False residenze all’estero: arriva la stretta

18 Dicembre 2019 | Autore:
False residenze all’estero: arriva la stretta

L’inasprimento delle pene per i reati di omessa dichiarazione consente di colpire più facilmente chi ha trasferito fittiziamente la residenza all’estero. 

D’ora in poi sarà controproducente prendere una falsa residenza all’estero per evadere le tasse. Il Decreto fiscale approvato ieri in via definitiva prevede, infatti, una stretta che inasprisce le pene previste per i principali reati tributari, e che comprende anche quello di omessa presentazione della dichiarazione dei redditi o dell’Iva, che sono tra i comportamenti più frequentemente adottati da chi è “scappato” all’estero sperando di sfuggire alla tassazione in Italia.

Il delitto di omessa presentazione della dichiarazione dei redditi, dell’Iva ed anche del sostituto di imposta viene sanzionato ora, con le nuove modifiche apportate, con la pena reclusione da due a cinque anni (finora andava da 18 mesi a quattro anni) e la conseguenza più evidente è che scatta la possibilità di applicare la custodia cautelare in carcere per chi non presenta la dichiarazione dei redditi.

È frequente che chi trasferisce in maniera fittizia la propria residenza all’estero eviti poi di presentare la prescritta dichiarazione dei redditi al Fisco italiano. Il punto è che non basta cambiare residenza anagrafica quando la residenza fiscale rimane italiana: la legge [1] prevede che quei soggetti continuino a rivestire la qualità di «soggetti passivi dell’imposta» e, dunque, tenuti all’adempimento degli obblighi tributari – compreso quello di presentazione della dichiarazione dei redditi annuale – anche quando non sono residenti nel territorio dello Stato, se continuano a rimanere in Italia e qui producono redditi imponibili.

Anzi, proprio i casi di cancellazionisospette” dall’anagrafe della popolazione residente italiana mettono in allarme il Fisco, che solitamente colpisce proprio questi fenomeni mettendoli nel mirino delle liste selettive di controlli da effettuare a cura dell’Agenzia delle Entrate. Ma adesso grazie al Decreto fiscale diventano possibili anche le intercettazioni telefoniche quando emergono reati tributari, come nel caso in cui manchi all’appello una dichiarazione annuale prevista e che non è stata presentata.

Diventerà così più facile acquisire fonti di prova per pescare chi ha “saltato la rete” del confine nazionale nei più diversi modi, ma in realtà continua a operare in Italia, ad esempio attraverso una stabile organizzazione aziendale, o un’impresa che si è mascherata da società estera, o anche semplicemente una persona fisica che continua a ottenere ricavi, compensi o altri introiti sul territorio nazionale.

In questi casi, il reato di omessa presentazione della dichiarazione sui redditi o dell’Iva sarà il punto finale – ma abbastanza semplice da accertare – per risalire, a ritroso, ai redditi prodotti in ambito italiano e alle imposte dovute; se sarà verificato che il falso trasferimento di residenza è stato dovuto proprio alla finalità di evadere le imposte, e che per una di esse è stata superata la soglia di 50 mila euro per l’annualità di riferimento, sarà possibile anche applicare la custodia cautelare in carcere.


note

[1] Art. 2 D.P.R. n. 917/1986, Testo Unico delle Imposte sui Redditi.


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