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Tumore alla prostata: come si cura?

20 Dicembre 2019 | Autore:
Tumore alla prostata: come si cura?

Le terapie per affrontare una delle malattie oncologiche più diffuse tra gli uomini. C’è il diritto all’invalidità?

È la forma più frequente di cancro tra gli uomini e rappresenta il 20% di tutti i tumori diagnosticati dopo i 50 anni di età. Il tumore alla prostata resta uno dei più diffusi in Italia. Nel 2020 si attendono 44mila nuovi casi, nel 2030 altri 52mila. Nel 2015 (ultimo dato Istat disponibile) i decessi nel nostro Paese legati a questa patologia sono stati quasi 7.200. L’indice di sopravvivenza si attesta al 91,4% a 5 anni dalla diagnosi. Le cause non sono del tutto note, ma si conoscono i fattori che possono incidere nella formazione di questo tipo di carcinoma, dall’alimentazione alla sedentarietà, dall’obesità al fumo. Ma il tumore alla prostata come si cura? Bisogna per forza passare sotto i ferri (sempre che la diagnosi sia stata fatta in tempo utile per intervenire) oppure c’è un farmaco specifico o una terapia da seguire?

Se una diagnosi precoce è in grado di salvare una vita e, pertanto, da una certa età in poi è opportuno fare dei controlli periodicamente, anche la prevenzione gioca un ruolo fondamentale nella battaglia contro il tumore alla prostata (come contro qualsiasi tipo di cancro). Considera che nella fase iniziale, il questo carcinoma è completamente asintomatico. Quando iniziano i primi disturbi è quando la massa tumorale è già cresciuta, anche se a volte alcuni dei sintomi possono indicare una forma benigna. Ad ogni modo, per chi già sa di avere la patologia o per chi ne ha qualche sospetto, è importante sapere come si cura il tumore alla prostata. Ecco cosa dicono gli esperti.

Che cos’è la prostata?

Come di consueto, cominciamo col descrivere di che cosa stiamo parlando. La prostata è una ghiandola presente nell’organismo maschile, nella parte anteriore al retto. Ha più o meno le dimensioni di una castagna le sue funzioni sono cruciali da un punto di vista riproduttivo: è la prostata, infatti, a produrre e a secernere il liquido seminale.

Quando all’interno della ghiandola si formano delle cellule in modo anomalo ed incontrollato, ecco che ci troviamo di fronte ad un tumore alla prostata.

Tumore alla prostata: i sintomi

Come si diceva, in una prima fase (cioè quando il carcinoma c’è ma è molto piccolo) il tumore alla prostata è asintomatico. Non ci sono, quindi, delle avvisaglie che facciano pensare di avere la patologia. E questo è il principale problema per arrivare ad una diagnosi precoce: quando uno sta bene, non gli passa sicuramente per la testa di andare a fare un controllo per vedere se può avere un principio di cancro alla prostata.

I sintomi veri e propri si presentano quando il tumore è già cominciato a crescere. È a quel punto che si avvertono, ad esempio:

  • difficoltà ad urinare;
  • bisogno di urinare frequentemente;
  • sensazione di non avere svuotato completamente la vescica dopo essere andati in bagno;
  • presenza di sangue nelle urine o nello sperma.

Considera che il tumore cresce molto lentamente, quindi la sintomatologia può presentarsi parecchio tempo dopo che il carcinoma si è formato. Tuttavia – come accennato in precedenza – questi sintomi possono portare ad una diagnosi diversa, cioè possono far pensare ad un’ipertrofia prostatica benigna. Diventa, quindi, fondamentale fare una visita specialistica per stabilire la natura dei disturbi e l’eventuale terapia da seguire.

Tumore alla prostata: le cause

Purtroppo, non si conosce la causa precisa dell’insorgere del tumore alla prostata. Quelli che si possono, invece, elencare sono i fattori a rischio in grado di contribuire alla formazione della massa tumorale. Tra questi, i più noti sono sintomi di uno stile di vita disordinato e nello specifico:

  • l’alimentazione. Come spesso accade per altre malattie, una dieta sbagliata può aumentare anche le probabilità di avere un cancro alla prostata. Attenzione, quindi, a non esagerare con i grassi saturi come, ad esempio, quelli contenuti nei fritti o negli insaccati, con la carne rossa e con i latticini. Viceversa, abbondare con le verdure e con la frutta aiuta a proteggersi dalla patologia;
  • la vita sedentaria e l’obesità;
  • coloranti, fertilizzanti ed altre sostanze chimiche;
  • il fumo;
  • i fattori ereditari, anche se in misura minore. È consigliabile per chi ha avuto un parente stretto con lo stesso problema fare periodicamente dei controlli dopo i 40 anni.

Alcuni esperti lavorano tuttora per accertare un collegamento diretto tra l’infiammazione cronica o ricorrente della prostata ed il tumore, che potrebbe svilupparsi più facilmente a causa del deterioramento delle cellule sane per colpa di virus e batteri.

Tumore alla prostata: la diagnosi

Dato che, come abbiamo visto, spesso la fase iniziale del tumore alla prostata è asintomatica e non presenta particolari disturbi, come arrivare ad una diagnosi in tempo utile per evitare di venirne a conoscenza quando ormai non c’è via di ritorno?

Tra gli esami maggiormente prescritti c’è quello della misurazione del Psa, cioè l’antigene prostatico specifico. Si tratta di un valore riscontrabile da un esame specifico effettuato su un prelievo del sangue. L’efficacia di questo dato, comunque, divide la comunità scientifica: una parte è propensa a pensare che un valore elevato del Psa può corrispondere ad una patologia che nulla ha a che fare con il tumore, come ad esempio un’’iperplasia benigna o un’infezione. Altri esperti, invece, sono convinti che l’esito di questo esame, quando presenta un valore elevato e si ha dei precedenti in famiglia, sia un indicatore inequivocabile della presenza di un tumore.

L’altro esame che spesso viene effettuato, oltre alla misurazione del Psa, è l’esplorazione rettale eseguita in ambulatorio dal medico di base oppure da un urologo. Per quanto possa risultare antipatico, consente di verificare la presenza di eventuali noduli prostatici.

A scanso di equivoci, però, l’esame dal risultato più efficace quando si tenta di appurare la presenza di un tumore alla prostata è la biopsia prostatica, eseguita in anestesia locale a livello ambulatoriale o in day hospital. In pratica, viene introdotta dal retto una sonda ecografica per guidare il prelievo di una dozzina di campioni con un particolare ago. I campioni vengono analizzati al microscopio per accertare l’eventuale presenza di cellule tumorali.

Tumore alla prostata: come si cura?

Può sembrare strano, ma per alcuni pazienti a cui è stato diagnosticato un principio di tumore alla prostata la soluzione scelta è quella di non fare alcunché. È quella che viene chiamata «attesa vigile». Consiste nel non introdurre alcuna terapia ed aspettare che si presentino i sintomi. Di solito, si opta per quest’alternativa su pazienti di età avanzata ai quali si vuole evitare eventuali effetti collaterali. Vengono periodicamente effettuati degli esami di controllo (quelli, in sostanza che abbiamo visto sopra) per tenere, comunque, sotto controllo l’evoluzione della malattia.

In altri casi, quando il tumore è localizzato, si rende necessaria la chirurgia. Un intervento per rimuovere la prostata completamente (prostatectomia) e le vesciche seminali. Dopo l’operazione non dovrebbero più comparire livelli dosabili di Psa. Altrimenti, si deve pensare ad una ricaduta.

Altra terapia per la cura del tumore alla prostata è la radioterapia attraverso l’irradiazione esterna. Il tipo di tumore, le sue dimensioni e le eventuali metastasi diranno quanto durerà il trattamento.

Poiché il tumore alla prostata dipende dagli ormoni maschili, altra possibile soluzione può essere, appunto, quella ormonale. Consiste nella somministrazione di farmaci che impediscono la produzione di ormoni maschili e che bloccano l’azione ormonale. Non sono esclusi dei disturbi collegati alla terapia, come ad esempio:

  • vampate di calore e sudorazione eccessiva;
  • gonfiore delle mammelle;
  • disfunzione erettile;
  • calo del desiderio sessuale;
  • anemia;
  • aumento di peso.

Se nessuna di queste terapie dà il risultato atteso, non resta che ricorrere alla chemioterapia. In questo modo, si tenta di ridurre le dimensioni del carcinoma e di ridurre i dolori delle metastasi alle ossa.

Tumore alla prostata: c’è l’invalidità?

Chi ha una malattia oncologica, quindi anche chi ha un tumore alla prostata, ha diritto ad una percentuale di invalidità civile in base alla patologia. Nello specifico:

  • invalidità dell’11% per le neoplasie a prognosi favorevoli con modesta compromissione funzionale;
  • invalidità del 70% per neoplasie a prognosi favorevole con grave compromissione funzionale;
  • invalidità del 100% per neoplasie a prognosi infausta o probabilmente sfavorevole nonostante l’asportazione chirurgica.

Per ottenere l’invalidità, il medico curante deve inviare all’Inps il certificato in cui si attesta la malattia e che riporta la terapia in corso e lo stato del paziente. Da parte sua, quest’ultimo dovrà inviare all’Inps entro 30 giorni la domanda di riconoscimento dell’invalidità e dell’eventuale handicap per le situazioni più gravi.

Se vuoi sapere a che cosa dà diritto ciascuna delle percentuali sopra elencate (assegni, pensione di inabilità, accompagnamento, ecc.), leggi il nostro articolo I diritti di chi ha un tumore alla prostata.


note

Autore immagine: 123rf.com


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