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Importo della sanzione stradale dopo il rigetto del ricorso

5 Gennaio 2020 | Autore:
Importo della sanzione stradale dopo il rigetto del ricorso

Ricorso prefetto multa stradale: quanto si paga in caso di rigetto? Ricorso al giudice di pace: quanto si paga se non viene determinato l’importo?

Le violazioni al Codice della strada sono all’ordine del giorno: sorpassi vietati, parcheggi in divieto di sosta oppure senza apporre il tagliando, superamento dei limiti di velocità, e chi più ne ha più ne metta. Sicuramente sarai al corrente del fatto che, contro il verbale con cui ti viene contestata l’infrazione, è possibile fare ricorso. Nello specifico, la legge ti offre due possibilità, tra loro alternative: il ricorso al prefetto oppure l’opposizione innanzi al giudice di pace. Ciò che devi sapere, però, è che la legge, al fine di disincentivare impugnazioni fatte solo per ritardare il pagamento, ha previsto che, nel caso in cui il ricorso non vada a buon fine, bisogna pagare un importo maggiore di quello iniziale. Con questo articolo parleremo proprio dell’importo della sanzione stradale dopo il rigetto del ricorso.

Più in particolare, ci soffermeremo sulle conseguenze dell’opposizione alla multa quando questa sia andata male. Cosa succede se si perde il ricorso? Quanto toccherà pagare? Cosa accade se il giudice non determina l’importo da pagare a seguito si soccombenza? Insomma, se l’argomento ti interessa e hai dieci minuti di tempo libero, mettiti comodo e prosegui nella lettura: analizzeremo tutto ciò che c’è da sapere in merito all’importo della sanzione stradale dopo il rigetto del ricorso.

Sanzione stradale: entro quanto va pagata?

Il Codice della strada [1] concede al trasgressore un termine di sessanta giorni dalla contestazione immediata (effettuata cioè direttamente su strada) o dalla notificazione per posta per effettuare il pagamento in modalità ridotta.

La persona multata ha diritto a un’ulteriore decurtazione del trenta per cento se il pagamento avviene entro cinque giorni dalla contestazione o dalla notifica (il calcolo della somma ridotta deve essere precisamente indicato nel verbale medesimo).

La contestazione della multa

Quando non è possibile fermare il trasgressore (ad esempio, nel caso di eccesso di velocità), la contestazione della multa deve necessariamente avvenire in un secondo momento, mediante invio a casa del verbale: si parla in questo caso di contestazione differita, cioè effettuata in un secondo momento tramite notifica del verbale.  La notifica deve avvenire entro novanta giorni dall’accertamento.

Al contrario, se è possibile fermare l’automobilista, l’agente accertatore gli dirà immediatamente che ha commesso una violazione e, lì su due piedi, compilerà il verbale inserendo tutti i dati utili, senza dimenticare, ovviamente, la sanzione pecuniaria (ed, eventualmente, quella accessoria). In tutti questi casi si parla di contestazione immediata.

Oltre alla consegna a mano, la multa deve essere notificata entro cento giorni dall’accertamento della violazione ad uno degli obbligati in solido. Per i residenti all’estero la notifica deve essere effettuata entro trecentosessanta giorni. Copia del verbale è consegnata immediatamente all’ufficio o comando da cui dipende l’agente accertatore.

Multa stradale: si può fare ricorso?

Come sempre, cominciamo dal principio e vediamo cosa si può fare contro una multa stradale, cioè contro la contravvenzione che ci viene contestata per aver violato il Codice della strada. si può fare ricorso contro una multa stradale? Certo che sì; nello specifico, le strade sono due:

  • fare ricorso al prefetto, nel termine di sessanta giorni dalla data di notifica del verbale;
  • proporre il ricorso al giudice di pace, entro trenta giorni dalla suddetta data.

I due rimedi sono alternativi, nel senso che non si possono proporre entrambi i ricorsi; o l’uno o l’altro, insomma.

Ricorso al prefetto: quando conviene?

Il ricorso al prefetto contro le multe è lo strumento più rapido ed economico per poter contestare una contravvenzione stradale. Per proporre tale impugnazione, infatti, non servono avvocati né bisogna pagare marche da bollo o contributi unificati: è sufficiente una raccomandata con avviso di ricevimento inviata direttamente alla sede della prefettura territoriale, oppure una consegna a mani presso l’autorità che ha accertato l’infrazione al codice della strada (vigili urbani, carabinieri, ecc.).

Il ricorso al prefetto consente di poter produrre documenti a sé favorevoli (ad esempio, il biglietto del parcheggio regolarmente pagato) e perfino di essere ascoltati personalmente dal prefetto.

Il ricorso al prefetto in materia di violazione del Codice della strada è il rimedio maggiormente auspicabile quando si può validamente contestare la contravvenzione sulla semplice scorta di documenti, oppure quando vi siano evidenti vizi formali del verbale: pensa all’accertatore che abbia omesso di indicare il tipo di vettura, oppure abbia sbagliato il numero di targa o non abbia sottoscritto il verbale.

Ricorso al giudice di pace: quando conviene?

Il ricorso al giudice di pace contro le multe stradali comporta la necessità di depositare un vero e proprio atto formale presso la cancelleria dell’ufficio del giudice di pace competente per territorio, con conseguente obbligo di pagare il contributo unificato ed, eventualmente, la marca da bollo.

Non è detto che tu abbia per forza bisogno di un avvocato: se la causa ha un valore non superiore a 1.100 euro, è possibile fare a meno di un legale. Non sempre questo è possibile:  se dimostrare la fondatezza delle proprie ragioni è complicato, non si potrà fare a meno dell’assistenza di un professionista, che ovviamente vorrà essere pagato.

Fare ricorso al giudice di pace conviene quando, per dimostrare le proprie ragioni, occorre avvalersi di testimoni o di acquisizioni documentali che solo il giudice può disporre. Insomma: se la controversia è difficile, occorre fare ricorso al giudice di pace anziché al prefetto.

Ovviamente, la procedura innanzi al giudice di pace è più lunga, in quanto si dà vita a un procedimento vero e proprio: potrebbe dunque essere necessario presenziare a più udienze, mentre tutto ciò non avviene nel caso di ricorso al prefetto.

Rigetto del ricorso: qual è l’importo della sanzione?

Vediamo ora cosa succede nel caso di rigetto del ricorso e, di conseguenza, come viene determinato l’importo della sanzione stradale.

Nell’ipotesi di ricorso al prefetto, se questi decide di confermare la multa e, dunque, di rigettare il ricorso, l’autorità emana, entro centoventi giorni dal giorno della ricezione degli atti, un’ordinanza con la quale obbliga il ricorrente al pagamento di una somma pari al doppio dell’originaria multa, oltre al rimborso delle spese.

Si tratta di una vera e propria ingiunzione di pagamento, da notificare all’autore della violazione nel termine di centocinquanta giorni dalla sua adozione. Il pagamento della somma indicata deve essere effettuato entro il termine di trenta giorni dalla notificazione. Contro l’ingiunzione di pagamento emanata dal prefetto, il cittadino può presentare ricorso al giudice di pace entro trenta giorni dalla notifica.

Nel caso di ricorso al giudice di pace, sentite le parti e gli eventuali testimoni, valutato ogni altro mezzo istruttorio, il giudice può:

  • rigettare il ricorso, ritenendolo infondato, e determinando a carico del ricorrente una sanzione di importo ricompreso tra il minimo e il massimo stabilito dalla legge per la violazione accertata;
  • confermare la multa con ordinanza, se chi ha presentato ricorso non si presenta in udienza senza valido motivo (salvo che la illegittimità della multa risulti dalla documentazione allegata dal ricorrente).

Se il ricorrente è condannato al pagamento, questo deve avvenire entro trenta giorni dalla notificazione della sentenza. La sentenza del giudice di pace è peraltro ancora appellabile in tribunale.

In sintesi:

  • l’importo della sanzione stradale dopo il rigetto del ricorso al prefetto è pari al doppio dell’originaria multa;
  • l’importo della sanzione stradale dopo il rigetto del ricorso al giudice di pace è determinato dalla sentenza del giudice.

Giudice non determina importo della sanzione: cosa succede?

Abbiamo detto che, nel caso di rigetto del ricorso al prefetto, l’importo della sanzione stradale è pari al doppio di quello inizialmente irrogata; nell’ipotesi di rigetto del ricorso al giudice di pace, invece, deve essere il giudice stesso a stabilire l’importo della sanzione. Cosa succede se il giudice di pace dimentica di determinare il nuovo importo da pagare?

Questo problema è stato affrontato dalla Corte di Cassazione [2], la quale ha risposto al seguente quesito: cosa succede se, respinto il ricorso, il giudice di pace omette di stabilire la somma da pagare determinandone l’importo?

Secondo una tesi, quando il giudice di pace, venendo meno al proprio dovere di determinare l’importo della sanzione quando rigetti il ricorso, non stabilisca la somma da pagare, la riscossione del credito dovrebbe basarsi sull’importo pari alla metà del massimo della sanzione amministrativa edittale, oltre alle spese di procedimento [3], così come stabilito dalla legge nel caso in cui il trasgressore non paghi entro i sessanta giorni inizialmente concessi.

Diversa è l’opinione della Corte di Cassazione secondo cui la mancata determinazione della sanzione da parte del giudice di pace non determina alcun giudicato sul punto, restando invece applicabile il meccanismo normativo che disciplina il calcolo della sanzione in relazione al pagamento nei sessanta giorni dalla contestazione o dalla notifica della violazione o successivamente, anche a seguito di eventuale controversia.

Cosa significa? In sintesi, la Cassazione ha detto che, nel caso in cui il giudice di pace non determini l’importo della sanzione stradale, non si applicherà automaticamente il doppio della sanzione originaria (come avviene nell’ipotesi di rigetto del prefetto), né l’aumento a una somma pari alla metà del massimo edittale (come succede nel caso di ritardo nel pagamento e conseguente iscrizione a ruolo), ma sarà ancora possibile pagare l’importo originario (pari al valore minimo edittale) entro il termine di trenta giorni dalla notifica della sentenza da parte della pubblica amministrazione.

Insomma: nonostante il rigetto del ricorso, se il giudice dimentica di stabilire l’importo della sanzione, al debitore è concesso un ulteriore termine di altri trenta giorni per pagare lo stesso importo originariamente previsto dalla multa.

Solo successivamente alla scadenza di questo termine si potrà procedere a iscrizione a ruolo e riscossione della sanzione per una somma pari alla metà del massimo edittale.


note

[1] Art. 202 codice della strada.

[2] Cass., sent. n. 15158 del 2016.

[3] Art. 203, comma 3, cod. str.

Autore immagine: 123rf.com


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