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Sintomi ernia inguinale

5 Gennaio 2020 | Autore:
Sintomi ernia inguinale

Ernia inguinale: come riconoscerla; quali sono le cause; in cosa consiste l’intervento chirurgico e quali sono le possibili complicanze; qual è lo sport consigliato dal medico. Quando l’ernia inguinale è causa di servizio? Scoprilo nel mio articolo.

Hai notato un rigonfiamento a livello dell’inguine che tende ad assumere dimensioni diverse a seconda che tu stia in piedi (si ingrandisce) o ti distenda (si riduce). Inoltre, le dimensioni variano quando sei rilassato o sotto sforzo. Appena sveglio non lo noti neppure, mentre dopo aver lavorato, camminato o aver svolto altre attività che richiedono uno sforzo o che ti hanno particolarmente affaticato, ti accorgi che il rigonfiamento appare molto più pronunciato. Ad alcuni può provocare un dolore insostenibile, mentre altri pazienti non percepiscono particolari segni di sofferenza. In presenza di questi sintomi è il caso che tu ti rivolga al tuo medico, in quanto, con molta probabilità, si tratta di un’ernia inguinale. Prosegui nella lettura del mio articolo se vuoi saperne di più sull’argomento e se ti stai domandando quali sono i sintomi dell’ernia inguinale, quali sono le cause, come avviene la diagnosi, come si può curare, se e come è possibile prevenirla.

Per rispondere a queste e a tante altre domande abbiamo intervistato il dr. Alessandro Falcone, specialista nella cura delle ernie inguinale, crurali e della parete addominale (epigastriche, ombelicali, lombari). Dopo l’intervista al dr. Falcone, dirigente medico della S.C. Chirurgia Generale Ospedale San Giovanni Bosco – Torino, ti spiegherò cos’è la causa di servizio e in quali casi l’ernia inguinale è riconosciuta come causa di servizio.

Ernia inguinale: cos’è?

In senso lato, il termine ernia indica la fuoriuscita di un organo dalla cavità in cui è normalmente contenuto verso un altro spazio anatomico. Ciò avviene a livello di un punto di debolezza della parete addominale, anatomicamente precostituito.

Nello specifico, l’ernia inguinale è la fuoriuscita degli organi addominali (più frequentemente di un’ansa ileale o un lembo di omento) attraverso il tragitto inguinale. Si tratta dell’ernia più frequente (circa 90%) che si possa sviluppare a carico della parete addominale anteriore. Come suggerito dal termine, l’ernia inguinale si sviluppa nella regione inguinale, ovvero in quella regione della parete addominale anteriore compresa grossomodo tra il pube, l’attaccatura della coscia e la cresta iliaca del bacino.

Ernia inguinale: quali sono i sintomi?

La sintomatologia causata dalla presenze dell’ernia inguinale è molto varia ed è correlata a due fattori principali: le dimensioni dell’ernia e il suo contenuto. Il segno più frequente è la presenza di una tumefazione, morbida in sede inguinale. Questa tumefazione può aumentare in posizione eretta e dopo sforzi fisici a causa dell’aumento di pressione in cavità addominale che porta all’incremento di volume del sacco erniario. In posizione supina, invece, l’ernia può ridursi (il contenuto rientra in addome) spontaneamente o con manovre manuali. Se l’ernia non è riducibile viene definita incarcerata.

Il secondo sintomo più frequente è il dolore, causato dalla sofferenza del contenuto erniario o dall’irritazione dei nervi presenti nel tragitto inguinale. Il dolore, pertanto, può essere di tipo gravativo o di tipo urente, a seconda che sia coinvolto un tratto intestinale o strutture nervose.

Ernie molto piccole posso essere talvolta asintomatiche, ovvero non dare nessun disturbo ed essere diagnosticate solo a seguito di una visita medica. Talvolta, invece, può succedere che alcune di queste ernie, sebbene piccole, siano molto sintomatiche per dolore (spesso di tipo urente) a causa dell’incarceramento in esse di porzioni di omento.

Se il contenuto erniato è un tratto di intestino, più frequentemente un’ansa ileale, si possono avere alterazioni nel transito intestinale, ovvero stipsi, meteorismo, crampi intestinali, dispepsia, fino a giungere a un franco quadro di occlusione  intestinale nei casi di ernie intasate.

Se l’ernia inguinale si sviluppa fino a raggiungere la brosa scrotale (ernia inguino-scrotale) si possono avere anche algie ai testicoli, varicocele ed idrocele (questi causati dalla stasi venosa determinata dalla compressione dei vasi spermatici da parte dell’ernia).

Ernia inguinale: quali sono le cause?

L’ernia inguinale si sviluppa in una regione della parete addominale che è anatomicamente più debole per definizione. Il canale inguinale è il tragitto attraverso il quale, nell’uomo, passano le strutture vascolari e nervose che dalla cavità addominale si dirigono ai testicoli; nella donna, invece, da passaggio solo al legamento rotondo dell’utero. Questa differenza anatomica giustifica la più alta incidenza di ernia inguinale nell’uomo che nella donna.

Le ernie inguinali possono essere congenite, ovvero determinate dalla mancata obliterazione del processo peritoneo-vaginale embrionale nel corso della discesa del testicolo nell’uomo. Più frequentemente, sono acquisite, ovvero si sviluppano in età adulta a causa dell’invecchiamento dei tessuti con conseguente sfiancamento della parete addominale. Esistono malattie predisponenti al loro sviluppo (ad esempio, le malattie del collagene e le sindromi dismetaboliche, malattie respiratorie quali la BPCO o cardiologiche). Talvolta, possono essere post traumatiche o conseguenti a sforzi fisici intensi.

Ernia inguinale: è possibile prevenirla?

Ad oggi, non si sono ancora identificate strategie certe per la prevenzione delle ernie. Di sicuro, è utile attuare tutte quelle norme generali di buon senso: sospensione dell’abitudine tabagica (il fumo di sigaretta determina alterazioni infiammatorie tissutali); svolgere regolare attività fisica; evitare il sovrappeso (l’obesità altera le dinamiche respiratorie e la pressione intra-addominale favorendo l’insorgenza di ernie addominali); evitare la stipsi e  la stranguria, condizioni che determinano un patologico incremento della pressione intra-addominale durante la minzione/evacuazione.

Ernia inguinale: come avviene la diagnosi?

La diagnosi è clinica, ovvero avviene durante la visita medica con l’esame obiettivo svolto dallo specialista. Consiste nel valutare la zona inguinale, bilateralmente, a paziente in stazione eretta e supina, facendolo tossire o durante la manovra di Valsava.

Nei casi dubbi, è  necessario eseguire un’ecografia dinamica dei tessuti molli, studiando il paziente a riposo e durante la manovra di Valsalva. Il paziente spinge con il torchio addominale, mentre lo specialista in radiologia esegue l’ecografia: questo permette di vedere “in diretta” la protusione dell’ernia. Nei casi di recidiva, è indispensabile eseguire la TC dell’addome per avere lo studio dettagliato dell’anatomia.

Ernia inguinale diretta e indiretta: qual è la differenza?

L’ernia inguinale può essere diretta od indiretta a seconda della zona del tragitto inguinale in cui si sviluppa.

L’ernia indiretta (anche nota come obliqua esterna) è causata dall’impegno del contenuto erniario attraverso l’anello inguinale interno e si colloca lateralmente ai vasi epigastrici inferiori. Si tratta della forma più frequente, specialmente se congenita.

L’ernia diretta è, invece, causata dallo sfondamento della fascia trasversalis (immaginabile come la parete più interna del canale inguinale), collocandosi mediamente ai vasi epigastrici inferiori Questa è quasi sempre una forma di ernia acquisita. Una forma mista è la cosiddetta ernia a pantalone, la quale presenta sia una componente indiretta che una diretta.

Come curare l’ernia inguinale?

Una volta che si sviluppa l’ernia, l’unico trattamento che possa garantire un ottimo risultato è l’intervento chirurgico. L’ernioplastica inguinale è l’intervento chirurgico che si prefigge come scopo di ristabilire la giusta anatomia del tragitto inguinale riducendo il contenuto erniario in addome. Nel corso dei decenni, si sono sviluppate innumerevoli tecniche chirurgiche. Ad oggi, il gold standard, è la plastica protesica, ovvero con il posizionamento di una rete in materiale non riassorbibile al fine di rinforzare la parete addominale.

L’intervento può essere eseguito per via anteriore, cioè approcciando l’ernia attraverso l’incisione cutanea a livello dell’inguine. Questo intervento può essere eseguito in anestesia locale, o con anestesia regionale mediante anestesia spinale, o nei casi più impegnativi in anestesia generale.

Negli ultimi decenni, con l’avvento della chirurgia mininvasiva, si è diffuso il trattamento per via posteriore ovvero videolaparoscopico, la cosiddetta TAPP (transabdominal preperitoneal). Questa tecnica richiede necessariamente l’anestesia generale.

Quando operare l’ernia inguinale?

Nei pazienti giovani, in buona salute, con vita attiva, è sempre bene considerare l’intervento chirurgico fin dalla prima manifestazione clinica dell’ernia. Procrastinare  eccessivamente può rendere il successivo intervento più complicato per le dimensioni incrementate dell’ernia o per il verificarsi di complicanze che necessitino di interventi in urgenza (ad esempio, strozzamento o occlusione).

Nel paziente adulto o anziano, o nei soggetti con importanti comorbilità ovvero malattie associate che incrementano il rischio perioperatorio, è mandatorio valutare l’indicazione chirurgica caso per caso, rendendo edotto il paziente dei rischi dell’intervento chirurgico o delle strategie di osservazione.

Quali sono le possibili complicanze?

Sebbene l’intervento di ernioplastica inguinale sia tra i più eseguiti al mondo, non è scevro da possibili complicanze. Le più frequentemente descritte sono lo sviluppo di dolori cronici causati da lesioni dei nervi; lo sviluppo di sieromi (raccolte di liquido) ed  ematomi che possono a loro volta dare luogo ad ascessi; la percezione della protesi come un corpo estraneo; infezioni della ferita e lo sviluppo di cheloidi. Ad oggi, non esiste ancora nessuna tecnica chirurgica che possa garantire al 100% di non sviluppare una recidiva dell’ernia, anche a distanza di molti anni dall’intervento.

Ernia inguinale: è possibile evitare l’intervento chirurgico? 

Attualmente, non sono possibili trattamenti definitivi alternativi all’intervento chirurgico. L’uso dei cinti erniari e delle mutande contenitive non è alternativo alla chirurgia; anzi, se usati in maniera errata, questi presidi possono rivelarsi particolarmente dannosi. Le mutande elastiche devono essere indossate solo quando l’ernia è completamente ridotta in addome; in caso contrario, con l’ernia protrusa, possono causa infiammazione e fibrosi dei tessuti complicando il decorso della patologia. Quindi, l’unica terapia è la chirurgia.

Ernia inguinale: è possibile praticare sport?

Tutti i pazienti affetti da patologia erniaria possono svolgere attività fisica purché questa sia leggera. Al contrario, non è consigliabile svolgere attività fisica che implichi il sollevamento di grossi carichi poiché ciò determina l’aumento delle pressioni intraddominali con conseguente protrusione del contenuto erniario.

Durante l’attività fisica è consigliabile indossare una mutanda elastica contenitiva, purché il contenuto erniaria sia completamente ridotto in addome. E’ indubbio che lo sport più idoneo sia il nuoto, il quale permette di svolgere attività aerobica senza sovraccaricare la parete addominale.

Ernia inguinale: quali sono i falsi miti da sfatare?

L’ernia inguinale è una patologia prettamente chirurgica. Non esistono trattamenti alternativi in grado di portare alla sua guarigione. L’età non è un fattore limitante l’accesso alla chirurgia. I pazienti devono essere valutati nel loro complesso, soppesando i fattori di rischio.

Ernia inguinale: può essere causa di servizio?

Dopo aver analizzato l’ernia inguinale nell’intervista al dr. Alessandro Falcone, ora ti spiegherò cos’è la causa di servizio e quando l’ernia inguinale dipende da causa di servizio.

Causa di servizio: cos’è?

La causa di servizio consiste nel riconoscimento della dipendenza di un’infermità o di lesioni fisiche per il servizio prestato o per le cause inerenti al servizio come l’ambiente e le condizioni di lavoro.

La causa di servizio è riconosciuta ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche appartenenti alle Forze di polizia, alle Forze armate e ad altre categorie professionali indicate dalla legge [1].

Per richiedere l’accertamento della dipendenza da causa di servizio occorre la sussistenza di tre condizioni:

  • un rapporto di lavoro di pubblico impiego;
  • la presenza di una patologia, infermità o lesione connessa allo svolgimento del rapporto lavorativo;
  • un nesso di concasualità tra la malattia e l’attività di lavoro.

Ernia inguinale e causa di servizio: giurisprudenza

La giurisprudenza ci offre numerosi spunti sulla correlazione tra mansioni svolte e insorgenza dell’ernia inguinale.

In particolare, analizzeremo le pronunce della Corte dei Conti.

La Corte dei Conti [2] ritiene che dipende da causa di servizio l’infermità “ernia inguinale” sulla quale, sebbene di natura prevalentemente costituzionale, può influire, anche solo a livello concausale, la gravosità delle specifiche mansioni svolte dal militare. Nel caso di specie, si trattava di mansioni di “servente al pezzo” protrattesi per oltre quattro mesi.

In un’altra occasione [3], la Corte dei Conti ha sottolineato che l’ernia inguinale può essere ritenuta dipendente dal servizio «allorquando, durante la prestazione, il militare abbia svolto funzioni gravose in relazione al suo stato di salute (truppe corazzate), nonché sofferto di ripetuti episodi specifici non accompagnati da idonei provvedimenti medico-legali».

Al contrario, è da escludersi la dipendenza da causa di servizio di un’ernia inguinale [4], qualora non risulti che il militare, durante lo svolgimento della sua attività, sia stato esposto a particolari sforzi, traumi o gravi disagi fisici.

note

[1] D.P.R. n. 1092/1973 e D.L. n. 201 del 06.12.2011 conv. in L. n. 214 del 22.12.2011.

[2] Corte Conti sez. reg. giurisd., n.208 del 24.11.1989.

[3] Corte Conti sez. IV, n.71438 del 06.04.1988.

[4] Corte Conti sez. IV, n.72164 del 18.05.1988.

Autore immagine: 123rf com.


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