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Pareti finestrate distanze: ultime sentenze

1 Gennaio 2020
Pareti finestrate distanze: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: distanze nelle costruzioni; calcolo della distanza; distanza minima di dieci metri tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti; pareti finestrate; normativa diretta ad impedire la formazione di intercapedini nocive sotto il profilo igienico.

Distanze tra fabbricati

In materia di distanze tra fabbricati, l’art. 9 del d.m. n. 1444 del 1968, che prescrive una distanza minima di dieci metri tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti, è applicabile anche nel caso in cui una sola delle due pareti fronteggiantesi sia finestrata e indipendentemente dalla circostanza che tale parete sia quella del nuovo edificio o dell’edificio preesistente, o che si trovi alla medesima altezza o ad altezza diversa rispetto all’altro.

Cassazione civile sez. II, 01/10/2019, n.24471

Distanza minima di 10 metri dalle pareti finestrate

In tema di distanze, la distanza minima fissata dall’art. 9 del D.M. 2 aprile 1968 n. 1444 di 10 mt. dalle pareti finestrate è volta alla salvaguardia delle imprescindibili esigenze igienico-sanitarie, al fine di evitare malsane intercapedini tra edifici tali da compromettere i profili di salubrità degli stessi, quanto ad areazione, luminosità ed altro; e trattasi certamente di una norma che, in ragione delle prevalenti esigenze di interesse pubblico, innanzi indicate, ha carattere cogente e tassativo, prevalendo anche sulle disposizioni regolamentari degli enti locali che dispongano in maniera riduttiva.

Corte appello Catania sez. II, 08/06/2019, n.1326

Distanze fra edifici

L’art. 9 del D.M. 1444/1968, in materia di distanze tra edifici, fa espresso ed esclusivo riferimento alle pareti finestrate, dovendosi intendere come tali solo le pareti munite di finestre qualificabili come vedute, senza ricomprendere quelle sulle quali si aprono mere luci.

T.A.R. Milano, (Lombardia) sez. II, 23/05/2019, n.1168

La distanza di dieci metri sussistente tra edifici antistanti: a cosa si riferisce?

La distanza di dieci metri, sussistente tra edifici antistanti, si riferisce a tutte le pareti finestrate, indipendentemente dalla circostanza che una sola delle pareti fronteggiantesi sia finestrata e sia quella del nuovo edificio o dell’edificio preesistente, o della progettata sopraelevazione; inoltre, la distanza di dieci metri tra pareti finestrate di edifici antistanti, deve essere calcolata con riferimento ad ogni punto dei fabbricati e non alle sole parti che si fronteggiano e a tutte le pareti finestrate, non soltanto a quella principale.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. II, 10/05/2019, n.2519

Pareti finestrate di edifici fronteggiantesi

Ai fini dell’applicazione della norma di cui all’art. 9 d.m. n. 1444 del 1968, assume carattere preminente, nel calcolo delle distanze, la parete munita di finestre, nel suo sviluppo ideale verticale od orizzontale rispetto alla frontestante facciata per cui è del tutto irrilevante che una sola delle pareti fronteggiantesi sia finestrata e che tale parete sia quella del nuovo edificio o dell’edificio preesistente, o che si trovi alla medesima o a diversa altezza rispetto all’altra, atteso che il regolamento edilizio che impone una distanza minima tra pareti finestrate di edifici fronteggiantesi, deve essere osservato anche se dalle finestre dell’uno non è possibile la veduta sull’altro perché la ratio di tale normativa non è la tutela della privacy, bensì il decoro e la sicurezza, ed evitare intercapedini dannose tra pareti.

Cassazione civile sez. II, 19/02/2019, n.4834

Qual è la distanza minima da osservarsi tra edifici?

La disposizione di cui all’art. 9 comma 1, n. 2, d.m. 2 aprile 1968 n. 1444, essendo tassativa ed inderogabile, impone al proprietario dell’area confinante con il muro finestrato altrui di costruire il proprio edificio ad almeno dieci metri da quello, senza alcuna deroga, neppure per il caso che la nuova costruzione sia destinata ad essere mantenuta ad una quota inferiore a quella dalle finestre antistanti e a distanza dalla soglia di queste conforme alle previsioni dell’art. 907 comma 3, c.c.: le prescrizioni di cui al cit. d.m. 2 aprile 1968 n. 1444 integrano, con efficacia precettiva, il regime delle distanze nelle costruzioni, sicché l’inderogabile distanza di 10 mt. tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti vincola anche i Comuni in sede di formazione o revisione degli strumenti urbanistici.

Consiglio di Stato sez. IV, 30/10/2017, n.4992

Il computo delle distanze tra pareti finestrate di edifici antistanti

La distanza di dieci metri tra pareti finestrate di edifici antistanti, prevista dall’art. 9, d.m. 2 aprile 1968 n. 1444, deve computarsi con riferimento ad ogni punto dei fabbricati e non alle sole parti che si fronteggiano, prescindendo anche dal fatto che esse siano o meno in posizione parallela.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. VII, 06/10/2017, n.4690

Deroga alle distanze minime tra pareti finestrate 

La deroga alle distanze minime tra pareti finestrate, ai sensi del decreto assessorile regionale sardo del 20 dicembre 1983 n. 2266/U (c.d. decreto “Floris”) è ammissibile a determinate condizioni: non può, in ogni caso, incidere sulle distanze legali minime stabilite dalle norme del codice civile, può essere concessa (nelle zone B) anche per le aree «risultanti libere in seguito a demolizione», si giustifica esclusivamente ove si dimostri che il rispetto delle distanze tra pareti finestrate comporti l’inutilizzazione dell’area o una soluzione tecnica inaccettabile.

T.A.R. Cagliari, (Sardegna) sez. II, 23/02/2017, n.125

Limiti di distanza tra i fabbricati

L’art. 9 d.m. 2 aprile 1968 n. 1444, laddove prescrive la distanza di dieci metri tra le pareti finestrate di edifici antistanti, va rispettata in tutti i casi, trattandosi di norma volta ad impedire la formazione di intercapedini nocive sotto il profilo igienico-sanitario, e quindi non è eludibile.

Pertanto, le distanze tra le costruzioni sono predeterminate con carattere cogente in via generale ed astratta, in considerazione delle esigenze collettive connesse ai bisogni di igiene e di sicurezza, di modo che al giudice non è lasciato alcun margine di discrezionalità nell’applicazione della disciplina in materia di equo contemperamento degli opposti interessi.

Ai fini del computo delle distanze assumono rilievo: tutti gli elementi costruttivi, anche accessori, qualunque ne sia la funzione, aventi i caratteri della solidità, della stabilità e della immobilizzazione, salvo che non si tratti di sporti e di aggetti di modeste dimensioni con funzione meramente decorativa e di rifinitura, tali da potersi definire di entità trascurabile rispetto all’interesse tutelato dalla norma riguardata nel suo triplice aspetto della sicurezza, della salubrità e dell’igiene; il terrapieno e il muro di contenimento, che producano un dislivello o aumentano quello già esistente per la natura dei luoghi.

T.A.R. Genova, (Liguria) sez. I, 13/12/2016, n.1231

Distanze tra edifici

La maggiorazione della distanza fino a raggiungere la misura corrispondente all’altezza del fabbricato più alto prevista dal terzo comma dell’art. 9, d.m. n. 1444/1968, si applica negli stessi casi in cui sono prescritti i limiti di distanza indicati dal primo comma del medesimo articolo. Da ciò si deduce che i limiti posti alle distanze degli edifici dal comma in questione si applicano anche alla zona A e nelle stesse ipotesi previste dal n. 1 del primo comma dell’art. 9.

Ciò comporta che le distanze in questione si applicano indipendentemente dalla presenza o meno di pareti finestrate, in quanto il punto n. 1 del primo comma dell’art. 9 si riferisce alle distanze tra edifici senza altre specificazioni.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. VIII, 23/08/2016, n.4092

Criterio della prevenzione

Inesistenza di alcun margine di discrezionalità in sede giurisdizionale nell’applicazione della disciplina.
L’art. 9 del D.M. 2 aprile 1968 n. 1444, laddove prescrive la distanza di dieci metri tra le pareti finestrate di edifici antistanti, va rispettata in tutti i casi, trattandosi di norma volta ad impedire la formazione di intercapedini nocive sotto il profilo igienico-sanitario, dovendosi dunque interpretare le distanze tra le costruzioni come predeterminate con carattere cogente in via generale ed astratta, in considerazione delle esigenze collettive connesse ai bisogni di igiene e di sicurezza, di modo che al giudice non è lasciato alcun margine di discrezionalità nell’applicazione della disciplina in materia di equo contemperamento degli opposti interessi.

T.A.R. Parma, (Emilia-Romagna) sez. I, 09/05/2016, n.152

Misurazione della distanza tra edifici ed estensione del balcone

In tema di distanze tra costruzioni su fondi finitimi, ai sensi dell’articolo 873 c.c. con riferimento alla determinazione del relativo calcolo, poiché il balcone, estendendo in superficie il volume edificatorio, costituisce corpo di fabbrica, e poiché l’articolo 9 del d.m. 2 aprile 1968 – applicabile alla fattispecie, disciplinata dalla legge urbanistica n. 1150 del 1942, come modificata dalla legge n. 765 del 1967 – stabilisce la distanza minima di mt. dieci tra pareti finestrate e pareti antistanti, un regolamento edilizio che stabilisca un criterio di misurazione della distanza tra edifici che non tenga conto dell’estensione del balcone, è “contra legem” in quanto, sottraendo dal calcolo della distanza l’estensione del balcone, viene a determinare una distanza tra fabbricati inferiore a mt. dieci, violando il distacco voluto dalla cd. legge ponte.

Cassazione civile sez. II, 22/03/2016, n.5594



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