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Permessi 104 busta paga

10 Gennaio 2020
Permessi 104 busta paga

Il lavoratore che fruisce dei permessi retribuiti per assistere un familiare disabile ha comunque diritto ad essere pagato.

Sei un disabile grave e hai un contratto di lavoro? Sei un lavoratore dipendente e ti occupi di assistere un parente con grave disabilità? La legge ti riconosce dei particolari permessi retribuiti sul lavoro proprio a causa dello stato di disabilità. Nelle ore di permesso non devi lavorare, ma vieni comunque pagato.

Come si calcola la retribuzione durante i permessi 104 per elaborare la busta paga? Il principio generale è che il lavoratore non deve perdere soldi a causa della fruizione dei permessi 104 in quanto la retribuzione che gli spetta dovrebbe essere identica a quella percepita nelle ore di lavoro effettivo.

Come vedremo, anche se materialmente la paga dei giorni di permesso 104 la eroga il datore di lavoro, il relativo onere economico è a carico dell’Inps.

Che cosa sono i permessi 104?

Non è semplice portare avanti il proprio lavoro e dovere anche prendersi carico di un familiare affetto da una grave disabilità. Allo stesso modo, per lo stesso disabile, non è affatto semplice lavorare anche considerando il fatto che un disabile ha, generalmente, necesssità di maggiori tempi di riposo e di recupero dal lavoro. Per rispondere a queste esigenze la Legge 104, che disciplina in generale le misure a sostegno della disabilità, ha introdotto degli appositi permessi retribuiti sul lavoro detti permessi 104 [1].

I permessi 104 consistono in un certo monte orario a disposizione del lavoratore che può usarlo per assentarsi dal lavoro mantenendo, comunque, il diritto ad essere retribuito. In particolare, nella generalità dei casi, il lavoratore può gestirsi un totale di tre giorni di permessi al mese, fruibili anche ad ore.

I permessi 104 spettano sia al dipendente che sia affetto da disabilità sia al lavoratore che ha un parente disabile da assistere. I permessi 104 si vanno, così, ad aggiungere agli altri permessi retribuiti attribuiti al lavoratore dal contratto collettivo di lavoro (rol e ex festività) ed alle ferie.

A differenza delle ferie e dei rol, però, i permessi 104 devono essere fruiti per l’assistenza del disabile grave. Ne consegue che, mentre ha preso un’ora di permesso 104, il lavoratore dovrebbe svolgere attività connesse all’assistenza del disabile.

Permessi 104: a chi spettano?

I permessi 104 non spettano indistintamente a tutti i lavoratori, ma solo a quelli che abbiano un rapporto di lavoro subordinato e che possiedano i seguenti requisiti:

  • sono lavoratori dipendenti (anche se con orario part time) e sono assicurati presso l’Inps;
  • sono disabili in situazione di disabilità grave;
  • chiedono i permessi 104 per assistere disabili in situazione di disabilità grave;
  • la persona disabile non è ricoverata a tempo pieno.

Per quanto concerne il requisito della disabilità grave, la persona da assistere non basta che sia genericamente disabile, ma deve essere colpita da una disabilità in condizione di gravità ai sensi di legge [2] e questo status deve essere stato riconosciuto dalla competente Commissione Medica Integrata Asl/Inps [3].

Per quanto concerne il requisito dell’assenza di un ricovero a tempo pieno del disabile, per ricovero a tempo pieno si intende il ricovero per le intere ventiquattro ore, in strutture ospedaliere o similari, sia pubbliche che private, che assicurano una continuativa assistenza sanitaria [4].

Permessi 104: la busta paga

Chiarito a chi spettano i permessi 104, vediamo ora quanto spetta al lavoratore durante la fruizione dei permessi 104.

La regola generale è che i permessi 104 sono retribuiti e, dunque, pur non essendoci da parte del lavoratore una effettiva prestazione di lavoro, egli ha comunque diritto alla retribuzione che viene erogata materialmente dal datore di lavoro che, poi, la recupera dall’Inps portandola a conguaglio con i contributi previdenziali.

Per quanto concerne la retribuzione delle ore di permesso 104, occorre precisare che:

  • i permessi 104 fruiti a giorni vengono indennizzati sulla base della retribuzione effettivamente corrisposta;
  • i permessi 104 fruiti a ore sono assimilati ai permessi per allattamento che spettano alla neo-mamma e sono, quindi, indennizzati sulla base della retribuzione effettivamente corrisposta;
  • i permessi 104 fruiti sotto forma di prolungamento del congedo parentale fino al 12° anno di vita del bambino sono indennizzati al 30% della retribuzione effettivamente corrisposta.

Ma quali voci concorrono a determinare la retribuzione giornaliera da prendere come punto di riferimento per calcolare l’indennità percepita dal lavoratore durante i permessi 104? L’Inps ha chiarito che [5] la quota della tredicesima mensilità o di altre mensilità aggiuntive previste nel Ccnl applicato (come la quattordicesima) deve essere inclusa nella retribuzione giornaliera da prendere come riferimento per calcolare l’indennità. Ne consegue che il datore di lavoro non deve corrispondere al dipendente la quota di mensilità aggiuntiva già erogata dall’Inps.

note

[1] Art. 33 L. 104/1992.

[2] Art. 3 co. 3 L. 104/92.

[3] Art. 4 co. 1 L. 104/92.

[4] Inps, circolare 155/2010.

[5] Inps, messaggio 13032/2005.


1 Commento

  1. a mia mg infermiera professionale in una struttura privata la 13^ è stata decurtata è giusto questo comportamento che cosa fare

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