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Pareti finestrate distanze: ultime sentenze

15 Settembre 2022
Pareti finestrate distanze: ultime sentenze

Distanza minima di dieci metri tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti; normativa diretta ad impedire la formazione di intercapedini nocive sotto il profilo igienico.

Distanza minima tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti 

Il rispetto di determinate distanze sussiste solo in relazione alle vedute e non anche alle luci, posto che la locuzione “pareti finestrate” di cui all’art. 9 del d.m. n. 1444 del 1968 – che prescrive la distanza minima di 10 metri tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti – si riferisce solo alle pareti munite di finestre qualificabili come “vedute”, senza ricomprendere quelle sulle quali si aprono finestre cosiddette “lucifere”. In virtù di ciò il vicino può costruire in aderenza al muro su cui si trovano le luci altrui, senza dover osservare alcuna modalità o limite a tutela di esse, se sopraeleva la sua costruzione.

Corte appello Venezia sez. II, 11/05/2022, n.1066

Luci e vedute: normativa

In relazione alla disposizione di cui all’art. 64 della Legge Regione Lombardia n. 12 del 2005, in tema di recupero dei sottotetti, la deroga prevista dalla norma censurata non può ritenersi estesa anche alla disciplina civilistica in materia di distanze, né può operare nei casi in cui lo strumento urbanistico riproduce disposizioni normative di rango superiore, a carattere inderogabile. Nella specie, la distanza di 10 metri tra le pareti finestrate prevista non poteva essere applicata perché nell’appartamento c’era una semplice finestra lucifera, un’apertura creata per dare luce al locale

Cassazione civile sez. II, 01/12/2021, n.37829

Regola delle distanze legali tra pareti finestrate

Le prescrizioni di cui al d.min. n. 1444/1968 integrano con efficacia precettiva il regime delle distanze nelle costruzioni, sicché l’inderogabile distanza di 10 mt. tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti vincola anche i Comuni in sede di formazione o revisione degli strumenti urbanistici; di qui, laddove detti strumenti urbanistici contengano disposizioni illegittime perché contrastanti con la citata disciplina in tema di distanze, il giudice avrebbe comunque l’obbligo di applicare la norma di rango superiore .

Consiglio di Stato sez. II, 19/10/2021, n.7029

Distanza minima di dieci metri

Nell’ambito delle distanze tra fabbricati da dover rispettare, vi è distanza minima di dieci metri tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti, applicabile anche nel caso in cui una sola delle due pareti fronteggiantesi sia finestrata e indipendentemente dalla circostanza che tale parete sia quella del nuovo edificio o dell’edificio preesistente, o che si trovi alla medesima altezza o ad altezza diversa rispetto all’altro.

Consiglio di Stato sez. II, 19/10/2021, n.7029

Distanza minima di dieci metri: è inderogabile

L’art. 9 del d.min. n. 1444 del 1968, che prescrive una distanza minima di dieci metri tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti, pone una norma inderogabile a tutela della salute e della salubrità dei locali, mirando a impedire la formazione di intercapedini nocive sotto il profilo igienico-sanitario; la prescrizione ha dunque carattere di assolutezza ed inderogabilità, risultante da fonte normativa statuale, sovraordinata rispetto agli strumenti urbanistici locali, da sola sufficiente a fondare la legittimità dell’annullamento del titolo edilizio senza spazio per la considerazione e la ponderazione di opposti interessi .

T.A.R. Milano, (Lombardia) sez. II, 23/04/2021, n.1037

Distanze legali, pareti finestrate e balconi

Devono intendersi ‘pareti finestrate’ tutte le pareti munite di aperture di qualsiasi genere verso l’esterno quali porte, balconi, finestre di ogni tipo, che assicurano la possibilità di esercitare la veduta. Di conseguenza anche i balconi contribuiscono a definire ‘finestrata’ una parete, poiché assicurano la possibilità di esercitare la veduta ed è necessario, pertanto, tenerne conto nel calcolo delle distanze tra edifici confinanti.

Corte appello Firenze sez. III, 06/07/2021, n.1381

Calcolo della distanza

La distanza di dieci metri tra pareti finestrate di edifici antistanti, prevista dall’art. 9 del d.m. 2 aprile 1968 n. 1444, va calcolata con riferimento ad ogni punto dei fabbricati e non alle sole parti che si fronteggiano e a tutte le pareti finestrate e non solo a quella principale, prescindendo anche dal fatto che esse siano o meno in posizione parallela.

Inoltre, è stato osservato in giurisprudenza che, per “pareti finestrate”, ai sensi dell’art. 9 del d.m. 2 aprile 1968 n. 1444, devono intendersi, non soltanto le pareti munite di “vedute”, ma più in generale tutte le pareti munite di aperture di qualsiasi genere verso l’esterno, quali porte, balconi, finestre di ogni tipo (di veduta o di luce) e considerato altresì che basta che sia finestrata anche una sola delle due pareti.

T.A.R. Brescia, (Lombardia) sez. II, 06/04/2021, n.319

Pareti finestrate: definizione

Ai sensi dell’art. 9, d.m. n. 1444/1968, per “pareti finestrate” devono intendersi non soltanto le pareti munite di vedute ma, più in generale, tutte le pareti munite di aperture di qualsiasi genere verso l’esterno, quali porte, balconi, finestre di ogni tipo (di veduta o di luce).

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. II, 05/03/2021, n.2763

Calcolo distanza tra edifici antistanti

La distanza di dieci metri, che deve sussistere tra edifici antistanti, va calcolata con riferimento ad ogni punto dei fabbricati e non alle sole parti che si fronteggiano. Tale calcolo si riferisce a tutte le pareti finestrate e non soltanto a quella principale, prescindendo altresì dal fatto che esse siano o meno in posizione parallela, indipendentemente dalla circostanza che una sola delle pareti fronteggiatesi sia finestrata e che tale parete sia quella del nuovo edificio o dell’edificio preesistente, o della progettata sopraelevazione, ovvero ancora che si trovi alla medesima o a diversa altezza rispetto all’altra.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. II, 05/03/2021, n.2763

Quando va osservata la distanza di dieci metri?

La distanza di dieci metri dalle pareti finestrate di preesistenti edifici, prevista dall’art. 9 d.m. n. 1444/1968, va osservata anche quando la nuova costruzione sia fronteggiata da un balcone che aggetta da una parete in sé non frontistante.

Consiglio di Stato sez. IV, 04/03/2021, n.1841

La distanza di 10 metri nelle nuove costruzioni

La distanza, nelle nuove costruzioni, di dieci metri dalle pareti finestrate di edifici frontistanti, prevista dall’art. 9 d.m. n. 1444/1968, va osservata quantunque l’edificio prospiciente sia abusivo.

Cassazione civile sez. II, 04/02/2021, n.2637

Distanze tra fabbricati

In materia di distanze tra fabbricati, l’art. 9 del d.m. n. 1444 del 1968, che prescrive una distanza minima di dieci metri tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti, è applicabile anche nel caso in cui una sola delle due pareti fronteggiantesi sia finestrata e indipendentemente dalla circostanza che tale parete sia quella del nuovo edificio o dell’edificio preesistente, o che si trovi alla medesima altezza o ad altezza diversa rispetto all’altro.

Cassazione civile sez. II, 01/10/2019, n.24471

Distanza minima di 10 metri dalle pareti finestrate

In tema di distanze, la distanza minima fissata dall’art. 9 del D.M. 2 aprile 1968 n. 1444 di 10 mt. dalle pareti finestrate è volta alla salvaguardia delle imprescindibili esigenze igienico-sanitarie, al fine di evitare malsane intercapedini tra edifici tali da compromettere i profili di salubrità degli stessi, quanto ad areazione, luminosità ed altro; e trattasi certamente di una norma che, in ragione delle prevalenti esigenze di interesse pubblico, innanzi indicate, ha carattere cogente e tassativo, prevalendo anche sulle disposizioni regolamentari degli enti locali che dispongano in maniera riduttiva.

Corte appello Catania sez. II, 08/06/2019, n.1326

Cosa sono le pareti finestrate?

L’art. 9 del D.M. 1444/1968, in materia di distanze tra edifici, fa espresso ed esclusivo riferimento alle pareti finestrate, dovendosi intendere come tali solo le pareti munite di finestre qualificabili come vedute, senza ricomprendere quelle sulle quali si aprono mere luci.

T.A.R. Milano, (Lombardia) sez. II, 23/05/2019, n.1168

La distanza di dieci metri sussistente tra edifici antistanti: a cosa si riferisce?

La distanza di dieci metri, sussistente tra edifici antistanti, si riferisce a tutte le pareti finestrate, indipendentemente dalla circostanza che una sola delle pareti fronteggiantesi sia finestrata e sia quella del nuovo edificio o dell’edificio preesistente, o della progettata sopraelevazione; inoltre, la distanza di dieci metri tra pareti finestrate di edifici antistanti, deve essere calcolata con riferimento ad ogni punto dei fabbricati e non alle sole parti che si fronteggiano e a tutte le pareti finestrate, non soltanto a quella principale.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. II, 10/05/2019, n.2519

Pareti finestrate di edifici fronteggiantesi

Ai fini dell’applicazione della norma di cui all’art. 9 d.m. n. 1444 del 1968, assume carattere preminente, nel calcolo delle distanze, la parete munita di finestre, nel suo sviluppo ideale verticale od orizzontale rispetto alla frontestante facciata per cui è del tutto irrilevante che una sola delle pareti fronteggiantesi sia finestrata e che tale parete sia quella del nuovo edificio o dell’edificio preesistente, o che si trovi alla medesima o a diversa altezza rispetto all’altra, atteso che il regolamento edilizio che impone una distanza minima tra pareti finestrate di edifici fronteggiantesi, deve essere osservato anche se dalle finestre dell’uno non è possibile la veduta sull’altro perché la ratio di tale normativa non è la tutela della privacy, bensì il decoro e la sicurezza, ed evitare intercapedini dannose tra pareti.

Cassazione civile sez. II, 19/02/2019, n.4834

Qual è la distanza minima da osservarsi tra edifici?

La disposizione di cui all’art. 9 comma 1, n. 2, d.m. 2 aprile 1968 n. 1444, essendo tassativa ed inderogabile, impone al proprietario dell’area confinante con il muro finestrato altrui di costruire il proprio edificio ad almeno dieci metri da quello, senza alcuna deroga, neppure per il caso che la nuova costruzione sia destinata ad essere mantenuta ad una quota inferiore a quella dalle finestre antistanti e a distanza dalla soglia di queste conforme alle previsioni dell’art. 907 comma 3, c.c.: le prescrizioni di cui al cit. d.m. 2 aprile 1968 n. 1444 integrano, con efficacia precettiva, il regime delle distanze nelle costruzioni, sicché l’inderogabile distanza di 10 mt. tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti vincola anche i Comuni in sede di formazione o revisione degli strumenti urbanistici.

Consiglio di Stato sez. IV, 30/10/2017, n.4992

Il computo delle distanze tra pareti finestrate di edifici antistanti

La distanza di dieci metri tra pareti finestrate di edifici antistanti, prevista dall’art. 9, d.m. 2 aprile 1968 n. 1444, deve computarsi con riferimento ad ogni punto dei fabbricati e non alle sole parti che si fronteggiano, prescindendo anche dal fatto che esse siano o meno in posizione parallela.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. VII, 06/10/2017, n.4690

Deroga alle distanze minime tra pareti finestrate 

La deroga alle distanze minime tra pareti finestrate, ai sensi del decreto assessorile regionale sardo del 20 dicembre 1983 n. 2266/U (c.d. decreto “Floris”) è ammissibile a determinate condizioni: non può, in ogni caso, incidere sulle distanze legali minime stabilite dalle norme del codice civile, può essere concessa (nelle zone B) anche per le aree «risultanti libere in seguito a demolizione», si giustifica esclusivamente ove si dimostri che il rispetto delle distanze tra pareti finestrate comporti l’inutilizzazione dell’area o una soluzione tecnica inaccettabile.

T.A.R. Cagliari, (Sardegna) sez. II, 23/02/2017, n.125

Limiti di distanza tra i fabbricati

L’art. 9 d.m. 2 aprile 1968 n. 1444, laddove prescrive la distanza di dieci metri tra le pareti finestrate di edifici antistanti, va rispettata in tutti i casi, trattandosi di norma volta ad impedire la formazione di intercapedini nocive sotto il profilo igienico-sanitario, e quindi non è eludibile.

Pertanto, le distanze tra le costruzioni sono predeterminate con carattere cogente in via generale ed astratta, in considerazione delle esigenze collettive connesse ai bisogni di igiene e di sicurezza, di modo che al giudice non è lasciato alcun margine di discrezionalità nell’applicazione della disciplina in materia di equo contemperamento degli opposti interessi.

Ai fini del computo delle distanze assumono rilievo: tutti gli elementi costruttivi, anche accessori, qualunque ne sia la funzione, aventi i caratteri della solidità, della stabilità e della immobilizzazione, salvo che non si tratti di sporti e di aggetti di modeste dimensioni con funzione meramente decorativa e di rifinitura, tali da potersi definire di entità trascurabile rispetto all’interesse tutelato dalla norma riguardata nel suo triplice aspetto della sicurezza, della salubrità e dell’igiene; il terrapieno e il muro di contenimento, che producano un dislivello o aumentano quello già esistente per la natura dei luoghi.

T.A.R. Genova, (Liguria) sez. I, 13/12/2016, n.1231

Distanze tra edifici

La maggiorazione della distanza fino a raggiungere la misura corrispondente all’altezza del fabbricato più alto prevista dal terzo comma dell’art. 9, d.m. n. 1444/1968, si applica negli stessi casi in cui sono prescritti i limiti di distanza indicati dal primo comma del medesimo articolo. Da ciò si deduce che i limiti posti alle distanze degli edifici dal comma in questione si applicano anche alla zona A e nelle stesse ipotesi previste dal n. 1 del primo comma dell’art. 9.

Ciò comporta che le distanze in questione si applicano indipendentemente dalla presenza o meno di pareti finestrate, in quanto il punto n. 1 del primo comma dell’art. 9 si riferisce alle distanze tra edifici senza altre specificazioni.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. VIII, 23/08/2016, n.4092

Criterio della prevenzione

Inesistenza di alcun margine di discrezionalità in sede giurisdizionale nell’applicazione della disciplina. L’art. 9 del D.M. 2 aprile 1968 n. 1444, laddove prescrive la distanza di dieci metri tra le pareti finestrate di edifici antistanti, va rispettata in tutti i casi, trattandosi di norma volta ad impedire la formazione di intercapedini nocive sotto il profilo igienico-sanitario, dovendosi dunque interpretare le distanze tra le costruzioni come predeterminate con carattere cogente in via generale ed astratta, in considerazione delle esigenze collettive connesse ai bisogni di igiene e di sicurezza, di modo che al giudice non è lasciato alcun margine di discrezionalità nell’applicazione della disciplina in materia di equo contemperamento degli opposti interessi.

T.A.R. Parma, (Emilia-Romagna) sez. I, 09/05/2016, n.152

Misurazione della distanza tra edifici ed estensione del balcone

In tema di distanze tra costruzioni su fondi finitimi, ai sensi dell’articolo 873 c.c. con riferimento alla determinazione del relativo calcolo, poiché il balcone, estendendo in superficie il volume edificatorio, costituisce corpo di fabbrica, e poiché l’articolo 9 del d.m. 2 aprile 1968 – applicabile alla fattispecie, disciplinata dalla legge urbanistica n. 1150 del 1942, come modificata dalla legge n. 765 del 1967 – stabilisce la distanza minima di mt. dieci tra pareti finestrate e pareti antistanti, un regolamento edilizio che stabilisca un criterio di misurazione della distanza tra edifici che non tenga conto dell’estensione del balcone, è “contra legem” in quanto, sottraendo dal calcolo della distanza l’estensione del balcone, viene a determinare una distanza tra fabbricati inferiore a mt. dieci, violando il distacco voluto dalla cd. legge ponte.

Cassazione civile sez. II, 22/03/2016, n.5594



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1 Commento

  1. Essendo solo sentenze TAR le prime in elenco non si comprende in definitiva quale sia l’orientamento prevalente sulla definizione di “parete finestrata” e quale debba essere la posizione di enti comunali, rispetto a tale i sentenze) nel caso in cui il relativo regolamento edilizio, ad esempio in zona urbanistica B2, prescriva ancora per edifici fronteggianti lateralmente una distanza minima di 6m!Qualcuno potrebbe dare, cortesemente, dare una risposta razionale?grazie

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