Cuore matto: c’è un nuovo metodo chirurgico

18 Dicembre 2019
Cuore matto: c’è un nuovo metodo chirurgico

A Monza i primi interventi laser sotto ipnosi per operare pazienti affetti da fibrillazione cardiaca atriale.

Laser e ipnosi per curare il ‘cuore matto‘. L’ospedale San Gerardo di Monza annuncia, attraverso l’agenzia stampa Adnkronos Salute, “i primi due interventi al mondo di ablazione con energia laser combinati con la tecnica di induzione ipnotica a scopo analgesico”, in pazienti affetti da fibrillazione atriale.

Operazioni portate a termine con successo da Giovanni Rovaris (Elettrofisiologia San Gerardo), coadiuvato da Marco Scaglione dell’ospedale Cardinal Massaia di Asti. Il trattamento interventistico della fibrillazione atriale (Fa) mediante isolamento delle vene polmonari, che mettono in comunicazione l’atrio sinistro del cuore con i polmoni – ricordano dall’Asst brianzola – è la pietra angolare su cui si fonda l’ablazione della Fa. Ad oggi questa procedura resta l’unica reale possibilità di cura per la complessa aritmia.

Gli strumenti per eseguirla sono in continua evoluzione, e la ricerca offre energie ed elettrocateteri sempre più moderni per rendere l’isolamento delle vene polmonari più sicuro, efficace e rapido. La Struttura di Elettrofisiologia interventistica dell’azienda socio sanitaria territoriale di Monza esegue le procedure ablative della Fa con diverse metodiche, scelte in base alla clinica del paziente e alle sue caratteristiche anatomiche. L’ultima si discosta radicalmente dalle precedenti – spiega una nota – perché utilizza un’energia laser con la combinazione di un endoscopio che permette la perfetta visualizzazione della vena polmonare. Il tutto viene portato all’interno del cuore attraverso le vene dell’inguine con un pallone gonfiato ad acqua.

Il San Gerardo è il quarto centro al mondo, e il primo in Italia, a utilizzare il ‘Cardiofocus laser baloon’ con movimento robotico. E ora a questa tecnologia innovativa si aggiunge l’applicazione di una tecnica ipnotica per l’analgesia del paziente, che permette di condurre la procedura garantendo l’immobilità dell’operato per tutto il tempo necessario, e la completa analgesia del paziente limitando al minimo e talvolta abolendo l’uso di farmaci.

“Si tratta di un bell’esempio di cooperazione sanitaria – afferma Scaglione – Sono felice di condividere la tecnica dell’ipnosi, che per noi ora è routine, con i colleghi del San Gerardo, portando avanti nel 2020 una collaborazione sempre più proficua”.

“Ringrazio il dottor Scaglione – dichiara Rovaris – per la collaborazione che ha permesso di unire due tecniche nuove come quelle del laser e dell’ipnosi nell’ambito elettrofisiologico. Per noi questo è un momento di nascita di una tecnica che ci auguriamo possa essere utile nella conduzione dei trattamenti ablativi, garantendo il massimo beneficio al paziente in termini di efficacia, sicurezza e di gestione del dolore, minimizzando l’utilizzo di farmaci analgesici“.


note

Autore immagine: 123rf.com


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