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Notifica cartella all’ex moglie: è valida?

18 Dicembre 2019
Notifica cartella all’ex moglie: è valida?

Conta il domicilio fiscale: in assenza di rettifica si può inviare la cartella esattoriale al vecchio indirizzo. 

Ti sei separato ormai da qualche mese. Nel frattempo, è arrivata, al tuo vecchio indirizzo di residenza, una cartella esattoriale. La tua ex moglie non l’ha ritirata, dicendo al postino che non abiti più lì. Ora che hai ricevuto un avviso di pignoramento ti chiedi se hai la possibilità di fare ricorso. La notifica della cartella all’ex moglie è valida? La risposta è stata fornita da una recente ordinanza della Cassazione [1]. 

Secondo la Corte, deve considerarsi legittima la notifica della cartella esattoriale eseguita alla residenza della moglie del contribuente che, nel frattempo, si è separato. Ma perché mai? Quali sono le ragioni che hanno spinto la Corte a fornire questo principio apparentemente iniquo? Ecco la spiegazione.

Dove si notificano le cartelle esattoriali?

Come noto, ogni contribuente ha un proprio domicilio fiscale: si tratta dell’indirizzo ove questi intende ricevere tutte le notifiche degli atti dell’amministrazione finanziaria: avvisi di accertamento dell’Agenzia delle Entrate, cartelle esattoriali, fermi, ipoteche, pignoramenti, ecc. 

Il domicilio fiscale coincide, di norma, con la residenza del contribuente, salvo che quest’ultimo dichiari un luogo alternativo come, ad esempio, l’ufficio, il negozio, la sede dell’azienda o lo studio del proprio commercialista. 

A stabilire il domicilio fiscale è, quindi, una dichiarazione fatta dal contribuente negli atti, nei contratti e nelle dichiarazioni da questi presentate agli uffici tributari. 

Allo stesso modo, è sempre il contribuente a comunicare all’Agenzia delle Entrate l’eventuale variazione del domicilio fiscale. Solo così l’ufficio delle imposte può venire a conoscenza del nuovo indirizzo a cui l’interessato vuole che vengano spediti gli atti a lui indirizzati.

Tale variazione ha effetto solo dopo il 60° giorno dal deposito. Per cui la notifica fatta al vecchio indirizzo, nei primi 60 giorni dalla variazione, è valida; mentre, dal 61° giorno in poi, la notifica al precedente domicilio fiscale è nulla ed è come se non fosse stata effettuata.

In alcuni casi, tuttavia, il domicilio fiscale viene accertato dall’Agenzia delle Entrate che effettua i controlli sull’attività abituale del contribuente e risale al luogo “operativo” in base alle movimentazioni bancarie, ai possedimenti, ai contatti e, in generale, grazie al monitoraggio degli interessi economici. Ciò succede, ad esempio, quando il portalettere non riesca a trovare più volte il destinatario all’indirizzo da questi fornito. In tali circostanze, dunque, il fisco può individuare “d’ufficio” il domicilio fiscale nel Comune in cui, a prescindere dalle dichiarazioni, il contribuente svolge in modo continuativo la principale attività.

Leggi Notifica cartella domicilio fiscale.

Notifica cartella al vecchio indirizzo: è valida?

Da quanto detto, si intuisce che la cartella esattoriale inviata al vecchio indirizzo del contribuente è valida se questi non ha mai comunicato all’Agenzia delle Entrate la rettifica del domicilio fiscale. 

Allo stesso modo, in mancanza della comunicazione di rettifica del domicilio fiscale è ininfluente l’avvenuta modifica dello status familiare.

Secondo la Corte Suprema, è legittima la notifica della cartella di pagamento alla moglie del contribuente anche se, nel frattempo, è intervenuta la separazione.  

Si consideri peraltro che, se il contribuente dovesse muovere le proprie critiche contro la cartella assertivamente non notificata in modo corretto, finirebbe per sanare qualsiasi vizio. Difatti, secondo la giurisprudenza, nel momento in cui si impugna la cartella, deducendo di non averla mai ricevuta, si sta tacitamente ammettendo di averne avuto conoscenza: del resto, se così non fosse, come si potrebbe chiederne l’annullamento? È chiaro che, per contestare un vizio, bisogna essere consapevoli del vizio stesso. Il che, nel caso di specie, significa aver recuperato la busta inviata dall’Agenzia Entrate Riscossione. E siccome nell’ambito delle notifiche prevale la sostanza sulla forma, se la conoscenza dell’atto è garantita non c’è più possibilità di opporsi perché il contribuente ha avuto la possibilità di difendersi. 


note

[1] Cass. ord. n. 33611/2019.

[2] Art. 58 DPR 600/1973.


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