Minimo vitale pensione 2020

20 Dicembre 2019 | Autore:
Minimo vitale pensione 2020

Quali sono i nuovi limiti di pignoramento della pensione che operano se il creditore agisce direttamente in capo all’Inps oppure dopo l’accredito in banca.

A partire dal 1° gennaio 2020, la parte di pensione impignorabile aumenta lievemente. L’Inps ha, infatti, aggiornato al rialzo l’importo dell’assegno sociale che, secondo quanto previsto dal Codice di procedura civile, costituisce la base di calcolo per fissare i limiti di pignoramento del conto corrente bancario e delle pensioni. Per gli stessi motivi, però, aumenta anche il minimo vitale pensione 2020. Ai pensionati con debiti viene, quindi, garantita l’intangibilità di una somma superiore rispetto all’anno passato: c’è un determinato ammontare che non potrà essere pignorato. Vediamo, dunque, a quanto ammonta la quota di pensione che non può mai essere pignorata.

La quota impignorabile della pensione

La normativa sui pignoramenti delle pensioni è stata di recente riformata al fine di garantire, agli anziani indebitati e sottoposti ad esecuzione forzata, un certo minimo vitale al di sotto del quale, in caso di pignoramento direttamente in capo all’Inps o ad altro ente di previdenza, la pensione non può mai scendere. Questa garanzia vale per qualsiasi tipo di pensione, a prescindere dall’importo erogato dall’ente di previdenza. È un tetto minimo, volto ad impedire che l’eventuale situazione debitoria accumulata dal titolare della pensione possa costituire un rischio per la sua stessa sopravvivenza.

Il Codice di procedura civile stabilisce in via generale che il pignoramento della pensione non possa mai essere superiore a un quinto (o, in presenza di più cause di credito, alla metà); ma è chiaro che, su una pensione già risicata, anche una piccola trattenuta può costituire un grosso problema e mettere in pericolo il sostentamento di chi la percepisce. Ecco perché si è individuata una somma al di sotto della quale la pensione non può mai scendere. Questo importo intoccabile viene chiamato «minimo vitale».

Cos’è il minimo vitale

È la legge a stabilire la quota di pensione impignorabile e per calcolarla nei casi concreti fa riferimento all’importo dell’assegno sociale. Così grazie a questa misura – come abbiamo detto, aggiornata di anno in anno – il concetto di «minimo vitale» assume il suo preciso valore in termini di importo. Oggi, il Codice di procedura civile [1] stabilisce che: «Le somme da chiunque dovute a titolo di pensione, di indennità che tengono luogo di pensione o di altri assegni di quiescenza, non possono essere pignorate per un ammontare corrispondente alla misura massima mensile dell’assegno sociale, aumentato della metà. La parte eccedente tale ammontare è pignorabile nei limiti previsti» dalla legge, ossia fino a massimo un quinto.

Come si calcola il minimo vitale

Per calcolare il minimo vitale è, quindi, necessario far riferimento all’importo annuo dell’assegno sociale, per come definito dall’Inps, e moltiplicarlo per una volta e mezzo ossia per 1,5.

Il risultato darà un numero che corrisponde alla pensione minima impignorabile. Solo l’eventuale surplus può essere pignorato e, comunque, non tutto, ma solo nella misura di un quinto. A breve, faremo un esempio per comprendere meglio come fare il calcolo. Ma prima vediamo a quanto ammonta l’assegno sociale per il nuovo anno e, quindi, a quanto ammonta il minimo vitale 2019.

Minimo vitale pensione 2020

L’assegno sociale per il 2019 ammonta ad euro 459,83 euro mensili, a fronte dei 457,99 del 2019. Si tratta di un incremento di poco meno di 2 euro (in termini percentuali, un aumento dello 0,4%) che però si fa sentire sui calcoli da fare: applicando il nuovo importo, risulta che aumenta quindi il minimo vitale della pensione impignorabile per il 2020 sarà pari ad euro 689,74 (era di 686,98 lo scorso anno: ora sono quasi 3 euro in più).

Facciamo un esempio e prendiamo una pensione di 1.000,00 euro. Detratto il minimo vitale, la quota pignorabile è di 310,26. Su quest’ultima va calcolato un quinto che è pari a 62,05 euro. Dunque, un pensionato con una pensione di mille euro subirà una trattenuta mensile di massimo 62,05 euro mensili che possono arrivare al doppio in presenza di due cause diverse di pignoramento (ad esempio, debiti con il Fisco e con soggetti privati).

Minimo vitale e cartelle di pagamento

Per i debiti con il Fisco, il pignoramento è ancora più ridotto. Infatti, sulla quota eccedente il minimo vitale della pensione, la parte pignorabile è solo di:

  • un decimo se la pensione non supera 2.500 euro;
  • un settimo se la pensione supera 2.500 euro ma non 5.000 euro;
  • un quinto se la pensione supera 5.000 euro.

Ammettendo, dunque, una pensione di 2.000 euro, il pensionato subirà il pignoramento di un decimo di 1.310,26 (ossia la differenza tra 2.000 e 689,74). La trattenuta mensile sarà, quindi, di 131,03 euro.

Quando opera il minimo vitale sul pignoramento

Vi sono due modi per effettuare il pignoramento della pensione: in capo all’Inps o ad altro ente di previdenza che la eroga, prima dell’accredito in favore del pensionato, oppure dopo, cioè una volta che l’importo viene bonificato sul conto corrente bancario o postale del beneficiario.

La regola appena indicata del minimo vitale vale solo se il creditore notifica il pignoramento in capo all’ente di previdenza. Solo in tale ipotesi, il pensionato può rivendicare l’impignorabilità di una somma pari a una volta e mezzo l’assegno sociale.

Se, invece, il pignoramento della pensione viene effettuato sul conto corrente le regole cambiano. Al riguardo, bisogna distinguere due ipotesi.

Nel caso in cui il conto corrente sia destinato solo all’accredito della pensione, il pignoramento può avvenire nei seguenti termini:

  • per le somme che erano già depositate sul conto al momento della notifica dell’atto pignoramento, vi è il divieto di pignoramento per un importo pari al triplo dell’assegno sociale ossia fino a 1.379,49. Tutta l’eccedenza oltre questa cifra può essere pignorata per intero;
  • per le somme che verranno depositate a titolo di mensilità della pensioni dopo la notifica del pignoramento, la trattenuta segue le regole ordinarie ossia un quinto nella gran parte dei casi (invece un decimo, un settimo o un quinto per le cartelle esattoriali, come abbiamo detto prima).

Infine, nel caso in cui, sul conto corrente, oltre alla pensione affluiscono altri redditi di varia natura (ad esempio, dividendi per azioni, proventi di investimenti, investimenti, interessi per titoli e cedole di obbligazioni, proventi di lavoro autonomo), allora il pignoramento può avvenire nella misura del 100% della giacenza sul conto, senza subire alcun limite.



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1 Commento

  1. Come è possibile che per un pensionato il minimo di sopravvivenza ammonta a € 515,58 mensili mentre per un politico il vitalizio è di € 3000,00 circa al mese enche di + .

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