per gli altri. Il che significa adottare una serie di cautele tutte le volte che esce di casa: dall’obbligo del guinzaglio (“stretto” se si avvicina qualche passante) alla museruola quando si tratta di un cane facilmente irascibile. 

Una norma del Codice civile attribuisce al proprietario dell’animale una «responsabilità oggettiva» per tutti i danni causati dall’animale stesso. Responsabilità che, come tale, scatta anche se non c’è dolo o colpa dell’uomo. In buona sostanza, basta solo una relazione tra il cane e chi lo conduce a spasso – relazione di affidamento e di custodia – per far scattare, in capo a quest’ultimo, l’obbligo di risarcire il danno nei confronti di chi viene morso. Il danno viene quantificato in base alle lesioni riportate dalla vittima, quantificate da un medico legale, che valuta sia il danno fisico (biologico) che quello eventualmente patrimoniale (per le cure e il mancato guadagno conseguente allo stop durante il periodo di guarigione).

A tale responsabilità civile, il Codice penale ne aggiunge un’altra: quella per il reato di lesioni colpose e che implica la reclusione fino a tre mesi con la multa fino a 309 euro. 

La condanna penale presuppone una querela della parte lesa alle autorità, anche a quelle del pronto soccorso presso cui si è rivolto per farsi curare nell’immediatezza. La querela determina l’avvio del processo penale in capo a chi custodiva il cane nel momento del morso, anche se questi è un soggetto diverso dal proprietario (ad esempio, il coniuge o il dog-sister). 

Concorso di colpa o responsabilità esclusiva? 

La responsabilità del padrone del cane è esclusa tutte le volte in cui questi dimostri di non aver potuto impedire il fatto perché verificatosi per «caso fortuito». Il caso fortuito è, nella gran parte dei casi, il comportamento colpevole della vittima.

In linea generale, la condanna per lesioni personali colpose per il padrone del cane scatta anche in caso di morsi improvvisi e imprevedibili causati da comportamenti imprudenti della vittima (si pensi a chi si avvicina con la bicicletta all’animale tanto da destarne l’ira e la reazione). Ma tale responsabilità – civile e penale – è esclusa quando il cane reagisce perché il passante – nel caso di specie un bambino in bici – gli calpesta la coda.

Se la responsabilità civile per danni da animale è presunta, per cui è accertata sulla base della semplice relazione (custodia) tra l’animale e chi lo porta a spasso, la responsabilità penale invece richiede un accertamento caso per caso. 

Così il cane che morde perché reagisce al dolore provocato dal passaggio di una bicicletta sulla sua coda è evenienza connotata da «assoluta abnormità ed eccentricità», che va ben oltre il generale obbligo di garanzia di cui è gravato il padrone dell’animale.

È vero: sul padrone del cane grava un obbligo di vigilanza. Ma per affermare la responsabilità penale dell’imputato bisogna accertarne che vi sia stata una colpa effettiva.

Ad esempio, la responsabilità penale può scattare nei confronti di chi lascia liberi, o non custodisce con le debite cautele, animali pericolosi da lui posseduti, o ne affida la custodia a persona inesperta [2].

La responsabilità penale e civile

La Cassazione chiarisce che, l’imprudenza altrui non esclude la responsabilità di chi detiene l’animale e che la colpa della vittima solo mitiga e non esclude la responsabilità di chi riveste un ruolo di garanzia. Ma, ai fini penali, l’accertamento deve essere «positivo»: non basta cioè rifarsi alla presunzione prevista dal Codice civile o all’inversione di prova dell’eventuale caso fortuito, principi questi ultimi che operano soltanto ai fini del risarcimento del danno. 

La presunzione, infatti, vale in termini di responsabilità civile, e viene meno solo se all’origine del danno si dimostra l’avverarsi di un caso fortuito: unico elemento che slega il danno occorso alla vittima dalla responsabilità per i danni di chi riveste il ruolo di custode.


note

[1] Cass. sent. n. 50562/19 del 16.12.2019.

[2] Art. 670 cod. pen.

 


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