Diritto e Fisco | Articoli

L’appello della parte civile

5 Gennaio 2020 | Autore:
L’appello della parte civile

Impugnazione della sentenza della parte civile: cos’è e come funziona? Quando la parte civile può fare appello? Entro quanto tempo impugnare?

Il procedimento penale è quel percorso giudiziario che viene intrapreso dalla giustizia nei confronti di colui che è prima indagato e poi formalmente accusato di aver commesso un crimine. Il processo si snoda lungo una serie di tappe che rappresentano le fase della procedura: si comincia con le indagini preliminari per poi passare al dibattimento vero e proprio ed, eventualmente, ai gradi di giudizio successivi. All’interno del processo penale potrebbe svolgere un ruolo significativo anche la vittima del reato, qualora questa volesse impugnare la sentenza di primo grado a sé sfavorevole. Con questo articolo ti parlerò proprio di questo argomento, cioè dell’appello della parte civile.

La persona offesa che si è costituita all’interno del processo penale può svolgere una funzione di sostegno della pubblica accusa, fornendo in giudizio ulteriori prove della colpevolezza dell’imputato. Al termine del dibattimento, è interesse della vittima ottenere una sentenza con cui l’imputato non solo venga condannato alla pena di giustizia (alla reclusione e/o alla multa, in buona sostanza) ma anche al pagamento di una somma a titolo di risarcimento del danno. È qui che entra in gioco l’appello della parte civile: qualora il giudice non dovesse soddisfare le richieste della persona offesa dal reato, quest’ultima sarebbe legittimata a proporre impugnazione. Se l’argomento ti interessa e hai dieci minuti di tempo libero, mettiti comodi e prosegui nella lettura: vedremo insieme come funziona l’impugnazione della sentenza della parte civile.

Costituzione parte civile: cos’è?

Prima di spiegare cos’è e come funziona l’appello della parte civile, è bene che ti fornisca alcune delucidazioni in merito alla costituzione di parte civile all’interno del processo penale.

La costituzione di parte civile consiste nell’esercizio dell’azione civile all’interno del processo penale [1]. Cosa vuol dire? Significa che la persona danneggiata dal reato, cioè la persona che ha subito un pregiudizio economico dal crimine commesso da altri, può chiedere il risarcimento del danno direttamente al giudice penale anziché a quello civile.

La costituzione di parte civile, dunque, consente (almeno in linea teorica) di evitare due processi distinti (uno penale volto a sanzionare il colpevole, l’altro civile, teso a fargli pagare i danni), permettendo appunto alla persona danneggiata di introdursi nel processo penale intentato dallo Stato contro il reo e di chiedergli i danni.

Chi è la parte civile nel processo penale?

Chi è la parte civile nel processo penale? La parte civile è la persona che ritiene di essere stata economicamente danneggiata dal reato: la vittima di un furto, ad esempio, potrà senz’altro costituirsi parte civile all’interno del procedimento penale intrapreso contro il ladro.

La persona danneggiata dal reato può essere anche persona diversa dalla vittima, cioè da colei che ha subito materialmente il crimine: si pensi al coniuge di una persona uccisa. In un caso del genere la vittima (essendo deceduta) non potrebbe costituirsi in giudizio per chiedere il risarcimento del danno; possono farlo, al contrario, il coniuge, oppure i parenti più prossimi, i quali ritengono di aver subito un pregiudizio economico: si pensi alla vittima che, in vita, manteneva l’intera famiglia.

Come si fa a costituirsi parte civile?

Spiegata cos’è la costituzione di parte civile e chi può effettuarla, vediamo ora come si fa a costituirsi parte civile in un processo penale. È innanzitutto necessaria l’assistenza di un avvocato al quale bisognerà conferire una procura speciale per la costituzione.

Secondo la legge, l’atto di costituzione di parte civile può essere depositato nella cancelleria del giudice che procede, oppure può essere presentato direttamente in udienza. Nel primo caso, cioè se depositata in cancelleria e, quindi, fuori udienza, la dichiarazione di costituzione di parte civile deve essere notificata alle altre parti (pubblico ministero e imputato/i) e produce effetto per ciascuna di esse dal giorno nel quale è eseguita la notificazione.

Secondo la legge, la costituzione di parte civile deve contenere, a pena di inammissibilità, i seguenti elementi:

  • le generalità della persona fisica o la denominazione dell’associazione o dell’ente che si costituisce parte civile e le generalità del suo legale rappresentante;
  • le generalità dell’imputato nei cui confronti viene esercitata l’azione civile o le altre indicazioni personali che valgono a identificarlo;
  • il nome e il cognome del difensore e l’indicazione della procura;
  • l’esposizione delle ragioni che giustificano la domanda;
  • la sottoscrizione del difensore [2].

Termini per costituzione parte civile

Secondo la legge [3], la costituzione di parte civile può avvenire, a pena di decadenza, all’udienza preliminare e, successivamente, fino all’apertura del dibattimento in giudizio (più precisamente, prima che il giudice abbia verificato la costituzione delle parti).

Di conseguenza, per tutti quei reati per i quali è prevista la citazione diretta a giudizio [4] senza il passaggio per l’udienza preliminare, la costituzione di parte civile potrà essere depositata in udienza al giudice del dibattimento prima delle formalità relative alla verifica della costituzione delle parti.

Parte civile: può proporre appello?

Il primo grado di giudizio termina, ovviamente, con una sentenza, che può essere di condanna o di assoluzione (in rito o in merito) dell’imputato. Mettiamo il caso che il giudice ritenga di assolvere la persona accusata del reato perché le prove sono insufficienti; in un caso del genere, la costituita parte civile può proporre appello? Oppure, ipotizziamo che il giudice condanni l’imputato alla reclusione ma non ritenga di dover condannarlo anche al risarcimento dei danni; la parte civile può impugnare la sentenza?

La legge [5] dice che la parte civile può proporre impugnazione contro i capi della sentenza di condanna che riguardano l’azione civile e, ai soli effetti della responsabilità civile, contro la sentenza di proscioglimento pronunciata nel giudizio.

Cosa significa tutto ciò? Vuol dire che la parte civile regolarmente costituitasi in giudizio può proporre appello:

  • contro la sentenza di condanna, qualora essa, pur riconoscendo la responsabilità penale dell’imputato, sia in qualche modo sfavorevole alla persona danneggiata. Ciò avviene quando, ad esempio, alla parte civile è stato negato il risarcimento oppure le è stato riconosciuto in misura inferiore a quanto richiesto, o ancora il giudice non si è espresso sulla richiesta di provvisoria esecutività della condanna al pagamento;
  • contro la sentenza di proscioglimento (cioè di assoluzione oppure di non doversi procedere per altre ragioni), eventualmente anche se resa a seguito di giudizio abbreviato, sempreché la parte civile abbia acconsentito al mutamento di rito.

Dunque, la parte civile può proporre appello contro la sentenza che sia sfavorevole alle sue ragioni.

Parte civile: come appellare la sentenza?

Abbiamo chiarito che anche la parte civile, quando non soddisfatta, può impugnare la sentenza nel processo penale; più nello specifico, la parte civile può proporre appello contro la sentenza che ritiene lesiva delle proprie ragioni. Vediamo ora come fa appello la parte civile, cioè cosa deve fare la persona offesa dal reato per impugnare la sentenza sfavorevole e far valere le proprie ragioni.

Ebbene, l’appello della parte civile va proposto nei termini ordinari previsti dalla legge per l’appello della sentenza da parte dell’imputato. Non a caso, la legge dice che l’impugnazione per i soli interessi civili è proposta, trattata e decisa con le forme ordinarie del processo penale.

Va tenuto presente, altresì, che l’impugnazione della parte civile non sospende l’esecuzione delle disposizioni penali del provvedimento impugnato [6].

Appello parte civile: termini

Quanto detto nel precedente paragrafo significa che la costituita parte civile deve appellare la sentenza che ritiene sfavorevole nei seguenti termini:

  • entro quindici giorni, se la sentenza è stata depositata con motivazioni contestuali, oppure se la sentenza è emessa a seguito di udienza in camera di consiglio;
  • entro trenta giorni, se le motivazioni della sentenza sono depositate entro e non oltre quindici giorni dalla lettura del dispositivo della sentenza;
  • entro quarantacinque giorni, nel caso in cui il termine per il deposito delle motivazioni è superiore di quello di cui al punto precedente, non eccedente comunque i novanta giorni [7].

L’atto di appello della parte civile andrà dunque depositato in questi termini presso la cancelleria del giudice che ha emanato la sentenza che si intende modificare. L’appello dovrà contenere le motivazioni per cui la sentenza si ritiene illegittima dal punto di vista degli effetti civili, indicando in maniera specifica i punti che si contestano.

A seguito di deposito di atto di appello, la corte fisserà l’udienza in cui l’impugnazione della parte civile verrà discussa.

Appello parte civile per l’esecutività della condanna

Secondo la legge, se il giudice ha omesso di pronunciare sulla richiesta di provvisoria esecuzione ovvero l’ha rigettata, la parte civile può riproporla mediante impugnazione della sentenza di primo grado al giudice di appello il quale, a richiesta della parte, provvede con ordinanza in camera di consiglio [8].

In altre parole, se la parte civile, nelle sue richieste, aveva domandato al giudice che la sentenza con cui veniva condannato l’imputato a pagare il risarcimento fosse dichiarata immediatamente esecutiva, in modo tale da avere subito un titolo esecutivo per poter agire coattivamente nei confronti del debitore, ma il giudice ha disatteso tale richiesta, allora la parte civile può presentare appello limitatamente a questo aspetto.

Secondo la legge [9], la condanna alle restituzioni e al risarcimento del danno è dichiarata provvisoriamente esecutiva, a richiesta della parte civile, quando ricorrono giustificati motivi.

L’impugnazione della parte civile ai fini della pena

Finora abbiamo visto come la parte civile possa presentare appello relativamente ai capi civili della sentenza, cioè a quelle statuizioni che riguardano il risarcimento richiesto.

Secondo la legge [10], la persona offesa, perfino se non costituita parte civile, può presentare richiesta motivata al pubblico ministero di proporre impugnazione a ogni effetto penale. Il pubblico ministero, quando non propone impugnazione, provvede con decreto motivato da notificare al richiedente.

Cosa significa? Vuol dire che la parte civile:

  • può presentare direttamente impugnazione (nei tempi e con le modalità viste nei paragrafi precedenti) contro la sentenza (di condanna o di proscioglimento) che leda il suo diritto al risarcimento;
  • può indirettamente impugnare la sentenza in punto di effetti penali (cioè, in riferimento alla pena vera e propria), ma solamente per mezzo dell’intervento del p.m. In altre parole, la parte civile può sollecitare il p.m. a proporre appello, ma non può costringerlo a farlo; dunque, dal punto di vista degli effetti penali, la parte civile non può fare appello, ma può soltanto invitare il p.m. a fare ciò.

note

[1] Art. 74 cod. proc. pen.

[2] Art. 78 cod. proc. pen.

[3] Art. 79 cod. proc. pen.

[4] Art. 550 cod. proc. pen.

[5] Art. 576 cod. proc. pen.

[6] Art. 573 cod. proc. pen.

[7] Art. 585 cod. proc. pen.

[8] Art. 600 cod. proc. pen.

[9] Art. 540 cod. proc. pen.

[10] Art. 572 cod. proc. pen.

Autore immagine: Unsplash.com


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube