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Indagini bancarie nei confronti dei soci della società

18 Dicembre 2019
Indagini bancarie nei confronti dei soci della società

Accertamenti fiscali sui conti correnti dei soci della Srl solo in presenza di gravi prove. 

Cosa potrebbe succederti se l’amministratore della società di cui sei socio dovesse iniziare a commettere una serie di illeciti tributari? Se, ad esempio, il Fisco iniziasse a sospettare che non vengono emessi scontrini e fatture, l’Agenzia delle Entrate potrebbe mettersi alla ricerca del “nero” sul tuo conto corrente? Quali rischi potresti correre se la società dovesse essere ritenuta colpevole di evasione fiscale?

Sul tema delle indagini bancarie nei confronti dei soci della società si è spesso pronunciata la Cassazione e non sempre in modo coerente. Ma proprio di recente è intervenuta una pronuncia [1] che sembra aver messo “pace” tra le contrapposte interpretazioni. 

Cerchiamo allora di capire qual è l’orientamento sposato dai giudici supremi. 

Responsabilità dei soci per le condotte illecite della società

Avrai certamente sentito parlare di società di capitali: sono le Srl, le Spa e le Sapa. La loro caratteristica è che implicano una netta separazione tra il patrimonio sociale e quello dei soci. Con la conseguenza che questi ultimi non rischiano nel caso in cui la prima non paghi i propri debiti.

Questo potrebbe farti pensare che anche da un punto di vista penale e tributario tu sia al sicuro. E, invece, non è sempre così automatico. Difatti, quando si tratta di reati, la responsabilità cade su chi ha commesso concretamente l’illecito che, nel caso di specie, non può certo essere una società in quanto soggetto non esistente. 

Il più delle volte, pertanto, la responsabilità ricade sull’amministratore o sui sindaci: insomma, su quelle cariche che hanno il potere decisionale o comunque hanno il dovere di controllo sull’operato della società. Ma ben potrebbe trattarsi, ad esempio in presenza di un amministratore prestanome, dell’amministratore di fatto (che magari è socio o addirittura terzo rispetto alla compagine sociale).

Indagini sui soci per illeciti della società

Quando si tratta di indagini il pensiero volge subito a quelle che l’Agenzia delle Entrate o la Guardia di Finanza possono svolgere nei confronti dei patrimoni dei soci e, in particolare, sui relativi conti correnti. La questione è di più facile comprensione se si considera il seguente esempio pratico.

La società Estetisti&Cosmesi Srl ha dichiarato, nel corso dell’anno, un fatturato di 10mila euro, al di sotto del canone di locazione dei locali. L’Agenzia delle Entrate sospetta, quindi, che sia stato fatto del nero. Così inizia ad indagare sul conto corrente di uno dei soci, ritenendo che questi, sempre presente in azienda, dopo aver ricevuto il pagamento dai clienti, abbia versato il denaro sul proprio conto. L’ufficio delle imposte accerta un maggiore reddito di 100mila euro ed invia un avviso di accertamento. Il socio, però, contesta la modalità delle indagini bancarie ritenendo che non possano essere eseguiti dei controlli sul proprio conto, in quanto estraneo agli affari della Estetisti&Cosmesi. 

Ebbene, secondo la Cassazione, le indagini bancarie a carico della Srl possono essere estese ai conti correnti dei soci solo in presenza di gravi indizi di ricavi in nero dell’azienda.

Confrontando i diversi orientamenti che sinora si sono affacciati in giurisprudenza, gli Ermellini sono giunti alla conclusione per cui le indagini bancarie nei confronti di una società a responsabilità limitata possono essere estese ai conti correnti dei soci della stessa solo se sussistano elementi indiziari per far ritenere che tali conti sono stati utilizzati per occultare operazioni fiscalmente rilevanti.

Non si può, quindi, ritenere legittima l’estensione dell’accertamento anche ai conti correnti dei soci, tenendo in considerazione solo la loro qualità, senza considerare la sussistenza o meno di indizi (presunzioni) che facciano emergere la riferibilità alla società anche dei conti correnti dei soci.

La Corte ha così bocciato l’altro orientamento, più rigido, secondo cui in tema di poteri di accertamento degli uffici finanziari, devono ritenersi legittime le indagini bancarie estese ai congiunti del contribuente persona fisica, ovvero a quelli degli amministratori della società contribuente, in quanto la legge [2] autorizza l’ufficio delle imposte a procedere all’accertamento fiscale anche attraverso indagini su conti correnti bancari formalmente intestati a terzi, ma che si ha motivo di ritenere connessi ed inerenti al reddito del contribuente.

Indagini sui conti dei soci di società di persone e Srl

La Cassazione, sul punto, ha innanzitutto rilevato che la norma autorizza gli uffici alla verifica di conti correnti formalmente intestati a terzi, ma che si presumano connessi e inerenti al reddito della società. Tale circostanza, è sicuramente ravvisabile nel rapporto familiare [3].

Con specifico riferimento ai soci di società di persone, la Cassazione, pur rilevando un orientamento non sempre uniforme, ha ricordato che in tema di Iva l’ufficio può legittimamente utilizzare le risultanze dei conti dei soci, purché provi adeguatamente che quei movimenti siano in realtà riferibili a operazioni poste in essere dalla società [4]. L’Amministrazione è così tenuta, anche tramite presunzioni, a provare il carattere fittizio dell’intestazione o comunque la sostanziale riferibilità all’ente [5].

Con riferimento alle società a responsabilità limitata, invece, i giudici di legittimità hanno richiamato i principi affermati in alcune decisioni, secondo i quali, in tema di infedeltà della dichiarazione Iva, le indagini bancarie possono riguardare anche i conti e depositi intestati a terzi, inclusi i familiari del socio, quando l’Ufficio ha motivo di ritenere, in base agli elementi indiziari raccolti, che siano stati utilizzati per occultare operazioni commerciali o una gestione extra-contabile della società [6].

Nella pronuncia è stato così precisato che solo se c’è la dimostrazione della concreta riferibilità delle movimentazioni bancarie alle operazioni societarie trova applicazione la presunzione legale prevista dalla norma [2].

In tale contesto, il giudice è tenuto a una verifica della sussistenza e attendibilità degli elementi indiziari prodotti dall’Ufficio a sostegno della riferibilità all’ente.

Indagini sui conti correnti dei soci: ultime sentenze 

Consentite le indagini bancarie su conti correnti dei soci per accertare redditi di Srl

Sono consentite, previa autorizzazione degli organi a ciò deputati, le indagini bancarie da parte degli Uffici finanziari e della Guardia di finanza, ai fini dell’accertamento dei redditi di una società a responsabilità limitata sui conti correnti dei soci, incombendo sulla prima l’onere di dimostrare che non sono a sé riconducibili gli importi rinvenuti sugli stessi.

Cassazione civile sez. trib., 20/03/2019, n.7758

Accertamenti sui redditi di società di persone a ristretta base familiare: risultanze di conti correnti bancari intestati ai soci

In tema di accertamenti sui redditi di società di persone a ristretta base familiare, l’Ufficio finanziario può legittimamente utilizzare, nell’esercizio dei poteri attribuitigli dall’art. 32 del d.P.R. n. 600 del 1973, le risultanze di conti correnti bancari intestati ai soci, riferendo alla società le operazioni ivi riscontrate, perché la relazione di parentela tra i soci è idonea a far presumere la sostanziale sovrapposizione tra interessi personali e societari, identificandosi gli interessi economici in concreto perseguiti dalla società con quelli propri dei soci, salva la facoltà dell’ente di dimostrare l’estraneità delle singole operazioni alla comune attività d’impresa.

Cassazione civile sez. trib., 21/11/2018, n.30098

Indagini bancarie sui soci della Snc 

La ristretta base societaria e gli stretti vincoli di parentela tra i soci di una s.n.c., non sono elementi sufficienti per riferire alla società i conti bancari intestati ai soci o alcune loro movimentazioni, in quanto i movimenti finanziari dei conti personali dei soci non sono da soli sufficienti a dimostrare l’esistenza di operazioni commerciali, dovendo a tal fine l’Ufficio reperire ulteriori elementi probatori che consentano di collegare i movimenti di capitali con le operazioni omesse, a maggior ragione qualora, come nel caso di specie, i soci abbiano giustificato oltre i due terzi delle movimentazioni oggetto di verifica ed il restante terzo sia costituito in gran parte da movimenti inferiori ai tremila euro per i quali non è stato possibile reperire alcuna documentazione.

Comm. trib. reg. Milano, (Lombardia) sez. XXXVIII, 26/04/2013, n.92

Accertamenti Iva sui soci

In tema di accertamento IVA relativo a società di persone a ristretta base familiare, l’Ufficio finanziario può legittimamente utilizzare, nell’esercizio dei poteri attribuitigli dall’art. 51, secondo comma, nn. 2 e 7, del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, le risultanze di conti correnti bancari intestati ai soci, riferendo alla medesima società le operazioni ivi riscontrate (nella specie, prelevamenti), tenuto conto della relazione di parentela tra quelli esistente idonea a far presumere, salvo facoltà di provare la diversa origine delle entrate, la sostanziale sovrapposizione degli interessi personali e societari, nonché ad identificare in concreto gli interessi economici perseguiti dalla società con quelli stessi dei soci.

Cassazione civile sez. trib., 15/03/2013, n.6595

Accertamenti sui prelievi e versamenti sui conto dei soci

In linea di principio, sia i prelevamenti che i versamenti relativi ai conti correnti bancari dei soci, come in genere dei familiari dell’imprenditore o di persone in rapporti di affinità con quest’ultimo tali da giustificare ad esso riferibili dette movimentazioni, vanno imputati a ricavi conseguiti dal contribuente stesso nella propria attività d’impresa, se questo non dimostra di averne tenuto conto nella determinazione della base imponibile oppure che sono estranei alla produzione del reddito, ma nella fattispecie l’Ufficio, pur avendo legittimamente accertato — in forza dell’art. 32 d.P.R. n. 600 del 1973 — riferibili alla società contribuente (per fittizia intestazione di conti intestati ai soci) i versamenti non giustificati come già ricompresi nella determinazione dei redditi societari o come non rilevanti a tale fine, per dimostrare la riferibilità al reddito di impresa anche dei prelevamenti da quei conti correnti avrebbe dovuto produrre ulteriore riscontro probatorio, avuto riguardo al fatto che si tratta di uscite frequenti e frazionate tipiche del vivere quotidiano del socio stesso e che l’onere del contribuente di indicare e provare specifici costi non può che riferirsi ai costi posti in deduzione dal reddito di impresa e non certo ai prelevamenti dal conto corrente personale, dal momento che il contribuente non può avere interesse ad occultare i costi e, comunque, in quanto nel caso de quo è materialmente impossibile giustificare e documentare le innumerevoli operazioni, spesso quotidiane, di prelevamento.

Comm. trib. reg. Milano, (Lombardia) sez. XXXII, 10/01/2013, n.1

In tema di controlli tributari, l’Ufficio finanziario, nella fase delle indagini dirette all’accertamento dell’evasione di imposta da parte di una società di capitali, è legittimato a richiedere agli istituti bancari, ai sensi del d.P.R. 29 settembre 1973 n. 600, art. 32, comma 1, n. 7) e del d.P.R. 26 ottobre 1972 n. 633, art. 51, comma 2, n. 7), l’accesso ai conti e depositi bancari formalmente intestati ai soci anche non amministratori e — in caso di ristretta compagine sociale — anche ai conti/depositi intestati ai loro familiari, qualora sussistano ‘fondati sospetti’ che la società verificata abbia partecipato ad operazioni imponibili ‘soggettivamente’ inesistenti volte a evadere l’imposta sul valore aggiunto. Costituiscono ‘fondati sospetti’ l’avere intrattenuto ripetuti rapporti commerciali con società sfornite di personale adeguato, di beni aziendali ovvero comunque prive di adeguata struttura organizzativa di impresa — cd. società fantasma — in relazione alle operazioni commerciali in concreto svolte.

Cassazione civile sez. trib., 20/07/2012, n.12625

Controlli sui soci di società a ristretta base familiare 

È legittimamente valida la rettifica del reddito di una società, ai sensi dell’ articolo 32 comma 1 del D.P.R. 600/1973, se fondata su movimenti di conto corrente intestati alla società o a soggetti terzi rispetto ad essa ove tali movimentazioni, sulla base di presunzioni gravi, precise e concordanti siano riferibili all’attività della società. Ciò vale a maggior ragione nel caso di S.r.l. a ristretta base proprietaria nella quale i soci siano legati da vincoli familiari. 

Comm. trib. prov.le Cremona sez. I, 26/01/2012, n.23

Nell’effettuazione di indagini bancarie valide ai fini dell’accertamento delle imposte sui redditi, l’utilizzo dei movimenti effettuati sui conti correnti bancari dei soci implica che l’Amministrazione finanziaria provi, anche tramite presunzioni, il carattere fittizio dell’intestazione o la riferibilità alla società delle operazioni; spetta invece al contribuente fornire la prova contraria.

Cassazione civile sez. trib., 24/08/2007, n.18013


note

[1] Cass. sent. n. 33596/19 del 18.12.2019.

[2] Art. 32, n. 7, del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, riguardo alle imposte sui redditi; Art. 51 del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, riguardo all’Iva.

[3] Cass. 20118/2018, 3628/2017

[4] Cass. 11145/2011, 17243/2003

[5] Cass. 13819/2003

[6] Cass. 374/2009


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