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Verbali di contestazione dell’Agenzia Entrate: come pagare meno

19 Agosto 2013
Verbali di contestazione dell’Agenzia Entrate: come pagare meno

Tasse troppo elevate: ci sono alcuni sistemi per chiedere la riduzione dell’importo o delle sanzioni o, con un ricorso al giudice, escludere l’applicazione della pena qualora il mancato pagamento non sia derivato dalla volontà del contribuente.

Una opportunità di definire un processo verbale di constatazione con un pagamento ridotto rispetto al valore dei tributi e delle sanzioni verificate è l’applicazione di un istituto deflativo introdotto nel 1997 [1]. Con tale sistema, il contribuente, che ammetta la responsabilità in ordine ai rilievi mossigli dall’ufficio, può definire l’atto con una riduzione al sesto delle sanzioni irrogabili.

Vi è anche la possibilità di far ricorso alla mediazione tributaria che consente la riduzione delle sanzioni del 40%. Ne abbiamo parlato in un precedente articolo (leggi: “Mediazione tributaria: riduzione delle sanzioni”).

Se poi il contribuente intende fare causa, è bene sapere che la giurisprudenza si sta aprendo nel senso di escludere la colpevolezza del contribuente nei casi in cui non abbia potuto pagare per cause non imputabili alla sua volontà (leggi anche l’articolo: “Omesso versamento di Iva e ritenute previdenziali per crisi economica: giudici più buoni”). Il contribuente deve poter dimostrare la sussistenza di uno stato di forza maggiore, conclamato o da una drammatica congiuntura economica, oppure il mancato incasso di crediti da parte di enti pubblici [2]: condizioni, queste, riconosciute anche dalla Cassazione al fine di ritenere non sussistente l’ipotesi di reato di appropriazione indebita in caso di omesso versamento dei contributi [3] e, in campo tributario, dal Gip del Tribunale di Milano [4], per ritenere insussistente il reato di omesso versamento dell’Iva.


note

 [1] Art. 5-bis del Dlgs n. 218/1997.

[2] CTR Lazio sent. n. 158/2012 e 540/2011; CTP Lecce sent. n. 352/2010.

[3] Cass. sent. n. 29616/2011.

[4] Trib. Milano sent. N. 2818/12.


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