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Assunzioni: ora obbligatorio il certificato penale

6 Aprile 2014
Assunzioni: ora obbligatorio il certificato penale

Dal 7 aprile, per tutti i rapporti di lavoro che implichino un contatto diretto e regolare coi minori, sarà necessario richiedere il certificato penale del casellario giudiziario; esclusi i volontari.

Dal 7 aprile prossimo, scatta l’obbligo, per il datore di lavoro, all’atto dell’assunzione, di acquisire (dall’ufficio del casellario giudiziario) il certificato penale del casellario per i lavoratori addetti ad attività che comportano un contatto diretto e regolare con i minori.

Il chiarimento è arrivato ieri con la circolare del ministero della Giustizia dedicata al nuovo adempimento [1] contro gli abusi sessuali sui minori (il provvedimento entra in vigore domenica 6 aprile). I datori di lavoro che non osservano il nuovo obbligo rischiano una sanzione da 10mila a 15mila euro.

Nella circolare, il ministero spiega che i datori dovranno acquisire il certificato penale per verificare se il lavoratore ha avuto condanne per i reati quali prostituzione minorile, pornografia minorile, pornografia virtuale, turismo sessuale e adescamento dei minorenni.

L’ufficio del casellario fornirà al datore il certificato, che conterrà, però, per privacy, le sole iscrizioni di provvedimenti riferiti ai reati appena citati. I datori, dunque, non potranno venire a conoscenza di altre condanne del lavoratore passate in giudicato, ma estranee alla pedofilia.

Per ottenere il certificato dal casellario presso ogni Procura della Repubblica, il datore dovrà acquisire il consenso del lavoratore interessato, facendogli compilare un modulo apposito. La circolare diffusa ieri dalla Giustizia contiene anche il modulo per la richiesta del certificato (per ciascun addetto) e per l’acquisizione del consenso del lavoratore.

Oltre all’aggravio in termini burocratici – anche se legato a un fine nobile – la nuova norma impone una spesa ai datori: il costo del certificato è quello previsto dalla legge per il rilascio all’interessato (circa 20 euro), “salvi i casi di esenzione dal bollo previsti per i certificati richiesti da Onlus, federazioni sportive ed enti di promozione sportiva riconosciuti dal Coni.

Alle pubbliche amministrazioni il certificato sarà rilasciato d’ufficio.

Per eventuali chiarimenti o informazioni, il ministero invita a contattare il numero telefonico 06-97996200.

Su chi grava l’obbligo

Secondo il ministero della Giustizia, il nuovo obbligo grava solo su chi instaura rapporti di lavoro: sarebbero esclusi dunque, i volontari.

Si ritengono soggette all’obbligo quelle che implicano un contatto “necessario ed esclusivo con una platea di minori”. Quindi sono soggetti, per esempio, insegnanti, conducenti di autobus, animatori turistici e istruttori sportivi per bambini e ragazzi, personale addetto alla somministrazione dei pasti nelle mense scolastiche.

L’obbligo scatta anche per le forme di attività autonoma (quali co.co.pro., associazione in partecipazione) e non solo le forme di lavoro subordinato se queste prevedono un contatto continuativo con i minori.

Sono invece escluse le attività che comportano solo una possibile presenza di minori e non hanno “una platea di destinatari preventivamente determinabile”. Sono esclusi anche i datori di lavoro domestico.

In tutti i casi sono esenti i dirigenti, i responsabili e tutte le figure che sovraintendono, perché i contatti con i minori sono occasionali.

I problemi

Anche volendo utilizzare le certificazioni disponibili, si finirebbe per accedere a una serie di informazioni che mettono a serio rischio la privacy del lavoratore. Per non parlare dei tempi: migliaia e migliaia di certificati che dovrebbero essere rilasciati in pochi giorni.

Ma il vero punto controverso è un altro: se fino a questo momento, il certificato poteva essere richiesto solo dall’interessato, dalle P.A., dai gestori di pubblici servizi e dall’autorità giudiziaria penale, ora è tutto nelle mani del datore di lavoro a cui, da un lato, la legge vieta – ed è questo il paradosso – di chiedere simili informazioni sui dipendenti e, dall’altro, prevede una super multa (fino a 15mila euro) in caso di assolvimento del nuovo obbligo.
Di fronte a questo problema il Ministero della Giustizia ha chiarito che “fatta la richiesta di certificato al Casellario, il datore di lavoro possa procedere all’impiego del lavoratore anche soltanto, ove siano organo della pubblica amministrazione o gestore di pubblico servizio, mediante l’acquisizione di una dichiarazione del lavoratore sostitutiva di certificazione”, da far valere eventualmente nei confronti dell’organo pubblico accertatore della regolarità della formazione del rapporto di lavoro.

Soluzione ai quesiti principali

Da più parti è stato paventato il rischio che molte aziende, famiglie e associazioni di volontariato avrebbero dovuto correre in Tribunale per chiedere il certificato penale per i propri collaboratori già assunti, allo scopo di impedire il blocco totale delle proprie attività e adattarsi alla nuova normativa.

L’allarme è ingiustificato, perché la legge non sembra avere alcun impatto sui rapporti già instaurati. Chi lunedì mattina aveva già in forza persone che lavorano a contatti con i minori non deve fare nessuna corsa in Tribunale, per un motivo molto semplice: la norma vale solo per i rapporti di lavoro futuri, non per quelli in corso. Questo perché, secondo un principio generale, nessuna legge ha efficacia retroattiva (a meno che tale efficacia non sia espressamente prevista).

Un altro problema riguarda la sussistenza dell’obbligo nei confronti delle attività di volontariato. Questo problema è stato risolto dal ministero di Giustizia: l’obbligo di esibizione del certificato sussiste soltanto nel caso in cui venga instaurato un rapporto di lavoro, subordinato o autonomo. Pertanto, se una persona collabora con l’associazione di volontariato sulla base di un contratto e in cambio di un compenso, il certificato deve essere richiesto; se invece la collaborazione avviene senza contratto e senza retribuzione, non serve nessuna certificazione.

Un altro dubbio riguarda il periodo che intercorre tra la richiesta e il rilascio del certificato. Anche tale problema è stato risolto dal ministero della Giustizia: nelle more del rilascio del certificato sarà sufficiente che la persona rilasci un’autocertificazione nella quale dichiara l’assenza delle condanne elencate dalla legge.


La nuova normativa pone a carico di chi intenda impiegare una persona per attività che comportino contatti diretti e regolari con minori l’obbligo di richiedere, prima di stipulare il contratto quindi prima dell’assunzione, il certificato del casellario giudiziale. 

Da questo certificato deve risultare l’assenza di condanne per alcuni reati contro i minori (prostituzione minorile, pornografia minorile, detenzione di materiale pornografico, iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile, adescamento di minorenni). Dal certificato deve risultare anche l’assenza di misure interdittive che comportino il divieto di contatti diretti e regolari con i minori.

note

[1] Previsto dal Dlgs 39/2014 in attuazione della direttiva 2011/93/Ue.

Autore immagine: 123rf.com


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