Salute e benessere | Articoli

Sintomi pressione alta

5 Gennaio 2020 | Autore:
Sintomi pressione alta

Ipertensione: quali sono i sintomi; quali sono le cause; in che modo è possibile prevenirla; come si cura. I lavoratori con pressione alta possono essere esonerati dal lavoro notturno?

Sono tanti i luoghi comuni sulla pressione alta. Ad esempio, c’è chi ritiene che l’ipertensione sia legata ad uno stato di nervosismo e di tensione. In pratica: sono teso, quindi ho la pressione alta. In realtà, non c’è alcun rapporto tra il nervosismo e l’aumento della pressione nel sangue arterioso.

Ma cos’è la pressione arteriosa? E’ la forza che il sangue esercita contro la parete delle arterie. Ad ogni battito del cuore, il sangue esce dal ventricolo sinistro attraverso la valvola aortica, passa nell’aorta per poi diffondersi in tutte le arterie. Nel momento in cui il cuore si contrae e il sangue passa all’interno delle arterie, la pressione arteriosa è più alta (definita sistolica o massima). Tra un battito e l’altro, il cuore si riempie di sangue e nelle arterie si registra la pressione arteriosa più bassa (diastolica o minima). La misurazione della pressione si registra al braccio e viene indicata da due numeri che indicano la pressione arteriosa sistolica e la diastolica, misurate in millimetri di mercurio.

Per normalità pressoria (normotensione) si intende una condizione in cui i valori della pressione arteriosa generata all’interno del sistema circolatorio sono inferiori a 140 millimetri di mercurio (mmHg) per la massima e a 90 mmHg per la minima.

L’ipertensione si ha quando i valori pressori sono abitualmente al di sopra di 140/90 mmHg, mentre l’ipotensione (pressione bassa) compare quando essi scendono sotto i 90/60 mmHg. Mentre una condizione abituale di ipotensione non rappresenta una minaccia per la nostra salute, tranne per qualche malessere legato ad essa, l’ipertensione al contrario è un importante fattore di rischio. Questo significa che il soggetto con pressione alta ha maggiori probabilità del normoteso di manifestare nel corso della vita una malattia o complicanza di natura cardiaca, cerebrale o renale.

L’ipertensione rappresenta il fattore di rischio più importante per l’ictus, per l’infarto del miocardio, gli aneurismi, le arteriopatie periferiche, l’insufficienza renale cronica, la retinopatia, per  le malattie legate all’invecchiamento (disturbi della memoria, disabilità). Queste malattie sono provocate dal danneggiamento progressivo della parete dei vasi arteriosi in cui la pressione è più alta e sono favorite dalla presenza di altre condizioni come il fumo, il diabete, l’aumento dei lipidi nel sangue, l’eccessiva secrezione da parte dell’organismo di alcune sostanze ormonali, ecc.

Oggi, a differenza del passato, disponiamo di farmaci molto efficaci in grado di ottenere la normalizzazione pressoria, senza arrecare disturbi. Ne consegue che l’iperteso può diventare normoteso e condurre una vita assolutamente “normale”, con l’unico impegno di osservare l’eventuale prescrizione di una terapia farmacologica.

La diagnosi d’ipertensione deve essere corretta al fine di evitare ansie ingiustificate e l’attuazione di terapie non necessarie. Pertanto, prima di farsi assalire da inutili preoccupazioni, l’iperteso deve rivolgersi al suo medico di fiducia e non farsi sopraffare dal timore che l’aumento della pressione possa esporlo al rischio di contrarre gravi patologie invalidanti, né sottovalutare la condizione di ipertensione (siccome sto bene, fumo ma non aspiro).

Per maggiori informazioni sull’ipertensione, continua a leggere il mio articolo. Ti parlerò dei sintomi della pressione alta, delle cause e della prevenzione; di come effettuare la misurazione della pressione arteriosa sistolica, della diastolica e delle pulsazioni cardiache.

Pressione alta: quali sono i sintomi?

Si stima che a soffrire di ipertensione siano circa 15 milioni di italiani e circa la metà ne è consapevole. E’ importante controllare regolarmente la pressione arteriosa e mantenerla a livelli raccomandati attraverso uno stile di vita sano e specifiche terapie, laddove necessario.

La pressione arteriosa elevata spesso non dà sintomi: è questa la ragione per cui l’ipertensione è conosciuta come il ‘killer silenzioso’. In genere, viene rilevata nel corso di un controllo effettuato dal medico o in farmacia.

Qualora i valori pressori sono pari a 180/110 mmHg (è il caso della crisi ipertensiva) possono presentarsi: cefalea, nausea, vomito, vertigini, ronzii alle orecchie (acufeni), alterazioni della vista (restringimento del campo visivo, ‘lucine’ scintillanti, ecc), epistassi (emorragia dal naso).

Pressione alta: quali sono le cause?

Nel 95% dei casi, l’ipertensione è primaria (primitiva o essenziale), cioè non dipende da altre malattie identificabili. Solo nel restante 5% dei pazienti l’aumento della pressione è provocato dalla presenza di patologie congenite o acquisite, che interessano i reni, i surreni, i vasi, il cuore, ecco perché viene definita ipertensione secondaria.

Nelle forme primitive è spesso evidente la trasmissione su base familiare. Il quadro clinico è più lento e meno severo che nelle forme secondarie. In queste, i sintomi più frequenti lamentati dai pazienti sono: cefalea; palpitazioni; variabilità pressoria. Sebbene in gran parte dei casi l’ipertensione essenziale sia una condizione benigna, col tempo e nei soggetti non curati, possono svilupparsi complicanze legate al progressivo danneggiamento dei vasi arteriosi e degli organi bersaglio.

Questo processo può essere a lungo silenzioso e riconosciuto solo attraverso particolari esami. Successivamente, potranno comparire sintomi clinici dovuti alle complicanze vascolari.

Pressione: quando è alta?

Il limite di pressione che separa valori normali ed elevati è arbitraria, tuttavia, poiché a scopo pratico una separazione deve esistere, le linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e della Società italiana dell’ipertensione (Ish, dall’inglese International society of hypertension) hanno indicato in 140/90 mmHg il limite maggiore di normalità pressoria. Un valore desunto dall’esame dei risultati degli studi internazionali più affidabili (in particolare quello di Framingham) che hanno valutato la relazione tra fattori di rischio (tra cui la pressione arteriosa) e la comparsa di malattie da lesioni vascolari.

Secondo questi studi con pressione inferiore a 140/90 mmHg le complicanze sono minori: in pratica, in assenza di disturbi, più bassa è la pressione, meglio è.

Come si misura la pressione?

La pressione si misura con lo sfigmomanometro.

Per misurare correttamente la pressione, bisogna sedersi in un ambiente tranquillo. In generale, è consigliabile misurare la pressione la mattina al risveglio e la sera.

I muscoli dell’arto, in genere il braccio destro, devono essere rilasciati e l’avambraccio deve ben appoggiato su un tavolo in modo da essere posto all’altezza del cuore. Deve essere adottato un bracciale della misura adeguata alla circonferenza dell’arto. Prima dell’applicazione del bracciale occorre rimuovere tutti gli indumenti che costringono il braccio, posizionare il manicotto dello sfigmomanometro intorno al braccio, sopra la piega del gomito, prestando attenzione a renderlo ben aderente, ma non deve essere né troppo stretto.

Nell’usare lo sfigmomanometro a mercurio o l’anaeroide bisogna gonfiare il manicotto fino a 30 mmHg sopra la scomparsa del polso; posizionare il fonendoscopio sull’arteria brachiale (nella parte interna del braccio) e sgonfiare lentamente il manicotto.

Durante lo sgonfiamento del manicotto si ascolteranno dei battiti che hanno la medesima frequenza delle pulsazioni cardiache. Il primo tono udibile indica la pressione massima, mentre l’ultimo tono udibile è la pressione minima.

Se si utilizza il misuratore elettronico, azionando  il bottone per il rigonfiamento automatico del bracciale, gli apparecchi offriranno la lettura completa della pressione arteriosa sistolica, della diastolica e delle pulsazioni cardiache.

Ipertensione: come si cura? E’ possibile prevenirla?

Per il trattamento dell’ipertensione arteriosa bisogna rivolgersi al proprio medico che, sulla base dei fattori di rischio o della presenza del danno d’organo, sceglie la terapia farmacologica più idonea per il paziente. Anche quando preveda il trattamento dell’ipertensione richieda il ricorso ai farmaci, non può prescindere dai cambiamenti del proprio stile di vita.

Il ministero della Salute raccomanda di:

  • seguire un’alimentazione sana, ricca di fibre (frutta e verdure) e pesce, povera di grassi saturi (di origine animale, carni rosse, salumi, insaccati, formaggi). Una dieta equilibrata aiuta ad abbassare la pressione di circa 8-14 mmHg;
  • ridurre la quantità di sale aggiunto alle pietanze e i cibi saporiti (dado da cucina, alimenti in scatola, carne, tonno, sardine, alici, salse, sottaceti, formaggi, salumi e insaccati). Consumare 5 g di sale al giorno riduce la pressione arteriosa fino a 6-8 mmHg;
  • limitare il consumo di alcol (non più di 1 bicchiere di vino al giorno per le donne, non più di 2 per gli uomini).
    Con la riduzione dell’alcool anche la pressione si ridurrà di 2-4 mmHg.
  • scendere di peso nei casi di sovrappeso e obesità. Per ogni 10 kg persi, la pressione diminuisce di circa 5-10mmHg;
  • non fumare;
  • praticare regolarmente attività fisica aerobica; ne consegue la riduzione della pressione di 4-9 mmHg;
  • imparare a gestire lo stress praticando yoga, meditazione, pilates.

Lavoratore con pressione alta: può ottenere l’esenzione per il lavoro notturno?

Dormire di giorno per lavorare di notte stravolge il ritmo biologico del corpo umano. Secondo alcuni studi, i lavoratori notturni soffrono di disturbi del sonno, spesso collegati all’insorgenza di numerose patologie tra cui rientrano: l’ipertensione o le malattie ischemiche; la depressione; il tumore al seno; i problemi digestivi.

Pertanto, c’è da chiedersi: il lavoratore iperteso può essere esonerato dal lavoro notturno? E’ il medico competente a valutare se l’ipertensione lo rende inidoneo a svolgere il lavoro notturno. Occorre ricordare che i lavoratori esonerati dai turni notturni sono indicato espressamente dalla legge e, tra questi, non sono indicati gli ipertesi.

Possono verificarsi due ipotesi. Per rendere meglio l’idea ti faro due esempi.

L’azienda Alfa decide che il dipendente Mario debba fare le notti e lo sottopone alla visita preventiva del medico competente. Il medico rileva la pressione alta e decide che il suo stato di salute non è compatibile con lo svolgimento dell’attività lavorativa notturna.

Fabio è un lavoratore notturno, dipendente dell’azienda Beta. Negli anni, viene ravvisato un aumento della pressione. In occasione della visita periodica biennale, il medico riscontra l’ipertensione nel lavoratore e lo dichiara non più idoneo a fare le notti oppure, qualora sia lieve, attraverso il ricorso ai farmaci la condizione del lavoratore non ostacola il lavoro notturno.

note

Autore immagine: 123rf com.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube