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Cartella rateizzata: si può impugnare?

23 Dicembre 2019
Cartella rateizzata: si può impugnare?

La richiesta di rateizzazione equivale a riconoscimento del debito? Posso impugnare una cartella in corso di rateazione per omessa notifica o prescrizione del debito?

Tempo fa, hai ricevuto un’intimazione di pagamento da parte di Agenzia Entrate Riscossione a seguito di una precedente cartella esattoriale. Siccome non avevi i soldi per pagare in un’unica volta, sei andato allo sportello e hai chiesto una rateazione del debito. Ti è stato concesso di versare 72 rate in sei anni. Così hai ritirato i relativi bollettini postali prestampati e hai iniziato con il primo versamento. Senonché, dopo qualche mese, sei venuto a conoscenza del fatto che alcuni debiti erano già caduti in prescrizione alla data dell’accettazione dell’istanza di dilazione. Non te n’eri accorto perché non sei un esperto, ma un avvocato ti ha chiarito come stanno le cose. 

A questo punto, ti chiedi se la cartella rateizzata si può impugnare. In buona sostanza, l’avvenuta presentazione della richiesta di dilazione equivale a un riconoscimento del debito?

La questione è stata più volte chiarita dalla Cassazione che, da ultimo, è tornata sul punto con una recente ordinanza [1]. Ecco cosa è stato detto dai giudici supremi.

Posso far ricorso contro la cartella con la rateazione in corso?

Non poche volte i giudici si sono confrontati con il significato da dare all’atto di pagamento da parte del debitore: se questo cioè possa considerarsi un’ammissione dell’altrui credito o meno. E, nel diritto civile, la risposta è sempre stata positiva: il debitore che versa il dovuto o un semplice acconto non può più contestare il diritto altrui, avendolo già tacitamente ammesso.

L’impostazione è opposta, invece, nell’ambito del diritto tributario, laddove il contribuente adempie spesso solo per evitare pregiudizi più gravi come l’applicazione di sanzioni o il pignoramento dei beni (compreso il blocco del conto corrente o del quinto dello stipendio). Ciò quindi non toglie, per chi si accorge dopo aver presentato l’istanza di rateazione, di poter comunque fare ricorso contro le cartelle dilazionate. Ricorso che, a seconda del caso, può avere ad oggetto qualsiasi vizio, come ad esempio: 

  • la prescrizione;
  • l’omessa notifica della cartella.

Armando riceve una intimazione di pagamento da parte di Agenzia Entrate Riscossione. Va allo sportello e ottiene una dilazione. Dopo un anno, si accorge che alcune cartelle erano già prescritte prima della rateazione, mentre altre non gli erano mai state notificate. Così fa ricorso dal giudice e ne ottiene l’annullamento. Armando potrà così chiedere il ricalcolo della dilazione ed, eventualmente, la restituzione delle somme in esubero già versate.

Prescrizione cartelle già dilazionate

Si può chiedere l’annullamento delle cartelle in corso di rateazione solo a patto che la prescrizione si sia compiuta prima della presentazione dell’istanza di dilazione stessa. Non si può, invece, chiedere l’annullamento per quelle la cui prescrizione si sarebbe compiuta in un momento successivo. 

L’istanza di dilazione, infatti, se anche non costituisce ammissione del debito, interrompe la prescrizione in corso e la sospende per tutto il termine di durata della dilazione. Quindi, se, alla data di presentazione della richiesta di rateazione, mancavano pochi mesi alla prescrizione, quest’ultima non può più essere fatta valere in un momento successivo.

Tuttavia, una volta che il contribuente non rispetti la rateazione e decade dal piano, la prescrizione torna a decorrere nuovamente da capo (non perciò dal punto in cui si era fermata nel momento di presentazione dell’istanza).

Omessa notifica di cartelle già dilazionate 

La conoscenza delle cartelle mediante l’estratto di ruolo non sana i vizi di notifica. Notifica che deve avvenire solo nelle forme convenzionali (consegna a mano, raccomandata, pec). Dunque, se un contribuente chiede la rateazione e solo dopo si accorge che alcune cartelle non gli erano mai state consegnate, può ugualmente fare ricorso.

Come spiega la Cassazione, «è la corretta procedura di notificazione degli atti tributari a portare la pretesa fiscale nella piena conoscenza del contribuente non potendo alla stessa supplire, laddove irregolare, l’avvenuta presentazione dell’istanza di rateazione delle stesse da parte del contribuente, la quale nemmeno costituisce acquiescenza sul debito tributario». 


note

[1] Cass. ord. n. 31486/2019; ex multis Cass. 3347/2017.

(…) Con il quinto motivo di ricorso lamenta, in relazione agli artt. 360, primo comma, n. 4, cpc, la violazione dell’art. 112 cod. proc. civ. per avere la Commissione tributaria regionale omesso di pronunciare sul rilievo che il contribuente aveva presentato domanda di rateazione in relazione alla cartella di pagamento, condotta incompatibile con la volontà di impugnare la cartella stessa.

(…) Il quinto e il sesto motivo, che possono essere esaminati congiuntamente per la loro stretta connessione, sono ugualmente inammissibili poiché carenti sotto il profilo dell’autosufficienza, mancando nel ricorso gli elementi necessari a costituire le ragioni per cui si chiede la cassazione della sentenza di merito e, altresì, a permettere la valutazione della fondatezza di tali ragioni, senza la necessità di far rinvio e accedere a fonti esterne allo stesso ricorso (…).

La ricorrente non ha infatti riprodotto o trascritto, né direttamente, né indirettamente, la domanda di rateazione, né ha indicato il luogo della produzione. Non è poi vero che la Ctr abbia omesso ogni pronuncia sulla eccezione relativa alla domanda di rateazione. La Ctr ha infatti osservato: «peraltro la conoscibilità della cartella deve avvenire nelle forme prescritte dalla legge, essendo irrilevante che la società ne possa avere avuto conoscenza al di fuori della prescritta notifica, essendo la stessa presupposto per l’instaurazione di un corretto contraddittorio».

In proposito la Ctr ha fatto uso corretto dell’insegnamento di questa Corte in base al quale «in materia tributaria, non costituisce acquiescenza, da parte del contribuente, l’aver chiesto e ottenuto, senza alcuna riserva, la rateizzazione degli importi indicati nella cartella di pagamento, atteso che non può attribuirsi al puro e semplice riconoscimento d’essere tenuto al pagamento di un tributo, contenuto in atti della procedura di accertamento e di riscossione (denunce, adesioni, pagamenti, domande di rateizzazione o di altri benefici), l’effetto di precludere ogni contestazione in ordine all’an debeatur, salvo che non siano scaduti i termini di impugnazione e non possa considerarsi estinto il rapporto tributario» (Cass. 3347/2017). Il ricorso deve essere, pertanto, rigettato.(…)


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