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Quando non si può rinunciare all’eredità?

5 Gennaio 2020 | Autore:
Quando non si può rinunciare all’eredità?

I vincoli che impediscono di rifiutare il patrimonio lasciato dal defunto: condizioni, termini e limitazioni.

Chi non ha mai sognato di sistemare la propria vita con un’eredità? Del babbo, della zia, del cugino in America. Se non è così cospicua da mollare tutto e trasferirsi nelle Bahamas, sì almeno quel gruzzolo che serve a stare tranquilli finché il buon Dio non ci farà raggiungere il caro benefattore, quanto meno per ringraziarlo. Sai quale può essere, però, la fregatura? Che insieme al suo patrimonio tu ti debba sobbarcare anche i suoi debiti. In questo caso, la legge ti consente di mettere le mani avanti, di fare un passo indietro e di dire: «No, grazie. La manna piovuta dal cielo se la prenda un altro». Ma quando non si può rinunciare all’eredità? Quando sei tenuto a fare i conti con il Fisco o con il creditore di turno se vuoi vivere nelle Bahamas con quello che il babbo, la zia o il cugino in America ti hanno lasciato?

Il concetto è molto semplice e somiglia molto a quello del matrimonio: quando ti sposi una persona, te la prendi con i suoi pregi ma anche con i suoi difetti. Non è che puoi dire: «Mi tengo quello che mi piace e lascio ai suoi genitori quello che non riesco a mandare giù». Altrimenti, meglio che non te la porti all’altare: prima o poi potresti pentirti di averlo fatto e, a quel punto, cominceranno i guai.

Prendere o lasciare. Tutto o niente. Ecco che cosa vuol dire accettare o rinunciare all’eredità. Non c’è una via di mezzo. Accettarla è semplice: a volte basta non fare alcunché, perché se stai zitto la legge interpreta il tuo silenzio come un sì. È per rinunciare che bisogna fare un’esplicita dichiarazione ed entro certi termini. Ci sono, però, dei casi in cui dire di no è assai difficile, per non dire impossibile. A questo punto, vediamo quando non si può rinunciare all’eredità.

Eredità: che cos’è la rinuncia?

La rinuncia all’eredità è un atto che si fa davanti ad un notaio, oppure nel tribunale del territorio in cui è stata aperta la pratica di successione, in cui si dichiara di rifiutare il patrimonio che è stato lasciato dal defunto. Perché? Perché a volte non conviene: può capitare, infatti, che i debiti del parente deceduto siano tali da sconsigliare di prendersi una zavorra del genere. E siccome abbiamo detto che o ti prendi oneri ed onori oppure non ti prendi nulla, per non dover rispondere al Fisco, ad una banca o ad un altro creditore per i debiti che tu non hai accumulato, decidi che è meglio rinunciare a tutto.

Questo significa che resti fuori da tutta la procedura della successione. Il vantaggio è che nessuno dei creditori del tuo parente potrà mai bussare alla tua porta. Lo svantaggio è che resti a bocca asciutta. Fosse solo per la Ferrari che il defunto aveva in garage, dovrai rassegnarti.

Eredità: come fare la rinuncia?

Come abbiamo detto poco fa, per rinunciare all’eredità hai due possibilità. La prima, andare dal tuo notaio di fiducia e firmare un atto in cui dichiari che rifiuti quello che ti spetta dal parente defunto.

La seconda opzione è quella di andare nel tribunale del territorio in cui è stata aperta la pratica di successione, che coincide con il luogo di residenza del defunto al momento del decesso. Qui, dovrai presentarti davanti al cancelliere attraverso l’ufficio successioni, o l’ufficio volontaria giurisdizione o quello stabilito dal tribunale stesso.

Non impiegare troppo tempo a pensarci. Se il tuo parente passato a miglior vita ha lasciato dei debiti, lui può aspettare in eterno a pagarli. Ma i suoi creditori non attenderanno molto per reclamare quello che è loro. C’è, infatti, un termine per rinunciare all’eredità: hai 10 giorni per farlo dall’apertura della successione, cioè da quando il tuo familiare è morto. Se, però, eri già in possesso dei beni che dovresti ereditare (ad esempio perché vivevi con il defunto perché tuo genitore) hai tre mesi per fare un inventario di ciò che possiedi ed altri 40 giorni per rinunciare all’eredità. Altrimenti, cioè se trascorsi questi periodi non ti fai sentire, diventi a tutti gli effetti erede. Senza poter fare marcia indietro.

Potresti anche ereditare nel momento in cui, dopo il decesso del parente, prelevi dal suo conto corrente una qualsiasi cifra: significa che tacitamente hai accettato di beneficiare dei suoi soldi. Fossero solo 50 euro.

Eredità: quando non si può rinunciare?

Tutto questo ci porta a dedurre quando non si può rinunciare all’eredità. In primo luogo, non è possibile rifiutare il patrimonio ricevuto nel momento in cui se ne vuole soltanto una parte. Poniamo il caso di chi chiede (giusto perché l’abbiamo citata prima) la Ferrari in garage e una parte del conto corrente ma respinge ogni altro bene.

Non puoi nemmeno tenerti la casa al mare ed i soldi del conto corrente, ma rinunciare all’azienda che il defunto ha lasciato, con i suoi dipendenti, la sua gestione, il suo da fare. Questo non è possibile: come già detto, o tutto o niente. Non si può rinunciare all’eredità solo in parte. Bisogna farlo in toto. A meno che non si chieda il beneficio di inventario, il che comporta i suoi rischi.

Secondo aspetto: sei obbligato ad accettare ciò che ti è stato lasciato (nel bene e nel male) se non fai la rinuncia all’eredità entro i termini stabiliti. Se lascerai trascorrere troppo tempo, non potrai più dire: «No grazie, non mi interessa».

A proposito di termini, qui arriva il terzo elemento: non si può rinunciare all’eredità solo per un periodo di tempo. Non puoi, insomma, dire che ci rinunci per un paio di anni e poi vediamo. È questo che si intende quando si dice che la rinuncia all’eredità non deve prevedere alcun termine.

Infine, non si può rinunciare all’eredità mettendo delle condizioni. È il caso di chi non vuole prendersi gli oneri lasciati dal defunto e pensa di rinunciare a tutto purché anche gli altri eredi facciano altrettanto, cioè dicano di no in toto o in parte. La decisione deve essere strettamente personale.



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