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Nucleo familiare: coniuge non residente

17 Dicembre 2019
Nucleo familiare: coniuge non residente

Sono compresi nel nucleo familiare i coniugi residenti in luoghi diversi?

Qualche anno fa, tua moglie ha cambiato la propria residenza all’anagrafe per fissarla in un altro Comune, ove è titolare di un immobile. Ora, tu e lei risiedete presso indirizzi diversi, anche se abitate sotto lo stesso tetto. 

Ti chiedi quanto abbia inciso questa scelta sulla determinazione dell’Isee. Nel nucleo familiare è compreso anche il coniuge non residente? Cerchiamo di fare il punto della situazione. 

Cos’è il nucleo familiare?

Il nucleo familiare di riferimento è costituito, ai fini Isee, dai soggetti componenti la famiglia anagrafica alla data di presentazione della Dichiarazione sostitutiva unica, a nulla rilevando diverse abitazioni di fatto. 

Qual è la famiglia anagrafica?

La famiglia anagrafica è a sua volta definita dall’articolo 4 del Dpr 223/89 come un insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, unione civile, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi, coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso Comune.

Coniuge con residenza diversa fa parte del nucleo familiare?

Il nuovo regolamento Isee (Dpcm 159/2013, attuativo della riforma introdotta con l’articolo 5 del Dl 201/2011) dispone che i coniugi che hanno diversa residenza anagrafica – a prescindere dal Comune ove tali residenze si trovino – fanno comunque parte dello stesso nucleo familiare (articolo 3, comma 2). 

A tal fine, identificata di comune accordo la residenza familiare, il coniuge con residenza anagrafica diversa è attratto ai fini Isee nel nucleo la cui residenza anagrafica coincide con quella familiare. In caso di mancato accordo, la residenza familiare è individuata nell’ultima residenza comune ovvero, in assenza di una residenza comune, nella residenza del coniuge di maggior durata. 

Se, dunque, i coniugi dovessero individuare quale residenza comune quella nella quale si trasferirà la moglie, il nucleo familiare di riferimento sarà composto dai coniugi stessi e dai figli. 

Come anticipato in apertura, il nucleo familiare è una definizione che comprende tutti i membri della famiglia anagrafica come risultante dallo Stato di famiglia rilasciato dal Comune (che include l’insieme delle persone conviventi) e dei soggetti fiscalmente a carico, anche se non conviventi. Tuttavia, i coniugi fanno parte del medesimo nucleo familiare anche laddove non risultino nello stesso Stato di famiglia o abbiano residenze differenti.

Tanto detto, il coniuge residente altrove potrà ritenersi facente parte del medesimo nucleo familiare del resto della propria famiglia.

Ricordiamo peraltro che il reddito del nucleo familiare è dato dalla somma dei singoli redditi complessivi, al lordo degli oneri deducibili, prodotti dai componenti del nucleo familiare nel corso dell’anno precedente. Il reddito del coniuge non legalmente separato concorre sempre, anche se le residenze sono diverse, alla determinazione del reddito complessivo del nucleo familiare.

Figli non conviventi: fanno parte del nucleo familiare?

I figli maggiorenni non conviventi con i genitori e a loro carico ai fini Irpef, nel caso non siano coniugati e non abbiano figli, fanno parte del nucleo familiare dei genitori.

Sempre ai fini Isee, i coniugi che hanno residenza anagrafica diversa fanno parte dello stesso nucleo familiare.

Figli che lavorano fuori: fanno parte del nucleo familiare?

Lo stesso succede per i figli che, pur lavorando in altre città, continuano a risiedere presso i genitori. Fino a quando il figlio, che vive al di fuori del nucleo di origine, non modificherà la propria residenza, lo stesso continuerà ai fini Isee a far parte del nucleo familiare dei genitori e si dovrà, pertanto, tenere conto dei suoi redditi e patrimonio nella compilazione della Dsu (Dichiarazione sostitutiva unica). 

In base all’articolo 3 del Dpcm 159/2013, Regolamento attuativo della riforma introdotta con l’articolo 5 del Dl 201/2011, il nucleo familiare del richiedente è, infatti, costituito dai soggetti componenti la famiglia anagrafica alla data di presentazione della Dsu, a nulla quindi rilevando il diverso domicilio di alcuni dei suoi componenti.



8 Commenti

  1. Salve. È possibile risultare a carico di un parente non facente parte dello stesso nucleo familiare ai fini fiscali?

    1. Se vuoi uscire dal nucleo familiare del tuo coniuge/ parte dell’unione civile, per risultare fiscalmente a carico di un altro familiare, devi convivere con quest’ultimo, o farti corrispondere un assegno alimentare. In caso contrario, il tuo familiare non può beneficiare di alcuna detrazione. Insomma, in questo caso devi davvero uscire “materialmente” dalla famiglia, per uscire fiscalmente dal nucleo.

  2. Buongiorno. Seguo sempre il vostro sito di informazione giuridica. Vorrei trovare qui le risposte alle mie domande. Spero potrete risponderee sciogliere i miei dubbi sull’argomento. Io vorrei cambiare nucleo familiare. In quali casi è permesso uscire dal nucleo familiare?

    1. La cosa più semplice è cambiare la propria residenza in un’altra abitazione. Qui però si pone subito un problema: premesso che fornire all’anagrafe una residenza falsa, ove cioè di fatto non si vive, costituisce un reato, è necessario davvero traslocare. E se l’interessato sta cercando di ottenere benefici assistenziali è verosimile che, poiché disoccupato, non abbia neanche i soldi per vivere da solo. Dovrebbe allora andare a vivere da un amico o da qualche lontano parente squattrinato disposto ad accoglierlo nella propria dimora. Ovviamente anche l’ospitante, se si tratta di un parente o un affine, non deve presentare un reddito elevato; diversamente, il problema della sommatoria dei redditi dei conviventi ai fini Isee si ripresenta tale e quale per come si era posto all’origine con i genitori. Esiste allora un modo per uscire dal nucleo familiare senza trasferirsi? Ossia come uscire dal nucleo familiare dei genitori senza cambiare residenza? La risposta è semplice: bisogna frazionare l’immobile in due appartamenti autonomi e differenti. In buona sostanza bisogna avviare una pratica edilizia in Comune per creare due abitazioni distinte. Il tutto deve essere fattibile tecnicamente; non si può infatti eseguire un frazionamento virtuale se l’immobile non è divisibile in natura. Solo in questo modo è possibile avere due nuclei familiari all’interno della stessa residenza in quanto facenti capo a due diverse unità abitative e, quindi, teoricamente, con due residenze distinte (anche se strettamente confinanti). Si tratta di una pratica legale che, tuttavia, presenta i normali costi di una ristrutturazione edilizia conseguente alla divisione dell’appartamento, duplicazione degli impianti, creazione di un secondo accesso, ecc.

  3. Sono disoccupato e convivi con i miei genitori. Voglio presentare domanda per poter partecipare ad un concorso per ottenere una riduzione delle tasse universitarie. Cosa devo fare per essere ammesso a questo beneficio?

    1. Devi sapere che per essere ammessi a questi benefici, dovrai presentare una domanda in cui è richiesto di non superare un determinato Isee (cioè l’indicatore della ricchezza della famiglia). Nel tuo caso, proprio perché convivi con mamma e papà, molto probabilmente l’Isee lo superi perché viene calcolato anche il reddito dei tuoi genitori, nonostante tu sia disoccupato. Ma non preoccuparti perché hai comunque una possibilità: uscire dal nucleo familiare senza cambiare residenza. Abbiamo visto che se si convive, ottenere due stati di famiglia differenti è possibile quando non esistono vincoli di parentela, di affinità, di matrimonio, di tutela o affettivi. Che fare quando questi vincoli esistono e si convive? La risposta è semplice: sdoppiare l’unità immobiliare. Si tratta di una legale pratica edilizia che permette la divisione dell’appartamento, la duplicazione degli impianti, la creazione di un secondo accesso, ecc. Ovviamente prima di percorrere tale via occorrerà valutarne la fattibilità dal punto di vista sia tecnico che economico.

      Frazionare l’immobile, tuttavia, non è semplicissimo. Come prima cosa occorre: consegnare al Comune la Cila (comunicazione di inizio lavori asseverata da un tecnico, ad esempio un architetto, un geometra o un ingegnere), oppure la Sscia, (Segnalazione certificata di inizio attività) in caso di contestuali interventi strutturali (muri portanti, solai, travi); depositare l’aggiornamento catastale: bisogna aggiornare le planimetrie sia al Catasto sia al Comune e anche la visura catastale, in modo da comunicare all’Agenzia delle Entrate la diversa rendita su cui calcolare le tasse. Se tutto dovesse andare liscio, in un paio di mesi potresti già avere due unità immobiliari conformi e pronte per l’uso.
      Il frazionamento dell’appartamento non si può realizzare quando: è espressamente vietato dal regolamento condominiale; non vengono rispettate le prescrizioni igienico-sanitarie indicate nel regolamento edilizio. Ad esempio, gli ambienti residenziali devono rispettare delle superfici minime; gli elementi strutturali o la morfologia dell’immobile non permettono un’agevole suddivisione dell’appartamento.
      A titolo di esempio, si pensi alla posizione delle canne fumarie, per poter scaricare a tetto i fumi di combustione di caldaie e piani cottura.

      Se hai intenzione di frazionare un’unità immobiliare, devi sapere che ci sarà un aumento del carico urbanistico. In pratica, creando due unità si dovranno realizzare due bagni, due parcheggi etc. In tal caso, il Comune ti chiederà di pagare gli oneri di urbanizzazione per i servizi di illuminazione, di fognatura, di acquedotto etc. Ovviamente, tali oneri saranno pagati in misura ridotta, considerato quanto già versato in passato. Nel caso in cui tu sia proprietario di un appartamento in un condominio, occorrerà anche effettuare un ricalcolo dei millesimi. Di solito si preferisce frazionare le quote di possesso dell’appartamento indiviso e riassegnarle alle nuove unità. Un ulteriore metodo consiste nel dividere proporzionalmente le quote in base alla superficie. Se decidi di frazionare l’immobile hai diritto a richiedere il bonus per le ristrutturazioni e, nei casi previsti, anche la detrazione per il risparmio energetico.

      I costi necessari per frazionare un appartamento sono relativi a: interventi edili: ad esempio, la messa a norma degli impianti, la realizzazione di finestre, l’allargamento dei vani etc.; onorari dei professionisti: variano a seconda che si debbano predisporre pratiche urbanistiche, catastali, energetiche o impiantistiche. A ciò si devono aggiungere ulteriori costi per la direzione lavori e l’eventuale coordinamento della sicurezza (qualora intervenga più di un’impresa); oneri di urbanizzazione e i diritti di segreteria, circa 500 € ogni 10 mq (il costo varia da comune a comune); allaccio nuove utenze (idrico 150 €, gas 200 €).
      In conclusione, frazionando l’immobile si avrebbero due famiglie nella stessa residenza, ma sarebbero comunque due unità locative diverse e quindi due diversi nuclei familiari.

  4. Sono in procinto di matrimonio con la mia fidanzata che dispone di un appartamento costituito da due unità abitative unite con regolare pratica catastale. Lei ha un reddito da lavoro dipendente congruo e 4 figli e madre a carico.
    Io attualmente sono residente in altro comune, in una abitazione comunale a canone agevolato in quanto in attesa di occupazione, invalido civile prima al 75% e ora al 67% . Ho un reddito per prestazioni saltuarie inferiore ai 5.000 € annui non soggetti a dichiarazione dei redditi, un Isee molto basso, non avendo patrimonio consistente salvo una vecchia autovettura.
    Vorrei mantenere la residenza attuale anche dopo il matrimonio, in deroga attuare quanto da voi indicato in altre risposte nell’appartamento attiguo unificato catastalmente dalla mia compagna e che dispone di ingresso ed impianti mantenuti separati alla ristrutturazione già effettuata.
    Vorrei sapere un vostro parere e, se dovessi iniziare un’attività lavorativa con reddito superiore, come evitare il cumulo e/o perdere il diritto all’abitazione della mia attuale residenza, situata in un comune a 25 km. nell’interland. lavorando poi prevalentemente in quella come autonomo con P.I. o dipendente.
    Grazie!

  5. Buongiorno,
    io e la mia compagna con figlio a carico,abbiamo residenze diverse.presso la sua residenza ci sono anche la sorella e il marito per procedere alla dsu come dobbiamo fare?bisogna inserire anche loro nel calcolo isee?

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