Lifestyle | Articoli

Soft skills: cosa sono e perché sono importanti

24 Dicembre 2019 | Autore: Maria Teresa Biscarini
Soft skills: cosa sono e perché sono importanti

Sistema scolastico e mondo del lavoro allineati nel dare attuazione alla raccomandazione di matrice europea sul potenziamento delle soft skills

Le chiamano “Soft skills” che dall’inglese si traduce con “competenze morbide”. Contrapposte alle Soft skills, ci sono pure le “Hard skills” che letteralmente si potrebbe tradurre con “competenze specifiche” o tecniche. Un apparato linguistico, veicolato dall’inglese, che stando almeno alle ultime rilevazioni, sta andando forte negli ambienti di lavoro, specie tra chi è giornalmente impegnato nelle attività di recruiting o, se si vuole, di selezione del personale, ma queste soft skills cosa sono e perché sono importanti? Cerchiamo di approfondirlo insieme.

Storicamente di soft skills cominciò a parlarsene sin dagli anni ‘60, ma ai quei tempi venivano considerate in posizione, potremmo dire, ancillare cioè secondaria e di supporto rispetto alle hard skills. Attualmente, con il termine “soft” non può più intendersi un qualcosa di minore importanza, tutt’altro; per dirla in gergo più tecnico cioè le soft skills sono le cosiddette “competenze trasversali” vale a dire quelle connesse al Qie (Quoziente intellettivo emotivo). Sì! Hai letto bene. Qie e non Qi, vale a dire “mero” quoziente intellettivo.

Le capacità intellettive dell’individuo in ambito lavorativo sono, infatti, poste sotto la luce dei riflettori anche dal punto di vista emotivo. C’è anche chi, a tale riguardo, ha parlato di “rivincita delle soft skills” specie ora in un mondo del lavoro che, da un anno all’altro, sembra aver cambiato completamente connotati tanto da rendere difficile individuare quali siano le competenze specifiche più richieste e i profili professionali emergenti. Vediamo, quindi, di passare in rassegna più da vicino queste competenze trasversali che, in ambito di selezione del personale, potrebbero davvero fare la differenza.

Soft skills in generale

Come già anticipato, le soft skills hanno a che fare con le proprie attitudini personali che permettono ad esempio una sana integrazione nell’ambiente di lavoro, di lavorare qualitativamente bene, di portare un valore aggiunto nel team working. Per arrivare a questo è, però, necessario essere dotati di buone “antenne” emotive che consentono di capire gli altri, carpendone le emozioni meglio ancora prima che queste si manifestino tramite le parole. Perchè, ci si potrebbe chiedere, si deve arrivare a tanto? Non basta esibire un buon curriculum che attesti conoscenze ed esperienze in grado di “far mangiare la polvere” ai potenziali concorrenti? La risposta è no e nei passaggi che seguono il tutto si farà più chiaro.

Soft skills e hard skills

Se le soft skills hanno, dunque, a che fare con il patrimonio personale di ciascuno che potrebbero pure sfuggire ad un selezionatore disattento, le hard skills al contrario sono più sotto la luce del sole. Che significa tutto questo? Semplicemente che le hard skills, trattandosi di competenze specifiche, sono anche trasmissibili, dietro un apposito periodo di studio e epprendistato e per giunta sono pure misurabili.

Pertanto, volendo tradurre il tutto in esempi pratici che spesso spazzano via ogni dubbio, partiamo con un esempio di hard skill.

Laddove tu voglia acquisire maggiore abilità nell’uso di Photoshop, potrai iscriverti ad un corso, approfondire l’argomento tramite gli articoli presenti in rete, farti affiancare da un esperto della materia al fine di raggiungere performance superiori a quelle in tuo possesso. Così facendo, sappi che avrai incrementato la tua hard skill.

Se, invece, il tuo “capo” ti spedisce all’estero per incontrare un nuovo e importante cliente, ma al contempo ti affianca un collega che letteralmente detesti, ti si aprirà un grosso problema. Se, infatti, resterai succube delle tue personali emozioni, rischierai di riportare un insuccesso lavorativo, se invece riuscirai in qualche modo a gestire questo tuo stato d’animo sì da presentare l’azienda per cui entrambi lavorate come organica, unita ed armonica, avrai sicuramente messo in tasca un punto di merito agli occhi del potenziale nuovo cliente e del tuo datore di lavoro. Ma, come si sa, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare; e, quindi, come si fa ad arrivare a tanto? Il ricorso alle abilità trasversali o soft skills tornerà sicuramente utile. Vediamo, quindi, di passare ora in rassegna le soft skills più richieste al giorno d’oggi negli ambienti di lavoro.

Empatia

La parola empatia, nonostante come suono richiami molto il termine “simpatia”, dal punto di vista del significato se ne discosta radicalmente. Per empatia, infatti, deve intendersi la capacità di capire nel profondo i sentimenti altrui, ovvero di sapersi mettere nei panni dell’altro. Un’attitudine che, secondo alcuni, è probabilmente la forma più profonda di comunicazione, di cui si parlerà più diffusamente nei punti che seguono.

Ebbene, alcuni studi hanno dimostrato che l’empatia si sta dimostrando una qualità che permette di migliorare diversi aspetti della vita lavorativa, in quanto influenza positivamente il lavoro di squadra, ma anche la leadership, il problem solving, l’etica del lavoro.

Tra i sostenitori dell’empatia come cardine della capacità di fare business c’è Satya Nadella, Ceo di Microsoft il quale ha affermato: “Il valore che ho davvero imparato ad apprezzare profondamente è l’empatia. Non penso che sia solo un “nice to have” (vale a dire “una cosa carina da avere”), ma credo che sia al centro dell’agenda dell’innovazione qui a Microsoft”.

Comunicazione

Una capacità di comunicazione di buona qualità implica una serie di attitudini a cascata. Tra le più rilevanti e fruttuose, pure in ambito lavorativo, si rammentano le seguenti:

  • capacità di parlare in modo chiaro (con colleghi, superiori, soci, clienti, fornitori);
  • capacità di ascoltare sapendo leggere “tra le righe”;
  • capacità di persuadere;
  • capacità d’interagire in modo efficace.

Avere una capacità comunicativa di eccellenza consentirà, quindi, di saper negoziare in modo efficace, di sapersi presentare in pubblico, di saper fare un buono storytelling, molto in voga specie nelle realtà aziendali di memoria storica.

Pensiero critico

Le aziende cosiddette “avanti” cercano frequentemente persone capaci di analizzare le situazioni, d’interpretare cose ed eventi considerandoli da vari punti di vista. Pertanto, all’interno di realtà di questo tipo, sono oggetto di particolare apprezzamento le persone che dinnanzi ai problemi di sempre sanno magari prospettare soluzioni innovative; quelle persone cioè che, usando un’espressione inglese, “think outside the box”, vale a dire pensano fuori dagli schemi. A questa capacità di pensiero critico si correlano poi tante altre capacità come quella artistica, di osservazione, ma anche la flessibilità, l’adattabilità.

Leadership

Per capacità di leadership, come precedentemente approfondito in un nostro precedente articolo, non deve intendersi “solo” o forse non più, la capacità di comando intesa alla vecchia maniera, e quindi appannaggio solo dei manager, ma anche dell’altro.

Le aziende che intendono navigare a vista e mantenere un loro posizionamento in un mercato del lavoro e in un mondo sempre più globalizzato, sono interessate a persone che sappiano lavorare in autonomia e coordinarsi coi colleghi. Per cui, anche in questo caso, torneranno particolarmente utili alcune soft skills come la capacità di risolvere conflitti interpersonali o fare affiancamento ai colleghi in difficoltà, nonché saper prendere decisioni in autonomia o delegare qualcun altro, quando necessario. Resta comunque inteso che per chi detiene una posizione manageriale dovrà sempre sapere gestire i team e le riunioni, motivare le persone, avendo a cuore anche la cura delle persone più talentuose”.

Atteggiamento positivo

Io penso positivo” canta Giovanotti e, in effetti, una predisposizione positiva a tutto quanto ci accade nella vita non può che infondere una marcia in più e questo è tanto più vero in un momento come l’attuale in cui non sembrano più esserci certezze. Quindi, se ad un rapido cambio di rotta imposto all’azienda al fine di restare competitiva si associano persone amichevoli, desiderose di dare il massimo e che amano il loro lavoro, nonostante i mutamenti introdotti, questo non potrà che giovare allo spirito di squadra e all’ambiente lavorativo in genere.

A nessuno piace avere accanto musi lunghi specie quando il timore delle novità può manifestarsi con un nodo che stringe la gola, quindi ben vengano collaborazione, entusiasmo, buon umore, ma anche pazienza e rispetto per chi ci è al fianco.

Capacità di lavorare in team

La capacità di lavorare in squadra è una soft skill che compare praticamente in quasi tutti gli annunci di lavoro. Se da un lato sembra una cosa piuttosto ovvia che le aziende cerchino talenti in grado di collaborare con gli altri, nella realtà pratica di tutti i giorni, questo può rivelarsi molto più facile a dirsi che a farsi. Rientrano, infatti, in questa soft skill qualità poi non così tanto scontate come il sapere accettare commenti e critiche, interfacciarsi con i clienti che spesso mettono a dura prova anche i “santi”, affrontare situazioni altamente stressanti. Per fare fronte a tutto questo, ancora una volta, tornerà molto utile possedere intelligenza emotiva, rimanere aperti anche dal punto di vista multiculturale, saper interagire con chi è diversamente abile. Fare del buon networking e team building fa, quindi, parte di questa soft skill.

Etica del lavoro

E’ vero che forse mai come ora si sta assistendo ad un’immoralità diffusa dove proprio le istituzioni dalle quali ci si aspetterebbe il cosiddetto “buon esempio” sembrano invece rivelare episodi di corruzione, illegalità, abusi di potere e illeciti in generale, ma la professionalità è quello che le aziende “sane” continuano a cercare. Le imprese, infatti, sono sempre a caccia di persone puntuali e affidabili che sappiano lavorare rispettando gli altri e le scadenze, che manifestino capacità organizzative e di orientamento all’obiettivo, che sappiano inoltre gestire il tempo, ancora meglio se con propensione al multitasking.

Creatività

A proposito della creatività non tutti sembrano essere concordi nella farla rientrare tra le “soft skills”. A tale proposito, Jaime Casap, dell’Education di Google, in uno dei suoi interventi sembra essersi così espresso: “La creatività è una di quelle cose difficili da definire, ma la riconosci quando la vedi”.

Indipendentemente dalla categorizzazione all’interno della quale la si voglia far rientrare, è innegabile che la creatività possa rivelarsi un asso nella manica in ambito di comunicazione, ma anche nei contesti dediti all’invenzione, come anche negli ambienti dove il cosiddetto “problem solving” è pane quotidiano.

Si pensi solo a quanto potrebbe rivelarsi utile una buona dose di creatività per chi svolge il proprio lavoro all’interno dell’ufficio reclami; un approccio sufficientemente empatico e un pizzico creativo potrebbero rivelarsi la chiave di volta per contenere il malcontento del cliente al fine d’indirizzarlo in modo soft verso la soluzione più pratica del problema occorso. Anche in questo caso, fare appello alla creatività per un adulto potrebbe rivelarsi tutt’altro che semplice; mentre è risaputo che nei bambini la creatività è un bagaglio naturale, con la crescita la società tende spesso a soffocare, anziché potenziare queste spinte creative.

Come fare dunque per potenziare queste soft skills ? I sistemi scolastici potrebbero farsi carico di questa nuova esigenza di creatività? Nei passaggi che seguono verranno suggeriti delle interessanti aperture a partire proprio dal sistema scolastico.

Scuola e competenze trasversali

Come abbiamo visto le soft skills sono le competenze trasversali a cui il mercato del lavoro sta guardando con sempre maggiore interesse. E la scuola, e con essa il ministero dell’Istruzione e il legislatore, verrebbe da chiedersi, come si pongono dinnanzi a queste nuove esigenze? Si può iniziare col dire che la legge di bilancio per l’anno 2019 [1]  ha ridenominato i percorsi di alternanza scuola lavoro [2]  in “Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento” (Pcto). Non si tratta, evidentemente, solo di un mutamento a carattere terminologico.

Una recente Raccomandazione del Consiglio europeo [3] ridefinisce, infatti, le competenze per l’apprendimento permanente, per cui seguire i percorsi educativi e di istruzione attraverso le competenze vuol dire “migliorare le abilità di base, ma anche investire in competenze più complesse, le cui caratteristiche sono state rimodulate per assicurare resilienza e capacità di adattamento”. In chiave europea, insomma, gli obiettivi e i conseguenti risultati di apprendimento si collegano alle competenze personali e sociali, nelle quali possiamo annoverare anche le soft skills.

Da ultimo, ma non certo per ordine d’importanza, le stesse linee guida ai Pcto nel puntualizzare “la centralità dello studente nell’azione educativa” precisano l’importanza della predisposizione di “percorsi formativi efficaci, orientati a integrare i nuclei fondanti degli insegnamenti con lo sviluppo delle competenze trasversali o personali, comunemente indicate nella scuola e nel mondo del lavoro come soft skill”.


Di Maria Teresa Biscarini

note

[1] L. n. 145/2018.

[2] D. L. 77/2005.

[3] Racc. 22/05/2018.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube