Arriva il carcere per chi non presenta la dichiarazione dei redditi

18 Dicembre 2019 | Autore:
Arriva il carcere per chi non presenta la dichiarazione dei redditi

Il Decreto fiscale innalza le pene per il reato di omessa presentazione delle dichiarazioni sui redditi o Iva: così potrà essere applicata la custodia cautelare.

Ora chi non presenta la dichiarazione dei redditi o quella Iva rischia il carcere. È una conseguenza automatica del nuovo Decreto fiscale, approvato ieri sera in via definitiva al Senato (con 166 voti favorevoli, 122  contrari e nessuna astensione).

Le nuove pene edittali previste per il reato di omessa presentazione delle dichiarazioni sui redditi, o di quelle Iva, sono state elevate nel minimo (da un anno e sei mesi a due anni) e nel massimo (da quattro a cinque anni). Proprio quest’ultimo innalzamento rende possibile applicare la misura cautelare massima, quella della custodia cautelare in carcere [1].

La previsione di legge opera in via generale. Nello specifico, però, occorreranno anche le esigenze cautelari, vale a dire il rischio di reiterazione del reato, l’inquinamento probatorio o il pericolo di fuga dell’indiziato. Così quando il Fisco riscontrerà un caso in cui la dichiarazione non è stata presentata dal contribuente che vi era obbligato (anche i sostituti d’imposta sono tenuti a presentarla), invierà la comunicazione di reato alla Procura della Repubblica che, valutato il caso, potrà chiedere ed ottenere dal giudice per le indagini preliminari l’applicazione della misura carceraria se ricorre una di queste tre esigenze che la rendono concretamente possibile.

Ma prima ancora di questo, per integrare il reato che consentirà l’applicazione del carcere, bisognerà aver superato la soglia di punibilità di 50 mila euro di imposta evasa e bisognerà che ci sia il “dolo di evasione”, cioè la finalità di voler evadere le imposte sui redditi o l’Iva. Il non aver presentato la dichiarazione, quindi, di per sé non basta ad integrare il reato, perché occorre anche che questa mancanza sia dovuta alla precisa intenzione di evadere le tasse. Per ampliare le potenzialità investigative, diventano possibili anche le intercettazioni telefoniche nei casi in cui la dichiarazione dei redditi o Iva venga omessa.

Invece, chi presenta la dichiarazione, ma in maniera infedele non andrà in carcere, perché la pena prevista per questo reato non arriva a cinque anni (il Decreto fiscale l’ha innalzata, ma fino a quattro anni e mezzo nel massimo); tuttavia, potrà essere sottoposto alle altre misure cautelari, dal divieto di espatrio all’obbligo o divieto di dimora in un determinato luogo, all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, fino agli arresti domiciliari. Per questo reato il Decreto fiscale ha anche abbassato la soglia di imposta evasa da 150 mila euro a 100 mila euro, per ciascuna imposta ed anno di riferimento.


note

[1] Art. 280 Cod. proc. pen.


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