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Sintomi attacco di panico

24 Dicembre 2019 | Autore:
Sintomi attacco di panico

Attacchi di panico: come riconoscerli, quanto durano, come gestirli, come avviene la diagnosi, come superarli. 

Sei in auto, stai guidando, e improvvisamente avverti una sensazione di paura e soffocamento, aumentano i battiti cardiaci, hai un senso di nausea, temi di impazzire o di morire. In preda alla preoccupazione, riesci a parcheggiare e chiami immediatamente qualcuno che possa venire in tuo soccorso. Con molta probabilità, si tratta di un attacco di panico.

Un attacco di panico è un breve periodo in cui chi ne soffre percepisce estremo malessere, ansia o paura che si manifesta in maniera del tutto inaspettata ed è accompagnato da sintomi psicofisici. Il disturbo di panico comporta frequenti attacchi di panico caratterizzati da un’eccessiva preoccupazione per i futuri attacchi e/o modifiche del proprio comportamento finalizzate ad evitare le situazioni che potrebbero scatenarne uno nuovo.

I sintomi dell’attacco di panico sono somatici e cognitivi; i più comuni sono: tachicardia o palpitazioni, tremore, vertigini, annebbiamento della vista, sudorazione improvvisa, dolore al petto, nausea, vampate di calore o brividi.

Per maggiori informazioni continua a leggere il mio articolo. A seguire troverai l’intervista al dr. Matteo Pacini, specialista in psichiatria e docente di medicina delle dipendenze presso il Dipartimento di Psichiatria dell’Università di Pisa; dopodiché, ti spiegherò se chi soffre di attacchi di panico può ottenere il riconoscimento dell’invalidità e della legge 104.

Cosa sono gli attacchi di panico? Perché si manifestano?

Si tratta di fenomeni di allarme improvviso, con un rapido crescendo a partire da uno o più sintomi “sentinella”, in cui l’elemento comune è lo stato di terrore e di richiesta urgente di un effetto calmante.

L’ansia “panica” è massimale, non va per gradi e non è “in dialogo” con l’esterno, cioè non tende ad essere controllata in presenza di condizioni oggettivamente rassicuranti, né è scatenata dal pericolo. L’allarme “crea” il pericolo interiormente, dovunque la persona si trovi e qualunque cosa stia facendo.

Chi ha avuto un attacco poi comincia a temere determinate situazioni piuttosto che altre per varie ragioni:

  • perché le ritiene causa dell’attacco;
  • perché le ritiene condizioni in cui nessuno lo può facilmente soccorrere;
  • perché sono situazioni da cui non può facilmente fuggir via.

La reazione del panico è di due tipi: da un lato, la paralisi comportamentale, in cui addirittura la persona può avere una coscienza ristretta a quello che sta avvenendo al suo corpo e non seguire più quel che accade intorno a lui; dall’altro lato, la fuga verso un punto sicuro o la ricerca di soccorso.

La logica della ricerca di aiuto non è affatto una logica medica. Chi ha un attacco cerca e gradisce soprattutto ciò che lo rassicura. Chiaramente, se si è convinti di avere un attacco di cuore, sarà rassicurante essere in un pronto soccorso, ma anche in quel caso contano più elementi rassicuranti “soggettivi” che non corrispondono con ciò che effettivamente serve durante un attacco di cuore.

Attacchi di panico: quali sono i sintomi fisici?

I sintomi del panico sono praticamente “qualsiasi” durante l’attacco, ma per riconoscerlo vanno cercati i sintomi psichici, cioè lo stato di allarme e i suoi comportamenti istintivi. Inoltre, va riconosciuto quel meccanismo che spinge la persona a pensare alla sua giornata, alla sua vita e alle sue priorità in base alla necessità di evitare una nuova crisi, secondo i meccanismi che uno si è messo in testa.

Esistono attacchi definiti classici sui manuali, con sintomi riferiti al torace (battito cardiaco e respirazione), così come altri addominali (scariche diarroiche, dolori o gonfiore, respiro schiacciato dal basso in alto), o vestibolari (sbandamento, nausea, visione appannata, acufeni). Ne esistono con molti sintomi, così come con pochi, o addirittura nessuno, cioè crisi di spavento/allarme in cui c’è solo questo elemento.

C’è anche il cosiddetto panico “senza panico”, che si osserva spesso nelle persone in cura, che non hanno lo spavento, ma continuano ad avere attacchi con sintomi vari. Finito l’attacco, possono rimanere sintomi quali spossatezza, senso di sbandamento, mal di testa, etc.

Attacchi di panico: quali sono le cause?

Diciamo che la causa dell’attacco non c’è. Attacco e spavento potrebbero essere confusi, ma la differenza sta nel fatto che dopo uno spavento una persona evita la causa, dopo il panico la persona evita il ripetersi dello spavento. L’assenza di una causa è proprio quindi la caratteristica del decorso del disturbo di panico: è come dire che il disturbo è causato dall’assenza di cause degli attacchi.

Il fatto che alcuni rimangano preoccupati di avere un problema fisico è un tentativo per legare l’attacco a qualche presunta causa, e può indurre false convinzioni. Anche senza questo però la persona si fa condizionare sul fatto di dover creare condizioni per evitare l’attacco o limitarne i danni (anche nel senso di visibilità).

Ci sono, invece, condizioni che predispongono, nel senso che fanno venir fuori la tendenza al disturbo, quali ad esempio l’allontanamento dall’ambiente a cui si è abituati o alcune droghe. In questo ultimo caso, ad esempio, la persona rimane spesso convinta che la causa sia stata la droga, visto il nesso (la droga agisce sul cervello, il cervello produce il panico etc), ma proprio per questo si preoccupano di aver riportato danni permanenti, o che non ne usciranno più.

In verità, ad oggi, le forme che iniziano sotto droghe sono assimilabili alle altre, e se mai richiedono qualche accorgimento in fase iniziale di terapia, per il prevalere di questo tipo di “ipocondria” e di alcuni sintomi di tipo “sensoriale”.

Quanto tempo può durare un attacco di panico?

Come dicevamo, ci sono attacchi di un minuto e attacchi di venti minuti. Gli attacchi si possono susseguire, di modo che l’intera fase può anche coprire, tra attacco, ripresa e nuovo attacco, delle ore (stato di male panico).

Ci sono persone che riferiscono attacchi brevissimi, ma quando tale durata è indefinita, tipo “un attimo”, oppure “pochi secondi”, trattasi verosimilmente di un termine usato per indicare qualcosa di diverso, come un’ossessione intensa, o lo spavento generato da un contenuto ossessivo, o una reazione di paura o di angoscia.

Come affrontare gli attacchi di panico? Cosa fare durante un attacco di panico?

Il panico è una di quelle situazioni con la massima discrepanza tra urgenza oggettiva e soggettiva. Vale a dire, il panico affolla le sale di pronto soccorso, ma spesso ciò che si fa sono esami di esclusione, il resto lo fa la fine spontanea dell’attacco e l’assenza di vere e proprie esigenze terapeutiche per l’attacco acuto. La prescrizione di ansiolitici “classica” di dimissione da un pronto soccorso, spesso generica e neanche misurata sullo stato del caso specifico, non corrisponde alla cura, che è rimandata allo specialista.

Durante l’attacco, la persona tipicamente si fa da parte, smette di svolgere le proprie attività o rimane bloccata, facendo in tempo a mettersi in una posizione sicura e defilata. Alcuni possono divenire aggressivi, specie se non riescono a uscire da posti chiusi o gli altri minimizzano il loro malessere, oppure anche se si tratta di soggetti dipendenti da sedativi o oppiacei, i quali possono reagire al panico come se si trattasse di una crisi d’astinenza.

Teoricamente, esistono modi per “gestire l’attacco”, in pratica riserverei il termine gestione alla paura dell’attacco, più che all’attacco stesso, onde evitare un controsenso, cioè il “panico gestibile”. Come si diceva, il paziente che si tranquillizza sul fatto di non avere un male fisico, non per questo smette di avere attacchi anche forti. Il fatto di non essere in un luogo temuto tipicamente non funziona se non all’inizio.

Il controllo del respiro è in teoria un metodo per contrastare l’ansia panica, ma durante attacchi forti con senso di soffocamento è ovvio che tale capacità di controllo sarà poca. In ogni caso, finché la persona è molto preoccupata di dover controllare un attacco, significa semplicemente che non è fuori dal disturbo di panico. Se si pone le domande: “cosa faccio se mi ricapita un attacco oppure cosa posso fare per evitarlo? come posso fare per controllarlo?”.

Quali sono le preoccupazioni associate all’attacco di panico?

Riassumendo, le persone che soffrono di panico si preoccupano fondamentalmente di:

  • come evitare che all’attacco si aggiungano altri problemi, tipo fare figure davanti agli altri, o semplicemente essere visti;
  • come poter fuggire durante un attacco, verso un luogo diverso, più aperto, o libero, o conosciuto, o dove trovare un soccorso;
  • che durante un attacco, o a lungo andare, si possano produrre dei danni da sforzo (per esempio al cuore sottoposto a crisi di tachicardia);
  • che ci sia una malattia occulta che nessuno ha riconosciuto.

Attacchi di panico: in cosa consiste la diagnosi?

La diagnosi di attacco di panico è spesso “per esclusione”. Questo facilita un meccanismo del panico stesso, cioè la ricerca di rassicurazione sul sintomo e la focalizzazione sui sintomi non psichici, con la convinzione che lo spavento scatti come reazione a sintomi corporei di cui non si conosce l’origine.

La diagnosi dovrebbe, invece, basarsi sul sintomo “ansia libera critica”, ovvero spavento, panico, stato d’allarme che dir si voglia, con i suoi comportamenti associati e le sue logiche tese al rifugio, alla rassicurazione e all’evitamento di alcune situazioni.

Dopo uno o più attacchi, si può sviluppare il “disturbo di panico”, che consiste in due aspetti: il ripetersi degli attacchi, spesso caratteristico delle prime fasi, e il condizionamento comportamentale, dominato dall’evitamento e quindi dalla perdita di libertà e raggio d’azione.

E’ possibile prevenire gli attacchi di panico?

L’attacco di panico non può essere sostanzialmente prevenuto. Alcuni espedienti possono smorzarlo o portarlo a estinzione, come la respirazione con la bocca dentro un sacchetto, che contrasta l’iperventilazione. Altri, come l’uso di ansiolitico, attenuano il timore del panico, o l’ansia residua dopo la sua fine, ma non lo prevengono.

Le terapie che interrompono il verificarsi degli attacchi e contrastano le condotte d’evitamento impiegano 2-4 settimane per funzionare, e non hanno quindi una funzione “in tempo reale” sugli attacchi.

Cosa ci dice a proposito degli attacchi di panico notturni?

Gli attacchi di panico notturni sono caratterizzati da risvegli associati a sensazioni congrue con quelle del panico, che talora producono anche sogni corrispondenti. Cadere, soffocare, essere intrappolati, non riuscire ad uscire da un luogo chiuso etc.

Naturalmente, non parliamo di sogni con questo contenuto in cui ci si sveglia angosciati, ma di veri attacchi che iniziano con questo tipo di sensazione al risveglio improvviso notturno. La sola sensazione di soffocamento notturno, in assenza di spavento, non è sufficiente a definire un attacco di panico.

Nel bambino o nelle persone che per loro caratteristica non si esprimono bene a parole o a concetti, il panico notturno può essere descritto semplicemente con una crisi di risveglio e paura (pavor nocturnus) e condizionare, ad esempio, la situazione in cui si preferisce dormire.

Come si cura il disturbo di panico?

Una persona che ne soffre a questo punto direbbe, tipicamente, “e quindi come faccio a curare gli attacchi?”, perché più ne ha avuti, più è preoccupata del successivo.

Il disturbo di panico è un disturbo con alta percentuale di cura. Le cure riescono a neutralizzare tutti gli aspetti del disturbo, ma non garantiscono l’eradicazione, cosicché un terzo dei casi, che sarebbe destinato a un decorso cronico, e un terzo che è destinato ad un decorso “con ricadute” periodiche, potrà rimanere in equilibrio a patto di un trattamento continuo o periodico, appunto.

Ciò non significa “per tutta la vita” necessariamente, ma significa una cosa diversa, sul piano pratico: che un trattamento lungo, iniziato presto può anche essere poi sospeso senza ricadute scontate, mentre trattamenti brevi, iniziati solo a gravità piena, che poi sono sospesi poco dopo il raggiungimento di un buon risultato, non incideranno sul decorso sicuramente.

Attacchi di panico: esistono rimedi naturali?

Le uniche cose “naturali” che mi vengono in mente con effetto iniziale antipanico non sono rimedi, ma anzi “tunnel” di aggravamento, e cioè sostanze d’abuso. Il meccanismo è lo stesso: ciò che funziona subito, in particolare sul timore del panico (sull’attacco non è quasi mai attuabile), nel tempo peggiora la gestione dell’attacco e del disturbo stesso. In questo vanno inclusi alcuni ansiolitici, quelli ad azione rapida, molti graditi ai pazienti con panico.

Attacchi di panico: altre informazioni utili?

La persona con panico è ipersensibile alla rassicurazione: ciò significa che sopravvaluta il potere anti-panico di alcune variabili, tra cui la presenza di una persona “rassicurante”, ma non le sceglie in base all’effettiva utilità, ma in rapporto alle paure che abbiamo detto sopra.

Il pronto soccorso, ad esempio, se non è “pronto”, perché ad esempio ci sono attesa e affollamento, non sarà più vissuto come un luogo utile. Casa propria, se ci sono persone che ripetono “non ti preoccupare, non è niente”, non sarà vissuta come un luogo sicuro. Spesso, la persona con l’attacco rinfaccia ad altri di non averla assistita o non essersi resi utili, senza contare che -,ad esempio,- farsi venire a prendere da un familiare perché bloccati in strada da un attacco può richiedere tempi lunghi rispetto ad un ipotetico intervento dell’ambulanza, e al tempo di durata dell’attacco peraltro.

Sicuramente, l’esperienza dell’attacco non induce abitudine, se la forza dell’attacco non si riduce da sola: se la persona si facesse una ragione del fenomeno, in pratica il disturbo consisterebbe solo nei momenti dei singoli attacchi, mentre il 99% del problema diventa il condizionamento.

Attacchi di panico: invalidità e Legge 104

Dopo aver analizzato l’attacco di panico nell’intervista al dr. Matteo Pacini, ora ti parlerò del riconoscimento della riduzione della capacità lavorativa e della Legge 104.

Attacchi di panico: è possibile ottenere l’invalidità?

E’ riconosciuta l’invalidità a chi soffre di attacchi di panico, qualora il disturbo di panico si presenta in forma cronica o grave, tale da determinare una riduzione della capacità lavorativa.

Se associato all’agorafobia, il disturbo di panico dà diritto a un riconoscimento d’invalidità del 15%, del 35% (come si può constatare dalla tabelle Inps).

Legge 104

Il riconoscimento dell’handicap dà diritto ai benefici della Legge 104 e spetta a chi ha una minorazione fisica, psichica o sensoriale in grado di impedire o limitare l’integrazione personale, familiare, sociale e lavorativa.

Come si può valutare lo stato di handicap? Occorre tener conto della difficoltà d’inserimento sociale dell’interessato, con riferimento alla patologia o alla menomazione. Qualora gli attacchi di panico danno vita a conseguenze talmente gravi da incidere negativamente sulla vita familiare, sociale e lavorativa, allora possono provocare l’insorgenza di un handicap, pertanto il soggetto potrà ottenere il riconoscimento della Legge 104.

Come chiedere il riconoscimento dell’invalidità e dell’handicap?

Bisogna rivolgersi al proprio medico curante oppure ad un medico convenzionato col Servizio sanitario nazionale (Ssn) e richiedere il certificato medico introduttivo (certificato SS3). Successivamente, occorre inviare all’Inps la domanda d’invalidità. La stessa procedura vale anche per il riconoscimento dell’handicap.

note

Autore immagine: 123rf com.


2 Commenti

  1. Mi ritrovo esattamente in questa descrizione… Non è bello quando ti trovi in mezzo alla gente e non sai come gestire la situazione o quando sei in auto nel traffico e ti senti bloccata perché non riesci più a guidare e devi chiamare tuo figlio perché il tuo povero marito è deceduto. Lui, gioia di mamma, corre sempre in mio soccorso, lascia tutto quello che sta facendo e scappa da me… Ora, ho pensato di andare in terapia perché non possiamo fare nessuno dei due questa vita. Ringrazio voi per aver trattato questo argomento. E’ bene che se ne parli perché si tratta di disurbi sconcertanti che ti assalgono e ti senti inerte…

  2. La mente è come un velo di cipolla… Lo dicono sempre. Mio fratello soffre d’ansia e qualche volta ha avuto attacchi di panico. Mi racconta sempre che in questi casi si sente sopraffatto dalla paura, dall’angoscia, non riesce ad essere razionale, seppure è consapevole che spesso i suoi timori sono esagerati, lui non riesce a controllarsi, pertanto cerca di evitare alcune situazioni, cerca di affrontare le cose in un certo modo che lo fanno stare più tranquillo. Ora, dopo un periodo più caotico, sta meglio. Il medico lo ha aiutato con le sue crisi.

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