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Pensione invalidità civile familiare a carico

2 Gennaio 2020 | Autore:
Pensione invalidità civile familiare a carico

Chi si occupa di un parente invalido ha diritto ad anticipare i requisiti per la pensione?

Hai parecchi anni di contributi alle spalle e sei vicino all’età pensionabile. Da molto tempo ti occupi assiduamente di un tuo familiare stretto, che ha una grave invalidità: vorresti dunque sapere se esistono delle agevolazioni pensionistiche per chi, come te, si occupa di un familiare disabile.

È possibile anticipare l’età per la pensione o avere una maggiorazione contributiva per assiste un familiare invalido?

Facciamo il punto sulle agevolazioni in materia di pensione invalidità civile familiare a carico, e cerchiamo di capire di quali benefici previdenziali o lavorativi è possibile fruire.

A questo proposito, è fondamentale, innanzitutto, sottolineare la differenza tra invalidità, handicap e non autosufficienza. Anche se è possibile il contemporaneo riconoscimento di queste tre condizioni, è indispensabile tener presente che, mentre l’invalidità consiste nella riduzione della capacità lavorativa, l’handicap consiste nello svantaggio sociale e lavorativo derivante da un’infermità o una menomazione, e la non autosufficienza consiste nella necessità di assistenza permanente. L’handicap, a sua volta, può essere non grave, in situazione di gravità o superiore ai due terzi.

Ad oggi, i benefici pensionistici per chi assiste un familiare disabile sono previsti soltanto se è riconosciuto un handicap in situazione di gravità: non basta, dunque, il solo riconoscimento dell’invalidità, anche se in percentuale elevata, e non viene considerata la situazione di non autosufficienza.

Pensione anticipata precoci

Chi assiste un parente al quale è riconosciuto un handicap grave può beneficiare della pensione anticipata per lavoratori precoci: questo trattamento spetta con soli 41 anni di contributi, anziché 42 anni e 10 mesi (requisito previsto per gli uomini) o 41 anni e 10 mesi (requisito previsto per le donne).

Nel dettaglio, la pensione anticipata precoci spetta se si assiste un familiare a cui è riconosciuto un handicap in situazione di gravità, ai sensi della legge 104 [1].

Il familiare deve essere assistito dall’interessato e deve convivere con lo stesso da almeno 6 mesi, con riferimento alla data della domanda di pensione.

Deve trattarsi di un familiare entro il 1° grado. Dal 2018, però, possono beneficiare della pensione precoci anche coloro che assistono un familiare entro il 2° grado, qualora i suoi genitori o il coniuge abbiano compiuto 70 anni, oppure siano anch’essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti.

Quindi il riconoscimento dell’invalidità civile non rileva per la pensione? Il riconoscimento di una determinata percentuale d’invalidità in capo al familiare assistito non ha rilevanza (anche se occorre osservare che, nella generalità dei casi, chi è riconosciuto portatore di handicap in situazione di gravità è anche invalido civile al 100%).

Il possesso di una determinata percentuale d’invalidità civile rileva invece in prima persona per l’interessato: possono beneficiare della pensione anticipata precoci, difatti, anche coloro che sono stati riconosciuti invalidi civili in misura almeno pari al 74%.

Bisogna comunque tener presente che la pensione anticipata precoci spetta se si hanno alle spalle, oltre ai 41 anni di contributi, almeno 12 mesi di contributi da effettivo lavoro accreditati prima del compimento del 19° anno di età. Inoltre, si deve risultare iscritti alla previdenza obbligatoria entro la data del 31 dicembre 1995. Questa tipologia di pensione può esser raggiunta anche attraverso il cumulo dei versamenti accreditati presso casse diverse, e richiede l’attesa di una finestra, dal momento della maturazione dei requisiti, pari a 3 mesi, nonché la certificazione del diritto a pensione, che deve essere domandata all’Inps entro il 1° marzo di ogni anno. Per approfondire: Guida alla pensione anticipata precoci.

Ape sociale

Un altro beneficio che può essere ottenuto in virtù dell’assistenza di un familiare disabile è l’Ape sociale: si tratta di una prestazione di accompagnamento alla pensione, che può essere riconosciuta dall’Inps a partire dai 63 anni di età, se l’interessato possiede almeno 30 anni di contributi (36 anni sono richiesti ai soli appartenenti alle categorie degli addetti ai lavori gravosi). Le donne con figli possono ottenere una riduzione del requisito contributivo pari a un massimo di 2 anni, quindi possono ottenere l’Ape sociale anche con 28 anni di contributi.

Nel dettaglio, può ottenere l’Ape sociale con 30, 29 o 28 anni di contributi chi risulta disoccupato di lungo corso, chi è invalido civile dal 74% o chi assiste un familiare disabile.

In quest’ultimo caso, le condizioni previste per la spettanza del beneficio sono le stesse disposte per la pensione anticipata precoci:

  • assistere un familiare a cui è riconosciuto un handicap in situazione di gravità, ai sensi della legge 104 [1];
  • il familiare deve risultare assistito dall’interessato e deve convivere con lo stesso da almeno 6 mesi, con riferimento alla data della domanda di pensione.
  • l’assistito deve essere un familiare del lavoratore entro il 1° grado; dal 2018 possono beneficiare dell’Ape sociale anche coloro che assistono un familiare entro il 2° grado, qualora i suoi genitori o il coniuge abbiano compiuto 70 anni, oppure siano anch’essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti.

Per approfondire: Ape sociale 2020.

Quali benefici per chi assiste un familiare invalido civile a carico?

Abbiamo osservato che i benefici pensionistici per l’assistenza di un familiare disabile sono previsti non in ragione dell’invalidità civile di quest’ultimo, ma del riconoscimento di un handicap grave. Questo vale anche per i benefici previdenziali fruibili nel corso della carriera lavorativa, ossia per i permessi legge 104 e per il congedo straordinario, riconosciuti soltanto ai lavoratori che assistono familiari portatori di handicap in situazione di gravità (qui la Guida completa alla legge 104).

Se il familiare assistito è invalido civile, ma non in possesso di un handicap grave riconosciuto, è possibile richiedere congedi e permessi non retribuiti (qui l’approfondimento Permessi e congedi non retribuiti per gravi motivi familiari).


note

[1] L. 104/1992.


1 Commento

  1. Ho 40 anni di contributi e 60 di età con una figlia con sindrome di down e quindi con 104.
    Quando posso accedere alla pensione

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