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Trading online: la pubblicità di Jovanotti sul web e le sue vittime

21 Dicembre 2019 | Autore:
Trading online: la pubblicità di Jovanotti sul web e le sue vittime

Personaggi famosi usati come esca per indurre risparmiatori a investire in strumenti rischiosi come l’acquisto di Bitcoin: sul caso interviene la Consob.

Testimonial involontari: succede che un noto personaggio del mondo dello spettacolo, amato dagli italiani e dal volto rassicurante, venga scelto, a sua insaputa, come esca per pubblicità ingannevoli e truffaldine. Stavolta è toccato al famoso cantante Lorenzo Jovanotti: il suo viso è stato utilizzato per un banner di pubblicità sul web che invitava ad investire in Bitcoin attraverso il trading online. Tra le numerose vittime c’è un pensionato italiano, il quale – dopo aver denunciato il raggiro alla Polizia postale – ha riportato il suo caso al Sole 24 Ore. Il quotidiano oggi ne parla nella rubrica “La posta del risparmiatore” dell’inserto Plus24, rendendo nota la vicenda in modo che possa costituire un utile campanello d’allarme per tutti.

La vicenda

Il pensionato ha spiegato di essere stato «raggirato come un ragazzino»: stava navigando sul web quando gli è apparsa una pubblicità sul Pc, relativa alla piattaforma Itrader, che dava risalto a «una sorta di lettera attribuita al noto cantautore Jovanotti (che ovviamente è del tutto estraneo alla vicenda) nella quale venivano magnificati i risultati straordinari ottenuti con questa società investendo in Bitcoin». L’uomo ha segnalato alla società il suo interesse, e qui sono iniziati i guai.

«Da quel momento ho cominciato a ricevere un numero notevole di telefonate da sedicenti “account manager” i quali andavano sostenendo che sarei stato affiancato costantemente da uno di loro per non incorrere in operazioni azzardate – continua a raccontare –. Ho chiarito subito che sono un pensionato, che ho gravosi impegni familiari in quanto sostengo un figlio parzialmente inabile e ho a carico anche un altro figlio di trent’anni. Mi hanno chiesto di versare 250 euro attraverso la mia carta di credito».

All’inizio le operazioni proposte sono di piccolo importo, ma poi l’account manager (che si faceva chiamare Tony) insiste e gli chiede di investire 10mila euro per ottenere maggiori guadagni. L’uomo ne versa 5mila, poi però ci ripensa e tenta di farsi restituire la cifra e scrive una mail alla società per rinunciare alla proposta; ma Tony gli telefona ancora pregandolo di non rifiutare per non fargli avere “guai coi suoi capi” ed insiste proponendo ancora investimenti, offrendosi di guidarlo in diretta mentre effettuava le operazioni online; così – diceva – avrebbe toccato con mano la bontà dell’affare.

Il risultato è che il pensionato accetta, fa le operazioni proposte (di cui non comprende affatto il contenuto) e riporta una perdita secca di 1.463,50 euro. Telefona per avere spiegazioni e gli viene detto che avrebbe dovuto sapere che “in finanza si può perdere”; le alternative a questo punto erano due: «investire altro denaro per tentare di recuperare; 2) versare l’importo che risulta a debito e chiudere il conto». In entrambi i casi, ci avrebbe comunque rimesso molti soldi. La perdita era inevitabile. L’uomo ha così deciso di troncare e ha denunciato l’accaduto.

Gli interventi

Il Sole 24 Ore spiega di aver deciso di pubblicare la lettera del pensionato – e altre di analogo contenuto dove altre vittime parlano di raggiri analoghi – «per raccontare come si può diventare vittime del trading online, peraltro esercitato con molte irregolarità: suggerimenti sul trading che arrivano dalla stessa piattaforma, operazioni in Cfd non adatte a investitori retail e così via. Non a caso, il 10 dicembre (a distanza peraltro di soli 3 giorni dalla pubblicazione degli articoli di Plus24 sul proliferare del trading online soprattutto tramite tecniche poco regolari), Consob ha bloccato la società d’investimento cipriota Hoch Capital che gestisce Itrader.com, piattaforma di trading online abbastanza diffusa nel nostro Paese su cui appunto operava il lettore».

Il rimedio è dunque è arrivato, anche se tardi; in questi casi la Consob interviene spesso per bloccare i siti abusivi  ma stavolta, poiché il fenomeno perdurava, è servita un’iniziativa più forte: per la prima volta ha adottato l’inibitoria cautelare [1], vietando alla società (la cipriota Hoch Capital Ltd) di intraprendere nuove operazioni in Italia. Ora tutte le posizioni in essere con clienti italiani dovrebbero essere liquidate.

Come difendersi

Il trading online è un’attività rischiosa. Con il trading online si può guadagnare molto ma anche perdere tutto, specialmente se si è inesperti e non si conoscono le regole di funzionamento del sistema. Per evitare le truffe – o anche semplicemente di perdere i propri soldi vedendoli andare in fumo con operazioni sballate disposte in pochi clic – ci sono degli accorgimenti da seguire. Ecco i principali:

  1. controllare che l’intermediario scelto sia autorizzato dall’autorità di vigilanza ad operare in Italia, verificando se compare nella lista presente sul sito della Consob;
  2. verificare i servizi che offre: se sono completi e riguardano anche i mercati tradizionali, come le borse dove si scambiano le azioni delle società quotate in tutto il mondo, i titoli di Stato ed obbligazionari, è un segnale positivo; diffidare invece di coloro che propongono solo Cfd (contratti per differenza) con una leva che aumenta la rischiosità e con la tecnica del “mordi e fuggi” che offre solo la possibilità di operazioni di breve periodo anziché di investimenti a lungo termine;
  3. stare attenti al conflitto di interessi: le condizioni contrattuali devono essere ben esposte, in modo da far comprendere se il broker guadagna comunque dall’operazione realizzata anche quando il cliente perde. La commissione per le transazioni svolte (il cui importo si basa sul numero, sul valore, sul tipo di mercato e sul momento) è di per sé legittima, ma c’è il rischio che il cliente venga incentivato e spinto a farne un numero eccessivo o addirittura in contrasto con la sua propensione. Questo farebbe guadagnare solo l’intermediario a scapito dell’investitore;
  4. accertare se il broker, quando è straniero, abbia indicato tutti i propri recapiti e se ha una succursale in Italia: questo aumenta le possibilità di contatto, che altrimenti rimangono volatili, e le garanzie di controllo delle autorità nazionali;
  5. compilare attentamente il questionario: per legge, prima di investire bisogna effettuare la profilazione finanziaria del cliente, in modo da verificare le sue esigenze e la sua propensione al rischio. Da qui scaturiscono i tipi di investimento, in modo da evitare che siano proposti strumenti più rischiosi della soglia accettabile per quel risparmiatore ed in quel periodo della sua vita;
  6. evitare i segnali di acquisto specifici: i broker sono degli intermediari e non possono inviarli ai loro clienti a meno che non siano autorizzati a farlo. La sollecitazione di pubblico risparmio è sottoposta a precise regole e controlli preventivi che non possono essere evitati, ma nel mondo virtuale il rischio è maggiore e bisogna stare attenti alle proposte specifiche che si ricevono. Spesso l’occasione imperdibile si rivela un pessimo affare.

note

[1] Art. 7-quater, comma 4 del Testo unico della finanza (Tuf), D.Lgs. 24 febbraio 1998, n.58, modificato dal D.Lgs. 10 maggio 2019, n. 49. Ecco il testo della norma: «Se vi è fondato sospetto che un’impresa di investimento UE o una banca UE, operanti in regime di libera prestazione di servizi in Italia, non ottemperano agli obblighi derivanti dalle disposizioni dell’Unione europea, la Banca d’Italia o la Consob informano l’autorità competente dello Stato membro in cui l’intermediario ha sede legale per i provvedimenti necessari. Se, nonostante le misure adottate dall’autorità competente, l’intermediario persiste nell’agire in modo tale da pregiudicare gli interessi degli investitori o il buon funzionamento dei mercati, la Banca d’Italia o la Consob, dopo avere informato l’autorità competente dello Stato membro in cui l’intermediario ha sede legale, adottano tutte le misure necessarie compresa l’imposizione del divieto di intraprendere nuove operazioni in Italia. La Banca d’Italia o la Consob procedono sentita l’altra autorità, e informano la Commissione europea delle misure adottate».


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