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Pensione quota 100 2020: che cosa cambia

17 Dicembre 2019 | Autore:
Pensione quota 100 2020: che cosa cambia

Pensionamento anticipato con opzione quota 100: nuovi adempimenti per i beneficiari del trattamento.

La pensione quota 100, introdotta di recente in via sperimentale, è un trattamento che presenta alcune particolarità, rispetto alla generalità delle pensioni dirette. In primo luogo, la misura non è permanente ma sperimentale: è difatti possibile ottenere il trattamento solo se si maturano i requisiti entro e non oltre il 31 dicembre 2021.

Per la liquidazione della pensione è prevista poi l’attesa di un periodo, a partire dalla maturazione dei requisiti, detto periodo di finestra: l’attesa è pari a 3 mesi per la generalità dei lavoratori, ed a 6 mesi per i dipendenti pubblici (agli appartenenti al comparto scuola si applica, come per la generalità delle pensioni, la finestra unica annuale). Inoltre, due finestre fisse sono previste per i lavoratori che hanno maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2018, e per i dipendenti pubblici che li hanno maturati prima dell’entrata in vigore del cosiddetto decreto Pensioni [1] (il 29 gennaio 2019).

Per i beneficiari della quota 100 under 67, la prestazione è incompatibile con i redditi di lavoro, sia subordinato, che parasubordinato e autonomo, ad eccezione dei redditi di lavoro autonomo occasionale, nel limite di 5mila euro annui.

Per chi percepisce o prevede di percepire redditi di lavoro è appena diventato operativo un nuovo adempimento. Vediamo allora, in merito alla pensione quota 100 2020, che cosa cambia e quali sono i nuovi obblighi.

A questo proposito è importante, in primo luogo, tener presente che l’incompatibilità, o meglio l’incumulabilità della quota 100 con i redditi da lavoro opera soltanto per gli under 67, cioè per coloro che non hanno ancora compiuto 67 anni di età: si tratta dell’età pensionabile, ossia dell’età minima per conseguire la pensione di vecchiaia.

Una volta compiuti i 67 anni (età pensionabile valida sino al 31 dicembre 2022), il divieto di cumulo della quota 100 con i redditi di lavoro non sussiste più, e il pensionato può lavorare senza subire la sospensione del trattamento.

Pensione quota 100 e lavoro

Come osservato, i beneficiari della quota 100 al di sotto dei 67 anni non possono lavorare, pena la sospensione del trattamento.

L’unico reddito di lavoro cumulabile con la quota 100 è il reddito di lavoro autonomo occasionale [2], ma nei limiti di 5mila euro annui. Il tetto di 5mila euro è riferito all’intero anno, dal 1° gennaio al 31 dicembre: per coloro che si pensionano nell’anno, e svolgo attività di lavoro autonomo occasionale successivamente alla decorrenza della pensione, contano anche i compensi di lavoro autonomo occasionale percepiti prima della decorrenza stessa.

Alcuni redditi di lavoro sono qualificati espressamente dall’Inps come esclusi [3], cioè non rilevanti al fine del divieto di cumulo. Si tratta delle seguenti voci:

  • le indennità per cariche pubbliche elettive;
  • i redditi di impresa non connessi ad attività di lavoro;
  • le partecipazioni agli utili derivanti da contratti di associazione in partecipazione senza apporto di lavoro;
  • i compensi percepiti per l’esercizio della funzione sacerdotale;
  • le indennità percepite per l’esercizio della funzione di giudice di pace;
  • le indennità percepite dai giudici onorari aggregati per l’esercizio delle proprie funzioni o per l’esercizio della funzione di giudice tributario;
  • l’indennità sostitutiva del preavviso;
  • i redditi derivanti da attività socialmente utili svolte nell’ambito di programmi di reinserimento degli anziani;
  • le indennità percepite per le trasferte e missioni fuori del territorio comunale;
  • i rimborsi per spese di viaggio e di trasporto;
  • le spese di alloggio;
  • le spese di vitto che non concorrono a formare il reddito fiscalmente imponibile;
  • l’indennizzo per la cessazione dell’attività commerciale.

Modello quota 100 AP139

È recentemente entrato in vigore un nuovo obbligo per i beneficiari di quota 100 under 67 che lavorano: si tratta dell’invio della dichiarazione reddituale AP139.

Attraverso la compilazione di questo modello, l’interessato comunica all’Inps di aver percepito, o di prevedere di percepire:

  • redditi di lavoro autonomo occasionale in misura superiore a 5mila euro annui;
  • redditi di lavoro non cumulabili con la pensione quota 100;
  • redditi di lavoro espressamente previsti come cumulabili ai fini della quota 100;
  • redditi di lavoro derivanti da attività svolte precedentemente alla decorrenza della pensione.

Come mai devono essere dichiarati anche i redditi cumulabili con la pensione, e quelli riferiti a periodi precedenti alla decorrenza?

Questi obblighi sono previsti in quanto l’Inps, consultando i dati che confluiscono in Anagrafe Tributaria, in mancanza della comunicazione non ha contezza del fatto che i redditi percepiti dal pensionato siano compatibili con la quota 100, né che siano percepiti per un periodo precedente alla decorrenza del trattamento, quindi imputa i redditi all’intera annualità e fa scattare la sospensione della pensione.

Il modello deve essere compilato anche nel caso in cui non si preveda di percepire redditi incumulabili, per riattivare una pensione precedentemente sospesa.

Come si invia la dichiarazione quota 100

La dichiarazione quota 100 deve essere inviata attraverso il servizio  “Domanda di ricostituzione pensione”, che si trova all’interno del sito web.

Il modello AP139 è disponibile all’interno della sezione modulistica dell’Inps.

I requisiti per la quota 100 cambiano nel 2020?

Per l’anno 2020, i requisiti della pensione quota 100 non cambiano, ma restano i medesimi, sino al 31 dicembre 2021. Ricordiamo che i requisiti previsti sono i seguenti:

  • 62 anni di età;
  • 38 anni di contributi, anche cumulati tra diverse gestioni amministrate dall’Inps, di cui 35 al netto dei periodi di disoccupazione, malattia e infortunio (per gli iscritti all’assicurazione generale obbligatoria);
  • l’attesa di un periodo di finestra, dalla maturazione dei requisiti, pari a 3 mesi, 6 mesi per i dipendenti pubblici;
  • la cessazione dell’attività lavorativa subordinata.

note

[1] D.L. 4/2019.

[2] Art. 2222 Cod. civ.

[3] Circ. Inps 117/2019.


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