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Elezioni in vista: Zingaretti lancia l’ultimatum a Renzi

20 Dicembre 2019 | Autore:
Elezioni in vista: Zingaretti lancia l’ultimatum a Renzi

Il leader Dem chiede a Renzi da che parte si schiererà in caso di prossime elezioni, che appaiono sempre più probabili e vicine.

Non usa il guanto di velluto oggi il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, quando dalle colonne del Corriere della Sera lancia l’ultimatum a Matteo Renzi: gli chiede apertamente da che parte si schiererà nel caso di prossime elezioni. La distanza tra i due leader ormai è così forte che preferiscono parlarsi solo attraverso la stampa anziché direttamente; del resto, non abitano più nello stesso palazzo, da quando Renzi, con un addio burrascoso, è fuoriuscito dal Pd, con un nutrito gruppo di deputati e senatori, per fondare Italia Viva. Che sostiene il governo e la sua maggioranza, ma con molti distinguo e prese di posizione autonome, soprattutto in questi giorni per i correttivi da apportare alla manovra finanziaria.

Queste iniziative hanno innervosito il Pd, ed anche il Movimento 5 Stelle, che insieme al premier Conte le hanno definite “giochi di protagonismo” ed ora iniziano a diffidare del pericoloso alleato, che sembra strizzare l’occhio a Forza Italia e addirittura alla Lega di Matteo Salvini, nel tentativo di costruire attorno a sé una maggioranza alternativa a quella attuale e di stampo “centrista”.

Così oggi Zingaretti assume l’iniziativa di richiedere chiarezza e dal quotidiano in edicola oggi parte all’attacco: “Italia viva -chiede il leader Dem- deve decidere se stare o meno dentro la prospettiva del campo progressista. Nel Paese si sta riaffermando uno schema bipolare. Lo stesso straordinario movimento delle Sardine, con la sua semplicità così intensa, ha scelto da che parte stare. Il problema, semmai, è come i partiti progressisti saranno in grado di porsi in sintonia con queste ragazze e questi ragazzi, rispettandone la totale autonomia e senza doversene avvantaggiare per fini di parte. Se le cose stanno così, e se le alternative sono chiare, ogni ambiguità e incertezza da parte dei partiti di governo non ha molto spazio nel futuro e certamente oggi non contribuisce a battere la nuova destra che abbiamo di fronte”.

Tradotto dal politichese, sembra voler dire: gli schieramenti sono due, il centro destra ed il centro sinistra. Non ne esiste uno alternativo, fino a prova contraria, a meno che tu non ci dica che lo stai creando. Ma ti avviso che sarebbe fallimentare perché il trend è con noi, come dimostra il fenomeno delle Sardine, che si sono schierate al nostro fianco. E non abbiamo certo paura di andare al voto. Di fronte a tutto questo, la dice lunga il fatto che la replica di Renzi non è ancora arrivata; il silenzio di fronte alla sollecitazione di Zingaretti è eloquente e rivela la risposta: non sono con te, dunque sarò contro di te.

Ma al di là della posizione che intenderà assumere Renzi, il vero problema che preoccupa tutti sono le elezioni: sembra che i partiti e i movimenti non aspettino altro che l’approvazione della manovra finanziaria entro Natale per far partire i giochi ed innescare la crisi di governo che porterebbe inevitabilmente al voto anticipato. È sempre Zingaretti che oggi getta la maschera e ne parla apertamente, sempre nell’intervista al Corsera, dove dice: “Dopo la caduta di questo governo, che abbiamo fatto bene a far nascere, sarebbero inevitabili le elezioni. Sono convinto che ci siano tutte le condizioni per andare avanti. Ma ci vuole una comune volontà politica. L’appuntamento che Conte ha indicato è per gennaio. Vedremo. Il Pd ci arriverà preparato e con le idee chiare”.

Traduciamo anche qui dal politichese: la nostra pazienza è finita. Adesso finiamo di approvare la manovra e subito dopo, a gennaio, trarremo le somme. “Le elezioni -aggiunge Zingaretti ancora più chiaramente – ci saranno se dovessimo valutare che l’esecutivo ha esaurito la sua funzione e non serve più all’Italia. Il Pd non intende stare al potere per il semplice gusto di esercitarlo. In ogni caso, la vicenda del referendum sul taglio dei parlamentari non influisce sulla data del voto“. In sintesi: si potrebbe votare già a primavera.

Se si è arrivati a questo punto, vuol dire che le scelte determinanti sono già compiute, considerando che il cammino per la riforma della legge elettorale è ancora a metà strada e non è stata operata una scelta netta tra il maggioritario – che premierebbe partiti come la Lega, il Pd ed anche i Fratelli d’Italia, visti gli ultimi sondaggi – o il proporzionale – che aiuterebbe Italia Viva di Renzi e Forza Italia di Berlusconi, oltre agli altri partiti minori.

Sembra però che, al di là dei proclami su quale di questi due assetti garantirebbe la migliore governabilità al paese e la maggiore rappresentatività alle forze politiche, in questo momento ciascuno guardi prima di tutto il proprio interesse; forse proprio per questo, vista la frammentazione e per evitare di correre grossi rischi provocando una crisi di governo (chi si assumerebbe la responsabilità di farla partire per primo?), si fa un gran parlare di un nuovo “governissimo“, cioè un governo di larghe intese con dentro tutti quelli disponibili a farne parte. Il nome del possibile nuovo premier? Già si intravede un’ipotesi: colui che sembrava candidato alla carica di Presidente della Repubblica alla scadenza del mandato di Mattarella nel 2022: il governatore uscente della Banca d’Italia, Mario Draghi.


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Autore immagine: 123rf.com


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