Prescrizione dei reati: gli avvocati vogliono i dati

17 Dicembre 2019
Prescrizione dei reati: gli avvocati vogliono i dati

L’Unione Camere penali chiede al ministro Bonafede di rendere noti i dati sui reati prescritti negli ultimi 10 anni: quali e quanti sono.

Si parla molto di prescrizione in questi giorni, in vista dell’entrata in vigore della riforma Bonafede che dal 1° gennaio 2020 sospenderà il decorso dei termini dopo la sentenza di primo grado; ma sinora si è ragionato senza considerare quali sono le cifre. Ora arrivano gli avvocati a chiedere quali siano i numeri effettivi delle prescrizioni dei reati che si verificano in Italia. E lo fanno con una lettera perentoria e dai toni forti.

“Il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede renda noti i dati sulla prescrizione dei reati, relativi agli ultimi 10 anni”. A chiederlo è l’Unione delle Camere penali, in una lettera aperta al guardasigilli, diffusa dall’agenzia stampa Adnkronos. ”Sappiamo che sulla prescrizione ha ignorato ben due appelli, sottoscritti da oltre 150 docenti di Diritto penale, di Procedura penale e di Diritto costituzionale – ricorda il presidente dei penalisti, Gian Domenico Caiazza – che già lo scorso anno e di nuovo oggi denunciano la gravità delle conseguenze connesse alla entrata in vigore della sua riforma.

Il Movimento 5 Stelle ha sempre fatto, se mal non ricordiamo, del tema dell’accesso dei cittadini ai dati in possesso della Pubblica Amministrazione un cavallo di battaglia. Ebbene, in tema di prescrizione non sappiamo quali sono i reati che si prescrivono, fase per fase. Sappiamo che ogni anno si prescrive grossomodo il 10% del totale complessivo dei procedimenti penali, ma veniamo tenuti all’oscuro di quali siano i reati che si prescrivono, ed in quale percentuale ciascuno di essi”.

”Vi sentiamo ripetere che questa riforma sarà una svolta di civiltà perché abolirà questo odioso strumento di privilegio dei ricchi e dei potenti, che la “fanno franca” dai reati di grave allarme sociale che essi commettono in tal modo impunemente. Abbiamo il diritto di verificare questa affermazione con i numeri, con le statistiche? – chiede Caiazza – la prescrizione è l’istituto più democratico, popolare, interclassista che esista nel nostro codice, e che sono centinaia di migliaia ogni anno (su milioni di procedimenti penali) i cittadini di ogni censo, ceto e professione a beneficiarne, ad onta della storiella dei potenti “impuniti”, utilissima ad alimentare fortune editoriali e politiche ma frutto della più colossale opera di mistificazione alla quale si sia potuti assistere in questi ultimi anni”.

Certifichi questa pretesa verità, con la forza invincibile delle statistiche che tuttavia solo Lei, il suo ministero, intendo, possiede – ammonisce Caiazza – Ordini all’Ufficio Statistica di mettere a disposizione di tutti i Parlamentari, e di tutti i cittadini, i dati -degli ultimi dieci anni, diciamo- che ci consentano di sapere quali siano i reati falcidiati dalla vituperata prescrizione, e dunque a vantaggio di quali soggetti o categorie sociali ed in danno di quali. In poche ore il Suo Ministero è nelle condizioni di fornire questa fondamentale informazione, che consentirà a tutti di formarsi una opinione consapevole e fondata sui fatti, non sulle formule o sugli slogan”.

”Siamo certi – conclude il presidente dei penalisti – che in questa nostra richiesta di trasparenza e di accesso ai dati della Pubblica Amministrazione Lei, che ha voluto presentarsi come il Ministro che apre le stanze delle Istituzioni ai cittadini, non vorrà e non potrà deluderci”.

In serata, come riporta l’agenzia stampa Adnkronos, si aggancia alla richiesta Enrico Costa, deputato e responsabile dipartimento Giustizia di Forza Italia: “Bonafede invoca il confronto con i penalisti, ma omette di diffondere i dati sulla prescrizione richiesti dal Presidente delle Camere Penali Caiazza. Un’omissione interessata, perché quei dati sbugiarderebbero il Guardasigilli ed il suo stop allaprescrizione dopo il primo grado. Emergerebbe la mole di prescrizioni durante le indagini preliminari, quando la difesa non tocca palla, ed emergerebbero le macroscopiche differenze da Tribunale a Tribunale, da Corte a Corte. Sarebbe lampante come la norma prospettata dal Ministro rappresenti non una soluzione, ma un danno. Bonafede, nel silenzio del Pd, sta prendendo tempo in attesa che si consumi tutta la miccia della bomba sul processo che scoppierà il 1 gennaio 2020”.



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