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Controllo a distanza lavoratori: ultime sentenze

18 Marzo 2021
Controllo a distanza lavoratori: ultime sentenze

Autorizzazione delle sede territoriale dell’Ispettorato nazionale del lavoro; impianti e strumenti di controllo a distanza dei lavoratori; tutela del patrimonio aziendale; dignità e riservatezza dei lavoratori.

Indice

Legittimità dei controlli a distanza

Deve escludersi la configurabilità del reato concernente la violazione della disciplina di cui all’art. 4 legge 20 maggio 1970, n. 300, quando l’impianto audiovisivo o di controllo a distanza, sebbene installato sul luogo di lavoro in difetto di accordo con le rappresentanze sindacali legittimate, o di autorizzazione dell’Ispettorato del Lavoro, sia strettamente funzionale alla tutela del patrimonio aziendale, sempre, però, che il suo utilizzo non implichi un significativo controllo sull’ordinario svolgimento dell’attività lavorativa dei dipendenti, o debba restare necessariamente ‘riservato’ per consentire l’accertamento di gravi condotte illecite degli stessi.

Cassazione penale sez. III, 14/12/2020, n.3255

Il datore di lavoro è legittimato a controllare l’adempimento delle prestazioni lavorative?

La disposizione di cui all’art. 3 della l. n. 300 del 1970 – secondo la quale i nominativi e le mansioni specifiche del personale addetto alla vigilanza dell’attività lavorativa debbono essere comunicati ai lavoratori interessati – non ha fatto venire meno il potere dell’imprenditore, ai sensi degli artt. 2086 e 2104 c.c., di controllare, direttamente o mediante l’organizzazione gerarchica che a lui fa capo e che è conosciuta dai dipendenti, l’adempimento delle prestazioni cui costoro sono tenuti e, così, di accertare eventuali mancanze specifiche dei dipendenti medesimi, già commesse o in corso di esecuzione, e ciò indipendentemente dalle modalità con cui sia stato compiuto il controllo, il quale, attesa la suddetta posizione particolare di colui che lo effettua, può legittimamente avvenire anche occultamente, senza che vi ostino né il principio di correttezza e buona fede nell’attuazione del rapporto di lavoro, né il divieto di cui all’art. 4 della stessa l. n. 300 del 1970, riferito esclusivamente all’uso di apparecchiature per il controllo a distanza e non applicabile analogicamente, siccome penalmente sanzionato.

Cassazione civile sez. lav., 09/10/2020, n.21888

Installazione apparecchiature di videosorveglianza sui luoghi di lavoro: condizioni di legittimità

L’art. 4 St. Lav. stabilisce che le apparecchiature dalle quali possa derivare il controllo a distanza del lavoratore debba essere autorizzato, e condiziona l’utilizzabilità dei dati acquisiti all’avvenuta “adeguata informazione delle modalità d’uso degli strumenti e di effettuazione dei controlli” nei confronti dei lavoratori. Ciò detto, non è sufficiente per ritenere rispettata tale previsione la circostanza che i lavoratori fossero a conoscenza della presenza di telecamere, dovendo l’informazione essere estesa alle modalità d’uso dei dati acquisiti ivi compresa, soprattutto, la possibilità di effettuare controlli sulla prestazione lavorativa.

Tribunale Venezia, 23/07/2020, n.198

Videosorveglianza dei dipendenti e gravi irregolarità sul lavoro

È lecita la videosorveglianza dei dipendenti, sospettati di essere infedeli ai loro doveri nei confronti del datore per aver commesso gravi irregolarità sul lavoro, se finalizzata alla tutela dei beni aziendali e degli interessi del datore, purché siano rispettati pochi e tassativi criteri (tra cui consenso informato, garanzie contro gli abusi, minima interferenza nella privacy dei lavoratori) ed i lavoratori siano stati preavvertiti di questo controllo a distanza.

Corte europea diritti dell’uomo sez. grande chambre, 17/10/2019, n.1874

Gli impianti audiovisivi

Gli impianti audiovisivi e gli altri strumenti dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori possono essere impiegati esclusivamente per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale e possono essere installati previo accordo collettivo stipulato dalla rappresentanza sindacale unitaria o dalle rappresentanze sindacali aziendali.

In alternativa, nel caso di imprese con unità produttive ubicate in diverse province della stessa regione ovvero in più regioni, tale accordo può essere stipulato dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

In mancanza di accordo, gli impianti e gli strumenti di cui al primo periodo possono essere installati previa autorizzazione delle sede territoriale dell’Ispettorato nazionale del lavoro o, in alternativa, nel caso di imprese con unità produttive dislocate negli ambiti di competenza di più sedi territoriali, della sede centrale dell’Ispettorato nazionale del lavoro.

Corte appello Perugia sez. lav., 30/09/2019, n.188

Videoriprese sul luogo di lavoro: condizioni di legittimità

Circa la questione delle riprese video sul luogo di lavoro, non si registra alcuna violazione qualora la telecamera in questione non consenta (come emerge dalla semplice visione dei filmati) in alcun modo il controllo delle modalità di svolgimento dell’attività lavorativa (essendo direzionata verso l’uscita dello stabilimento ed il parcheggio antistante) e considerato  che in tema di controllo del lavoratore, non è soggetta alla disciplina dell’art. 4, comma 2, st.lav., l’installazione di impianti ed apparecchiature di controllo poste a tutela del patrimonio aziendale dalle quali non derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività lavorativa, né risulti in alcun modo compromessa la dignità e riservatezza dei lavoratori.

Tribunale Ravenna sez. lav., 19/02/2019, n.55

Condizioni di utilizzabilità delle informazioni raccolte

In tema di controlli a distanza eseguito dal datore di lavoro, ai sensi dell’art. 4 comma 2 l. n. 300/1970, l’uso delle informazioni raccolte (a tutti i fini connessi al rapporto di lavoro e quindi anche ai fini disciplinari) è condizionato all’informativa del dipendente in ordine alla effettuazione dei controlli e che tale informativa deve rispondere ai requisiti di specificità richiesti dal codice della privacy.

Tribunale Padova sez. lav., 22/01/2018

Mancato accordo con le rappresentanze sindacali

Integra il reato previsto dall’art. 4 dello Statuto dei lavoratori (l. 20 maggio 1970, n. 300) l’installazione di un sistema di videosorveglianza potenzialmente in grado di controllare a distanza l’attività dei lavoratori, anche quando, in mancanza di accordo con le rappresentanze sindacali aziendali e di provvedimento autorizzativo dell’autorità amministrativa, la stessa sia stata preventivamente autorizzata per iscritto da tutti i dipendenti.

(In motivazione, la Corte ha osservato che la tutela penale è rivolta alla salvaguardia di interessi collettivi, la cui regolamentazione è affidata alle rappresentanze sindacali o, in subordine, ad un organo pubblico, in luogo dei lavoratori “uti singuli”, il cui consenso, a causa della posizione di svantaggio rivestita quali soggetti deboli del rapporto di lavoro, non assume alcun rilievo esimente) .

Cassazione penale sez. III, 10/04/2018, n.38882

Installazione di sistema di videosorveglianza: quando è reato?

Integra il reato previsto dall’art. 4 st. lav. (l. 20 maggio 1970, n. 300) l’installazione di un sistema di videosorveglianza potenzialmente in grado di controllare a distanza l’attività dei lavoratori, anche quando, in mancanza di accordo con le rappresentanze sindacali aziendali e di provvedimento autorizzativo dell’autorità amministrativa, la stessa sia stata preventivamente autorizzata per iscritto da tutti i dipendenti.

(In motivazione, la Corte ha osservato che la tutela penale è rivolta alla salvaguardia di interessi collettivi, la cui regolamentazione è affidata alle rappresentanze sindacali o, in subordine, ad un organo pubblico, in luogo dei lavoratori “uti singuli”, il cui consenso, a causa della posizione di svantaggio rivestita quali soggetti deboli del rapporto di lavoro, non assume alcun rilievo esimente).

Cassazione penale sez. III, 15/07/2019, n.50919

Tutela del patrimonio aziendale

In tema di controllo del lavoratore, non è soggetta alla disciplina dell’art. 4, comma 2, legge n. 300 del 1970, l’installazione di impianti ed apparecchiature di controllo poste per esigenze organizzative e produttive o a tutela del patrimonio aziendale dalle quali non derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività lavorativa né risulti in alcun modo compromessa la dignità e riservatezza dei lavoratori.

Cassazione civile sez. lav., 05/07/2018, n.17685

Licenziamento: controlli a distanza dell’attività dei lavoratori 

In tema di licenziamento, posto che la novella sui controlli a distanza ha escluso il divieto in linea di principio dell’uso d’impianti per il controllo a distanza, ma ha posto limiti rigorosi alle modalità del suo svolgimento, sono inutilizzabili a fini disciplinari le informazioni raccolte dall’account di posta aziendale in uso al lavoratore, qualora quest’ultimo non sia stato adeguatamente informato delle modalità di espletamento dei controlli.

Tribunale Roma sez. lav., 13/06/2018

Computer aziendale in dotazione al dipendente: può essere controllato?

In tema di licenziamento, va esclusa la violazione delle garanzie sui controlli a distanza qualora il datore di lavoro, con verifica informatica ex post, per giunta in base ad autorizzazione scritta del lavoratore, indirizzi il controllo all’esclusivo fine di accertare specifiche mancanze del lavoratore nell’uso del computer aziendale per finalità extralavorative (nella specie, era emerso che il dipendente abitualmente era intento al free-cell, il gioco del solitario al computer).

Cassazione civile sez. lav., 28/05/2018, n.13266

Adempimento delle prestazioni lavorative: potere di controllo dell’imprenditore

Le norme di cui agli art. 2 e 3 l. 300\1970 non escludono il potere dell’imprenditore, ai sensi degli artt. 2086 e 2104 cod. civ., di controllare direttamente o mediante la propria organizzazione gerarchica l’adempimento delle prestazioni lavorative e quindi di accertare mancanze specifiche dei dipendenti, già commesse o in corso di esecuzione, e ciò indipendentemente dalle modalità del controllo, che può legittimamente avvenire anche occultamente, senza che vi ostino ne’ il principio di correttezza e buona fede nell’esecuzione dei rapporti, ne’ il divieto di cui all’art. 4 della stessa legge n. 300 del 1970, riferito esclusivamente all’uso di apparecchiature per il controllo a distanza.

Tribunale Vicenza sez. II, 12/02/2018, n.435

Modalità di uso degli strumenti e di effettuazione dei controlli

Ai sensi del comma 3 dell’art. 4 St. lav. la utilizzabilità dei dati raccolti attraverso gli strumenti di controllo a distanza ovvero attraverso gli strumenti di cui al comma 2 per tutte le finalità connesse al rapporto di lavoro è subordinata alla condizione che sia data al lavoratore adeguata informazione delle modalità di uso degli strumenti e di effettuazione dei controlli. Non può essere considerata idonea a tali fini la dicitura, generica e tautologica, contenuta nel contratto di lavoro di essere a conoscenza delle norme disciplinari relative al rapporto.

Tribunale Pescara, 25/10/2017

Apparecchiature di controllo poste sul luogo di lavoro

In tema di controllo del lavoratore, non è soggetta alla disciplina dell’art. 4, comma 2, st.lav., l’installazione di impianti ed apparecchiature di controllo poste a tutela del patrimonio aziendale dalle quali non derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività lavorativa, né risulti in alcun modo compromessa la dignità e riservatezza dei lavoratori, atteso che non corrisponde ad alcun criterio logico-sistematico garantire al lavoratore, in presenza di condotte illecite sanzionabili penalmente o con sanzione espulsiva, una tutela maggiore di quella riconosciuta ai terzi estranei all’impresa. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza di appello contenente la declaratoria di legittimità del licenziamento disciplinare intimato ad un lavoratore la cui condotta era stata accertata dal filmato di una telecamera installata nei locali dove si erano verificati furti in danno del patrimonio aziendale).

Cassazione civile sez. lav., 02/05/2017, n.10636

Consenso dei lavoratori: è sufficiente per istallare impianti di videosorveglianza?

L’installazione di un impianto di videosorveglianza senza il preventivo accordo sindacale, ovvero senza l’autorizzazione amministrativa equivalente, integra il reato previsto dall’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori, anche se i singoli lavoratori hanno acconsentito all’utilizzo di tale apparecchio.

A precisarlo è la Cassazione che in tal modo cambia il proprio orientamento in tema di controllo a distanza dei lavoratori. Per la Corte, non basta ottenere il consenso preventivo da pare di tutti i dipendenti, in quanto il bene giuridico protetto dall’art. 4 l. n. 300 del 1970 ha natura collettiva e non individuale e, inoltre, i singoli lavoratori non hanno sufficiente forza per negoziare con il datore di lavoro in posizione paritaria.

Cassazione penale sez. III, 31/01/2017, n.22148

Videosorveglianza dei dipendenti: prove nel processo penale

I risultati delle videoriprese effettuate per mezzo di telecamere installate dal datore di lavoro allo scopo di effettuare un controllo, all’interno del luogo di lavoro, a beneficio del patrimonio aziendale messo a rischio da possibili comportamenti infedeli dei dipendenti, sono utilizzabili, ai fini probatori, nel processo penale nei confronti di un imputato che sia un dipendente dell’azienda. In tal caso, infatti, non si rientra nella fattispecie del “controllo a distanza” dell’attività dei lavoratori, vietato in assenza delle garanzie procedurali di cui all’art. 4 st. lav., ma in quella dei c.d. “controlli difensivi” finalizzati alla tutela del patrimonio aziendale, rispetto ai quali non si giustifica l’esistenza di un divieto probatorio.

(In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la condanna per appropriazione indebita inflitta all’imputato sulla base di un quadro probatorio costituito da dichiarazioni testimoniali e videoriprese, ritenute pienamente utilizzabili dal giudice di merito, effettuate da una telecamera installata all’interno del luogo di lavoro).

Cassazione penale sez. II, 30/11/2017, n.4367

Lavoro subordinato: impianti e strumenti di controllo a distanza dei lavoratori

In tema di controllo del lavoratore, non è soggetta alla disciplina dell’art. 4, comma 2, st.lav., l’installazione di impianti ed apparecchiature di controllo poste a tutela del patrimonio aziendale dalle quali non derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività lavorativa, né risulti in alcun modo compromessa la dignità e riservatezza dei lavoratori.

(In applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza di appello, che aveva ritenuto illegittimo il licenziamento di una lavoratrice la cui condotta era stata accertata dal filmato di una telecamera posta a presidio della cassaforte aziendale).

Cassazione civile sez. lav., 08/11/2016, n.22662

Strumenti non finalizzati al controllo

L’effettività del divieto di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori richiede che, anche per i cd. controlli difensivi, trovino applicazione le garanzie dell’art. 4 della legge n. 300 del 1970 e che comunque questi ultimi non si traducano in forme surrettizie di controllo a distanza dei lavoratori. Se per l’esigenza di evitare attività illecite o per motivi organizzativi o produttivi possono essere installati impianti ed apparecchiature di controllo che rilevino dati relativi anche all’attività lavorativa dei lavoratori, la previsione che siano osservate le garanzie procedurali di cui all’art. 4, comma 2, non consente che attraverso tali strumenti, sia pure adottati in esito alla concertazione con le r.s.a., si possa porre in essere, anche se quale conseguenza mediata, un controllo a distanza dei lavoratori che è vietato dall’art. 4, comma 1. Il divieto di controlli a distanza implica, dunque, che i controlli difensivi ricadono nell’ambito dell’art. 4, comma 2, l. n. 300/1970.

Cassazione civile sez. I, 19/09/2016, n.18302

Divieto di uso di impianti audiovisivi per il controllo dei lavoratori

In tema di divieto di uso di impianti audiovisivi e di altri strumenti dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori, sussiste continuità di tipo di illecito tra la previgente fattispecie, prevista dagli artt. 4 e 38, comma 1, l. 20 maggio 1970, n. 300 (c.d. Statuto dei lavoratori) e 114 e 171 del d.lg. n. 196 del 2003, e quella attuale rimodulata dall’art. 23, d.lg. 14 settembre 2015, n. 151 (attuativo di una delle deleghe contenute nel cd. Jobs Act), avendo la normativa sopravvenuta mantenuto integra la disciplina sanzionatoria per la quale la violazione dell’art. 4, cit. è penalmente sanzionata ai sensi dell’art. 38, cit.

Cassazione penale sez. III, 08/09/2016, n.51897

La rilevazione dei dati di entrata ed uscita dall’azienda con un badge

La rilevazione dei dati di entrata ed uscita dall’azienda mediante un’apparecchiatura predisposta dal datore di lavoro (nella specie, un “badge” elettronico idoneo a rilevare non solo la presenza ma anche le sospensioni, i permessi e le pause, ed a comparare nell’immediatezza i dati di tutti i dipendenti) ove sia utilizzabile anche in funzione di controllo a distanza del rispetto dell‘orario di lavoro e della correttezza dell’esecuzione della prestazione, si risolve in un accertamento sul “quantum” dell’adempimento, sicché è illegittima ai sensi dell’art. 4, comma 2, della l. n. 300 del 1970 se non concordata con le rappresentanze sindacali, ovvero autorizzata dall’ispettorato del lavoro, dovendosi escludere che l’esigenza di evitare condotte illecite da parte dei dipendenti possa assumere portata tale da giustificare un sostanziale annullamento di ogni forma di garanzia della dignità e riservatezza del lavoratore.

Cassazione civile sez. lav., 13/05/2016, n.9904

Autorizzazione dell’Ispettorato del lavoro

L’art. 4 l. 20 maggio 1970 n. 300 (Statuto dei lavoratori) vieta espressamente l’uso di impianti audiovisivi e di altri strumenti che consentano il controllo a distanza dei lavoratori, permettendone l’installazione, se richiesti da esigenze organizzative e produttive o di sicurezza del lavoro e tutela del patrimonio aziendale, solamente previo accordo con le rappresentanze sindacali unitarie o con quelle aziendali, o, in mancanza di accordo, previa autorizzazione dell’ispettorato del lavoro.

Tale disposizione, in forza del combinato disposto degli art. 114 e 171 d.lg. 30 giugno 2003 n. 196, trova le sue sanzioni in quelle previste dall’art. 38, comma 1, della medesima l. n. 300 del 1970; con la conseguente esclusione della depenalizzazione introdotta dal decreto legislativo n. 8 del 2016, essendo prevista la pena alternativa dell’ammenda o dell’arresto e non la sola pena pecuniaria.

Cassazione penale sez. III, 07/04/2016, n.45198

Visualizzazione delle operazioni del dipendente

La possibilità di una visualizzazione delle operazioni del dipendente in qualsiasi momento il direttore ritenga opportuno procedervi, grazie al sistema informatico di rilevazione automatica in tempo reale delle operazioni di sportello (“giornale di fondo”), rientra nel genere di controllo di cui al secondo comma dell’art. 4 legge n. 300 del 1970, richiedendo pertanto la procedura prevista dall’articolo citato. Si tratta, infatti, di di un sistema adottato per soddisfare esigenze aziendali, ma che consente anche il controllo a distanza dei lavoratori addetti allo sportello.

Cassazione civile sez. lav., 09/02/2016, n.2531

Condotta antisindacale 

È antisindacale la condotta di un istituto di credito che stipuli con la r.s.a. di un sindacato minoritario (escludendo per contro la r.s.a. dell’organizzazione sindacale maggiormente rappresentativa nel settore) un accordo collettivo che autorizza, ai sensi dell’art. 4, comma 2, dello statuto dei lavoratori, l’installazione di strumenti di tracciabilità delle operazioni bancarie implicanti la possibilità di controllo a distanza dei lavoratori.

Tribunale Lucca, 04/02/2015

Registrazioni video operate fuori dall’azienda

In tema di controllo a distanza dei lavoratori, il divieto previsto dall’art. 4 dello statuto dei lavoratori di installazione di impianti audiovisivi od altre apparecchiature per il controllo a distanza dell’attività dei lavoratori, riferendosi alle sole installazioni poste in essere dal datore di lavoro, non preclude a questo, al fine di dimostrare l’illecito posto in essere da propri dipendenti, di utilizzare le risultanze di registrazioni video operate fuori dall’azienda da un soggetto terzo, del tutto estraneo all’impresa e ai lavoratori dipendenti della stessa, per esclusive finalità “difensive” del proprio ufficio e della documentazione in esso custodita, con la conseguenza che tali risultanze sono legittimamente utilizzabili nel processo dal datore di lavoro.

Tribunale Latina sez. lav., 17/07/2014



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