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Polizza assicurativa: quando fa reddito   

17 Dicembre 2019
Polizza assicurativa: quando fa reddito   

L’incasso di un risarcimento versato da un’assicurazione va dichiarato all’Agenzia delle Entrate?

Qualche mese fa hai ricevuto un risarcimento da parte dell’assicurazione con cui avevi sottoscritto una polizza infortuni. Il denaro ti è stato versato direttamente sul conto corrente tramite bonifico. Ora, è arrivato l’annuale appuntamento con la dichiarazione dei redditi. Nel compilare il modellino da inviare all’Agenzia delle Entrate ti chiedi se devi riportare anche tali importi. Sapendo infatti che l’ufficio delle imposte è in grado di conoscere ogni movimento sul tuo conto, ivi compresi i bonifici ricevuti, temi che un’omessa denuncia dell’indennizzo possa costituire un’evasione fiscale. Ecco, dunque, la domanda che ti poni: quando la polizza assicurativa fa reddito? 

Se la risposta dovesse essere positiva, il denaro versato dalla compagnia andrebbe tassato e, di certo, il netto che ti rimarrebbe in tasca sarebbe inferiore rispetto al previsto. Vediamo cosa dice a riguardo la legge. 

Secondo la normativa di settore [1], si considerano redditi, fra gli altri, le indennità conseguite (anche) in forma assicurativa a titolo di risarcimento danni consistenti nella perdita di redditi, fatta esclusione per i risarcimenti dipendenti da invalidità permanente o da morte. 

La giurisprudenza si è più volte trovata a dover interpretare tale norma. L’orientamento sposato dai tribunali è il seguente. 

Partiamo da una premessa. Di norma, quando viene versato il risarcimento a seguito di un sinistro, un incidente stradale o qualsiasi altro infortunio, l’ammontare dell’importo riconosciuto all’assicurato è composto da più voci (dipendenti, di solito, dal tipo di contratto sottoscritto). Volendo semplificare possiamo distinguerle in due categorie: danno non patrimoniale (composto dal danno morale e da quello biologico) e danno patrimoniale (composto dalle spese sostenute per le cure e la convalescenza e dal reddito perso durante il periodo di malattia). 

Ebbene, tutte le somme volte a liquidare il danno non patrimoniale, non sono soggette a tassazione. Difatti, si tratta di importi che garantiscono un ristoro a fronte di una sofferenza fisica e/o morale, di una perdita economica e, molto spesso, di una menomazione permanente. Tale circostanza porta ad escludere qualsiasi assimilazione di tale indennizzo a una qualsiasi ricchezza tassabile. Risultato: le voci del risarcimento dovute a titolo di danno non patrimoniale e quelle che, seppur a titolo di danno patrimoniale, rimborsano all’assicurato le spese vive sostenute non vanno dichiarate nel 730 o nella dichiarazione dei redditi.

Al contrario, le voci del danno patrimoniale, quelle cioè che rimborsano l’assicurato per la perdita economica patita dall’assenza di lavoro, vanno tassate. Esse, infatti, sostituiscono il reddito che, in assenza del sinistro, il beneficiario della polizza avrebbe conseguito. Vanno, pertanto, assoggettate a Irpef. Del resto, in questo caso, il contribuente non subisce alcun peggioramento della propria condizione fiscale poiché, comunque, anche se non avesse patito l’infortunio, avrebbe ugualmente subito la tassazione sui redditi di lavoro. 

Luca subisce un grave sfregio sul volto. A seguito di tale danno deve interrompere per diversi mesi la sua attività di agente di commercio che, implicando un contatto col pubblico, richiede una presenza fisica impeccabile. L’assicurazione gli risarcisce 40mila euro di cui 15mila a titolo di rimborso per le spese mediche, la plastica facciale e le cure subite; altri 15mila a titolo di danno morale e biologico; altri 10mila euro come rimborso per le provvigioni perse durante il periodo in cui è stato malato. Luca dovrà dichiarare al fisco solo i 10mila euro ricevuti come rimborso del danno patrimoniale. 

Per quanto riguarda le polizze vite o comunque le indennità versate a seguito della morte dell’assicurato, l’indennità conseguita dal coniuge superstite o dagli altri eredi è priva di rilevanza reddituale (e quindi non soggetta ad alcun adempimento dichiarativo e impositivo). 

Per una compiuta conferma delle valutazioni che precedono, si ritiene però opportuno consultare anche le clausole del contratto assicurativo ove (talvolta) viene prevista una regolamentazione di natura fiscale o, in mancanza, interpellare la compagnia assicuratrice.


note

[1] Art. 6, comma 2, del Tuir (Dpr 917/1986).


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