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Controllo a distanza lavoratori: ultime sentenze

1 Gennaio 2020
Controllo a distanza lavoratori: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: controllo a distanza dei lavoratori; autorizzazione delle sede territoriale dell’Ispettorato nazionale del lavoro; impianti e strumenti di controllo a distanza dei lavoratori; impianti audiovisivi; apparecchiature di controllo per la tutela del patrimonio aziendale; dignità e riservatezza dei lavoratori.

Tutela del patrimonio aziendale

In tema di controllo del lavoratore, non è soggetta alla disciplina dell’art. 4, comma 2, legge n. 300 del 1970, l’installazione di impianti ed apparecchiature di controllo poste per esigenze organizzative e produttive o a tutela del patrimonio aziendale dalle quali non derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività lavorativa né risulti in alcun modo compromessa la dignità e riservatezza dei lavoratori.

Cassazione civile sez. lav., 05/07/2018, n.17685

Installazione di impianti audiovisivi per il controllo a distanza dei lavoratori

Gli impianti audiovisivi e gli altri strumenti dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori possono essere impiegati esclusivamente per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale e possono essere installati previo accordo collettivo stipulato dalla rappresentanza sindacale unitaria o dalle rappresentanze sindacali aziendali. In alternativa, nel caso di imprese con unità produttive ubicate in diverse province della stessa regione ovvero in più regioni, tale accordo può essere stipulato dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

In mancanza di accordo, gli impianti e gli strumenti di cui al primo periodo possono essere installati previa autorizzazione delle sede territoriale dell’Ispettorato nazionale del lavoro o, in alternativa, nel caso di imprese con unità produttive dislocate negli ambiti di competenza di più sedi territoriali, della sede centrale dell’Ispettorato nazionale del lavoro.

Corte appello Perugia sez. lav., 30/09/2019, n.188

Apparecchiature di controllo poste sul luogo di lavoro

In tema di controllo del lavoratore, non è soggetta alla disciplina dell’art. 4, comma 2, st.lav., l’installazione di impianti ed apparecchiature di controllo poste a tutela del patrimonio aziendale dalle quali non derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività lavorativa, né risulti in alcun modo compromessa la dignità e riservatezza dei lavoratori, atteso che non corrisponde ad alcun criterio logico-sistematico garantire al lavoratore, in presenza di condotte illecite sanzionabili penalmente o con sanzione espulsiva, una tutela maggiore di quella riconosciuta ai terzi estranei all’impresa. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza di appello contenente la declaratoria di legittimità del licenziamento disciplinare intimato ad un lavoratore la cui condotta era stata accertata dal filmato di una telecamera installata nei locali dove si erano verificati furti in danno del patrimonio aziendale).

Cassazione civile sez. lav., 02/05/2017, n.10636

Consenso dei lavoratori: è sufficiente per istallare impianti di videosorveglianza?

L’installazione di un impianto di videosorveglianza senza il preventivo accordo sindacale, ovvero senza l’autorizzazione amministrativa equivalente, integra il reato previsto dall’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori, anche se i singoli lavoratori hanno acconsentito all’utilizzo di tale apparecchio.

A precisarlo è la Cassazione che in tal modo cambia il proprio orientamento in tema di controllo a distanza dei lavoratori. Per la Corte, non basta ottenere il consenso preventivo da pare di tutti i dipendenti, in quanto il bene giuridico protetto dall’art. 4 l. n. 300 del 1970 ha natura collettiva e non individuale e, inoltre, i singoli lavoratori non hanno sufficiente forza per negoziare con il datore di lavoro in posizione paritaria.

Cassazione penale sez. III, 31/01/2017, n.22148

Lavoro subordinato: impianti e strumenti di controllo a distanza dei lavoratori

In tema di controllo del lavoratore, non è soggetta alla disciplina dell’art. 4, comma 2, st.lav., l’installazione di impianti ed apparecchiature di controllo poste a tutela del patrimonio aziendale dalle quali non derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività lavorativa, né risulti in alcun modo compromessa la dignità e riservatezza dei lavoratori.

(In applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza di appello, che aveva ritenuto illegittimo il licenziamento di una lavoratrice la cui condotta era stata accertata dal filmato di una telecamera posta a presidio della cassaforte aziendale).

Cassazione civile sez. lav., 08/11/2016, n.22662

Strumenti non finalizzati al controllo

L’effettività del divieto di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori richiede che, anche per i cd. controlli difensivi, trovino applicazione le garanzie dell’art. 4 della legge n. 300 del 1970 e che comunque questi ultimi non si traducano in forme surrettizie di controllo a distanza dei lavoratori. Se per l’esigenza di evitare attività illecite o per motivi organizzativi o produttivi possono essere installati impianti ed apparecchiature di controllo che rilevino dati relativi anche all’attività lavorativa dei lavoratori, la previsione che siano osservate le garanzie procedurali di cui all’art. 4, comma 2, non consente che attraverso tali strumenti, sia pure adottati in esito alla concertazione con le r.s.a., si possa porre in essere, anche se quale conseguenza mediata, un controllo a distanza dei lavoratori che è vietato dall’art. 4, comma 1. Il divieto di controlli a distanza implica, dunque, che i controlli difensivi ricadono nell’ambito dell’art. 4, comma 2, l. n. 300/1970.

Cassazione civile sez. I, 19/09/2016, n.18302

Divieto di uso di impianti audiovisivi per il controllo dei lavoratori

In tema di divieto di uso di impianti audiovisivi e di altri strumenti dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori, sussiste continuità di tipo di illecito tra la previgente fattispecie, prevista dagli artt. 4 e 38, comma 1, l. 20 maggio 1970, n. 300 (c.d. Statuto dei lavoratori) e 114 e 171 del d.lg. n. 196 del 2003, e quella attuale rimodulata dall’art. 23, d.lg. 14 settembre 2015, n. 151 (attuativo di una delle deleghe contenute nel cd. Jobs Act), avendo la normativa sopravvenuta mantenuto integra la disciplina sanzionatoria per la quale la violazione dell’art. 4, cit. è penalmente sanzionata ai sensi dell’art. 38, cit.

Cassazione penale sez. III, 08/09/2016, n.51897

La rilevazione dei dati di entrata ed uscita dall’azienda con un badge

La rilevazione dei dati di entrata ed uscita dall’azienda mediante un’apparecchiatura predisposta dal datore di lavoro (nella specie, un “badge” elettronico idoneo a rilevare non solo la presenza ma anche le sospensioni, i permessi e le pause, ed a comparare nell’immediatezza i dati di tutti i dipendenti) ove sia utilizzabile anche in funzione di controllo a distanza del rispetto dell‘orario di lavoro e della correttezza dell’esecuzione della prestazione, si risolve in un accertamento sul “quantum” dell’adempimento, sicché è illegittima ai sensi dell’art. 4, comma 2, della l. n. 300 del 1970 se non concordata con le rappresentanze sindacali, ovvero autorizzata dall’ispettorato del lavoro, dovendosi escludere che l’esigenza di evitare condotte illecite da parte dei dipendenti possa assumere portata tale da giustificare un sostanziale annullamento di ogni forma di garanzia della dignità e riservatezza del lavoratore.

Cassazione civile sez. lav., 13/05/2016, n.9904

L’installazione di impianti di controllo dei lavoratori senza accordo con i sindacati

L’art. 4 l. 20 maggio 1970 n. 300 (Statuto dei lavoratori) vieta espressamente l’uso di impianti audiovisivi e di altri strumenti che consentano il controllo a distanza dei lavoratori, permettendone l’installazione, se richiesti da esigenze organizzative e produttive o di sicurezza del lavoro e tutela del patrimonio aziendale, solamente previo accordo con le rappresentanze sindacali unitarie o con quelle aziendali, o, in mancanza di accordo, previa autorizzazione dell’ispettorato del lavoro.

Tale disposizione, in forza del combinato disposto degli art. 114 e 171 d.lg. 30 giugno 2003 n. 196, trova le sue sanzioni in quelle previste dall’art. 38, comma 1, della medesima l. n. 300 del 1970; con la conseguente esclusione della depenalizzazione introdotta dal decreto legislativo n. 8 del 2016, essendo prevista la pena alternativa dell’ammenda o dell’arresto e non la sola pena pecuniaria.

Cassazione penale sez. III, 07/04/2016, n.45198

Visualizzazione delle operazioni del dipendente

La possibilità di una visualizzazione delle operazioni del dipendente in qualsiasi momento il direttore ritenga opportuno procedervi, grazie al sistema informatico di rilevazione automatica in tempo reale delle operazioni di sportello (“giornale di fondo”), rientra nel genere di controllo di cui al secondo comma dell’art. 4 legge n. 300 del 1970, richiedendo pertanto la procedura prevista dall’articolo citato. Si tratta, infatti, di di un sistema adottato per soddisfare esigenze aziendali, ma che consente anche il controllo a distanza dei lavoratori addetti allo sportello.

Cassazione civile sez. lav., 09/02/2016, n.2531

Condotta antisindacale 

È antisindacale la condotta di un istituto di credito che stipuli con la r.s.a. di un sindacato minoritario (escludendo per contro la r.s.a. dell’organizzazione sindacale maggiormente rappresentativa nel settore) un accordo collettivo che autorizza, ai sensi dell’art. 4, comma 2, dello statuto dei lavoratori, l’installazione di strumenti di tracciabilità delle operazioni bancarie implicanti la possibilità di controllo a distanza dei lavoratori.

Tribunale Lucca, 04/02/2015

Registrazioni video operate fuori dall’azienda

In tema di controllo a distanza dei lavoratori, il divieto previsto dall’art. 4 dello statuto dei lavoratori di installazione di impianti audiovisivi od altre apparecchiature per il controllo a distanza dell’attività dei lavoratori, riferendosi alle sole installazioni poste in essere dal datore di lavoro, non preclude a questo, al fine di dimostrare l’illecito posto in essere da propri dipendenti, di utilizzare le risultanze di registrazioni video operate fuori dall’azienda da un soggetto terzo, del tutto estraneo all’impresa e ai lavoratori dipendenti della stessa, per esclusive finalità “difensive” del proprio ufficio e della documentazione in esso custodita, con la conseguenza che tali risultanze sono legittimamente utilizzabili nel processo dal datore di lavoro.

Tribunale Latina sez. lav., 17/07/2014



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