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Separazione: trasferimento immobile come mantenimento

19 Dicembre 2019
Separazione: trasferimento immobile come mantenimento

Intestazione della casa all’ex moglie dietro rinuncia (totale o parziale) al mantenimento: conseguenze, rischi e regime fiscale.

Capita sempre più spesso che, a fronte di un atto di separazione consensuale, i coniugi prevedano, in attuazione dell’obbligo di mantenimento, il trasferimento della proprietà della casa familiare. In questo modo, il titolare del bene (di solito, l’uomo), costretto il più delle volte a rinunciare all’abitazione per lasciar spazio all’ex moglie e ai figli, preferisce abdicare alla stessa proprietà in cambio di una rinuncia totale o parziale, da parte della donna, all’assegno di mantenimento. 

Un patto di questo tipo è sicuramente lecito, essendo i coniugi arbitri dei propri interessi. Ciò che non è consentito è limitare o escludere il mantenimento dei figli sulla cui congruità l’ultima parola spetta sempre al giudice, trattandosi di interessi di soggetti deboli.  

Spesso, avviene che l’accordo di separazione e la conseguente intestazione della casa alla moglie non sia altro che il frutto di un intento simulatorio, volto a trasferire la proprietà del bene al solo scopo di sottrarlo alle aggressioni dei creditori. Succede, ad esempio, in caso di soggetti indebitati con le banche o con il Fisco. 

Ma procediamo con ordine e cerchiamo di capire come funziona, in caso di separazione, il trasferimento di un immobile come mantenimento.

Trasferimento immobile alla moglie: c’è bisogno del notaio?

Per trasferire la proprietà della casa alla moglie è necessario inserire tale previsione, insieme a tutti gli altri elementi dell’accordo, nell’atto di separazione che l’avvocato depositerà in tribunale e che sarà firmato dai coniugi innanzi al giudice designato. 

Pertanto, non c’è bisogno di andare da un notaio. L’atto pubblico è costituito dalla sentenza del giudice che rende esecutiva la separazione consensuale; essa andrà poi trascritta nei pubblici registri immobiliari. 

Leggi anche Come trasferire la proprietà di beni con la separazione e il divorzio.

Trasferimento immobile alla moglie: trattamento fiscale

Da un punto di vista fiscale, il trasferimento della casa alla ex moglie operato con l’atto di separazione consensuale è conveniente. Difatti, la Cassazione [1] ha ritenuto l’operazione esente da imposta di registro e di bollo. Il vantaggio è netto: in questo modo, nel caso di una coppia in regime di comunione dei beni, il coniuge potrà cedere all’altro il proprio 50% senza doversi svenare per via delle tasse. 

L’unico appiglio che ha il Fisco per recuperare l’imposta è quello di dimostrare che la separazione o il divorzio non è effettivo, ma siglato solo per una finalità elusiva: una prova estremamente difficile che potrebbe essere fornita, per esempio, se i due coniugi continuano a risiedere nello stesso immobile e uno dei due continua a percepire gli assegni per il nucleo familiare. Leggi Trasferimento di immobile tra coniugi senza tasse.

Trasferimento immobile alla moglie: che succede al divorzio?

Secondo un orientamento seguito da diverse sentenze, gli accordi stretti con la separazione possono essere oggetto di ripensamento al momento del divorzio. La conseguenza di questa interpretazione della legge potrebbe essere pericolosa. Difatti, il marito che, alla separazione, abbia acconsentito a trasferire la casa alla moglie, a fronte di una rinuncia, da parte di questa, all’assegno di mantenimento, potrebbe ritrovarsi poi, al momento del divorzio, con una nuova richiesta di alimenti. Un cambio di rotta imprevisto senza la possibilità di riprendersi l’immobile. E il giudice, che ritenga l’immobile da solo insufficiente a soddisfare le esigenze economiche della donna in relazione alle capacità dell’uomo, potrebbe accordarglielo.

Effetti del trasferimento della casa alla ex moglie

Il trasferimento della proprietà della casa all’ex moglie determina anche l’impossibilità, per i creditori del marito, di pignorare il bene. Ecco perché questa via è spesso usata da chi ha contratto molti debiti. Senonché, i creditori potrebbero agire con l’azione di simulazione dimostrando che la separazione è, in realtà, fittizia (non ci sono termini entro cui agire) o, in alternativa, entro cinque anni, con l’azione revocatoria dimostrando che il passaggio di proprietà del bene ha privato il vecchio titolare di ogni garanzia patrimoniale. 

In entrambi i casi, l’azione legale ha lo scopo di “smontare” la separazione per pignorare il bene. 

A seconda del tipo di azione intrapresa, la difesa sarà differente. Per questo, è sempre bene rivolgersi a un professionista del settore. 

Con la separazione si può trasferire la proprietà della casa al figlio?

Il marito potrebbe anche decidere di intestare la casa al figlio minorenne o maggiorenne, ma non certo in sostituzione dell’assegno di mantenimento per quest’ultimo, a meno che l’immobile non venga “messo a reddito” con un affitto in modo che la prole possa così recuperare il denaro necessario per il sostentamento. 

Se il figlio è maggiorenne dovrà partecipare all’atto innanzi al giudice dichiarando di accettare la donazione. Invece, se è minorenne bisogna rivolgersi al giudice tutelare. 


note

[1] Cass. sent. n. 3110/16 del 17.02.2016.


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