Sclerosi multipla: una nuova cura contro l’affaticamento

19 Dicembre 2019
Sclerosi multipla: una nuova cura contro l’affaticamento

Dalla ricerca arriva una nuova cura con segnali elettrici.

Un caschetto con elettrodi personalizzabile che, grazie a un intervento di neuromodulazione, è in grado di compensare la distorsione comunicativa tra regioni del cervello, collegata all’affaticamento del paziente con sclerosi multipla. A metterlo a punto è stato l’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Istc).

Come riporta una nota stampa dell’Adnkronos, Franca Tecchio del Cnr-Istc spiega che “Da molti anni, coscienti che l’affaticamento nella sclerosi multipla conta su cure farmacologiche poco efficaci e spesso accompagnate da effetti collaterali anche gravi e si unisce ad alterazioni della comunicazione intracerebrale, abbiamo lavorato per contrastare questo sintomo inviando segnali al cervello. Abbiamo cioè adattato a questa condizione una neuromodulazione, una tecnica capace di modificare l’eccitabilità di regioni cerebrali, che aveva reso persone sane più resistenti alla fatica”.

“Prima di tutto – prosegue – abbiamo quindi cercato le regioni che nel paziente di Sm comunicano peggio al crescere della fatica, poi abbiamo messo a punto un intervento di neuromodulazione per compensare questa distorsione. Si è rivelato utile lo sviluppo di un caschetto adattabile che posiziona un elettrodo, conformato secondo le circonvoluzioni corticali della regione cui giunge la percezione somatosensoriale da tutto il corpo. Dopo cinque stimolazioni elettriche transcraniche di 15 minuti al giorno mediante intervento elettroceutico personalizzato FaReMuS, molti pazienti si sono sentiti più in forze”.

Nel lavoro appena pubblicato sulla rivista ‘Scientific Reports’, sono stati indagati gli effetti cerebrali dell’intervento FaReMuS, comprendendo che la dinamica dell’attività elettrica dei neuroni cerebrali (neurodinamica) si altera al crescere della fatica, soprattutto nelle regioni di rappresentazione delle
sensazioni da tutto il corpo.

“Abbiamo utilizzato la dimensione frattale, una misura molto sensibile – prosegue Tecchio – che tiene conto delle forme dei segnali inviati da una regione all’altra del cervello. Questa misura è nata per valutare quantitativamente sistemi complessi ove una parte ripete le strutture del tutto, per parti sempre più piccole, come succede nel broccolo o anche nell’albero, in cui rametti piccoli sono simili al ramo portante, fino alla pianta nel suo insieme. In neurodinamica, abbiamo osservato che la dimensione frattale riesce a misurare adeguatamente le variazioni dell’organizzazione di una certa regione corticale. Abbiamo studiato il comportamento delle regioni dedicate al controllo dei movimenti della mano destra e sinistra e alle percezioni tattili e propriocettive dalle due mani con un algoritmo che cerca le regioni del cervello sfruttando una loro impronta digitale funzionale (Functional Source Separation)”.

“Così ci siamo accorti che dopo il trattamento FaReMuS, la neurodinamica della regione somatosensoriale si era normalizzata e così, pure, era più bilanciata la comunicazione tra le regioni motorie omologhe destre e sinistre. Queste migliorie di comunicazione intracerebrale spiegavano quasi la metà (48%) del miglioramento dell’affaticamento. Possiamo affermare che una elettroceutica non-invasiva personalizzata sulle specifiche caratteristiche anatomo-funzionali delle regioni compromesse può essere efficace contro la fatica. Parte dell’efficacia nasce dal ristabilire la comunicazione intra-cerebrale che era tanto più alterata al crescere della fatica”, conclude Tecchio.



1 Commento

  1. Molto interessante. Ho letto che c’è un’app per smartphone e tablet in grado di stimare, sulla base di alcuni parametri inseriti dal paziente (tra cui il tipo di abbigliamento, le condizioni ambientali e il tipo di attività intrapresa), l’aumento di temperatura corporea nei 30 minuti successivi. In base ai dati raccolti, il sistema MS+U suggerisce una serie di buone pratiche per riconquistare il diritto all’attività fisica e ad una piena autonomia in tutte le condizioni ambientali.

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