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Come fare per guidare un treno

5 Gennaio 2020 | Autore:
Come fare per guidare un treno

Il lavoro del macchinista ferroviario comporta responsabilità, rinunce e pesanti ritmi di lavoro ma assicura un buon guadagno.

In soffitta hai ancora i trenini con i quali da bambino, hai trascorso interi pomeriggi a giocare, impegnato nella costruzione di binari, nel posizionamento di passaggi a livello e caselli, nella creazione di scambi per regolare il traffico delle locomotive. Perciò, ora che hai raggiunto la maggiore età e ti stai per diplomare, non hai alcun dubbio su cosa fare in futuro: intendi trasformare questa passione in lavoro, diventando macchinista. Viene da sé che come fare per guidare un treno è un argomento al quale sei molto interessato.

Quella del macchinista ferroviario, detto anche agente di condotta, è una professione molto antica, nata contemporaneamente alla nascita del treno. In origine, il macchinista doveva essere in grado di espletare tutte le operazioni necessarie al funzionamento delle locomotive che, all’epoca, erano a vapore.

Oggi, invece, il macchinista conduce mezzi diesel ed elettrici su linee tradizionali e ad alta velocità. La sua è una figura fondamentale del sistema ferroviario, la quale richiede conoscenze e capacità oltre a competenze in materia di sicurezza, elettrotecnica, meccanica, termodinamica e normativa. Vediamo allora come diventare macchinista, i requisiti richiesti, le mansioni e lo stipendio.

In cosa consistono le mansioni del macchinista

Il macchinista ferroviario svolge attività di condotta dei rotabili ferroviari e dei treni sia passeggeri sia merci, che circolano sull’intera infrastruttura ferroviaria nazionale o su tratti di linea della stessa specificatamente autorizzati. Può lavorare alle dipendenze di una azienda di trasporto ferroviario pubblica o anche privata.

Oltre a condurre il convoglio, che è la sua mansione principale, il macchinista:

  • ispeziona la locomotiva e verifica il corretto funzionamento di tutti i sistemi di controllo e sicurezza prima della partenza e durante il viaggio;
  • collabora con il personale delle stazioni e il restante personale del treno al fine di garantire il rispetto della tabella di marcia programmata;
  • gestisce le comunicazioni con il personale di stazione e con la sala operativa della propria azienda;
  • monitora e garantisce il rispetto dei limiti di velocità imposti e degli orari di percorrenza;
  • applica le procedure e i regolamenti di settore;
  • essendo un tecnico specializzato, risolve eventuali problemi tecnici di entità limitata che dovessero manifestarsi durante il suo servizio;
  • provvede alla segnalazione dei problemi più gravi, descrivendoli in una relazione tecnica, su appositi libri di bordo o di impianto, così che se ne possano occupare le officine di manutenzione.

Come si svolge l’attività del macchinista ferroviario

L’attività del macchinista ferroviario si svolge prevalentemente sui rotabili, mentre le operazioni accessorie possono svolgersi nella stazioni ferroviarie o nei depositi locomotive.

Normalmente, il lavoro si articola in turni che si compiono su determinate tratte ferroviarie o in trasferta, per periodi limitati, anche fuori dal proprio impianto di appartenenza.

Come avviene l’accesso alla professione di macchinista

L’accesso alla professione di macchinista avviene seguendo la stessa procedura prevista per i dipendenti delle grandi aziende, ovvero tramite il superamento di apposite selezioni indette dall’impresa ferroviaria. Di solito, è possibile trovare informazioni utili al riguardo sul sito di Trenitalia ma anche su quelli delle altre compagnie ferroviarie.

Le selezioni comportano un’attenta valutazione dei curriculum vitae presentati dai candidati, nel rispetto della normativa nazionale dettata in materia e dei requisiti richiesti per conseguire la licenza di macchinista.

Quali sono i requisiti richiesti per un macchinista

Per accedere alla professione di macchinista è necessario:

  • avere compiuto i 18 anni di età, che diventano 20 se si vuole conseguire l’abilitazione per guidare tutti i treni che circolano in Europa;
  • essere in possesso di un diploma di scuola secondaria superiore, preferibilmente a indirizzo tecnico;
  • avere la cittadinanza italiana o di uno Stato membro dell’UE, fatte salve le eccezioni previste dalla legge [1].

Quali sono le caratteristiche psicofisiche necessarie per un macchinista

Il macchinista deve anche avere determinate caratteristiche psicofisiche, ovvero:

  1. una buona capacità visiva;
  2. una buona capacità uditiva;
  3. ed una buona salute psicofisica.

In particolare, per svolgere la funzione di macchinista è richiesto il possesso di:

  • una altezza minima di almeno 1,55 centimetri;
  • una capacità visiva di almeno 10 decimi per ciascun occhio, anche se è ammessa una correzione con lenti sferiche o cilindriche;
  • un senso cromatico nella norma;
  • un udito capace di sentire una voce afona da non meno di 8 metri da ciascun orecchio.

L’idoneità psico-fisica al lavoro deve essere stata accertata da parte di un medico competente ai sensi della normativa vigente in materia [2].

Perché il macchinista deve possedere determinati requisiti psicofisici

La ragione per la quale la professione del macchinista richiede il possesso di determinati requisiti psicofisici è presto detta. Svolgendo un lavoro di grande responsabilità, il macchinista deve essere dotato di una grande capacità di concentrazione, dovendo a volte guidare su lunghi tratti senza potersi distrarre. Deve possedere prontezza di riflessi in modo da rispondere rapidamente ad un segnale acustico o visivo. Inoltre, deve sapere adoperare contemporaneamente mani e piedi per azionare leve o dispositivi. Deve sapere percepire a distanza gli eventuali oggetti che può incontrare lungo la strada e rilevare le differenze tra i colori, comprese le sfumature e la luminosità.

Guidando anche di notte, deve essere capace di vedere bene in condizioni di bassa luminosità.

Come avvengono la formazione e l’addestramento di un macchinista

Una volta superati i test psico-attitudinali e motivazionali, il candidato macchinista deve frequentare specifici corsi di formazione e di addestramento sia teorici sia pratici. Inoltre, deve affrontare una serie di esami per conseguire l’abilitazione alla professione.

Generalmente, sono le stesse aziende che reclutano il personale, a provvedere alla formazione e all’addestramento dei macchinisti. Nel caso specifico di Trenitalia, sul sito intenet della società, nell’apposita sezione “percorsi formativi”, è spiegata in maniera dettagliata come si svolge tutto il percorso formativo successivo all’assunzione nell’impresa ferroviaria. Tuttavia, esistono anche dei corsi che possono essere seguiti privatamente. In entrambi, i casi l’obiettivo è quello di riuscire a fornire una formazione teorica trasversale ed una formazione tecnico-specialistica e di addestramento tecnico-professionale.

Un tutor aziendale segue l’apprendista durante tutto il periodo di apprendistato, così da dare attuazione al piano formativo individuale assegnatogli e attestando l’effettivo svolgimento dell’attività formativa.

Quali abilitazioni deve possedere un macchinista

Lo svolgimento della professione di macchinista è vincolato al possesso di due abilitazioni ottenibili ciascuna a seguito di un percorso di formazione e di uno specifico esame scritto, orale e pratico.

Le abilitazioni sono:

  • la licenza di condotta europea di tipo unificato;
  • ed il certificato complementare armonizzato.

La licenza di condotta europea di tipo unificato

La prima certificazione, valida su tutto il territorio europeo, viene rilasciata al completamento di un corso di formazione di base e generale, a seguito del quale il partecipante acquisisce conoscenze ad esempio su:

  • competenze, contesto lavorativo, mansioni e responsabilità del macchinista;
  • principi generali del funzionamento del sistema ferroviario, della sicurezza ferroviaria e della normativa di esercizio;
  • principi fondamentali della fisica applicati al settore ferroviario (meccanica, elettrotecnica, termodinamica);
  • tipologie di veicoli e delle loro parti;
  • motori elettrici, diesel, forze in gioco e risparmio energetico, ecc.

La licenza di condotta europea è una tessera tipo smart card, personale, munita di microchip e ha una validità di 10 anni.

Il certificato complementare armonizzato

La seconda certificazione consiste in un documento cartaceo dell’azienda ferroviaria contenente i modelli delle unità di trazione che l’agente è abilitato a condurre e tutte le linee o i tratti di linea per i quali è stato formato e che è autorizzato a percorrere.

Più precisamente, il certificato complementare abilita alla conduzione dei mezzi di trazione, con le seguenti specializzazioni:

  • tipo A, per i treni adibiti per manovre o per lavori di manutenzione;
  • tipo B, per i treni adibiti per trasporto viaggiatori e/o merci.

Le materie che vengono trattate durante il corso di formazione per il rilascio di tale certificazione, attengono ad esempio alla struttura organizzativa delle imprese ferroviarie, al servizio ferroviario (preparazione alla missione, presa in consegna e verifiche dei mezzi), alla documentazione, alle manovre di segnalamento, alla normativa sulla partenza e sull’arrivo del treno, alla conduzione delle locomotive, ecc.

Durante il corso, viene effettuata anche una formazione pratica per fare acquisire capacità pratiche ed esperienza nella condotta dei treni, sia attraverso un simulatore di condotta sia mediante prove pratiche su materiale rotabile reale.

Quanto guadagna un macchinista

La retribuzione di un macchinista può oscillare tra uno stipendio minimo di 1.400 euro netti al mese ad uno stipendio massimo di 2.500/3.000 euro netti al mese.

Più precisamente, un macchinista senza esperienza, ovvero con meno di 3 anni di esperienza lavorativa, può percepire uno stipendio medio complessivo di circa 1.530 euro netti al mese.

Un macchinista con più esperienza (4/9 anni), può arrivare a percepire uno stipendio medio di circa 1.920 euro.

Un macchinista con un’esperienza di 10/20 anni, può guadagnare in media 2.400 euro.

Un macchinista a fine carriera, quindi, con più di 20 anni di esperienza, può arrivare a portare a casa una retribuzione media complessiva di 2.550 euro.

note

[1] D.P.C.M. del 07.02.1994 n. 174.

[2] D. Lgs. n. 247/2010.


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