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La nuova convivenza non fa perdere la casa familiare. Si alla divisione

22 Agosto 2013
La nuova convivenza non fa perdere la casa familiare. Si alla divisione

Mia moglie, nonostante gli accordi presi con la separazione consensuale, ha iniziato una stabile convivenza nella casa familiare che le è stata assegnata in quanto con lei vivono stabilmente i figli; posso chiedere la revoca dell’assegnazione?

L’accordo in base al quale un coniuge non deve esporre i figli a nuove relazioni e non deve avviare convivenze in loro presenza non ha alcun valore giuridico perché è contrario ai principi fondamentali di autodeterminazione della persona. Resta fermo che la nuova convivenza deve essere condotta nel rispetto dell’interesse dei minori e non deve essere pregiudizievole della loro tranquillità (leggi l’articolo: “Presenza del nuovo compagno del genitore separato durante le frequentazioni con il figlio”).

Quanto all’assegnazione della casa, questa non viene meno automaticamente in caso di nuovo matrimonio o di nuova convivenza stabile del genitore assegnatario, ma il giudice è chiamato a valutare, caso per caso, cosa sia meglio per i figli.

Come stabilito dalla Corte Costituzionale [1], l’assegnazione della casa coniugale non viene meno automaticamente quando il coniuge assegnatario inizi una nuova convivenza di fatto o un nuovo matrimonio. La decadenza può avvenire solo dopo una valutazione, da parte del giudice, che ciò non pregiudichi l’interesse del minore.

La casa familiare in cui risiedo con la mia famiglia, di mia esclusiva proprietà, è molto grande e può essere comodamente divisa ricavando un appartamento molto ampio in cui si potrebbero trasferire mia moglie e i nostri figli in vista della nostra separazione. In caso di disaccordo posso chiedere al giudice un’assegnazione parziale della casa, mantenendo l’uso della parte restante?

La legge non prende in considerazione l’ipotesi di un’assegnazione parziale. Tuttavia, la giurisprudenza non la esclude, in quanto il buon senso induce a ritenere che, ove la casa sia molto grande e sia possibile ricavarne una parte ampiamente idonea alle esigenze abitative del genitore affidatario e dei figli, non vi siano ragioni per sacrificare ulteriormente il diritto di proprietà dell’altro coniuge, con una misura di protezione eccezionale rispetto alle norme ordinarie sul diritto di proprietà. Secondo la Corte di cassazione, l’assegnazione parziale può essere disposta solamente se “l’unità immobiliare sia del tutto autonoma e distinta da quella destinata ad abitazione della famiglia, ovvero questa ecceda per estensione le esigenze della famiglia e sia agevolmente divisibile” [2].

Tuttavia il giudice è chiamato a effettuare anche un giudizio di opportunità, in quanto “l’assegnazione parziale… non può essere disposta laddove il giudice ritenga che la prospettata divisione dell’immobile possa arrecare disagio psicologico al figlio della coppia per il mutamento della sua condizione abitativa [3]”.  


note

[1] C. Cost. sent. n. 308 del 30.07.2008.

[2] Cass. Sent. n. 23631/2011.

[3] Cass. sent. n. 16593/2008.


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