Diritto e Fisco | Articoli

Movimenti bancari prima del decesso

22 Dicembre 2019
Movimenti bancari prima del decesso

Che fare se risultano dei prelievi in contanti o di bonifici eseguiti prima della morte del titolare del conto corrente?

Alla morte di tuo padre ti sei accorto che, sul suo estratto conto, risultano alcuni prelievi anomali. Anomali per due ragioni. Da un lato ti appare sospetto che, proprio prima del decesso, siano stati presi così tanti soldi. Dall’altro lato le sue condizioni fisiche non gli consentivano di muoversi con disinvoltura. Che fine avrà fatto il denaro, come sarà stato speso e, soprattutto, chi è stato davvero a prelevarlo? Che possibilità hai di recuperare la somma? Per rispondere a queste domande dobbiamo calarci nel caso concreto e valutare le prove che si hanno a disposizione per corroborare i propri sospetti. Vediamo, dunque, cosa fare in caso di movimenti bancari prima del decesso.

De cuius fa prelievi dal proprio conto prima della morte

Se dovessi essere certo che l’autore dei prelievi è stato proprio il titolare del conto corrente o se, comunque, non dovessi avere prove sufficienti per accusare un’altra persona, non ti resta che valutare se sussiste qualche possibilità di recuperare il denaro. Le ipotesi sono due. 

Se il prelievo è servito a comprare qualcosa o a pagare un debito

Se i soldi sono stati completamente spesi o utilizzati per ripianare un debito pregresso, gli eredi non hanno alcuna possibilità di ottenere indietro il denaro. Difatti, la legge consente di impiegare le proprie risorse economiche per come meglio si crede fino all’ultimo giorno della propria vita, salvo ovviamente in presenza di situazioni di incapacità d’intendere e di volere; si pensi a un vecchietto “sedotto” da una badante a cui abbia promesso laute ricompense oppure a una truffa perpetrata ai danni di un moribondo.

La Cassazione ha spiegato che i prelievi effettuati dal de cuius prima del decesso non possono essere ricompresi nell’asse ereditario e, quindi, non possono essere rivendicati dagli eredi [1]. Opposta sarebbe la conclusione se, ovviamente, il prelievo dovesse essere avvenuto dopo la morte (evidentemente ad opera di terzi).

Se il prelievo è stato fatto per compiere una donazione

Se, invece, i soldi sono stati versati sul conto corrente di un’altra persona si configura una donazione. La donazione, a differenza dell’acquisto di un bene o del ripianamento di un debito, è contestabile dagli eredi nella misura in cui tale denaro, sottratto alla successione, abbia ridotto le cosiddette quote di legittima. Come noto, la legge riserva infatti ai cosiddetti “legittimari” (ossia il coniuge e i figli o, in assenza di questi ultimi, i genitori) una percentuale minima del patrimonio del de cuius. Se tale percentuale viene ridotta da disposizioni testamentarie in favore di altri soggetti o da donazioni fatte in vita (anche pochi secondi prima del decesso), gli eredi possono contestarle nel termine di 10 anni dal decesso del de cuius.

Naturalmente, per avviare tale tipo di azione – cosiddetta azione di riduzione della legittima – è necessario avere le prove dei propri sospetti e dimostrare, nel corso del giudizio, che il denaro prelevato dal conto del defunto è finito sul conto di un terzo. Chiaramente, non basta la semplice coincidenza temporale tra un prelievo e l’altro versamento.

Si tenga comunque conto che l’eventuale donazione di contanti costituisce un illecito amministrativo se effettuata in misura superiore al tetto stabilito dalle norme sull’antiriciclaggio (che, dal 2020, è di 2mila euro).

In ultimo, se la donazione riguarda una somma di denaro cospicua (da valutarsi in relazione alle condizioni economiche del donante), l’atto è nullo in assenza di un rogito notarile. Solo le donazioni di modico valore, infatti, possono avvenire con la semplice consegna a mani del bene. 

Nel caso dovesse sussistere suddetta nullità per vizio di forma (ossia per assenza dell’atto notarile), gli eredi potranno impugnare la donazione anche se questa non ha leso le quote di legittima. 

Se il prelievo è stato fatto da un’altra persona e non dal titolare del conto

Potrebbe succedere che il prelievo sia stato fatto dal delegato con potere di firma o dal soggetto cointestatario del conto. Nel primo caso, se non c’è stata autorizzazione del correntista, l’autore del prelievo dovrà restituire interamente il denaro sottratto. Anche in questo caso, chiaramente, bisognerà avere le prove del prelievo. A tal fine, se il prelievo è avvenuto allo sportello, si potrà chiedere copia della distinta rilasciata allo sportello della banca. 

Se, invece, il prelievo è stato effettuato dal cointestatario, le ipotesi sono due. Di regola, quest’ultimo può prelevare fino a massimo il 50% del deposito. E ciò perché la cointestazione implica una presunzione di contitolarità in pari quote. Tuttavia, la banca non è responsabile per aver consentito un prelievo superiore alla metà. Se, quindi, c’è stato un prelievo di oltre il 50% del deposito, il cointestatario sarà tenuto a restituire la quota a lui non spettante. 

Potrebbe invece capitare che la cointestazione sia fittizia. Si pensi al genitore anziano che cointesta alla figlia il proprio conto, su cui riceve la pensione, affinché lo possa aiutare nelle spese quotidiane e nel ménage domestico. In tal caso, il prelievo è illegittimo e le somme vanno interamente restituite. 

Se c’è stato un bonifico bancario in favore di terzi

Le stesse regole appena indicate possono valere anche nel caso in cui il titolare del conto abbia eseguito dei bonifici. Anche qui, infatti, bisognerà verificare se questi abbia eseguito l’operazione in piena coscienza e con la capacità di comprendere il proprio gesto. Diversamente, l’atto è impugnabile entro cinque anni, nonostante sia già intervenuto il decesso.


note

[1] Cass. ord. n. 8611/2018.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

2 Commenti

  1. Salve, non mi è chiaro il passaggio dove si afferma che “Potrebbe succedere che il prelievo sia stato fatto dal delegato con potere di firma o dal soggetto cointestatario del conto. Nel primo caso, se non c’è stata autorizzazione del correntista, l’autore del prelievo dovrà restituire interamente il denaro sottratto”.
    Supponiamo che una persona abbia la delega ad operare senza limitazioni sul conto del titolare ed effettui un prelievo (ovviamente quando il titolare è in vita!); in che senso se non c’è stata autorizzazione del correntista, l’autore del prelievo dovrà restituire interamente il denaro? Nel caso della delega, l’autorizzazione del titolare a compiere operazioni non dovrebbe intendersi sottintesa? Grazie per le delucidazioni.

    1. Nel senso che
      Se il delegato preleva “ a nome e per conto “ dell’intestatario
      Il prelievo non dovrà essere restituito

      Esempio:
      Tizio ( intestatario) chiede a Caio ( delegato ad operare) di prelevare 5.000,00€ per fare x

      Nel caso in cui il delegato prelevi “ di sua iniziativa “ dal conto del soggetto in fin di vita l’intero conto senza la sua autorizzazione in questo caso sorgerà un obbligo restitutorio

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube