Iva: resta il pericolo di aumenti

24 Dicembre 2019 | Autore:
Iva: resta il pericolo di aumenti

Il problema dell’aumento dell’Iva si riproporrà nel 2020: calcolato il fabbisogno necessario per disinnescare le clausole di salvaguardia a valere sul 2021.

L’Iva non aumenterà, ma questo vale solo per il 2020. Per il nuovo anno che sta per incominciare l’aumento è stato evitato e dunque l’obiettivo del Governo, dichiarato fin dal suo insediamento, è stato raggiunto. Però, leggendo o ascoltando le dichiarazioni euforiche di molti esponenti della maggioranza, emerge il fatto che il problema non è definitivamente scongiurato, ma è soltanto provvisoriamente rinviato.

La questione è stata solo messa in pausa e fra un anno si riproporrà nei medesimi termini, anzi a ben vedere ancora più accentuati, perché ci saranno clausole di salvaguardia da disinnescare per importi ancora maggiori di quelli di quest’anno. Le clausole di salvaguardia furono introdotte nel 2011 per adeguare automaticamente, in aumento, alcune tasse, a partire dall’Iva e dalle accise, se non si raggiunge in altre maniere il fabbisogno finanziario necessario alle casse dello Stato e a garantire il rispetto degli impegni europei sui parametri del deficit del bilancio pubblico. Così resta il pericolo di aumenti.

Anzi, a ben vedere più che di un pericolo si tratterà di una certezza se non verranno trovati i soldi per coprire le necessità finanziarie del fabbisogno per un ammontare pari a quello che l’aumento dell’Iva garantirebbe. Gli importi sono già noti e calcolati. Ai 23 miliardi calcolati nel 2019 come necessari per il fabbisogno del 2020, infatti, si dovranno aggiungere anche quelli che matureranno nei prossimi due anni, per un totale di 47 miliardi di euro: precisamente, nel 2021 il Governo dovrà sterilizzare clausole di salvaguardia per 20,1 miliardi di euro e nel 2022 di 27 miliardi. E’ quanto ha stimato la Ragioneria Generale dello Stato nella relazione tecnica che accompagna il maxiemendamento alla manovra approvata in via definitiva ieri sera.

Tenendo conto di questo, il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, ieri sera commentando l’avvenuta approvazione della manovra si è compiaciuto di aver fatto il “piccolo miracolo” di sterilizzare completamente l’aumento dell’Iva per il 2020, ma guardando al futuro ha anche promesso che “la prossima manovra eliminerà completamente le clausole di salvaguardia”. E qui dal piano dei fatti si passa a quello dei programmi e delle intenzioni.

I fatti sono che l’aumento dell’Iva, prima della legge di Bilancio 2020, avrebbe portato nella casse dello Stato 28,7 miliardi di euro. Di conseguenza, gli interventi inseriti nella manovra consentono una prima sterilizzazione pari a 8,6 miliardi; ce ne sono altri 20,1 da trovare nei prossimi mesi per evitare che tra un anno esatto scatti automaticamente l’aumento previsto. Come scrivevamo qualche giorno fa, è già pronto il conto per il 2021.

A quanto ammonterebbe in tal caso? Sempre stando ai calcoli ufficiali della Ragioneria, le maggiori entrate che dovrebbero arrivare dalla clausola di salvaguardia aggiornata, provengono per 5,8 miliardi di euro dall’aumento dell’aliquota ridotta, che passerebbe dal 10% al 12%. Mentre altri 13,1 miliardi di euro sarebbero garantiti dall’aliquota ordinaria, che passerebbe dal 22% al 25%. Infine, 1,2 miliardi saranno assicurati grazie alle nuove accise sui carburanti, ma questa è un’altra storia.



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