Tumori al polmone: novità per le cure con l’immunoterapia

23 Dicembre 2019
Tumori al polmone: novità per le cure con l’immunoterapia

Un nuovo biomarcatore rivela i candidati all’immunoterapia per il miglior trattamento del carcinoma polmonare, specialmente se in stadio avanzato.

L’immunoterapia ha rappresentato una grande rivoluzione nel trattamento del carcinoma polmonare non a piccole cellule, migliorandone considerevolmente le percentuali di sopravvivenza. Tuttavia, soltanto una parte dei pazienti risponde al trattamento o sperimenta un beneficio duraturo. L’agenzia Adnkronos Salute ha diffuso un report sullo sviluppo delle ricerche che hanno come obiettivo quello di caratterizzare biomarcatori in grado di selezionare a priori i pazienti.

Al momento l’espressione del Pd-L1 sulle cellule tumorali è l’unico biomarcatore disponibile nella pratica clinica, ma imperfetto a causa delle limitazioni tecniche e biologiche. Mentre si chiama ‘EPSILoN’ il biomarcatore che potrebbe rappresentare la svolta per l’identificazione dei pazienti candidati all’immunoterapia.

Si tratta di uno score prognostico precedentemente generato su 154 pazienti con tumore polmonare non a piccole cellule trattati con immunoterapia presso l’Ospedale Giovanni Paolo II di Bari, confermato con uno studio condotto all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano (Int) su 200 pazienti naive e pubblicato sulla rivista scientifica ‘Cancers’. Lo score, che comprende diversi parametri clinici (performance status, fumo e presenza di metastasi epatiche al basale) e biochimici (livelli di Ldh e rapporto neutrofili-linfociti), si era dimostrato in grado di distinguere i gruppi di pazienti con diversa prognosi. “EPSILoN score è uno strumento utile per guidare le decisioni terapeutiche nei pazienti con tumore polmonare candidati al trattamento immunoterapico” spiega Giuseppe Lo Russo, oncologo medico Struttura Semplice di Oncologia Toracica Int.

“Lo score rappresenta una novità da impiegare nella pratica clinica, in quanto è facilmentecalcolabile senza la necessità di un ulteriore dispendio economico”, aggiunge Arsela Prelaj, oncologo medico dedicato allo studio e alla cura dei tumori toracici presso la stessa Struttura e dottoranda in Bioingegneria presso l’Università Politecnico di Milano.

L’avvento dell’immunoterapia ha significativamente cambiato lo scenario terapeutico del tumore polmonare non a piccole cellule in stadio avanzato di malattia. Tuttavia, è essenziale l’identificazione di biomarcatori capaci di selezionare i pazienti che potrebbero avere un maggiore beneficio dalle terapie. Nivolumab, pembrolizumab e atezolizumab sono stati i primi farmaci immunoterapici a essere approvati in seconda linea e pembrolizumab è attualmente lo standard di cura nei pazienti con alta espressione di Pd-L1 (=50%). Durvalumab, invece, è stato approvato come terapia di mantenimento nei pazienti in stadio III con Pd-L1=1% trattati con chemioterapia e radioterapia ed infine da inizio dicembre 2019, per i pazienti a istologia non-squamosa con Pd-L1 <50%, la combinazione dell’immunoterapia con la chemioterapia è diventata la prima opzione di cura.

Nonostante il beneficio di sopravvivenza ottenuto, che ha portato alla commercializzazione di tutti questi farmaci, soltanto una parte dei pazienti risponde al trattamento o sperimenta un beneficio duraturo. Infatti, in alcuni recenti studi retrospettivi è stato dimostrato come alcune caratteristiche cliniche e/o i livelli di alcuni indici infiammatori rilevati nel sangue periferico prima di iniziare il trattamento, possano essere correlati con una prognosi sfavorevole e/o una bassa risposta all’immunoterapia. L’espressione del Pd-L1 sulle cellule tumorali è ad oggi l’unico biomarcatore disponibile nella pratica clinica, ma si tratta di un marcatore imperfetto, con molte limitazioni tecniche e biologiche.

“Da questo studio possiamo concludere che non soltanto i dati derivanti dall’analisi del tessuto tumorale ma anche i dati clinici, biochimici, molecolari ed epidemiologici possono essere utili nel personalizzare il trattamento dei pazienti”, dichiara Roberto Ferrara, medico oncologo e PhD fellow presso l’unità di Immunologia Molecolare Int.

“Nel prossimo futuro – conclude Prelaj – saranno sviluppati score generati dalla combinazione di più parametri oppure modelli più complessi che prevedono l’integrazione di tutta questa mole di dati con l’utilizzo di software come l’intelligenza artificiale, che porteranno a una vera individualizzazione delle scelte terapeutiche”.



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