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Astensione dal voto in assemblea di condominio: è possibile?

18 Dicembre 2019
Astensione dal voto in assemblea di condominio: è possibile?

Chi si astiene nell’assemblea condominiale si considera dissenziente o favorevole?

L’amministratore ha indetto una riunione di condominio. L’ordine del giorno presenta diversi punti delicati. Proprio per ciò hai deciso di parteciparvi, non fosse altro che per restare informato sugli esiti delle decisioni adottate. Senonché, arriva il momento di prendere posizione su una questione spinosa. Il voto potrebbe costarti l’antipatia agli occhi di alcuni vicini (che peraltro sono diventati tuoi amici). Così decidi, in merito a tale punto, di non votare e di astenerti. Qualcuno sostiene che tu non possa farlo e che debba per forza dire o “sì” o “no”. Cosa prevede la legge? Puoi astenerti dal voto in assemblea di condominio? E se ti astieni, il tuo non-voto si considera un voto a favore o contrario? Va conteggiato o meno?

In assenza di indicazioni specifiche all’interno del Codice civile, la questione è stata chiarita più volte dalla giurisprudenza. 

In questo articolo, tracceremo una veloce panoramica di quelle che sono le pronunce più significative in tema di astensione dal voto in assemblea di condominio e vedremo se, in tali sentenze, l’astensione è stata considerata come voto favorevole o contrario. 

Tale aspetto ha un’ulteriore e delicata implicazione: dalla soluzione dipende, infatti, anche la possibilità di opporsi alla delibera, impugnandola dinanzi al tribunale. Tale diritto è espressamente previsto solo per chi non è presente alla riunione o ha votato “contro” (ossia per gli assenti e i dissenzienti); bisogna, quindi, stabilire quale possibilità può essere riconosciuta agli “astenuti”. Ma procediamo con ordine. 

Possibile astenersi dal voto in condominio?

È tuo diritto partecipare all’assemblea di condominio e, nello stesso tempo, decidere di non votare con riferimento a uno o a più specifici punti all’ordine del giorno. La tua presenza, quindi, varrà ai fini del cosiddetto quorum costitutivo, necessario cioè per la validità della costituzione dell’assemblea e per l’avvio delle discussioni. 

Insomma, l’amministratore non potrà far finta che tu non sia presente; inoltre, dovrà prendere per forza atto del fatto che tu non voglia votare.

Astenuti: si considerano voti a favore o contrari?

Una volta stabilito il diritto del condomino intervenuto all’assemblea di non votare, bisogna comprendere quale significato viene dato al non-voto. Si considera a “favore” o “contro” la delibera? Va conteggiato insomma tra i sì o i no? Gli astenuti sono votanti in condominio?

Salvo qualche rara eccezione, secondo la giurisprudenza, il condomino astenuto deve essere equiparato al dissenziente presente alla riunione. Non quindi né al consenziente né all’assente. Cosa significa? Che egli potrà opporsi alla delibera, ma solo se la contesta nei 30 giorni successivi alla data di convocazione. 

Come chiarito dalla Cassazione [1], «In tema di condominio degli edifici, tutti i condomini che non hanno votato in maniera conforme alla deliberazione assembleare sono legittimati ad impugnarla, siano stati presenti alla seduta ovvero assenti (l’unica differenza consiste nel termine per proporre l’opposizione, che decorre dalla data della deliberazione per i primi e dalla data della comunicazione per gli altri), ivi compresi, pertanto, gli astenuti – i quali sostanzialmente non hanno approvato la delibera – a nulla rilevando che questi, al momento del voto, abbiano formulato riserva da sciogliere dopo la seduta».

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In una sentenza del 1999 [2], la Suprema Corte ha precisato quanto segue: «Ai fini della formazione della maggioranza necessaria per l’approvazione [delle delibere dell’assemblea di condominio N.d.R], i voti dei condomini astenuti sono equiparati a quelli dei condomini dissenzienti o assenti. L’approvazione della delibera e, quindi, la sua validità ed efficacia dipendono dall’esistenza del quorum prescritto».

Questo significa che se il condomino astenuto si conteggia nel quorum costitutivo, non viene invece considerato nel cosiddetto quorum deliberativo, quello cioè da prendere in considerazione per verificare se la questione all’ordine del giorno è stata approvata o meno.

Opposizione alla delibera condominiale da parte dei condomini astenuti

Dall’equiparazione dei condomini astenuti ai dissenzienti deriva il loro diritto a impugnare l’assemblea entro 30 giorni dalla data di votazione. Esiste qualche precedente contrario, anche se costituisce una posizione minoritaria, sconfessata peraltro dalla Cassazione. Il tribunale di Bologna [3] ha, infatti, detto che «è esclusa l’impugnabilità delle delibere assembleari da parte dei condomini astenuti, i quali non avendo espresso alcuna volontà né in senso positivo, né in senso negativo, non possono essere considerati dissenzienti».

Astensione dal voto in assemblea di condominio: ultime sentenze

In tema di condominio degli edifici, l’art. 1136 c.c., facendo riferimento, per l’approvazione delle deliberazioni assembleari, ad un determinato numero di partecipanti al condominio ed a un determinato valore dell’edificio rappresentato dalle rispettive quote, comporta che ogni condomino intervenuto possa esprimere un solo voto (ed analogamente va considerata la posizione degli astenuti e degli assenti), qualunque sia l’entità della quota che rappresenta ed indipendentemente dal fatto che questa sia costituita da una sola o da più unità immobiliari, stante l’autonoma rilevanza attribuita al voto personale rispetto al valore, sia pure minimo, della quota rappresentata dal singolo condomino.

Cassazione civile sez. II, 09/12/1988, n.6671

La facoltà di impugnare le deliberazioni assembleari spetta soltanto ai condomini assenti o dissenzienti o che si siano astenuti dal votare, e non anche ai condomini che abbiano espresso voto favorevole, non avendo costoro interesse a far accertare un vizio cui hanno dato causa contribuendo con il loro atteggiamento alla formazione della volontà collettiva.

Tribunale Messina, 03/10/1983

È esclusa l’impugnabilità delle delibere assembleari da parte dei condomini astenuti, i quali non avendo espresso alcuna volontà né in senso positivo, né in senso negativo, non possono essere considerati dissenzienti a norma dell’art. 1137 c.c.

Tribunale Bologna, 25/05/1995

La regola secondo cui la limitazione del diritto di impugnare le delibere annullabili ai soli condomini dissenzienti o assenti (cui vengono in giurisprudenza equiparati gli astenuti), opererebbe anche laddove il condomino sia stato presente in assemblea a mezzo di proprio delegato, non può ritenersi sussistere per l’ipotesi in cui il vizio della delibera consista nella sua esorbitanza rispetto alle previsioni dell’ordine del giorno contenuto nell’avviso di convocazione. (Fattispecie di annullamento di delibera assembleare nella parte in cui, con riferimento al capo “Varie ed eventuali” previsto all’o.d.g., approvava la costituzione di un fondo speciale finalizzato a fronteggiare spese condominiali urgenti).

Tribunale Napoli, 28/11/2000

In tema di delibere condominiali, non è annullabile la delibera il cui verbale, ancorché non riporti l’indicazione nominativa dei condomini che hanno votato a favore, tuttavia contenga, tra l’altro, l’elenco di tutti i condomini presenti, personalmente o per delega, con i relativi millesimi, e nel contempo rechi l’indicazione, nominatim, dei condomini che si sono astenuti e che hanno votato contro e del valore complessivo delle quote millesimali di cui gli uni e gli altri sono portatori, perché tali dati consentono di stabilire con sicurezza, per differenza, (quanti e) quali condomini hanno espresso voto favorevole ed il valore dell’edificio da essi rappresentato, nonché di verificare che la deliberazione stessa abbia in effetti superato il quorum richiesto dall’art. 1136 c.c.

Cassazione civile sez. II, 19/11/2009, n.24456

Le deliberazioni prese dall’assemblea a norma dell’art. 1136 c.c. sono obbligatorie per tutti i condomini (compresi gli assenti, i dissenzienti e gli astenuti), nonché produttive di effetti, a meno che la loro esecuzione sia sospesa per ordine dell’autorità giudiziaria in sede di ricorso ex art. 1137 c.c.. Conseguentemente, in assenza di impugnazione della relativa delibera, le contestazioni circa la sua mancata comunicazione o l’omessa convocazione di un condomino non esimono quest’ultimo dal conseguente pagamento delle quote di spettanza che risultino dai verbali, né possono essere dallo stesso eccepite nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, chiesto dall’amministratore per ottenere il pagamento delle spese deliberate dall’assemblea.

Tribunale Parma, 10/08/2017, n.1204

Il deposito del ricorso in cancelleria entro il termine stabilito dall’art. 1137 c.c. è idoneo a evitare la decadenza comminata da tale norma, a nulla rilevando che la comunicazione al condominio della domanda di mediazione, presentata entro lo stesso termine, sia intervenuta oltre la predetta data, dovendosi escludere che in tale fattispecie trovi applicazione il meccanismo stabilito dall’art. 5, comma 6, d.lgs. n.28 del 2010, trattandosi di disposizione che non incide sulla tempestività della domanda presentata nel rispetto dei trenta giorni decorrenti dalla data della deliberazione per i dissenzienti e gli astenuti o dalla data della comunicazione della stessa deliberazione per gli assenti.

Tribunale Catania sez. III, 13/12/2017, n.5123

Le delibere condominiali possono essere impugnate solo dai condomini assenti, dissenzienti o astenuti, giammai dal condomino che abbia partecipato all’assemblea fino alla sua conclusione e senza manifestare alcun dissenso alle decisioni adottate, a meno che il condomino medesimo non provi la mancanza di fedeltà del verbale e cioè che egli avesse manifestato il proprio dissenso e che tuttavia di tanto non si sarebbe dato conto a verbale.

Tribunale Brindisi, 25/02/2019, n.282


note

[1] Cass. sent. n. 6671/1988.

[2] Cass. sent. n. 129/1999.

[3] Trib. Bologna, sent. del 25.05.1995.


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