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È legittimo il licenziamento retrodatato?

20 Agosto 2013
È legittimo il licenziamento retrodatato?

Può il datore di lavoro comunicare al proprio dipendente il licenziamento con effetto retrodatato ossia a decorrere da un momento anteriore alla comunicazione stessa?

Ci si chiede se sia corretto il comportamento del datore di lavoro che comunichi al dipendente il licenziamento i cui effetti vengano fatti decorrere da una data anteriore a quella della comunicazione stessa. Per esempio: il datore di lavoro invia la lettera di licenziamento in data 1 febbraio, facendo presente che il licenziamento si deve intendere decorrente dal 1 gennaio.

È principio consolidato quello secondo cui la comunicazione di licenziamento produce i suoi effetti nel momento in cui giunge a conoscenza della controparte. Dal giorno successivo a quello del ricevimento della lettera di licenziamento decorre il termine di 60 giorni, previsto a pena di decadenza, per l’impugnazione da parte del lavoratore. In altre parole, il lavoratore avrà 60 giorni di tempo per contestare il licenziamento. Scaduto tale termine, non potrà più farlo.

Nel caso in cui il datore di lavoro abbia fatto retroagire il licenziamento, il lavoratore può contestare la retrodatazione della cessazione del rapporto e chiedere il decorso del preavviso non dal giorno di spedizione della raccomandata, ma da quello della sua ricezione.

In alternativa, è consigliabile, qualora non si trovi un accordo che sani la situazione mediante il pagamento di un’ulteriore parte del preavviso residuo non facendo “lavorare” il dipendente, procedere a una nuova comunicazione di rettifica, con la quale spontaneamente l’azienda modifica i termini della risoluzione nei confronti del lavoratore e delle competenti strutture amministrative.



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