Nuovo forfettario 2020

17 Dicembre 2019 | Autore:
Nuovo forfettario 2020

Requisiti ristretti per l’accesso al regime forfettario agevolato per il 2020; confermata la flat tax al 15% per le partite Iva con ricavi fino a 65 mila euro.

Con l’approvazione della legge di Bilancio 2020 che ieri ha ottenuto il voto fiducia al Senato viene ridisegnato il nuovo forfettario 2020. Si restringono i margini per poter entrare nel regime agevolato: come anticipato in flat tax 2020, saranno esclusi i percettori di redditi da lavoro dipendente, o di pensione, superiori a 30 mila euro, e c’è anche un’altra incompatibilità per coloro che nell’anno precedente hanno sostenuto spese superiori a 20mila euro lordi per lavoro dipendente.

Esaminiamo le principali novità e indichiamo anche i problemi che possono sorgere per coloro che nel 2019 rientravano nel regime e ora, in virtù delle nuove norme, sono destinati a perdere i requisiti.

Ricavi fino a 65 mila euro

Rientrano nel forfettario 2020 solo coloro che – imprese, professionisti o altri lavoratori autonomi con partita Iva – hanno ricavi o compensi fino a 65 mila euro. È stata, infatti, definitivamente cancellata la norma della legge di Bilancio 2019 che avrebbe consentito l’accesso, a partire dal 2020, a coloro che avrebbero percepito ricavi o compensi oltre questa soglia e fino a 100 mila euro. Così di fatto la “fase 2” della flat tax, pur prevista da una legge, non entrerà mai in vigore, perché superata ed espressamente abrogata dalla nuova norma, la legge di Bilancio 2020.

Redditi fino a 30 mila euro

Non potranno accedere al forfettario 2020 coloro che, nell’anno precedente, hanno percepito redditi di lavoro dipendente o anche redditi ad essi assimilati, a partire da quelli di pensione, per un importo complessivo lordo superiore a 30 mila euro. Si tratta di un paletto esistente fino al 2018, ma che era stato abolito per l’anno in corso; ora viene reintrodotto, a partire dal 2020.

Così molti lavoratori dipendenti o pensionati che avevano aperto partita Iva in regime forfettario, ma che superano tale limite non potranno più beneficiare del regime agevolato. Sorgeranno problemi nel passaggio al regime ordinario, innanzitutto perché i ricavi o i compensi maturati nel 2019, ma incassati in seguito e dunque nel 2020, dovranno essere sottoposti al regime dell’anno in cui vengono percepiti. Si tratterà di stabilire se potranno beneficiare o meno della tassazione forfettaria con l’aliquota agevolata oppure no.

Invece, le spese sostenute nel 2019 in regime forfettario non potranno essere riportate in deduzione nell’anno successivo da parte di coloro che a causa di questo requisito sono stati esclusi dal regime, che prevede una contabilizzazione forfettizzata dei costi sostenuti.

Spese dipendenti fino a 20 mila euro

Un altro grosso ostacolo per il nuovo forfettario 2020 sarà costituito dal limite introdotto per le spese di lavoro dipendente: non dovranno superare i 20 mila euro complessivi e calcolati al lordo. Oltretutto, il loro ammontare è riferito non solo al lavoro dipendente in senso stretto, ma anche al lavoro accessorio e alle spese derivanti da contratti a progetto o per collaboratori e borsisti; rientrano anche le somme erogate sotto forma di utili da associazione in partecipazione.

Anche in questo caso, si tratta di un limite che era stato abolito nel 2019 ed ora è stato nuovamente reintrodotto. Si tratta di un serio ostacolo per imprese o professionisti che si avvalgono di dipendenti o collaboratori e per questo solo fatto, considerato l’ammontare degli stipendi o degli altri compensi contrattualmente stabiliti, vengono escluse dalla possibilità di beneficiare del regime favorevole della flat tax.

Fattura elettronica incentivata

Il regime forfettario non comporta l’obbligo di emissione della fattura in forma elettronica e questa possibilità di continuare ad emetterla in modalità cartacea viene confermata anche per il 2020. Però, la legge ha previsto un incentivo per chi deciderà di utilizzarla: i forfettari che avranno l’intero fatturato annuo costituito da fatture elettroniche beneficeranno della riduzione di un anno del termine quinquennale di accertamento.

Nei loro confronti, quindi, il Fisco avrà a disposizione solo quattro anni per controllare dichiarazioni e versamenti ed accertare maggiori ricavi o compensi. Però, per ottenere questa esenzione, tutto il fatturato dovrà essere redatto in formato elettronico: non potranno, cioè, esserci alcune fatture elettroniche ed altre cartacee. Dunque, la scelta andrà fatta al 1° gennaio per coloro che sono già nel regime, e all’inizio dell’attività per coloro che vi entreranno nel corso dell’anno.



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